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INAUGURAZIONE DELL’ANNO ACCADEMICO DEI PONTIFICI ATENEI ROMANI

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Basilica di San Pietro - Venerdì, 21 ottobre 1988

 

1. “Lo Spirito di verità . . . vi guiderà alla verità tutta intera” (Gv 16, 13).

“Lo Spirito di verità . . .”.

All’inizio di questo nuovo anno di lavoro negli atenei di Roma, noi - raccolti in questa Basilica e uniti a tutti di altri atenei fuori Roma - ci rivolgiamo allo Spirito di verità.

Cristo parla di lui nel cenacolo, alla vigilia della passione e morte.

Parla come colui che ha ancora molte cose da dire (cf. Gv 16, 12), ma è consapevole che tutte le parole devono cedere all’unica parola definitiva, quella della croce e della risurrezione. Tale parola contiene tutto il resto - l’intero Vangelo del Regno di Dio - e dà inizio a ogni cosa.

E questo inizio lo dà proprio nello Spirito Santo.

2. “Quando . . . verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future” (Gv 16, 16).

Già Cristo aveva detto ciò che aveva udito da Dio (cf. Gv 8, 40). Lo Spirito farà la stessa cosa. Contemporaneamente, però, ciò che dirà lo Spirito - inviato in virtù del sacrificio della croce di Cristo come primo “frutto” della redenzione del mondo - verrà anche da Cristo: “Egli prenderà del mio e ve l’annunzierà” (Gv 16, 14).

Ciò che è “pneumatologico” è profondamente “cristologico”. E, insieme, è “trinitario”.

Il discorso di Cristo nel cenacolo è una confessione e una rivelazione. Egli dice agli apostoli, ai più vicini: Vi ho detto dello Spirito Santo che egli “prenderà del mio e ve l’annunzierà”. E ancora: “Tutto quello che il Padre possiede è mio” (Gv 16, 15).

Perciò, la Parola di Dio, rivelata mediante il linguaggio umano di Cristo, ha il suo avvenire per la Chiesa nell’azione dello Spirito di verità. Questa azione determina l’identità nel tempo del messaggio rivelato. E benché il tempo porti con sé una mutabilità nell’ambito di ciò che è umano e creato, l’azione dello Spirito di verità assicura l’identità di ciò che è divino: di ciò che è stato rivelato da Dio agli apostoli, alla Chiesa e, nella Chiesa e mediante la Chiesa, all’umanità.

3. Le parole del Vangelo di Giovanni hanno un significato fondamentale per gli apostoli, per Pietro.

Il giorno in cui ascoltavano queste parole, esse erano ancora un preannunzio. Dopo cinquanta giorni dovevano diventare una realtà: nello stesso cenacolo. Pietro fu il primo a sperimentare in se stesso la potenza dello Spirito di verità. Il primo che, grazie a questa potenza, parlò il giorno di Pentecoste.

4. Nella liturgia scelta per l’odierna inaugurazione dell’anno accademico parla soprattutto l’apostolo Giovanni, l’ultimo evangelista.

Le parole che rileggiamo oggi sono state scritte alla prima generazione cristiana. Al tempo stesso, però, esse si riferiscono alle generazioni seguenti. Si riferiscono anche a noi nell’anno del Signore 1988/89.

Il testo è dottrinalmente molto “denso” ed insieme “pastoralmente” chiaro.

“Scrivo a voi, figlioli . . .
Scrivo a voi padri . . .
Scrivo a voi, giovani” (1 Gv 2, 12-13).

Padri? . . . forse siete indicati voi, superiori, professori, educatori, ricercatori e insegnanti.
Giovani? . . . forse siete voi, studenti e studentesse, sacerdoti e seminaristi, suore e candidate, novizie, infine voi laici, attratti dagli studi teologici e dalla vita “secondo lo Spirito”.

5. Di che cosa tratta l’apostolo?

Tratta prima di tutto della conoscenza: della conoscenza di “colui che è fin dal principio” (1 Gv 2, 13-14), della conoscenza del Padre. E nello stesso tempo tratta della potenza che questa conoscenza reca con sé. Tratta della vittoria riportata sul maligno (cf. 1 Gv 2, 14), della remissione dei peccati nel nome di Cristo.

“Giovani . . . siete forti, e la Parola di Dio dimora in voi e avete vinto il maligno” (1 Gv 2, 14). A questo insegnamento sintetico riguardante l’antropologia e l’etica cristiane offrono uno sfondo perfetto le parole del salmo 8 circa l’uomo che Dio ha fatto poco meno degli esseri celesti (cf. Sal 8, 6):

“Che cosa è l’uomo perché te ne ricordi,
il figlio dell’uomo perché te ne curi? . . .
gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,
tutto hai posto sotto i suoi piedi” (Sal 8, 5. 7).

Non troviamo forse qui, in un abbozzo conciso, il programma di insegnamento per tutti gli atenei cattolici del mondo? Al centro di tutto ciò che dobbiamo continuamente approfondire - anche mediante le varie forme di conoscenza del mondo visibile, dell’universo - non rimane forse l’agostiniano: “noverim te, noverim me?”

6. Ecco il programma degli studi: “Siete forti, e la Parola di Dio dimora in voi”.

Ed ecco ad un tempo il programma educativo, poiché si tratta della formazione dell’uomo integrale. La verità deve divenire potenza delle opere. La vittoria, proclamata dall’apostolo, è la vittoria mediante l’amore.

Egli scrive quindi: “Non amate né il mondo, né le cose del mondo! Se uno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui” (1 Gv 2, 15).

L’apostolo è qui radicale. Ma il suo radicalismo non è forse particolarmente attuale nell’epoca della secolarizzazione, quando il mondo vela Dio agli uomini, invece di svelarlo ed avvicinarlo ad essi?

“Non amate . . . il mondo . . . tutto quello che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo” (1 Gv 2, 1. 5-16).

Quindi: non amate secondo la misura della triplice concupiscenza, al fine di poter ritrovare quell’amore del mondo, del creato, dell’uomo, che proviene da Dio!

Infatti “il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno!” (1 Gv 2, 17).

7. Questo il programma degli studi. Esso è però anche il programma della vostra ascesi, cioè dell’educazione dell’uomo, che Dio ha creato a propria immagine e somiglianza.

Le parole del Vangelo e della lettera di Giovanni hanno una importanza fondamentale per gli apostoli, per i loro successori su tutta la terra, per il successore di Pietro a Roma.

Esse parlano della nostra responsabilità, che condividiamo con voi tutti: rettori, professori, educatori - e con voi, studenti.

È la responsabilità per i fondamenti stessi e le fonti di quella potenza, che la Chiesa riceve dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo per mezzo di Cristo.

Il mondo ha bisogno di questa potenza. Il mondo attende lo Spirito di verità, che Cristo ha dato alla Chiesa.

Tra la molteplicità delle verità che l’uomo attinge dalla conoscenza del mondo - e sono queste verità parziali e non definitive - opera questo Spirito che guida “alla verità tutta intera”.

“Veni, Sancte Spiritus!”

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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