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CANONIZZAZIONE DELLA BEATA MADRE MARÍA ROSA MOLAS Y VALLVÉ

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Basilica Vaticana - Domenica, 11 dicembre 1988

 

1. “Rallegrati con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme . . .
il Signore (è) in mezzo a te” (Sof 3, 14-15).

La liturgia parla oggi il linguaggio della gioia. È la gioia dell’Avvento. Parla il linguaggio della gioia il salmista, come pure l’apostolo Paolo nella lettera ai Filippesi.

Che cosa è la gioia dell’Avvento?
La gioia dell’Avvento è l’annunciata presenza del Signore.
“Il Signore tuo Dio (è) in mezzo a te” (Sof 3, 17).
L’intero Israele aspettava questa presenza.
Per Giovanni che battezzava al Giordano, questa presenza era già vicina.

Giovanni annunziava il Messia, egli non lo era? Lo proclamava, lo annunziava. Era consapevole della sua presenza in mezzo a Israele. Aspettava di giorno in giorno il momento in cui si sarebbe presentato sulle sponde del Giordano.

Giovanni diceva: io non sono degno di scioglierti neppure il legaccio dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco (cf. Lc 3, 16): il fuoco dell’amore.

2. La gioia della terza domenica d’Avvento si manifesta a noi, oggi, in modo particolare mediante questa canonizzazione.

La Chiesa iscrive nell’albo dei santi un nome nuovo: la beata María Rosa Molas y Vallvé.

Veniamo dal Giordano dove Giovanni battezzava, per vivere, entro questa liturgia d’Avvento, la gioia della Chiesa, la gioia della Gerusalemme nuova.

“Rallegrati con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme . . . Non temere, Sion . . . Il Signore tuo Dio in mezzo a te è un salvatore potente” (Sof 3, 14. 16-17).

Ci rallegriamo perché la santità delle figlie e dei figli della Chiesa significa la pienezza della salvezza.

3. È motivo di letizia per la Chiesa universale, e in special modo per la Chiesa spagnola, l’esaltazione agli onori dell’altare di santa María Rosa Molas Y Vallvé, che incrementa il numero di tante donne e uomini che onorano la Chiesa cattolica e la nobile nazione spagnola.

Nasce a Reus e della gente della sua città natale porta i segni fondamentali nel suo carattere, fra questi “il segno della terra”, fatto non di parole bensì di opere e di verità. Vive e muore a Tortosa. In quella città alimenta il suo amore immenso per la Chiesa ed i fratelli, è signora della consolazione, come testimonianza del suo amore e della sua disponibilità nei confronti dei più bisognosi.

L’esistenza di questa donna, impregnata di carità, totalmente offerta al prossimo, è un annuncio profetico della misericordia e del conforto di Dio. Come possiamo leggere nel libro del profeta Isaia, anche María Rosa contempla “le tristezze e le sofferenze” del suo popolo e fa proprie le sue speranze, annunciando con la testimonianza della sua vita che Dio è Padre, “Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione” (2 Cor 1, 3). In effetti, “il mondo degli uomini potrà diventare sempre più umano, solo quando in tutti i rapporti reciproci, che plasmano il suo volto morale, introdurremo il momento del perdono, così essenziale per il Vangelo” (Dives in Misericordia, 14).

4. La nuova santa scopre e accoglie, vive e trasmette alle sue figlie la propria vocazione. Lo fa a partire dalla coscienza della propria piccolezza e dalla fiducia illimitata nel Padre: “Non dubitiamo dell’amor di Dio. Sebbene noi siamo poca cosa, possiamo essere strumenti della sua misericordia”, dice alle sue figlie. Sa che anche lei ha bisogno di misericordia e ripete: “Il misericordioso fa del bene a se stesso”, perché chi agisce con misericordia riceve misericordia.

La vita di María Rosa, trascorsa facendo del bene, si traduce per l’uomo del suo tempo e per quello di oggi in un messaggio di conforto e speranza: “Consolate, consolate il mio popolo, dice il vostro Dio” (Is 40, 1), leggiamo nel profeta Isaia.

Tale carisma e tale missione le sono affidati attraverso una esperienza spirituale di deserto, di croce e desolazione interiore. La consolazione che riceve María Rosa Molas è - come per san Paolo - Cristo stesso, il Dio-con-noi, annunciato dai profeti e la cui venuta aspettiamo con ansia in questo periodo di Avvento. È l’esperienza del suo amore e la partecipazione al mistero della sua desolazione sulla croce e nel Getsemani, è l’assimilazione dei suoi sentimenti di compassione, di bontà, di tenerezza nei confronti dell’uomo.

5. La madre Molas vive questa consolazione nella contemplazione e nella croce e con la propria vita si converte in dono concreto al fratello. Dicono i testimoni che la conobbero che “della sua carità non è possibile formarsi una idea precisa”. Il suo era un amore che riscattava dalla ignoranza, dalla solitudine, dal peccato, dalla disperazione.

Un amore che diventava sollecitudine materna per l’uomo, l’anziano, l’orfano, il giovane, l’infermo: l’uomo incarcerato o moribondo in un lazzaretto, emarginato o disorientato, bisognoso sempre di conoscere e di sperimentare la misericordia del Padre.

La nostra santa consolava “rivolgendosi a Gesù Cristo” e facendo “conoscere Gesù Cristo come sorgente di ogni consolazione” (cf. “Regla común Hermanas de la Consolación”, 3). Consolava sostenendo la speranza dei poveri, difendendo la loro vita ed i loro diritti, curando le ferite del corpo e dell’anima; consolava lottando per la giustizia, costruendo la pace, promuovendo la donna; consolava con umiltà e con mitezza; con bontà e misericordia; consolava con la libertà dei figli di Dio che nulla temono.

6. Il nostro mondo ha bisogno della consolazione di Dio, questo momento ha bisogno di profeti che parlino al cuore dell’uomo, gli dicano: “Non temere . . . Il Signore tuo Dio in mezzo a te è un salvatore potente!” (Sof 3, 16-17) come abbiamo ascoltato nella prima lettura.

La madre María Rosa è una di quelle persone che sono state scelte da Dio per annunciare al mondo la misericordia del Padre.

Ella ebbe il carisma di essere strumento di riconciliazione e di promozione spirituale e umana. È ben noto quell’episodio della sua vita in cui accompagnando suor Estivill, attraversò la linea del fuoco per supplicare la cessazione della lotta durante un attacco alla città di Reus nel 1843.

Una menzione speciale merita anche l’opera esimia di questa religiosa spagnola a favore della promozione della donna. Come ho già segnalato nella mia lettera apostolica Mulieris Dignitatem, “La testimonianza e le opere di donne cristiane hanno avuto significativa incidenza sulla vita della Chiesa come anche su quella della società” (Mulieris Dignitatem, 27).

Erano tempi difficili quelli in cui visse la nostra santa. Effettivamente i disordini politici e religiosi in Spagna nel secolo XIX costituirono una grande prova per quella società e per le sue istituzioni. Però la tormentata epoca di cambiamento coincide in Catalogna con una fioritura di santi e di anime predilette, promotori di un significativo rinnovamento ecclesiale. Fra questi possiamo ricordare le figure di sant’Antonio Maria Claret, il padre Palau, il padre Coll, la madre Vedruna. E nella stessa città di Tortosa, il padre Enrique d’Osò, don Manuel Domingo y Sol e la nostra nuova santa.

7. Tutti questi sono uomini e donne di quell’epoca elevati all’onore dell’altare, amici di Dio, affascinati dal mistero dell’uomo e che, attenti ai segni dello Spirito, aprirono strade nuove per la società del loro tempo.

Potrà lo Spirito suscitare nei nostri giorni una fioritura simile di cristiani e cristiane impegnati che, come testimoni del Vangelo, aprano nuove vie nella società spagnola e diano un nuovo impulso al rinnovamento ecclesiale? Certamente non mancherà l’aiuto divino e neppure la intercessione dei santi e delle sante per sostenere le anime generose che desiderino dedicare la loro vita alla causa del regno di Dio.

Non possiamo concludere senza dedicare una parola ai numerosi preti che, dalla Catalogna e dalle altre regioni spagnole e dell’America Latina, sono venuti qui a testimoniare il legame con la Cattedra di Pietro. Il nostro deferente e cordiale saluto alla missione straordinaria del governo spagnolo, e il nostro benvenuto fraterno ai fratelli nell’episcopato, sacerdoti, religiosi, religiose e pellegrini tutti; ed, in particolare, a voi figlie di santa María Rosa Molas che, in modo speciale, siete investite del compito di portare avanti il messaggio di misericordia e consolazione della vostra madre fondatrice.

8. Cari fratelli e sorelle!
Abbiamo trasferito oggi la gioia d’Avvento della liturgia dal Giordano, dove Giovanni battezzava, in questa Basilica di San Pietro.
Il salmista e l’Apostolo parlano come una viva eco di ciò che accadeva nell’anima del Precursore di Cristo.
“Il Signore è vicino . . .!
In ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti” (Fil 4, 5-6).

Sì. Ringraziate per l’avvento di Cristo che si è realizzato nella vita di María Rosa, oggi elevata sugli altari.
Ringraziate!
“E la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù” (Fil 4, 7).
“Non temere, Sion . . .
Il Signore tuo Dio in mezzo a te è un salvatore potente”.

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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