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PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN FRANCIA

CELEBRAZIONE DELLA PAROLA IN PIAZZA CARNOT

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Nancy - Lunedì, 10 ottobre 1988

 

1. “Perché avete paura, uomini di poca fede?”.

Ecco come Gesù interpellava i discepoli. Ecco come interpella continuamente la sua Chiesa, come ci interpella, cari fratelli e sorelle della diocesi di Nancy.

Quel giorno gli apostoli avevano dovuto far fronte ad una violenta tempesta, come succede a volte sul lago di Galilea. Perfino loro, pescatori provetti, si vedevano perduti. Eppure, Gesù si trovava sulla barca. E stava per rivelare, proprio in mezzo a quella prova, il mistero della sua persona: è il salvatore, al quale anche il vento e il mare obbediscono.

Al di là del furore delle onde, pensiamo a tutte le potenze del male, del peccato, della corruzione, della morte, che a volte si scatenano contro la Chiesa, contro la comunità dei discepoli di Cristo, e che minacciano allo stesso tempo uomini e donne di questo mondo nella loro vita e nella loro dignità. La barca della Chiesa è in mezzo al mondo; Gesù è salito a bordo o, piuttosto, è sua la barca.

2. Questa barca ha resistito e si è aperta un varco attraverso i rivolgimenti della storia. Molti avvenimenti e molti mali hanno potuto turbare la sua pace, sia dall’esterno che all’interno: le prime persecuzioni a Gerusalemme, e poi a Roma, a partire da Nerone, dove Pietro ha dato l’esempio della fermezza nella testimonianza; in seguito le dispute teologiche che hanno diviso i cristiani; le invasioni che hanno portato a riprendere la evangelizzazione; le minacce di indebolimento del senso religioso e morale fino alla corruzione che hanno reso necessarie continue riforme, come al tempo del mio predecessore san Leone IX, antico Vescovo di Toul.

Ugualmente si potrebbero descrivere, all’interno della storia profana, molti disordini e capovolgimenti che hanno colpito anche la vita dei cristiani. Questa regione ha conosciuto, in particolare, da quattro secoli molte guerre con i loro strascichi di miseria; nel salutare la delegazione della diocesi di Verdun che è venuta a unirsi a noi, penso, fra l’altro, alla prima guerra mondiale che ha letteralmente dilaniato il suolo seminandovi numerose vittime.

Ma Dio ha sempre permesso che la barca riprendesse il suo cammino. Una speranza invincibile ha animato i lorenesi. La fede cristiana ha largamente ispirato la perseveranza o la ripresa, a partire dai secoli di cristianità in cui essa segnava l’intero tessuto sociale. Avete ereditato questa forza. Figure di santi, di missionari, come quello che ho appena beatificato nel Lesotho, padre Joseph Gérard, e quello che ha preso posto fra i santi martiri del Vietnam, padre Augustin Schoefflen, hanno costellato questa storia. Molti altri cristiani hanno lasciato da voi un solco luminoso di fede, di giustizia e di pace; è questo il ricordo che conservate, fra tanti altri, del re Stanislao e della sua sposa. Rendete grazie a Dio per tutte queste testimonianze!

3. Oggi, importanti trasformazioni economiche, sociali, religiose vengono ad oscurare l’orizzonte - come voi stessi avete ricordato; creano nuove difficoltà senza che, per il momento, appaiono le soluzioni; sembrano sprofondare certe speranze umane. Le miniere e la siderurgia pesante - un tempo così fiorenti da dover sollecitare manodopera straniera - hanno dovuto ridurre la loro attività. Migliaia di posti di lavoro sono stati soppressi. La vita della famiglia ne è particolarmente colpita e la crisi naturalmente tocca gli altri settori. La disoccupazione e la sottoccupazione sono drammi umani che i cristiani, come gli altri, devono prendere in considerazione; questo fenomeno è purtroppo ampiamente diffuso nei paesi industrializzati come in quelli in via di sviluppo; l’enciclica Sollicitudo Rei Socialis lo ha sottolineato (Sollicitudo Rei Socialis, 18; cf. etiam Laborem Exercens, 18). Ciò è grave, poiché può portare con sé la degradazione o perfino la perdita del rispetto che ogni uomo e ogni donna deve a se stesso. La condizione degli immigrati è, in questo caso, particolarmente precaria. L’assenza di un futuro professionale è cosa temibile per i giovani. E nuove povertà fanno la loro comparsa. Siete ugualmente consapevoli di molte altre minacce. L’uomo non vive di solo pane. La secolarizzazione segna le vostre regioni, con la sua tendenza a separare la religione dal resto della vita. L’indebolimento della fede si manifesta anche attraverso l’allontanamento dalla pratica religiosa. L’indifferenza religiosa sta prendendo piede e rende impermeabili agli appelli spirituali. La flessione del senso morale si fa sentire particolarmente nella vita delle famiglie, che si tratti della preparazione al matrimonio, della fedeltà o dell’accoglienza della vita. La scarsezza di vocazioni sacerdotali, religiose e missionarie è un altro sintomo delle tempeste che vi assalgono. Questo episodio del Vangelo acquista, ora, un’attualità sorprendente.

4. Ora, nella barca, Gesù stava dormendo. Da un punto di vista fisico era completamente naturale visto la giornata che aveva appena trascorso ad accogliere, insegnare, guarire. Ma gli apostoli sono sconvolti. Questa presenza apparentemente inerte non basta loro. Hanno paura. Dubitano. Disperano.

Quanta gente, oggi, in preda ai suoi problemi, alle sue angosce, si scoraggia e si ripiega su se stessa? Parla del silenzio di Dio come se Dio l’avesse abbandonata alla sofferenza, alla morte, lasciandola alle proprie forze, alla propria fragilità umana. In realtà, ossessionati dalle loro prove, come Giobbe, rischiano di non guardare più che questo aspetto delle cose. In effetti, c’è nel mondo un lato oscuro, conseguenza misteriosa del male dopo la prima rottura con Dio; il male si trova soprattutto nei cuori che non fanno fede. Ma i cristiani sono invitati anche a guardare Dio all’opera nelle sorprendenti possibilità della creazione, nel dinamismo che ha messo nell’intelligenza e nel cuore degli uomini, corresponsabili del proprio destino; a discernere l’azione misteriosa dello Spirito Santo che Gesù ha mandato.

5. Gli apostoli svegliano Gesù. Il loro gesto di impazienza traduceva un dubbio sulla sua potenza salvifica, ma la loro preghiera esprimeva una fiducia sgorgata dai loro cuori angosciati: “Signore, salvaci, siamo perduti”.

E noi dobbiamo “svegliare” Gesù, o il suo Santo Spirito? Dio, a dire il vero, non ha mai cessato di essere presente nella nostra vita, di vegliare su di noi, rispettando la nostra libertà. Il suo Santo Spirito abita nelle nostre anime di battezzati, di confermati, di diaconi, di sacerdoti, di Vescovi. Ma la sua potenza si manifesta prima di tutto nei cuori umani che attendono la sua presenza. Dio aspetta che giriamo il nostro sguardo verso di lui, scuotendoci di dosso l’indifferenza che rischia di inghiottirci, risvegliando la fede assopita, ravvivando l’amore che lo Spirito Santo ha sparso nel nostro cuore. Acquistano allora un’importanza decisiva: la preghiera sincera rivolta al Salvatore, i sacramenti che ci trasmettono la vita che viene da lui, l’approfondimento del suo messaggio rivelato, attraverso la catechesi e la formazione permanente, e i diversi sforzi per mettere in pratica la sua carità: colui che compie la verità, viene alla luce. Questa crescita della fede, che tutto rende possibile, è già frutto della grazia. Cari fratelli e sorelle, pregate il Signore perché risvegli la vostra fede, perché la faccia crescere. “Perché avete paura, uomini di poca fede?”.

6. Gesù allora si alzò e calmò il vento e il mare. “Chi è, dunque, quest’uomo?”.

L’avvenimento annunciava il giorno unico di Pasqua in cui Cristo, dopo la sua vita mortale, si è alzato dal sepolcro, come si era alzato sulla barca. Le potenze del male si sono alleate contro di lui al massimo, come una tempesta irresistibile. Gli avversari lo hanno fatto condannare alla morte in croce.

Gli amici sono stati impotenti. Il peccato sembrava averlo vinto, come tanti innocenti nella storia del mondo. È sembrato abbandonato da Dio. E’stato messo sullo stesso piano dei morti. In realtà, ha dato la sua vita amando fino all’estremo. Ha distrutto il peccato nelle sue radici di odio e di orgoglio. Ha tolto alla morte il suo pungiglione. Ha liberato i suoi fratelli dall’impero del male.

Dio non ha permesso che suo figlio conoscesse la corruzione. Lo ha resuscitato ad una vita, eterna. E, da allora, nulla è più come prima. La potenza di questa vita è misteriosamente all’opera in tutto l’universo, attraverso lo Spirito Santo. E Cristo, alla destra del Padre, intercede per noi (cf. Rm 8, 34). Questa è la certezza che gli apostoli, testimoni, ci hanno trasmesso. Questa è la nostra fede. Questa è l’esperienza che i cristiani continuano a fare dentro la Chiesa. Con san Paolo, possiamo dire: “Siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati . . . né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore” (cf. Rm 8, 37. 39). Questo amore avrà l’ultima parola.

In mezzo a noi, il cero pasquale ricorda la vittoria di Pasqua. Stiamo per proclamare la nostra fede in Cristo. Chi è dunque quest’uomo? Per Pietro, come per il successore di Pietro e per voi, è il Figlio del Dio vivente (cf. Mt 16, 16), associato fin dall’inizio a tutta l’opera della creazione, Signore del mare e dei venti. È Dio fatto uomo per la nostra salvezza, il testimone fedele di Dio Padre, che ci indica la strada con la sua parola e tutti i suoi gesti. E’il Redentore, il salvatore, che riscatta gli uomini dal peccato e dalla morte. È il primogenito di tutte le sue creature, è la testa del corpo, cioè della Chiesa (cf. Col 1, 18).

7. Ma questa fede non vuole dire che i problemi umani siano risolti nel mondo, che gli sforzi umani siano inutili. “Tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto . . . ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito . . . nella speranza noi siamo salvati” (Rm 8, 22-24).

La salvezza che Cristo ci ha guadagnato, la grazia che ci dona, non ci dispensano affatto dal prendere in considerazione le miserie e le possibilità della nostra società, così come le difficoltà e le energie della nostra vita ecclesiale, dal ricercare i rimedi più validi ai nostri mali con tutte le risorse della nostra intelligenza e del nostro cuore, di metterli in pratica con coraggio e solidarietà. Dio non elimina la nostra responsabilità di uomini: la suscita, la sostiene, l’orienta, secondo principi che garantiscono a lunga scadenza il progresso autenticamente umano. E questo progresso ha anche grande importanza per il Regno di Dio, come progetto del mondo trasfigurato che Dio prepara oltre i tempi (cf. Gaudium et Spes, 39).

Così è anche per la disoccupazione. Nell’immediato le soluzioni tecniche sono difficili da trovare. Si tratta di tutta una ristrutturazione economica da inventare e da mettere in pratica. Se la fede non offre risposte già pronte, dà il coraggio di intraprenderle, di cercare il tipo di sviluppo più adatto, tenendo conto delle nuove forme di solidarietà europee e mondiali; suggerisce di rivalutare il lavoro umano secondo la dignità della persona; invita a sostenere coloro che, oggi, sono i più colpiti, i diseredati di ogni specie, i nuovi poveri, nei diversi ambienti sociali. In altre parole, la fede ravviva la speranza e l’amore che permettono di creare un mondo nuovo.

Così, la fede ispira anche il modo di accogliere gli stranieri, di rispettare i lavoratori immigrati, di dar loro un posto giusto nella vita sociale e professionale.

La fede incita a cercare una nuova presenza di Chiesa nel mondo universitario sempre più numeroso a Nancy, nel mondo dell’alta tecnologia e dei servizi corrispondenti, affinché i valori spirituali possano dare un senso a questo progresso culturale e scientifico.

La fede non si rassegna alla decadenza dei costumi: mette in pratica qualsiasi cosa perché la famiglia porti a compimento la sua missione indispensabile di educazione nella fede e nell’amore, come ricordava l’esortazione Familiaris Consortio.

Il cantiere è immenso. Aspetta la collaborazione di tutti i membri della Chiesa. Avete a disposizione, d’altronde, le meravigliose risorse che il Sinodo diocesano incoraggerà, in particolare la rinascita delle vocazioni, la partecipazione sempre più grande dei laici alla vita della Chiesa, le iniziative nei settori della catechesi, dei mezzi di comunicazione sociale, del servizio ai poveri, l’impegno di movimenti di azione cattolica e di rinnovamento spirituale.

8. I mezzi non vi mancheranno ma ciò che è decisivo, è l’audacia da intraprendere, il respiro, la pazienza, la speranza. Sono le grazie dello Spirito di Dio. Il soffio di Dio è lo Spirito Santo. Chiedetelo, senza stancarvi. Chiedetelo, con la Vergine Maria presente alla Pentecoste, nostra Signora del Buon Soccorso, così venerata nella vostra diocesi. Abbiate fede, il Signore resuscitato abita in mezzo alla sua Chiesa e in voi stessi. È sulla vostra barca. Non dorme. Veglia. E voi, risvegliate la vostra fede nella sua potenza. Risvegliatela attorno a voi. Rialzatevi! Cristo vi dice, come a Pietro e ai suoi fratelli: siate senza paura. Avventuratevi al largo e gettate le vostre reti (cf. Lc 5, 4.10). Una nuova pesca vi attende; una nuova evangelizzazione della vostra regione, dell’Europa, vi aspetta. Insieme, con il Signore edificherete un mondo nuovo secondo il disegno di Dio, al soffio dell’amore che viene da Dio.

Amen.

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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