|
SOLENNE CANONIZZAZIONE DI CLELIA
BARBIERI
OMELIA DI GIOVANNI
PAOLO II
Domenica, 9 aprile 1989
1. “Io, Giovanni, vidi e intesi voci di molti angeli intorno al trono . . .
Il loro numero era miriadi di miriadi e migliaia di migliaia . . .” (Ap
5, 11).
Nella letizia di questa terza domenica di Pasqua la Chiesa militante eleva
con l’apostolo Giovanni il suo sguardo a contemplare la gloria della Chiesa
trionfante, che si stringe intorno all’Agnello per rendergli “lode, onore,
gloria e potenza nei secoli dei secoli” (Ap 5, 13).
E fra le miriadi di angeli e di santi, essa fissa il suo sguardo su di una
giovane fanciulla, che unisce la sua voce a quel coro osannante e pronuncia il
suo “Amen” di adorazione e di gratitudine. Oggi la Chiesa riconosce
solennemente che Clelia Barbieri, una ragazza di ventitre anni, nata e vissuta
in terra emiliana, è per l’eternità fra i santi del cielo, unita a Cristo
risorto.
Santa Clelia ripete oggi con Cristo le parole del Salmo:
“Signore Dio mio, / a te ho gridato e mi hai guarito . . . / Hai mutato il
mio lamento in danza . . . / Signore, mio Dio, ti loderò per sempre” (Sal
30, 3. 12-13).
E a noi dice, con la voce suadente di chi sta già facendo la esperienza
beatificante della pace di Dio:
“Cantate inni al Signore, o suoi fedeli, / rendete grazie al suo santo
nome, / perché la sua collera dura un istante, la sua bontà per tutta la vita”
(Sal 30, 5-6).
2. Ripensando alla vicenda umana di questa giovinetta ed alla testimonianza
coraggiosa da lei resa a Cristo e al suo Vangelo durante i brevi anni della
sua vita, tornano alla mente le parole dell’apostolo Pietro dinanzi al
sinedrio, che lo rimproverava di aver annunziato il messaggio del Cristo
risorto: “Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini” (At 5, 29).
In tempi non facili per la Chiesa e in un ambiente sociale percorso da
fermenti ostili al Vangelo, Clelia Barbieri non esitò a farsi “operaia della
dottrina cristiana”, come allora erano chiamati i catechisti nell’arcidiocesi
bolognese, per portare a tutti l’annuncio di quel Gesù che aveva conquistato
il suo cuore.
Attratte dalla forza del suo entusiasmo, anche altre giovinette della
parrocchia si unirono ben presto a lei, per condividere il suo stesso ideale
di vita contemplativa ed apostolica. Dopo molte traversie, dovute a motivi
politici ed ambientali, il 1° maggio 1868 Clelia e le sue compagne poterono
finalmente riunirsi in vita comune, dando così inizio alla famiglia religiosa,
che successivamente l’Arcivescovo di Bologna, Cardinale Lucido Maria Parocchi,
riconobbe col nome di “Suore Minime dell’Addolorata”: “Minime”, per la grande
devozione che la fondatrice aveva verso san Francesco di Paola, patrono della
comunità; “dell’Addolorata”, perché sotto tale titolo Maria santissima era
fervidamente venerata in quella località e dalla santa stessa.
3. Oggi le figlie spirituali di Clelia Barbieri esultano per la elevazione
alla gloria degli altari della loro fondatrice; e con esse esultano
l’arcidiocesi di Bologna ed il suo paese natale. Rivolgo il mio saluto
affettuoso e deferente alle autorità religiose e civili di Bologna,
all’Arcivescovo Cardinale Biffi, alla superiora generale ed alle religiose
della congregazione delle “Suore Minime dell’Addolorata”, ai fedeli venuti
dall’Emilia e dalla Romagna e da altre località italiane ed estere per onorare
la nuova santa.
Sono profondamente lieto di presiedere a questa storica cerimonia e di
poter innalzare a Dio la preghiera della Chiesa affidandola all’intercessione
di santa Clelia Barbieri, l’umile giovane nata nel secolo scorso a Le Budrie,
località nella campagna emiliana, a pochi chilometri da Bologna.
Sono lieto di richiamare in questo modo l’attenzione di tutta la Chiesa
sugli esempi della sua breve ma intensa vita, giacché sono convinto che i
cristiani di oggi, specialmente i giovani, possono trarre dalla sua
testimonianza indicazioni stimolanti per una presenza apostolica veramente
incisiva nel mondo contemporaneo.
4. La prima indicazione che la giovane Clelia offre ai cristiani di oggi è
quella della fiducia piena e totale in Cristo e nella Chiesa. Come Pietro
sulle rive del mare di Tiberiade, ella ha creduto alle parole del Maestro
divino e ha gettato le reti della sua vita nel mare dell’amore di Dio e del
prossimo, superando insidie e tentazioni, evitando attrattive e pericoli
mondani.
Come Pietro, anche Clelia, a Gesù che la invitava interiormente ad amarlo
“di più”, ha potuto rispondere: “Certo, Signore, tu lo sai che ti amo” (Gv
21, 15). In una vita esteriormente semplice e ordinaria, Clelia ha alimentato
in sé una fiamma d’amore così intensa e bruciante per lo Sposo divino, che il
suo fisico stesso ne ha risentito: ancora giovanissima ella è crollata come
consumata dall’interno ardore.
Impressiona il vertice di santità raggiunto in un tratto di tempo così
breve: Clelia è la più giovane fondatrice della storia della Chiesa. La sua
vicenda dimostra che la santità delle anime è opera della grazia divina, non
della strategia e della cultura umana. Non v’è anche in questo un messaggio
dell’Altissimo, particolarmente adatto al nostro tempo? Con la solenne
canonizzazione della giovane religiosa bolognese Dio pone davanti a noi una
creatura umile, fragile, priva di ricchezze materiali e di cultura, ma ricca
della sapienza che i semplici attingono nella preghiera alle sorgenti stesse
della Parola rivelata.
5. La famiglia e la parrocchia sono state l’ambiente in cui Clelia ha
costruito l’edificio della sua santità. In famiglia la piccola bambina ha
imparato i primi rudimenti della fede; in parrocchia ha sviluppato e
perfezionato il proprio cammino spirituale. La sua esperienza documenta la
perenne validità di queste due cellule fondamentali della vita sociale ed
ecclesiale, offrendo un’ulteriore, preziosa indicazione: non si può sperare in
una nuova fioritura di vita cristiana, se non ci si impegna nel risanamento
della famiglia e nel rilancio della pastorale parrocchiale.
Ma tanto la famiglia cristiana quanto la famiglia parrocchiale - e in essa
ogni altra comunità suscitata dalla fede - hanno un unico e medesimo centro,
da cui trarre vigore di coesione, slancio di impegno, capacità di costante
rinnovamento. Tale centro è l’Eucaristia.
La devozione all’Eucaristia ha svolto un ruolo fondamentale nella vita di
santa Clelia Barbieri. Ella sentì profondamente l’invito di Gesù, echeggiato
anche dalla pagina evangelica di oggi: “Gesù disse loro “Venite a mangiare”. E
nessuno dei discepoli osava domandargli: “Chi sei?”, poiché sapevano bene che
era il Signore” (Gv 21, 12).
Nella comunione eucaristica Clelia andò ogni giorno scoprendo con rinnovato
trasporto la presenza amorosa del suo Signore. È precisamente dopo aver
partecipato alla celebrazione eucaristica che Clelia vergò l’unica
testimonianza scritta delle meraviglie di grazia che il Signore operava in
lei: “Signore, in essa scrive, aprite il vostro cuore e buttate fuori una
quantità di fiamme d’amore e con queste fiamme accendete il mio. Fate che io
bruci d’amore”.
No, Clelia non aveva bisogno, dopo simili esperienze, di domandare a Gesù:
“Chi sei?”. Come gli apostoli sulla riva del mare di Tiberiade, anch’essa
“sapeva bene che era il Signore”.
6. Ecco, santa Clelia Barbieri sta davanti a noi per ripetere alla Chiesa
di oggi quello che è stato il messaggio di tutta la sua vita.
Essa parla ai giovani, per dir loro che si può essere santi nonostante
l’età nella quale le passioni sono più vivaci. Basta volerlo tenacemente e
pregare senza stancarsi.
Santa Clelia, esemplare figura di donna consacrata, parla alle religiose
per invitarle ad essere coscienti delle ricchezze spirituali della loro
femminilità, mediante le quali esse possono e devono dare un contributo
insostituibile all’edificazione della Chiesa e della società.
La nuova santa parla a tutti i cristiani, per richiamarli alla stima della
famiglia e della parrocchia, le due istituzioni sulle quali si regge -
nell’ambito naturale e in quello soprannaturale - la vita del Popolo di Dio.
7. Il Cardinale Giorgio Gusmini, primo biografo della santa, ha scritto di
lei: “Chi l’ha veduta, ammirata in quegli anni, dice che se Iddio avesse
mandato sulla terra uno degli Angeli della sua corte, quell’Angelo non avrebbe
potuto vivere vita più bella, più santa, più feconda di bene per sé e per gli
altri, di quella vissuta da Clelia Barbieri”.
“Io, Giovanni, vidi e intesi voci di molti angeli intorno al trono . . .” (Ap
5, 11). Fra quegli angeli è certamente anche santa Clelia. Alla sua
intercessione affidiamo i problemi della Chiesa di oggi, i problemi delle
nostre parrocchie e quelli delle vocazioni alla vita consacrata.
Valga la sua preghiera ad ottenere che i fedeli, uomini e donne, inseriti
più attivamente nelle strutture delle proprie parrocchie, sappiano trovare in
esse gli incentivi ed i mezzi per la loro formazione dottrinale e spirituale e
per un serio impegno apostolico.
Santa Clelia illumini ed accompagni le sue figlie spirituali, rendendole
sempre più generose e intraprendenti nel servizio della Chiesa e della
società. Ottenga, al tempo stesso, da Dio che tanti cuori giovanili accolgano
l’invito a donarsi senza riserve alla causa del Vangelo, perché all’umanità
contemporanea non manchi la possibilità di incontrare in Cristo colui nel
quale soltanto è possibile trovare salvezza (cf. At 4, 12).
8. “Signore Dio mio, / a te ho gridato e mi hai guarito. / Signore, mi hai
fatto risalire dagli inferi, / mi hai dato la vita / perché non scendessi
nella tomba . . .” (Sal 30, 3-4).
Sì, santa Clelia vive in Dio nella luce del Cristo risorto e dal cielo ci
incoraggia a perseverare nel cammino del nostro impegno quotidiano, sempre
fidando in colui che “ha creato il mondo e ha salvato gli uomini nella sua
misericordia” (Canticum ad Evangelium).
“Signore Dio mio . . . / Hai mutato il mio lamento in danza, / Signore, mio
Dio, ti loderò per sempre” (Sal 30, 3. 12-13). Amen!
© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana
|