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SOLENNE CANONIZZAZIONE DI MADDALENA DI
CANOSSA
OMELIA DI GIOVANNI
PAOLO II
Piazza San Pietro - Domenica, 2
ottobre 1988
1. “Celebrate con me il Signore, esaltiamo insieme il suo nome” (Sal
34 [33], 4).
La Chiesa ci chiama ad adorare Dio nella domenica odierna, portando sugli
altari la beata Maddalena di Canossa con il solenne atto della sua
canonizzazione.
“Gloria di Dio è l’uomo vivente”, così insegna sant’Ireneo, uno dei più
grandi maestri della Chiesa nel periodo post-apostolico. “Gloria di Dio è
l’uomo vivente” con quella pienezza della vita che egli ottiene in Dio
mediante Cristo, crocifisso e risorto.
E perciò il giorno in cui la Chiesa iscrive i nuovi nomi delle sue figlie e
dei suoi figli nell’“albo dei santi”, è il giorno di una particolare
adorazione di Dio.
2. Tale adorazione costituisce anche una singolare partecipazione a quella
con cui il Figlio, Gesù Cristo, ha adorato il suo eterno Padre.
Egli “pur essendo di natura divina . . . spogliò se stesso, assumendo la
condizione di servo e diventando simile agli uomini . . .” (Fil 2,
6-7), facendosi “obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo
Dio l’ha esaltato . . .” (Fil 2, 8-9).
La via per la quale il Figlio camminò verso la sua esaltazione in Dio
costituisce il più grande, inarrivabile modello per tutti coloro che accolgono
la chiamata alla santità.
3. Cristo stesso lo dice con parole piene di contenuto e di forza
penetrante: “In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in
terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto . . .” (Gv
12, 24).
Mirabile processo, quello della vita, così evidente ed insieme così
misterioso! Ciò di cui siamo testimoni nella natura si riproduce in un’altro
ordine: l’ordine della vita spirituale e soprannaturale.
Ed ecco: “Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo
mondo, la conserverà per la vita eterna” (Gv 12, 25).
4. Oggi la Chiesa medita sul modo in cui questa meravigliosa legge della
vita - legge della santità - si è riconfermata nella persona di santa
Maddalena di Canossa.
Ella seppe “perdere la sua vita” per Cristo. Quando si rese conto delle
paurose piaghe, che la miseria materiale e morale andava disseminando tra la
popolazione della sua città, capì che non poteva amare il prossimo “da
signora”, continuando cioè a godere dei privilegi del suo ceto sociale e
limitandosi a spartire le sue cose, senza dare se stessa. Glielo impediva la
visione del Crocifisso. “Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in
Cristo Gesù . . .” (Fil 2, 5). “Dio solo e Gesù crocifisso” divenne la
regola della sua vita.
Ne seguirono delle scelte, che apparvero “scandalo” e “stoltezza” (cf. 1
Cor 1, 23) anche a persone a lei vicine. La stessa sua famiglia, pur
imbevuta di ricca tradizione cristiana, stentò molto a capirla. Tuttavia, a
chi si mostrava sorpreso, ella rispondeva: “Per il fatto di essere nata
marchesa, non posso forse aver l’onore di servire Gesù Cristo nei suoi
poveri?”.
5. A considerare la vita di Maddalena di Canossa, si direbbe che la carità
come una febbre l’abbia divorata: la carità verso Dio, spinta fino alle vette
più alte dell’esperienza mistica; la carità verso il prossimo, portata fino
alle estreme conseguenze del dono di sé agli altri. Santa Maddalena amò
appassionatamente Cristo crocifisso, senza tuttavia “distogliere gli occhi da
quelli della sua carne” (cf. Is 58, 7). Aveva capito che la pietà vera,
che commuove il cuore di Dio, consiste nello “sciogliere le catene inique,
togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni
giogo” (cf. Is 58, 6).
Per questo si impegnò con ogni sua energia, oltre che con tutte le sue
sostanze, per venire incontro ad ogni forma di povertà: quella economica non
meno di quella morale, quella della malattia non meno che quella
dell’ignoranza. Ecco, dunque, questa giovane donna che, spinta da un amore
tenero insieme e forte, assiste i malati in casa e all’ospedale associandosi
alla “Fratellanza Ospedaliera”, procura catechismi e predicazioni per le
chiese, promuove il culto eucaristico nelle parrocchie, avvia i ritiri
spirituali per il clero, aiuta numerosissime famiglie bisognose, assiste
ragazzi abbandonati e giovani carcerati, sostenta i poveri che bussano tutti i
giorni a palazzo, e visita coloro che vivono nelle catapecchie e nei tuguri.
6. Il modello che la guida e la ispira è Cristo stesso, il quale, secondo
le parole dell’Apostolo, “spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo”
(Fil 2, 7). Questo modello essa propone costantemente alle giovani che,
in numero via via crescente, vengono ad unirsi a lei per condividerne
l’impegno apostolico. Il loro “stile di azione” dovrà essere umile, alieno dai
mezzi potenti e dalla sapienza dell’uomo, libero dalla ricerca di ricompense,
gratificazioni, soddisfazioni; dovrà essere “per Dio solo” e “per la sua
gloria”. Essa scrive: “Noi siamo quattro povere donnicciuole, le ultime
chiamate nella Chiesa di Dio, senza lettere, senza lustro e col solo nome di
serve dei poveri . . .”. E ancora: “Le sorelle mai riceveranno la più piccola
cosa in dono, o a titolo di gratificazione . . ., dovendo tutto operare
gratuitamente e pel solo amore del Signore”.
Non diversa è la prospettiva che essa indica ai “Figli della Carità”, la
congregazione maschile mediante la quale il suo grande cuore intende
provvedere ai bisogni non meno gravi ed urgenti di ragazzi e giovani. I suoi
membri, pur “bruciando, anzi avvampando di carità”, dovranno mantenersi
“nell’umiltà e oscurità della croce”. Memori di essere “nati ai piedi della
croce”, si sentiranno impegnati a vivere “con spirito generosissimo” la legge
del “chicco di grano, che, se non muore, resta solo” (Gv 12, 24).
7. In Maddalena di Canossa la legge evangelica della morte che dà vita
trova così una sua nuova, luminosa attuazione. L’illustre discendente di un
antico casato rinuncia a tutto ciò che le consentirebbe di esprimere al meglio
la propria personalità nella società del tempo e si immerge nell’anonimato
della miseria; si priva delle sostanze che potrebbero garantirle un futuro
tranquillo; sottopone il proprio fragile corpo ad ogni sorta di privazioni e
fatiche . . . In una parola: muore a se stessa in tutto ciò che potrebbe
apparire umanamente allettante, umanamente promettente.
Il risultato, però, non è la morte, ma una fioritura di vita nuova.
Innanzitutto in lei, che da simile travaglio emerge con la personalità di una
donna di statura eccezionale anche sul piano semplicemente umano. Poi nelle
iniziative che sbocciano intorno a lei, coinvolgendo schiere sempre più vaste
di cuori generosi.
“Se il chicco di grano caduto in terra . . . muore, produce molto frutto”.
8. “Venite, figli, ascoltatemi; vi insegnerò il timore del Signore” (Sal
34 [33], 12).
Dal cielo, ove vive nella gloria di Dio, Maddalena di Canossa ci parla per
invitarci a seguire la strada da lei percorsa.
“Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito, egli salva gli spiriti
affranti” (Sal 34 [33], 19).
La nuova santa, che contempliamo oggi esaltata accanto a Cristo, diventa
segno di gioia e di speranza per quanti portano in sé le stigmate della
sofferenza a motivo della malattia, della povertà, dell’emarginazione sociale,
dello sfruttamento.
Lo diventa anche per tutti coloro che hanno fatto del servizio al prossimo
bisognoso lo scopo della loro vita.
9. “Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre” (Fil 2, 11).
L’“inno” di Paolo nella lettera ai Filippesi ci mostra la via dell’esaltazione
di Gesù Cristo. Essa è in pari tempo la via che egli ha aperto dinanzi a
tutti coloro che lo seguono: la via dell’imitazione di Cristo, la via della
santità. La via di Maddalena di Canossa. “Se uno mi vuole servire mi
segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo . . .”. “Se uno mi
serve, il Padre lo onorerà” (Gv 12, 26).
Ecco, Cristo è sempre il Signore, per la gloria di Dio Padre. “Gloria di
Dio è l’uomo vivente”, l’uomo che vive della pienezza di vita che è in Cristo.
Ti ringraziamo, o Cristo Gesù, che sei Signore nostro, perché oggi davanti
a tutta la tua Chiesa è stata “onorata” Maddalena di Canossa. Il Padre tuo
l’ha onorata in te, che sei suo Figlio.
Dove sei tu, là è anche lei: la tua serva.
© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana
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