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PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN FRANCIA

CELEBRAZIONE NELLA CATTEDRALE DI NOTRE-DAME A STRASBURGO

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Sabato, 8 ottobre 1988

 

1. “Proclamiamo la tua morte, Signore,
celebriamo la tua resurrezione,
nell’attesa della tua venuta nella gloria
”.

Tutti noi, riuniti in questa Cattedrale, a Strasburgo, pronunciamo queste parole proprio a metà della liturgia eucaristica, come la Chiesa le pronuncia nel mondo intero. In tanti luoghi importanti del globo, ovunque si estende la “geografia” dell’Eucaristia.

Noi le pronunciamo qui, in questa Cattedrale, a Strasburgo, che è la capitale dell’Alsazia, luogo di incontro fra nazioni, che è divenuta anche, in questi ultimi anni, una delle capitali europee.

Attraverso la proclamazione della morte e risurrezione del Signore che canteremo nel corso della Messa, dopo la presentazione al popolo dell’Ostia consacrata e del calice, noi annunceremo gli insondabili doni di Dio per l’uomo: per ogni uomo.

Il dono del Padre: “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna” (Gv 3, 3-16).

2. L’Eucaristia è il sacramento di questo dono.

L’Eucaristia, in ogni celebrazione, parla del Figlio consustanziale al Padre, che il Padre “ha dato”. E parla del Figlio che non smette di donarsi egli stesso al Padre nello Spirito Santo.

Egli si dona al Padre “per noi” e “con noi”. Per i peccati del mondo, si è donato una volta sulla croce in sacrificio, in olocausto. Sì, il sacrificio del Figlio è unico ed insostituibile. È stato compiuto una sola volta nella storia della umanità.

E questo sacrificio unico ed insostituibile “rimane”. L’avvenimento del Golgota appartiene al passato. La realtà della Trinità costituisce eternamente un “oggi” divino. È perciò che tutta l’umanità partecipa a questo “oggi” del sacrificio del Figlio. L’Eucaristia è il sacramento di questo “oggi” insondabile.

L’Eucaristia è il sacramento - il più grande della Chiesa - per cui l’“oggi” divino della redenzione del mondo incontra il nostro “oggi” umano in modo sempre nuovo.

3. Per noi che siamo qui riuniti, così come per tutti coloro che partecipano al santo sacrificio nel mondo intero, l’Eucaristia è una perpetua risposta al grido del salmista:

“Tu sei nostro Dio, e noi siamo il tuo popolo. Guidaci sul cammino della vita”.

L’Eucaristia è la risposta. È l’“Io sono” sacramentale del Dio dell’alleanza nuova ed eterna - quello che Mosè udì risuonare nella fiamma del rovo ardente sul Monte Horeb (cf. Es 3, 2), e soprattutto quello del Golgota che Gesù aveva pronunciato in precedenza, secondo il Vangelo di Giovanni: “Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora saprete che Io sono” (Gv 8, 28).

“Io sono” significa la pienezza: la pienezza del Cristo. Il Cristo è la pienezza del destino dell’uomo in Dio. Come leggiamo nella lettera agli Efesini, è la pienezza della vita per tutti noi che, da lui, riceviamo la vita. La vita divina.

4. “A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo” (Ef 4, 7).

Il Cristo è la pienezza. È il dono del Padre per tutti: per tutta l’umanità e per ciascuno degli uomini. Da questa pienezza proviene ogni “dono”; ogni bene ed ogni grazia è “secondo la misura del dono di Cristo”. Questi doni sono diversi. Sono molteplici, come abbiamo appena ascoltato, e, nello stesso tempo, perché ogni dono è in accordo “secondo la misura del dono di Cristo”, tutti contribuiscono alla costruzione dell’unità.

Quest’unità è quella del corpo di Cristo, come proclama l’Apostolo. Cristo è la testa di questo corpo. L’unità del corpo è allo stesso tempo l’unione di tutti, secondo la misura del dono di Cristo: “finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo”(Ef 4, 13).

5. Quando celebriamo la santa Eucaristia, quando ne siamo partecipi, noi professiamo che questa pienezza è ormai presente nella storia del mondo mediante il Cristo. E, nello stesso tempo, ci rendiamo conto della costante necessità di aspirare a questa unità nella Chiesa, e, attraverso la Chiesa, nella grande famiglia umana.

Così, nell’Eucaristia, l’“oggi” divino del mistero della redenzione incontra il nostro “oggi” umano che è come un “atomo” della grande aspirazione alla pienezza, alla pienezza che è il Cristo, alla pienezza che è nel Cristo.

È questa un’aspirazione vissuta nella Chiesa e per la Chiesa: “vivendo secondo la verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di lui, che è il capo, Cristo” (Ef 4, 15).

La Chiesa compare in questa doppia dimensione: tutti sono integrati insieme, secondo la misura del dono di Cristo e nello stesso tempo ciascuno personalmente. Ciascuno partecipa alla comunità che cerca il suo accrescimento nel Cristo e riceve la forza “per crescere in modo da edificare se stesso nella carità” (cf. Ef 4, 16).

6. Voi avete parte in questa pienezza tutti insieme. Battezzati, sacerdoti e laici, voi vivete la crescita nella carità prima quando celebrate il sacrificio, quando dedicate tutta la vostra attenzione alla liturgia nella sua purezza e nella sua ricchezza. Ricevete e rispettate il tesoro liturgico che la Chiesa vi dona, che il Concilio ha permesso di esprimere meglio ed al quale esso vi invita a comunicare con una fede sempre più viva!

Nel ciclo liturgico, la Chiesa spiega la ricchezza della Parola di Dio. Sappiatevi nutrire d’essa, sappiate assimilarla nella riflessione e nella preghiera. Nei vostri sforzi di formazione intellettuale e spirituale, che prolungano l’esperienza liturgica, seguite, secondo la misura dei doni ricevuti, i prestigiosi esempi dei vostri antenati, sant’Alberto Magno, il maestro Eckart, Tauler e tanti altri!

7. Vescovi, sacerdoti e fedeli di Strasburgo, sono felice di salutarvi nella vostra Cattedrale, luogo della comunione eucaristica lungo la vostra storia segnata dai santi Vescovi che voi onorate: Amand, Arbogast, Florent. Essa è dedicata alla Vergine gloriosa, Nostra Signora dell’Assunta, oggi coronata dalle dodici stelle dell’Europa.

La vostra Cattedrale è il simbolo della vostra città che è divenuta, a sua volta, un simbolo evocatore dell’Europa. Per sottolineare la continuità fra il passato di questa Chiesa locale ed il suo avvenire in questa regione centrale del continente, ho voluto elevarla alla dignità ed al rango di arcidiocesi. È per parte mia un invito a crescere nella fede, nella carità e la testimonianza nelle dimensioni che sono quelle della vostra città e della vostra regione.

Vi saluto in questa Cattedrale costruita dalle mani dei vostri padri come risposta di fede di un popolo al dono di Dio. Essa è nel cuore dell’Alsazia, un luogo di riconciliazione. Essa ha conosciuto le distruzioni della storia, come testimoniano le ferite del fuoco e delle bombe che voi avete saputo guarire.

Saluto l’Opera Notre-Dame che, senza soluzione di continuità, da secoli, fa vivere questa Cattedrale, e tutti coloro che, architetti e colleghi, sotto la presidenza del sindaco della città, vegliano sulla sua solidità e bellezza.

Sì, parla, questo edificio, attraverso il suo slancio, attraverso il messaggio delle sue sculture e delle sue vetrate. Voi stessi lo presentate come una “parola sorta dalle comunità perché oggi possa nascere l’avvenire”, come una “dimora di luce e di misericordia”, come una “dimora di lode”. L’alta guglia è come un segnale per tutte le parrocchie dell’Alsazia. Fate vivere oggi la tradizione di fervore dei vostri padri! Siate fedeli all’incontro domenicale! Che l’unanimità dei vostri canti, il suono dei vostri begli organi siano il segno della vostra unione nella preghiera, perché la Messa è il primo luogo d’incontro del Salvatore, una sorgente insostituibile!

8. Tutti voi qui presenti avete una parte di responsabilità nella missione che il Signore ha affidato alla Chiesa dell’Alsazia. Lei, innanzitutto, confratello nell’episcopato, monsignor Brand, oggi primo Arcivescovo di Strasburgo, assistito dal suo ausiliare. Nella pienezza del sacerdozio, voi siete il segno dell’unità di tutti i battezzati come successori degli apostoli in questa Chiesa locale. Al vostro fianco, presente nell’affetto dei diocesani, saluto inoltre il Vescovo emerito di Strasburgo, monsignor Elchinger.

Sacerdoti, uniti al pastore della diocesi, voi riunite il Popolo di Dio, proclamate la Parola, celebrate i sacramenti di Cristo. Voi siete ogni giorno gli artefici dell’unità, siete le guide dell’evangelizzazione, rendete possibile la divisione delle responsabilità fra tutti coloro che contribuiscono alla vita della comunità. Vi incoraggio: il vostro ministero è esigente. Ho fiducia nella vostra generosità, nella vostra fedeltà al dono che avete fatto di voi stessi per il servizio del corpo di Cristo.

Voi, religiosi e religiose, siete testimoni privilegiati dell’assoluto di Dio, del dono di sé, della preghiera. Nei vostri compiti di animazione dell’apostolato, di educazione, di servizio ai poveri e agli ammalati, di guida spirituale siete dei servitori insostituibili e portate il Popolo di Dio sulle vie aperte dal Vangelo.

Voi, uomini e donne battezzati, che assumete la vostra parte di responsabilità nei consigli pastorali, nei diversi servizi di Chiesa, nei movimenti, portate nelle vostre case, nelle vostre professioni, nella città, ovunque vi portino i cammini della vita, la testimonianza di fede, con la forza della speranza e lo spirito fraterno ispirato dall’amore di Cristo.

Abbiamo ascoltato l’apostolo Paolo evocare la diversità dei doni che Dio ha fatto agli uomini e concludere: in questa maniera, il popolo santo è organizzato in modo che i compiti di ogni ministero siano assolti, e che così si costruisca il corpo di Cristo (cf. Ef 4, 11-12). Perciò, mi rivolgo a ciascuno di voi. Prendete coscienza della vostra specifica vocazione. Fate fruttare le capacità che vi sono state affidate. Ponete i vostri doni al servizio gli uni degli altri. Siate i coraggiosi testimoni della presenza del Salvatore nel cuore del mondo!

Lavorate insieme nel campo del Signore, sviluppate l’attività dei vostri movimenti di azione cattolica, di spiritualità e di apostolato, dei vostri gruppi di formazione cristiana dei giovani e degli adulti, degli organismi di mutuo soccorso e di solidarietà con i più esposti, presso di voi e lontano, affinché in ogni cosa cresca il corpo di Cristo.

Desidero salutare anche il decano, i professori e gli studenti della Facoltà di Teologia Cattolica dell’Università di Strasburgo. Il mio voto è che continui a formare, non solamente per l’Alsazia, ma per molte Chiese locali, sacerdoti e laici ben preparati al servizio pastorale, all’insegnamento religioso, alla catechesi e a tutte le forme di apostolato in cui siete chiamati oggi a rendere conto della vostra fede.

9. Vorrei incoraggiare particolarmente le famiglie e coloro che le aiutano a vivere le esigenze e la grazia del sacramento del Matrimonio: l’impegno totale e senza riserve degli sposi nel legame indissolubile voluto da Dio, una vita comune aperta all’accoglienza della vita nella fedeltà generosa alle regole morali che la Chiesa insegna, il ruolo educativo insostituibile dei genitori per permettere ai giovani di riaffermare le loro scelte future sui valori cristiani. In un ambiente che mette in dubbio la validità dei principi morali e che destabilizza la famiglia, la pastorale familiare diocesana vi illuminerà e vi sosterrà, affinché la comunità cristiana sia un luogo dove le famiglie s’illuminino di amore e di fede. La vitalità della Chiesa e la sua fedeltà alla sua missione dipendono ampiamente dalla qualità cristiana delle “Chiese domestiche” che sono le famiglie.

10. A tutti voi, cristiani di questa diocesi, io ripeto nel nome del Signore: “Voi siete il sale della terra” (Mt 5, 13). Non lo snaturate: a tanti fratelli ridate il gusto della vita secondo il Vangelo! Riunitevi, aiutatevi reciprocamente a rafforzare la vostra fedeltà, non separate la vostra fede da alcun aspetto della vostra vita.

Nel nome del Signore, vi dico: “Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini” (Mt 5, 16). Fate brillare la luce di Cristo nell’Alsazia che voi amate, nel mondo dove andate! Spargete senza timore la luce che vi è stata donata dal vostro battesimo! Così sarete felici di essere discepoli di Cristo. Con lui “veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo” (Gv 1, 9).

Nella preghiera, rendiamo grazie per i doni di Dio, per la redenzione compiuta con il sacrificio di Cristo.

“Proclamiamo la tua morte, Signore, celebriamo la tua risurrezione, nell’attesa della tua venuta nella gloria”.

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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