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VISITA ALLA PARROCCHIA DEI SANTI GIOACCHINO ED ANNA AL TUSCOLANO

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 29 gennaio 1989

 

1. “In verità vi dico / Nessun profeta è bene accetto in patria” (Lc 4, 24).

Domenica scorsa abbiamo ascoltato pure il testo del Vangelo di san Luca, in cui si parlava dell’inizio dell’attività messianica di Gesù.

A Nazaret, dov’erano trascorsi gli anni della sua vita nascosta, Gesù si è presentato dinanzi alla comunità, riunita di sabato, ed ha letto le parole del profeta Isaia che parlano del futuro Messia, dichiarando: “Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udito con i vostri orecchi” (Lc 4, 21).

Gli abitanti di Nazaret conoscevano Gesù come il giovane della famiglia di Giuseppe, il falegname. Dicevano quindi: “Non è il figlio di Giuseppe?” (Lc 4, 22).

Ed anche se le parole del giovane nazaretano erano piene di fascino, tuttavia non erano disposti in alcun modo a riconoscerlo come profeta - e, tanto più, come Messia.

C’è di più, si erano lasciati andare in collera e - fin da allora - erano intenzionati a punirlo con la morte per la bestemmia.

2. “Nessun profeta è bene accetto in patria” (Lc 4, 24).

La testimonianza che Gesù rende - la Parola che annunzia - non proviene dagli uomini, ma da Dio.

Gli uomini sono abituati a parole umane. Gli abitanti di Nazaret si aspettavano che Gesù - uno di essi - parlasse con un linguaggio, al quale erano abituati. Adeguato ai loro problemi e conforme alla mentalità che era loro propria.

Anche quando spiegava le parole dei libri sacri, le parole del profeta Isaia, Gesù doveva parlare nel modo in cui erano abituati. Secondo quel linguaggio, che avevano ascoltato dai loro maestri e dottori della legge.

3. Così dunque, su questo Gesù, sul “figlio del falegname”, che i nazaretani avevano conosciuto, si sono compiute le parole che un giorno Geremia aveva udito, rivoltegli da Dio: “Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo; / prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato; / ti ho stabilito profeta delle nazioni” (Ger 1, 5).

Tale è la “genealogia” del profeta. Tale è la verità sulla sua vocazione. Questa verità - con riferimento a Gesù - risale ancora più a fondo. Egli non è soltanto una creatura, come Geremia, ma è il Figlio nato dalla stessa sostanza dell’eterno Padre.

La sua “genealogia” sta in Dio stesso. Pur essendo Figlio dell’uomo, figlio della sua madre terrena - Maria, cittadino di Nazaret, egli è sempre “Dio da Dio e Luce da Luce”.

4. E tuttavia è “profeta non bene accetto in patria”.

“I suoi non l’hanno accolto” (scrive l’apostolo Giovanni nel prologo del suo Vangelo [Gv 1, 11]).

E ciò che si compiva su altri profeti dell’antica alleanza - su Geremia in modo particolare - lo stesso, e ancor più, si doveva compiere su Gesù di Nazaret.

Dio Dice:

“Ti muoveranno guerra ma non ti vinceranno, / perché io sono con te . . .” (Ger 1, 19), / . . . oggi io faccio di te come una fortezza, / come un muro di bronzo . . .” / “Non temerli . . . Tu, alzati e di’ loro / tutto ciò che ti ordinerò” (Ger 1, 8-17).

5. Con questa assicurazione di Dio che chiama ed invia il profeta - va di pari passo la preghiera del chiamato e dell’inviato; “In te mi rifugio, Signore . . . / Sii per me rupe di difesa, / baluardo inaccessibile, / poiché tu sei mio rifugio e mia fortezza . . . / fino dal grembo materno, dal seno di mia madre / tu sei il mio sostegno . . .” / “La mia bocca annunzierà la tua giustizia . . . / Tu mi hai istruito, o Dio, fin dalla giovinezza / e ancora oggi proclamo i tuoi prodigi” (Sal 70, 1-17).

Queste parole del Salmo, che cantiamo nella liturgia della domenica odierna, poteva applicare a sé ogni profeta. Poteva dirle Geremia.

6. E Cristo?

Colui che gli abitanti di Nazaret non volevano riconoscere, colui che poi, nel corso degli anni della missione terrestre, “passò beneficando e risanando tutti” (At 10, 38); di cui la gente diceva: “Un grande profeta è sorto tra noi e Dio ha visitato il suo popolo . . .” (Lc 7, 16).

Quel Cristo - ha riconfermato, in definitiva, tutto ciò che è più grande di tutte le profezie.

L’apostolo Paolo, nella lettera ai Corinzi, con le parole che di solito vengono chiamate “inno della carità” - scrive infatti così:

“La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno . . . La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia . . .” (1 Cor 13, 8-9).

Sì! Imperfetta. Ma la carità è piena, perfetta. È pienezza di ogni conoscenza - e di tutte le profezie.

Gesù ha rivelato l’amore.

“Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito” (Gv 3, 16).

Gesù Cristo è quel Figlio “dato” al mondo dal Padre, il quale ha rivelato che “Dio è Amore”.

Gesù di Nazaret - non è soltanto “grande Profeta”, ma è Messia, cioè Cristo. Redentore del mondo. Il mondo poteva essere redento solo dall’amore: dal suo amore.

7. Nel venire in mezzo a voi, cari fratelli e sorelle della parrocchia dei santi Gioacchino ed Anna al Tuscolano, ho desiderato di portarvi questo messaggio di Gesù di Nazaret, del “grande profeta”, del Messia, del redentore. Sono lieto di trovarmi in mezzo a voi, perché so che voi avete costituito questa nuova comunità parrocchiale, mettendo lui al centro della vostra fede e dei vostri ideali: perché lo riconoscete come vostro maestro e lo proclamate profeta dei vostri destini, personali e familiari, e dei destini del mondo; Lo riconoscete come l’inviato di Dio, come colui che ha dato compimento alle promesse antiche ed alle profezie; come colui che ha inaugurato l’era della salvezza e che ha posto il Regno di Dio “dentro di voi” (Lc 17, 21). Per questo mi rallegro con voi e mi compiaccio perché non temete di ascoltare la voce incantevole e insieme potente di Gesù di Nazaret, e di accoglierne gli insegnamenti così esigenti, ma anche così gratificanti.

8. A voi tutti qui presenti rivolgo, insieme al Cardinale vicario Ugo Poletti e al Vescovo ausiliare del settore, monsignor Giuseppe Mani il mio cordiale saluto. Questo saluto va anche al Cardinale Hans Hermann Groër, Arcivescovo di Vienna e titolare di questa chiesa. Saluto anche i pellegrini austriaci che si trovano in questa chiesa. Saluto cordialmente il vostro parroco, don Walter Zavatta, e i suoi collaboratori nella cura pastorale di questa ampia zona, la quale conta venticinquemila persone; e tutti voi, cari fedeli, le vostre famiglie, i bambini, i giovani e soprattutto gli ammalati e quanti vivono nella solitudine a causa dell’età o di difficili situazioni familiari. Rivolgo il mio grato pensiero a coloro che operano nel territorio parrocchiale per una animazione cristiana capillare e per una convivenza umana e civile più giusta e più serena.

Nonostante la parrocchia sia stata eretta canonicamente di recente, essa già ha dato un impulso considerevole alla formazione di una coscienza comunitaria. Sono fioriti infatti numerosi gruppi che coadiuvano i sacerdoti nel loro ministero: penso soprattutto ai catechisti, ai membri del consiglio pastorale e a quello per gli affari economici, agli appartenenti all’oratorio, alla “Legio Mariae”, alla varie sezioni degli Scouts, al gruppo teatrale e al gruppo caritativo. Ringrazio tutti costoro e li esorto a ben continuare nel loro impegno, veramente meritorio. Esprimo la mia gratitudine, in particolare, ai gruppi che si incaricano di far conoscere ed approfondire l’importanza della liturgia e della santa Messa festiva.

Ricordatevi, cari fratelli e sorelle, di considerare la frequenza alla Messa festiva come il centro della vostra vita spirituale: siatene assidui e spiritualmente partecipi, raccogliete l’invito del Signore che desidera incontrarvi nella mensa della sua Parola e della sua Eucaristia.

Mi rallegro con voi per i risultati ottenuti nello sviluppo di questo centro parrocchiale: tutti voi ricorderete la situazione generale del quartiere di Cinecittà est e come la Chiesa all’inizio abbia svolto le sue funzioni in una baracca prefabbricata. Si è fatta tanta strada da allora; avete costruito nel frattempo la nuova chiesa materiale, dando prova di generosa solidarietà. Ora impegnatevi anche a costruire quella spirituale, quella di fratelli che si sforzano di irradiare il Vangelo; a costruire una famiglia di credenti, che sanno superare le difficoltà di carattere sociale e avviare ed incrementare iniziative civili, culturali e spirituali, ispirate ai principi cristiani.

9. Cari fratelli e sorelle!

Rileggete ancora una volta - e rileggete spesso - le parole sulla carità che l’Apostolo ha scritto nella prima lettera ai Corinzi.

Essi ci insegnano chi è Cristo - e ci dimostrano la via per la quale noi - suoi discepoli e confessori - dobbiamo camminare nella vita, guardando il suo esempio e modello.

Nel corso delle domeniche di gennaio la Chiesa, nella sua liturgia, ci dimostra i vari momenti della missione di Cristo ai suoi inizi.

Meditiamoli: Portino essi frutti salvifici nella vita di ciascuno e di ciascuna. Fruttifichino nella vita della vostra comunità parrocchiale.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 

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