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SANTA MESSA PER GLI AMMALATI IN SAN PIETRO

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Sabato, 11 febbraio 1989

 

“Ecco io farò scorrere verso di essa, come un fiume, la prosperità, come un torrente in piena la ricchezza dei popoli” (Is 66, 12).

1. Queste parole, che la liturgia fa risuonare nell’odierna memoria dedicata alla beata Vergine di Lourdes, ci invitano a ritornare col pensiero e col cuore alla grotta di Massabielle, e al profondo messaggio spirituale che essa rivolge a tutti noi. Infatti, la sorgente d’acqua, voluta dalla Madonna a Lourdes, è un simbolo estremamente significativo e nello stesso tempo uno strumento reale della meravigliosa, copiosissima e soprannaturale azione che Maria svolge, per la potenza di Dio, a beneficio dell’umanità sofferente e bisognosa di salvezza.

L’acqua della sorgente di Lourdes, con la sua potenza taumaturgica, è, in un certo modo, una continuazione di quella piscina di Siloe, nella quale, come dice il Vangelo di Giovanni (Gv 9, 7-11), il cieco nato riacquistò la vista, per la potenza della virtù divina.

Attraverso la sorgente di Lourdes, pertanto, e grazie all’intercessione di Maria, anche noi oggi possiamo - per così dire - sperimentare al vivo - naturalmente nei modi e nei tempi che solo Dio sa e concede - la stessa divina potenza taumaturgica del Signore Gesù. Ci è dato di avere a nostra disposizione - come ebbe a dire san Pio X proprio riguardo a Lourdes (Ad Diem Illum, die 2 febr. 1904) - degli “splendidi argomenti contro l’incredulità degli uomini del tempo presente”. Ed infatti, a qual fine la Vergine santissima ci ottiene, a volte, a Lourdes ed anche altrove, delle grazie straordinarie di guarigione fisica, se non per aiutarci a credere o per rafforzare la nostra fede nella potenza che Gesù ha di rimettere i nostri peccati e di condurci alla vita eterna?

2. Per questo, anche noi, oggi, fratelli e sorelle carissimi, vogliamo confermarci nel fermo proposito di ascoltare con totale docilità i richiami di Maria, di accogliere con profonda gratitudine le grazie che ella ci ottiene, di corrispondere con generosa fedeltà alle sue materne premure ed alle attese del suo cuore.

Ciò che il cuore della Madonna desidera è che si risveglino le responsabilità individuali e collettive di fronte ai grandi problemi della vita e della morte e che ciascuno assuma le proprie responsabilità nel piano divino della salvezza, alla cui attenzione non si contribuisce soltanto operando, ma anche accettando ed offrendo la propria porzione di sofferenza in umile adesione alla volontà di Dio.

Quali grandi prospettive si aprono di fronte allo sguardo di chi crede, quali possibilità di dar senso e valore alla propria vita, anche quando questa, a causa della malattia o per l’usura dell’età, sembra non averne più alcuno! Nella luce della fede non c’è situazione umana che non abbia un senso, non c’è esistenza che non abbia un valore. La Madonna, a Lourdes, è venuta a ricordarcelo.

3. Per questo, chi ha fatto l’esperienza di Lourdes, può cantare con Maria le misericordie del Signore: “Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote” (Lc 1, 51-53). Tutta la storia di Lourdes è un’illustrazione eloquente di queste parole del “Magnificat”. Lourdes è una profezia di giustizia e di pace, dove non c’è posto per la superbia e la durezza di cuore, anzi dove questa durezza viene sciolta dalla testimonianza della carità, della misericordia, della serena sopportazione del male, della solidarietà umana, della generosità sincera e toccante.

Questa esperienza religiosa è legata alla testimonianza di una fanciulla umile e semplice, ma attenta alle ispirazioni ed alle mozioni del cielo. Il messaggio di questa fanciulla ha percorso il mondo, il suo coraggio e la sua pazienza le hanno fatto superare dure prove, la sua testimonianza ha convinto la Chiesa, il suo ardente appello ha trasformato una vallata prima ignota in un centro internazionale di spiritualità eucaristica e mariana. Come ha potuto quella povera fanciulla - santa Bernadetta - raggiungere una simile altezza, se non per l’umile disponibilità con cui seppe affidarsi, senza avanzare dubbi o frapporre ostacoli, ai disegni della Provvidenza divina?

4. E voi, fratelli e sorelle carissimi, che vi siete inseriti in quel grande movimento spirituale e ne siete gli eredi e i continuatori, dovete esserne anche gli apostoli autentici e i testimoni attendibili.

A voi, pertanto, va il mio appello a proseguire nella vostra generosa risposta ed anzi a renderla più intensa, ciascuno con l’offerta di ciò che possiede: chi con la propria preparazione professionale, chi con la prestazione del proprio aiuto fraterno, chi con lo svolgimento del ministero sacerdotale, chi soprattutto con l’offerta della propria sofferenza. Infatti la salvezza cristiana trae forza dal patire più che dall’agire, pur esso necessario. Non si tratta solo di “fare” qualcosa, ma piuttosto di offrire noi stessi.

A voi dunque il mio affettuoso saluto, il mio grazie per la vostra presenza, il mio plauso per l’opera che svolgete, la mia ammirazione per il dono che fate di voi stessi e il mio augurio che la vostra testimonianza sia sempre più ispirata ai principi del Vangelo, che ha fatto del buon samaritano la figura emblematica dell’amore verso il prossimo, specialmente se malato o nel bisogno.

Saluto con tutto il cuore, voi cari malati, coloro che vi assistono fisicamente e spiritualmente, sacerdoti, religiosi e religiose, medici, infermieri e barellieri, e quanti in qualunque modo prestano un aiuto. Saluto i dirigenti dell’UNITALSI con i loro collaboratori che anche quest’anno hanno organizzato questo incontro nella Basilica Vaticana; saluto infine i dirigenti dell’opera romana pellegrini, ai quali va il merito di aver dato inizio, alcuni anni or sono, a questi annuali incontri liturgici, che certamente favoriscono l’approfondimento della comunione ecclesiale in unione col Vescovo di Roma, e dispongono a ricevere nuovi stimoli nella pratica sempre più fervorosa delle opere di misericordia e del fraterno servizio a chi soffre ed invoca solidarietà spirituale per vivere con maggiore e migliore speranza.

5. “Il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato all’umiltà della sua serva” (Lc 1, 47-48). In queste parole di Maria sta tutto il senso ed il valore della fiducia e della gioia cristiane. Dio fa grande l’uomo che davanti a lui si umilia, riconosce il suo limite e accetta le inevitabili prove. Lo stesso Figlio di Dio, umiliandosi, ci ha insegnato questa legge della vera grandezza.

Maria ci ripete la stessa lezione. E tutti i santi, pur in diversi modi, ci dicono la stessa cosa. E questa è anche la grande lezione di Lourdes, la via percorsa da Bernadetta. Seguiamo questa via, che è quella sicura.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 

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