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VISITA ALLA PARROCCHIA DI SANTA MARIA
MAGGIORE IN SAN VITO
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO
II
Domenica,
13 novembre 1988
1. “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno” (Mc
13, 31).
Noi sperimentiamo costantemente il fatto che tutto passa. Il mese di
novembre ce lo ricorda in modo particolare, iniziando dalla solennità di Tutti
i Santi e dalla Commemorazione di tutti i fedeli defunti.
Anche l’anno liturgico s’avvia verso la conclusione. Questa ne è la
penultima domenica; nell’ultima celebreremo la solennità di Cristo Re: di
Cristo le cui “parole non passeranno”. Infatti egli stesso è l’inizio della
vita eterna, e la sua parola rende testimonianza a tutto ciò che non passa,
che è da Dio e che a Dio conduce.
Così dunque sulla scena del mondo che passa e dell’uomo con esso si apre
l’orizzonte del Regno di Dio.
2. Cristo ci conduce verso questo regno come redentore, come sacerdote
nella nuova ed eterna alleanza. Ce lo ricorda la liturgia nella lettera agli
Ebrei: Gesù Cristo “avendo offerto un solo sacrificio per i peccati una volta
per sempre si è assiso alla destra di Dio” (Eb 10, 12). Con questo
unico sacrificio “egli ha reso perfetti per sempre quelli che vengono
santificati” (Eb 10, 14).
Intanto il passare dell’uomo sulla terra è già compenetrato dal sacrificio
di Cristo, il cui valore e la cui potenza non passano. Questo sacrificio
redentore imprime sul nostro passaggio terreno il segno della santità di Dio
stesso. Noi trapassiamo avvicinandosi a colui che è tre volte santo.
Di tale passaggio ci parla appunto la liturgia di questa domenica.
3. E perciò le parole del salmo che abbiamo ascoltato allontanano da noi
ogni tristezza. Sono piene della gioia divina: “Il Signore è mia parte di eredità e mio calice: nelle tue mani è la mia vita” (Sal 16 [15], 5).
Quante cose dice il salmista con queste parole ispirate! Portiamo in noi
un’eredità divina per opera del Figlio-Verbo, che si è fatto uomo per
rivelarci il nostro eterno destino in Dio: così bisogna vedere la “sorte”
dell’uomo. Quante volte l’uomo si lamenta della sua “sorte” terrena! La vita
dell’uomo è nelle mani di Dio. Cristo, il salvatore del mondo, è colui che
prende nelle sue mani la vita di ogni uomo. Occorre soltanto che - secondo le parole del salmo
- l’uomo ponga sempre
innanzi a sé il Signore. Allora non vacillerà, perché lui è alla sua destra (cf. Sal 16 [15],
8).
4. Lui - Cristo, lui, le cui parole non passeranno, è colui del quale
continua a parlare il salmo: “Mi indicherai il sentiero della vita, gioia piena nella tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra” (cf. Sal 16 [15], 11).
5. In questo modo al di là della tristezza causata dalla fragilità umana,
al di là della dolorosa necessità del morire, che è la “sorte” umana
dell’uomo, si schiudono le prospettive della speranza.
“Di questo gioisce il mio cuore - dice il salmista - esulta la mia anima; anche il mio corpo riposa al sicuro, perché non abbandonerai la mia vita nel sepolcro, né lascerai che il tuo santo veda la corruzione” (Sal 16 [15],
9-10).
La speranza di aver la vita! La speranza di aver la vita eterna!
Il salmo ha uno specifico carattere messianico. Parla di Cristo che accettò
la morte di croce e che abitò “nel sepolcro”, per rivelare con la sua
risurrezione la vittoria sulla morte; per fare l’uomo partecipe di questa
vittoria. Infatti egli è venuto perché noi tutti abbiamo la vita e l’abbiamo
in abbondanza (cf. Gv 10, 10).
6. La caducità del mondo porta su di sé il segno di una “tribolazione”, il
segno di una multiforme sofferenza. Tuttavia questa tribolazione e questa
sofferenza sono, secondo le parole di Cristo, preparazione alla venuta del
Figlio dell’uomo.
“Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire . . . con grande potenza e gloria”
(Mc 13, 26). La Chiesa, celebrando la liturgia eucaristica, sta quotidianamente di
fronte al mistero di questa fede e grida: “Annunziamo la tua morte, Signore, Proclamiamo la tua risurrezione, Nell’attesa della tua venuta”.
Tale è il ritmo del passare dell’uomo in Cristo, mentre sta dinanzi al
mistero di Dio stesso - mentre l’Eucaristia è presente costantemente nella
Chiesa come frutto della Parola che non passa mai.
E il giorno della fine del tempo è conosciuto soltanto da Dio. “Quanto poi
a quel giorno o a quell’ora, nessuno li conosce, neanche gli angeli del cielo,
e neppure il Figlio, ma solo il Padre” (Mc 13, 32).
7. Il mistero di questo passare dell’uomo in Cristo si vive in pienezza
nella comunità ecclesiale, nell’assemblea liturgica. Di qui l’importanza del
convenire insieme, del prendere parte alla vita della parrocchia e del
sentirsi membri vivi ed operanti della Chiesa e nella Chiesa. Sono lieto di
poter vivere oggi questo mistero in mezzo a voi, fedeli della parrocchia di
Santa Maria Maggiore in San Vito: è il mistero di Cristo che muore e che
risorge, il mistero della pasqua della settimana, che è la domenica; il
mistero del passaggio dalla morte alla vita, dal peccato alla grazia, dalle
tenebre alla luce. Sono venuto tra voi, cari fratelli e sorelle, per
incoraggiarvi a continuare in questo sforzo di trasformazione spirituale, di
cambiamento di bene in meglio della vostra situazione di cristiani impegnati,
di cammino nella vostra fede.
8. Unitamente al Cardinale vicario Ugo Poletti e al Vescovo ausiliare
monsignor Filippo Giannini, porgo il mio cordiale saluto al vostro parroco,
monsignor Sisto Gualtieri, e ai sacerdoti suoi collaboratori nella cura
pastorale di questo antico centro storico dell’Esquilino, posto sotto la
celeste protezione della Vergine santissima, che veglia maternamente su tutti
gli abitanti dalla splendida Basilica di Santa Maria Maggiore.
Un saluto particolarmente affettuoso giunga a tutti voi qui presenti ed
agli appartenenti ad istituti operanti nell’ambito delle attività
parrocchiali: ai superiori ed alunni dell’Istituto Orientale, del Seminario
Lombardo, del Collegio Russicum, della Facoltà Teologica Alfonsiana; alle
numerose famiglie religiose dimoranti in questa zona ed attive nell’opera di
evangelizzazione: mi riferisco alle Suore di santa Elisabetta, alle Oblate del
Bambin Gesù, alle Domenicane di santa Caterina da Siena, alle Missionarie
Comboniane di san Pietro Claver, alle Discepole del Redentore, alle Figlie
della Sapienza, alle Pie Discepole del Divin Maestro, alle Piccole Suore della
sacra Famiglia di Castelletto di Brenzone, alle Suore di Madre Teresa di
Calcutta e alle Suore della santa Famiglia.
Saluto ancora i vari gruppi e associazioni che assistono il parroco nelle
sue quotidiane incombenze: i membri del consiglio pastorale e per gli affari
economici, dell’associazione dell’Azione Cattolica, del Gruppo 2000, che si
interessa delle persone sole, anziane o ammalate; del circolo delle ACLI, che
svolge l’opera di patronato sociale.
A tutti questi gruppi esprimo la mia gratitudine e il mio incoraggiamento a
ben continuare nell’attività loro assegnata, prestando il loro prezioso
contributo affinché la comunità parrocchiale sia sempre più viva e vitale, e
sempre più cosciente della propria vocazione a partecipare alla missione
evangelizzatrice della Chiesa.
La vostra Chiesa è stata restaurata e riportata alle sue primitive linee
architettoniche.
Mi fa piacere sapere di questo interessamento per il decoro della casa di
Dio, ma occorre che essa diventi ora una Chiesa viva, perché non bastano le
pietre a dare gloria a Dio. Occorre che essa diventi sempre più un luogo di
preghiera, di elevazione spirituale e di solidale fraternità; occorre che
ognuno senta la necessità di respingere ogni forma di individualismo e di
chiusura nel proprio egoismo, e si apra alla comunione, alla condivisione ed
alle esigenze comunitarie.
Non trascurate di frequentare la vostra Chiesa sia per la celebrazione
eucaristica, in cui si rinnova il sacrificio della morte e risurrezione del
Signore, sia per capire ed approfondire il proprio essere ed agire da
cristiani al servizio dei fratelli. Incrementare l’impegno catechistico: la
catechesi aiuta a diventare cristiani pienamente maturi; favorite incontri di
catechesi non solo per i ragazzi, ma anche per i giovani e gli adulti. La
cultura religiosa allarga la mente e il cuore per una migliore comprensione
del valore della vita e delle responsabilità davanti a Dio e davanti agli
uomini. Solo così il vostro passaggio su questa terra avrà un significato,
perché ispirato a quelle “parole che non passano”.
9. Fratelli e sorelle!
La liturgia dell’odierna domenica parla del passare di ogni cosa,
indicandoci nello stesso tempo la direzione verso ciò che non passa. Questa liturgia è un grande insegnamento. E contemporaneamente è una grande chiamata. La chiamata è contenuta nelle parole di Cristo: “Vegliate e pregate in ogni
momento, perché abbiate la forza . . . di comparire davanti al Figlio dell’uomo”
(Lc 21, 36). Accogliamo questo appello.
Amen!
© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana
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