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MESSA CRISMALE DEL GIOVEDÌ SANTO

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Giovedì, 23 marzo 1989

 

1. “Lo Spirito del Signore Dio è su di me” (Is 61, 1).

Alla soglia del “Triduum Sacrum”, ritorniamo a queste parole, scritte dal profeta Isaia: “Lo Spirito del Signore Dio è su di me perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione” (Is 61, 1).

Ritorniamo a Nazaret, alla sinagoga, dove queste parole furono lette da Gesù - che i concittadini ritenevano “il figlio del carpentiere” (Mt 13, 55). Ritorniamo là dove Gesù annunciò il compimento di queste parole.

Alla soglia del “Triduum Sacrum” della Pasqua ritorniamo - attraverso queste parole - al mistero che è eternamente in Dio: al mistero trinitario.

Dal seno di questo mistero è venuto al mondo il Figlio, mandato dal Padre. Ed è stato unto con lo Spirito, soffio dell’eterno amore: l’amore del Padre e del Figlio.

Mediante l’odierna liturgia mattutina il “Triduum Sacrum” rivela il suo inizio in questo amore. In questo amore, nello Spirito Santo, cerchiamo la fonte della dedizione del Figlio: del suo sacrificarsi per il mondo. “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito” (Gv 3, 16).

2. Dallo Spirito è l’unzione: / l’unzione del Figlio, che viene nel mondo.

“Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo” (Lc 1, 35): per opera dello Spirito Santo, nell’Incarnazione, la Vergine di Nazaret diventa madre del Figlio eterno.

“Lo Spirito del Signore Dio è su di me”.

In lui - in Cristo - è la pienezza dello Spirito Santo. La pienezza dell’unzione trinitaria. Ed insieme la pienezza del dono, in cui si elargisce Dio. Si elargisce: “Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo; ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui” (Gv 3, 17).

In questa pienezza dello Spirito egli stesso, Cristo, va incontro alla sua “ora”.

Entra nel “Triduum Sacrum” del suo mistero pasquale. Al termine del primo giorno dopo il sabato verrà agli apostoli nel Cenacolo per far loro vedere i segni della sua Passione e soffiare su di essi lo Spirito Santo: “Ricevete lo Spirito Santo” (Gv 20, 22).

3. Ecco, il Cristo “unto”. Ecco colui “che ci ama / e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue” (Ap 1, 5).

Ecco colui che è il passaggio del Dio vivente - cioè la Pasqua. Ed insieme colui che deve venire: “Ecco viene sulle nubi e ognuno lo vedrà; anche quelli che lo trafissero e tutte le nazioni della terra si batteranno per lui il petto” (Ap 1, 7).

Cristo-Pasqua del nostro passare e del nostro futuro in Dio.
Lo Spirito, che è su di lui - ha compiuto in lui e per lui la nostra Redenzione.

Questo Spirito - dopo la sua dipartita - è rimasto nella Chiesa come l’unzione messianica. Come fonte della nuova vita.

Oggi celebriamo la liturgia di questo mistero. La liturgia dell’unzione messianica. E, mediante questa, - di tutte le unzioni che nella Chiesa esprimono il donarsi dello Spirito Santo, il rinnovamento sacramentale della vita, la grazia santificante.

“Ave Sanctum Oleum . . . ave Sanctum Chrisma”.

4. “Ho trovato Davide, mio servo, / con il mio santo olio l’ho consacrato” (Sal 89, 21).
Cari fratelli nel sacerdozio e nell’Episcopato!
Celebriamo insieme l’Eucaristia mattutina del giovedì santo.
Desideriamo rinnovare il dono, che ognuno di noi ha ricevuto.
Questo dono ha il suo inizio nel Cenacolo. Ed è l’eredità dell’ultima Cena. L’eredità del giovedì santo.

Ciò costituisce la nostra parte nel mistero dell’unzione messianica.
Celebrando insieme l’Eucaristia, siamo testimoni della Pasqua di Cristo: di quel passare, attraverso la morte di Croce, alla nuova vita nella Risurrezione.
Partecipiamo in modo particolare alla potenza dello Spirito: siamo i servi di Cristo, i ministri dei misteri divini.

Vogliamo che il mondo pensi a noi in questo modo. E che il mondo ci veda così. Con noi conviva così. E così venga in cerca del nostro servizio.
Tanto lo desideriamo. Tanto ne sentiamo l’insufficienza: “Caritas Christi urget nos” (2 Cor 5, 14).
Perciò rinnoviamo, oggi, le nostre promesse sacerdotali. A colui che “ha fatto di noi un regno di sacerdoti per il suo Dio e Padre, a lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen” (Ap 1, 6).

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 

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