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VISITA ALLA PARROCCHIA DI SAN CIPRIANO A TORREVECCHIA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 22 gennaio 1989

 

1. “Lo Spirito del Signore è sopra di me” (Lc 4, 18).

Nella liturgia di domenica scorsa, la Chiesa ci ha ricordato l’inizio dei miracoli che Gesù, secondo il Vangelo di Giovanni, fece a Cana di Galilea durante un banchetto nuziale. Oggi ci conduce a Nazaret, dove Gesù fu allevato. A Nazaret, infatti, Gesù trascorse gli anni della vita nascosta nella casa di Giuseppe e Maria. E qui era comunemente noto.

Proprio a Nazaret ebbe luogo l’avvenimento descritto nel Vangelo di Luca. Gesù entra di sabato nella sinagoga e - in mezzo alla comunità riunita dei suoi cittadini - incomincia a leggere il testo del libro del profeta Isaia, che inizia con queste parole: “Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione, e mi ha mandato” (Lc 4, 18). Le parole riguardano il futuro Messia. Il profeta parla della missione e attività di lui.

Dopo aver letto queste parole, Gesù si rivolge ai presenti e dice: “Oggi si è adempiuta questa scrittura che voi avete udita” (Lc 4, 21). Indica se stesso come colui che è stato preannunziato da Isaia.

2. Il Popolo di Dio dell’antica alleanza si è nutrito della Parola di Dio, contenuta nei Libri sacri.

La prima lettura di oggi, tratta dal libro di Neemia, ricorda quel momento importante nella storia di Israele quando, dopo il ritorno dall’esilio in Babilonia, gli Israeliti si riunirono di nuovo nella loro terra, per leggere la Parola di Dio ed ascoltarla in devoto raccoglimento.

“Essi leggevano il libro della legge di Dio a brani distinti e con spiegazioni del senso, e così facevano comprendere la lettura” (Ne 8, 8). E “tutto il popolo piangeva, mentre ascoltava le parole della legge” (Esd 8, 9). Questa legge, la Parola del Dio vivente, decideva della loro identità religiosa e nazionale. Erano infatti l’Israele, il popolo eletto, al quale Dio stesso aveva dato la sua legge nei giorni memorabili dell’esodo dalla schiavitù d’Egitto.

Si erano nutriti della Parola di Dio durante tante generazioni, in tempi di vittorie e di sconfitte, di libertà e di schiavitù.

3. Adesso rivolgiamo lo sguardo a noi, qui riuniti. Anche noi - come la comunità dei tempi di Neemia e di Esdra - ci siamo riuniti per ascoltare la Parola di Dio.

Ci siamo riuniti come i concittadini di Gesù di Nazaret, ai quali egli ha rivolto le prime parole, che testimoniano della sua missione messianica.

Nei tre anni di vita pubblica si è adempiuto in Gesù di Nazaret ciò che il profeta Isaia aveva preannunziato:

“Lo Spirito del Signore è sopra di me; / per questo mi ha consacrato con l’unzione, / e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, / per proclamare ai prigionieri la liberazione / e ai ciechi la vista, / per rimettere in libertà gli oppressi, / e predicare un anno di grazia del Signore” (Lc 4, 18-19).

Un anno di grazia!

Le parole di Isaia sono diventate come la “tessera” messianica di Gesù di Nazaret. Ad esse egli si doveva poi anche richiamare davanti agli inviati di Giovanni Battista.

4. “Lo Spirito del Signore è sopra di me; / per questo mi ha consacrato con l’unzione”.

Tutto ciò che Gesù faceva e insegnava, dava testimonianza della sua missione. Dell’“unzione” da parte dello Spirito, che doveva ricevere il Messia (cioè: il Cristo).

Tuttavia la testimonianza definitiva si è avuta solo congiuntamente al mistero pasquale della sua Croce e Risurrezione: del suo sacrificio redentore “per i peccati di tutto il mondo” (cf. 1 Gv 2, 2).

E per questo noi, uomini della nuova alleanza, durante le nostre assemblee liturgiche ci nutriamo non soltanto della Parola di Dio, della legge, ma dell’Eucaristia: ci nutriamo del Corpo e del Sangue di Cristo, mediante i quali si rinnova costantemente in modo incruento il suo sacrificio redentore: il memoriale della sua morte e della sua Risurrezione per la salvezza del mondo.

La liturgia della nuova alleanza imbandisce davanti a noi non soltanto la tavola della Parola di Dio, ma anche quella dell’Eucaristia: del Corpo e del Sangue del Redentore.

5. Noi ci nutriamo del suo Corpo come “battezzati in un solo Spirito”, come “abbeverati a un solo Spirito” (cf. 1 Cor 12, 13). Proprio questo è “lo Spirito del Signore”; unto da lui, Gesù di Nazaret ha compiuto la Redenzione del mondo. E come Redentore ci “ha dato” questo Spirito Santo, il consolatore, lo Spirito di verità, perché potessimo partecipare anche noi all’unzione di Cristo, perché, in forza di quest’unzione divina, noi stessi diventassimo come Chiesa, il corpo di Cristo.

L’apostolo Paolo ci spiega ampiamente questa verità della fede nella seconda lettura, tratta dalla lettera ai Corinzi:

“Come infatti il corpo, pur essendo uno, ha molte membra e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche Cristo. E in realtà noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo” (1 Cor 12, 12-13).

6. Leggendo questo testo di Paolo come non ricordare che siamo nella settimana dedicata alla preghiera per ottenere da Dio l’unità visibile di tutti i cristiani?

La Chiesa, nel decreto sull’ecumenismo ha riproposto all’attenzione di tutti i fedeli cattolici questa verità già formulata da Paolo e le sue conseguenze per tutti i cristiani: “Con il sacramento del battesimo - afferma infatti il Concilio - l’uomo è veramente incorporato a Cristo . . . e rigenerato per partecipare alla vita divina (Unitatis Redintegratio, 22). La vita divina è l’unità suprema, ed è la sorgente di ogni unità. Questa unità profonda è già esistente tra tutti i battezzati, al di là delle loro divisioni. Tutto il movimento ecumenico tende a renderla completa e visibile.

La preghiera comune tra i cristiani si fonda sul comune battesimo, il quale tende all’acquisto della pienezza della vita in Cristo. Il battesimo infatti è ordinato per sua natura “all’integra professione della fede, all’integrale incorporazione nell’istituzione della salvezza . . . e alla piena inserzione nella comunione eucaristica (Unitatis Redintegratio, 22).

Preghiamo perché siano superate le divisioni, si raggiunga presto quella tanto desiderata ricomposizione della piena unità tra tutti i fratelli cristiani e si faccia secondo le parole del Signore “un solo ovile e un solo pastore” (Gv 10, 16).

7. Affido queste intenzioni anche a san Cipriano, Vescovo e martire, patrono della vostra parrocchia, il quale tanto si prodigò per salvaguardare l’unità della Chiesa del suo tempo, insidiata dalle persecuzioni dell’imperatore Decio e dalle sètte secessioniste; per esse scrisse l’importante trattato: De Ecclesiae unitate. A lui affido anche tutti voi e i vostri cari perché vi sia di sprone a vivere ed avverare tra voi una piena unione di cuori e di menti.

Insieme col Cardinale vicario Ugo Poletti e col Vescovo ausiliare del settore ovest, monsignor Remigio Ragonesi, porgo un affettuoso saluto al vostro zelante parroco, monsignor Marcello Pieraccini, e al gruppo dei vice-parroci, i quali dedicano tutte le loro energie, in solidale cooperazione, per farvi progredire nella perfezione cristiana.

Un pensiero alle appartenenti agli istituti religiosi operanti nell’ambito della parrocchia e della zona di Torre Vecchia: le suore Maestre Pie dell’Addolorata; le suore Minime della Passione; le suore dell’Immacolata Concezione e le suore del Preziosissimo Sangue. A tutte queste religiose va il mio ringraziamento per l’opera di animazione cristiana che esse svolgono nelle scuole, nelle case di riposo e nelle cliniche, che si trovano nel territorio parrocchiale.

Un cordiale saluto ai membri delle associazioni e dei movimenti ecclesiali, che offrono un prezioso contributo all’apostolato parrocchiale; nomino in particolare l’associazione giovanile, i ragazzi dell’oratorio e le comunità neocatecumenali, che sono molto attive nel loro cammino di fede e danno anche un valido aiuto per la catechesi ai bambini e ai ragazzi; i giovani della polisportiva “Millesimo”, che educano tanti loro coetanei ai valori dello sport, sottraendoli ai pericoli della strada e della droga, che purtroppo si diffonde anche in questo quartiere; e infine ricordo gli appartenenti al coro “Jubilate Deo”, i quali col loro canto sostengono le celebrazioni liturgiche, elevando così lo spirito ad una più intensa unione con Dio, poiché - come affermava sant’Agostino - “chi canta bene, prega due volte”.

8. Conosco i problemi della vostra parrocchia, che conta una popolazione di circa ventiduemila abitanti, provenienti in gran parte da varie regioni del centro-sud d’Italia, ciascuna con propria mentalità e proprie tradizioni. Continuate ad impegnarvi perché questa varietà trovi nella fede in Cristo il suo centro di unione, di fraternità e di solidarietà. Non cessate di sforzarvi per la costruzione di una comunità parrocchiale sempre viva e vitale, che sia sempre più cosciente della propria vocazione a seguire Gesù ed a partecipare alla missione evangelizzatrice della Chiesa. In questo impegno generoso vi aiuti l’intercessione di san Cipriano, che nella sua vita terrena tanto operò per l’edificazione e la dilatazione del Regno di Dio.

9. “La legge del Signore è perfetta, rinfranca l’anima; la testimonianza del Signore è verace, rende saggio il semplice” (Sal 19, 8).

Che usciamo da questa nostra assemblea eucaristica “rinfrancati” dalla verità della Parola di Dio, e rafforzati dalla “testimonianza del Signore”.

Le tue parole, Signore, sono spirito e vita (cf. Gv 6, 63).

Che usciamo rianimati dallo Spirito Santo, che opera in modo particolare mediante l’Eucaristia.

Che usciamo abbracciati dall’unità, che viene da Dio, e nella Trinità divina trova il suo modello più perfetto e la sua definitiva realizzazione.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 

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