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VISITA ALLA PARROCCHIA DI SAN GIACOMO IN AUGUSTA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 12 febbraio 1989

 

1. “Vicino a te è la parola, sulla tua bocca e nel tuo cuore: cioè, la parola della fede che noi predichiamo” (Rm 10, 8).

La Quaresima è un tempo nel quale “la parola della fede” deve abbondare, in modo particolare, e sulla nostra bocca e nel nostro cuore.

La liturgia di questo periodo imbandisce la tavola della Parola di Dio, così da introdurci nel profondo del mistero che, in questo tempo sacro, viene particolarmente rinnovato dalla Chiesa nella coscienza dell’intero Popolo di Dio.

Preghiamo lo Spirito Santo perché la meditazione della Parola di Dio nella liturgia ci aiuti nell’opera di tale rinnovamento spirituale.

2. Ogni anno, nella prima domenica di Quaresima, la Chiesa legge il testo evangelico che descrive come Gesù di Nazaret iniziò la sua missione messianica.

Sappiamo che egli era andato al fiume Giordano, dove Giovanni predicava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati (cf. Lc 3, 3), e ivi - nonostante l’obiezione di Giovanni - ricevette questo battesimo. Si è trovato in mezzo ai peccatori, benché il profeta al Giordano abbia additato Gesù come colui “che toglie il peccato del mondo” (cf. Gv 1, 29).

La triplice tentazione, avvenuta nel periodo di quaranta giorni trascorsi nel deserto, ci fa vedere Gesù - lui che era venuto a togliere i peccati del mondo - a tu per tu, per così dire, proprio con colui che è il primo fautore del peccato nella storia del creato.

E dopo questo incontro con lui - che l’evangelista Luca chiama “diàbolos” e altrove è chiamato “padre della menzogna” (Gv 8, 44) e omicida (Gv 8, 44) - Cristo incomincia la sua via messianica attraverso la storia del peccato dell’uomo e del “peccato del mondo”. E questa via conduce alla vittoria mediante la Croce.

3. Cristo respinge la triplice tentazione - e questo è nello stesso tempo un appello a tutti a far fronte alle tentazioni. E poiché esse nascono dal “fomite del peccato”, cioè dalla triplice concupiscenza - concupiscenza della carne, concupiscenza degli occhi e superbia della vita (cf. 1 Gv 2, 16) - dobbiamo, combattendo il peccato, risalire alla sua radice in noi stessi.

Infatti, il “fomite del peccato”, è, in noi, come l’alleato nascosto di tutte le tentazioni. Ed è anche - almeno indirettamente - l’alleato di colui che, come “padre della menzogna”, è il primo tentatore.

Cristo quindi si rivolge direttamente a lui. Dice: “Non tenterai il Signore Dio tuo” (Lc 4, 12). Dice pure: “Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai” (Lc 4, 8).

Il tentatore infatti vuole soprattutto che l’uomo-creatura non serva a Dio, suo creatore. Vuole che l’uomo usurpi ciò che è dovuto a Dio e che soltanto in Dio ha la sua sorgente e sostegno.

“Diventereste come Dio” (Gen 3, 5): voi stessi - come Dio.

4. Cristo quindi, accettando la triplice tentazione all’inizio della sua missione messianica, come colui che è venuto per togliere i peccati del mondo mediante la sua obbedienza fino alla morte, va subito alla radice stessa del peccato.

La Chiesa mette questo avvenimento messianico sul primo piano della sua “pedagogia” quaresimale. Anche noi, nel nostro lavoro su noi stessi, dobbiamo andare alla radice. Anche per quanto riguarda il risanamento dei peccati sociali, non è sufficiente fermarsi su “risoluzioni” superficiali. Occorre risalire alla radice. “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” (Mt 4, 4).

5. Accentuando fortemente il male e la lotta con esso, la Chiesa ci incammina in questo periodo di quaranta giorni sulla via del mistero pasquale.

Questa via ha il suo inizio e la sua pre-immagine nell’esodo di Israele dalla schiavitù d’Egitto, ricordato dalla prima lettura dell’odierna liturgia.

Il Dio dell’alleanza è Dio che libera e che salva. È Dio che dimostra agli uomini la sua provvidenziale, paterna sollecitudine. Una manifestazione particolare di questo è il Salmo 91 [90] che inizia con le parole: “Tu che abiti al riparo dell’Altissimo”.

Questo Salmo, così come il libro dell’Esodo (che ricorda la prima pasqua della liberazione della schiavitù d’Egitto), ci accompagna spesso, particolarmente durante le prime settimane della Quaresima.

“Lo salverò, perché a me si è affidato; / lo esalterò, perché ha conosciuto il mio nome. / Mi invocherà e gli darò risposta;/ presso di lui sarò nella sventura” (Sal 90, 14-15).

6. Abbiamo iniziato la Quaresima in tutta la Chiesa. E oggi mi è dato di vivere la prima domenica di questo tempo di salvezza con voi, cari fedeli della parrocchia di san Giacomo in Augusta. Qui, come ben sapete, era sorta nel lontano 1322 una piccola cappella, con annesso ospedale, dedicati all’apostolo Giacomo il Maggiore, sulla via Flaminia, per dare ristoro e assistenza ai pellegrini, i cosiddetti “Romei”, che venivano a Roma dal Nord per venerare le tombe degli apostoli e dei martiri. L’attuale splendida Basilica fu costruita dal Cardinale Salviati alla fine del secolo XVI, dopo la ricostruzione dell’ospedale. Cosicché la storia della chiesa e quella dell’ospedale si sono trovate fuse insieme, e il nome dell’apostolo Giacomo sta ad indicare sia la parrocchia, sia il nosocomio. È noto come in questa chiesa siano passati ed abbiano lasciato il loro ricordo grandi santi fondatori di congregazioni religiose, tra i quali ricordo san Filippo Neri, san Gaetano di Thiene e soprattutto san Camillo De Lellis, il quale, internato nell’ospedale per curarsi una ferita al piede, da infermo vi divenne infermiere; e al vedere lo stato pietoso in cui versavano gli ammalati, soprattutto quelli chiamati “incurabili”, egli maturò l’idea di fondare un ordine religioso per l’assistenza degli infermi.

Proprio a motivo di questi aspetti storici, i quali ci mostrano come questa Chiesa sia sorta nello spirito delle opere di misericordia corporali e spirituali, che sono proprie del tempo di Quaresima, ho voluto dare inizio al periodo quaresimale in questo luogo che già di per sé è un richiamo ai grandi e gravi pensieri che devono accompagnarci lungo questo itinerario penitenziale.

7. Nella consapevolezza di questo comune percorso spirituale, unitamente al Cardinale vicario Ugo Poletti e al Vescovo ausiliare del settore centro, monsignor Filippo Giannini, saluto il parroco, monsignor Alfredo Bona, e i sacerdoti suoi collaboratori, i quali si prodigano senza risparmio di energie nella cura pastorale di questa zona del centro storico. Desidero pure salutare tutte le componenti più impegnate nelle iniziative promosse dalla parrocchia: il gruppo catechistico che si dedica alla importante missione della illuminazione ed edificazione delle menti e delle coscienze; quello caritativo, che si preoccupa soprattutto dell’assistenza agli anziani e dell’aiuto materiale e morale ai poveri, agli ammalati e agli emarginati: il gruppo di preghiera che si incontra in varie circostanze, ma soprattutto per l’adorazione dell’Eucaristia e per la recita del santo rosario. Il mio pensiero va pure agli appartenenti ad istituti religiosi maschili e femminili, presenti nell’ambito del territorio parrocchiale e che portano il loro qualificato contributo alle attività pastorali: i preti del Sacro Cuore di Betharram, i padri resurrezionisti, i sacerdoti del Pontificio Collegio Greco, i fratelli delle Scuole cristiane, i cappellani dell’ospedale san Giacomo e i padri Agostiniani Scalzi. Tra gli istituti femminili vi sono le Suore Ospedaliere della Misericordia, le Piccole Figlie di san Giuseppe, le Piccole Operaie dei Sacri Cuori, le Figlie del Santissimo Redentore e della beata Vergine Addolorata e le Ancelle dell’Immacolata Concezione.

A tutti voi, religiosi e religiose dico: perseverate nella vostra continua disponibilità a contribuire all’edificazione del Regno di Dio, aiutando la parrocchia ad essere comunità di amore e di servizio, segno di Cristo che passa “facendo del bene” (At 10, 38).

Cari fratelli e sorelle, questo tempo quaresimale sia per tutti voi parrocchiani un’occasione provvidenziale per rinnovare lo sforzo di conversione a Cristo che si fonda sulla riflessione e sulla preghiera, ma anche sulla vita sacramentale. Date spazio in questo tempo al sacramento della Penitenza o Riconciliazione, che restituisce alle anime la piena intimità con Dio.

8. “La parola della fede” che proclamiamo acquista una forza particolare nel periodo di Quaresima.

Come il Popolo di Dio della antica alleanza ha pellegrinato durante quaranta anni nel deserto alla terra promessa, così anche la Chiesa: il Popolo della nuova alleanza pellegrina ogni anno “attraverso il deserto” durante la Quaresima. Il modello più vicino è per noi il digiuno di quaranta giorni di Gesù nel deserto, che ha dato inizio alla sua attività messianica.

“La parola della fede” che ascoltiamo nel corso di questi giorni e settimane trova oggi la sua particolare espressione nella lettera di san Paolo ai Romani:

“Se confesserai con la tua bocca che Gesù è il Signore, e crederai con il tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo” (Rm 10, 9).

“La parola della fede”, la parola della salvezza è la parola della conversione: da questa morte che è peccato, alla vita che è in Cristo, crocifisso e risorto.

Mediante la Quaresima dobbiamo prepararci - ogni anno di nuovo - a confessare con il cuore e con la vita questa verità salvifica:

Gesù è il Signore!

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 

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