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VIAGGIO APOSTOLICO IN MADAGASCAR, LA RÉUNION, ZAMBIA
E MALAWI
SANTA MESSA PER LA BEATIFICAZIONE
DI FRATEL SCUBILION
OMELIA DI GIOVANNI
PAOLO II
Saint Denis (La Réunion) -
Martedì,
2 maggio 1989
1. “Voi siete il sale della terra!” / “Voi siete la luce del mondo” (Mt
5, 13. 14).
Nel Vangelo di san Matteo, queste parole sorprendenti vengono rivolte agli
ascoltatori del discorso della montagna, ossia a tutti coloro che hanno udito
il messaggio delle beatitudini, la legge del Regno di Dio.
È dunque alla folla dei poveri, degli afflitti, degli affamati di
giustizia, degli offesi, dei calunniati, dei perseguitati che Gesù viene a
dire “Voi siete il sale della terra! Voi siete la luce del mondo”.
Questo è, infatti, l’ideale che Gesù propone ai suoi discepoli e l’appello
che lancia al Popolo di Dio nel suo insieme. Questa è la vocazione della
Chiesa. Queste sono anche le esigenze del Vangelo per i membri di questa
Chiesa.
“Voi siete il sale della terra! Voi siete la luce del mondo!” È forse per
noi una specie di brevetto di autocompiacimento? No, è la verità, se pensiamo
a ciò che siamo: “Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati
figli di Dio, e lo siamo realmente” (1 Gv 3, 1). E san Pietro afferma:
“Ma voi siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il
popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere meravigliose di lui
che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua ammirabile luce” (1 Pt 2, 9).
Il grande Papa san Leone così si rivolgeva ai fedeli la notte di Natale:
“Riconosci, o cristiano, la tua dignità”.
“Voi siete il sale della terra . . .”. Cosa vuol dire? Il sale dà sapore ai
cibi e li conserva. Il sale è prezioso. Quando Gesù afferma: “Voi siete il
sale della terra: se il sale diventa insipido, con che cosa potremo salarlo?”,
vuole dire: ciò che avete ricevuto vi rende preziosi per il mondo; niente può
sostituire ciò che portate. Spetta a voi essere qui coloro che impediscono
alla vita di perdere il suo sapore.
Fratelli e sorelle di La Réunion, che date gusto al mondo attraverso la
vostra fede, vi saluto di tutto cuore e vi esprimo tutta la gioia di trovarmi
con voi per onorare il vostro primo beato: fratello Scubilion.
Saluto monsignor Gilbert Aubry, il vostro Vescovo, e gli porgo i miei
cordiali auguri in questo giorno anniversario della sua ordinazione
episcopale.
Saluto anche il Cardinale Albert Decourtray, Presidente della Conferenza
Episcopale Francese, e il Cardinale Jean Margéot, Presidente della Conferenza
Episcopale dell’oceano Indiano, così come i miei fratelli Vescovi.
Rivolgo il mio saluto cordiale ai sacerdoti, ai religiosi e religiose.
Saluto, in particolare, fratello John Johnston, superiore generale dei
fratelli delle Scuole cristiane, e i membri dell’istituto qui presenti:
condivido la loro gioia e mi associo al loro ringraziamento in questo giorno
in cui la grande famiglia di san Giovanni Battista de la Salle viene
nuovamente onorata.
Presento i miei rispettosi saluti alle autorità civili intervenute a questa
celebrazione liturgica e le ringrazio della loro presenza.
E, ancora una volta, saluto voi, fratelli e sorelle reunionesi!
2. Giacché il Vescovo di Roma viene a trovarvi, vorrei, innanzitutto,
rendere grazie al Signore con voi per il dono della fede accordato a questo
Paese. Alla buona Novella che vi è stata proposta voi avete aderito con cuore
libero. L’evangelizzazione ha già prodotto qui numerosi frutti, e fratello
Scubilion è un testimone importante del cammino verso la santità inaugurato in
quest’isola dai primi missionari.
3. Questa fede ricevuta dagli avi, ognuno deve farla crescere in sé,
radicandosi volontariamente dentro una parrocchia, dentro una comunità, un
gruppo di quartiere, un gruppo di riflessione, un movimento. Innanzitutto, è
necessario che la fede cristiana penetri in quella comunità di base che è la
famiglia. Fratelli carissimi, che la famiglia sia il campo primario del vostro
impegno di battezzati, nella ferma convinzione del valore unico ed
insostituibile della cellula familiare per lo sviluppo della società e della
Chiesa. Partecipate alle attività ecclesiali lì dove vi trovate, e considerate
l’approfondimento della vostra formazione cristiana come una priorità alla
quale bisogna saper dedicare del tempo. Infine, senza restringere il vostro
impegno ai servizi propriamente ecclesiali, date il vostro contributo
qualificato alla costruzione di una società sempre più rispettosa della
dignità umana, senza aver paura di dire no alla schiavitù dei materialismi che
potrebbero sedurvi. Siate autentici elementi di progresso civile e morale per
questa che è la vostra isola.
Senza imporre la vostra fede, nel rispetto degli altri, vivete “la
differenza cristiana” e che il marchio cattolico appaia non solo nei
comportamenti individuali, ma nella trama della vita comunitaria e collettiva:
in famiglia, negli affari, nei divertimenti, nella politica. C’è un modo di
essere e di agire che deve influire sulle strutture della società. Non
rifugiatevi dentro una falsa umiltà che consisterebbe nel tacere sul contenuto
della fede o nel farne scomparire l’espressione pubblica. Vivete in conformità
con le esigenze cristiane e diventerete testimoni dell’amore. Cercate, con
tutti gli altri, le vie di un progresso umano per tutti, affinché ogni persona
venga riconosciuta nella sua dignità.
4. Di questa preoccupazione per la dignità dell’essere umano, fratello
Scubilion ha dato testimonianza nei suoi anni di vita missionaria. Era nato
verso la fine del XVIII secolo, nella Francia metropolitana, nell’attuale
diocesi di Sens-Auxerre, che ha voluto inviare qui una delegazione.
Entrato nella vita religiosa, presso i fratelli delle Scuole cristiane, si è
fatto volontario per l’apostolato in terre lontane, nel suo desiderio di un
dono più totale di se stesso. Nel 1833 arrivò a La Réunion per servirvi fino
alla morte.
L’amore per Dio e per il prossimo sono stati in lui inseparabili. Ha
brillato, agli occhi di tutti, di una potenza d’amore che ha saputo rivelare
il Dio dell’amore. È stato luce, come voleva Cristo: “Voi siete la luce del
mondo”. Si è lasciato illuminare da Gesù Cristo e ha illuminato gli altri
della luce di Gesù Cristo, con il suo esempio e, in particolare, con la sua
catechesi fra gli schiavi.
Da buon educatore, fratello Scubilion amava catechizzare. Con slancio,
riusciva a concepire gustose lezioni di catechismo. Il suo amore per i giovani
e la sua giovialità lo spingevano a portare i suoi allievi di santa Maria ad
esplorare le alture del “Fosso delle Capre” o le grotte dei “Tre Buchi”;
oppure tentava insieme a loro la scalata del Pitone del Charpentier. Queste
escursioni erano anche pellegrinaggi: si visitava la chiesa del “Fiume delle
piogge” o di Notre-Dame de Bel-Air o di Notre-Dame du Bon-Secours.
Nella luce del mondo, il fratello faceva scoprire anche la luce dell’anima, la
luce di Cristo.
5. Fratello Scubilion ha capito e vissuto l’amore del prossimo nella sua
dimensione evangelica. In ogni persona ha saputo vedere l’immagine e la
somiglianza con Dio. Ha amato secondo il modo di Dio. Nel solco di san
Giovanni Battista de la Salle, fondatore dei fratelli delle Scuole cristiane,
ha manifestato una grande tenerezza per coloro che gli venivano affidati. Li
ha aiutati ad acquistare fiducia, a perdonarsi a vicenda, a dare un senso alla
propria vita, a camminare verso la speranza, e si è distinto nell’assistenza
agli ammalati, dimostrando grande compassione per i suoi fratelli bisognosi.
Ha praticato la carità di cui l’apostolo Paolo si è fatto mirabile cantore
nella sua lettera ai Corinzi. “La carità è paziente, è benigna la carità; non
è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non
cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non
gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede,
tutto spera, tutto sopporta” (1 Cor 13, 4-7).
6. Il più grande comandamento della legge è di amare Dio con tutto il cuore
e il prossimo come se stessi. Di questa legge d’amore, Cristo ha fatto il suo
comandamento personale. È la novità del Vangelo che porta a compimento e
conclude la legge antica: “Non son venuto per abolire, ma per dare compimento”
(Mt 5, 17). E Gesù continua, facendo in anticipo l’elogio di tutti gli
educatori della stoffa di fratello Scubilion: “Chi dunque trasgredirà uno solo
di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto,
sarà considerato minimo nel Regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li
insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel Regno dei cieli” (Mt
5, 19).
7. Cari fratelli e sorelle, la beatificazione di fratello Scubilion è come
un avvenimento fondamentale nella storia della vostra Chiesa diocesana.
Sottolinea, nello stesso tempo, che questa parte del mondo, questa regione
dell’oceano Indiano, la vostra isola, hanno la vocazione di suscitare esempi
di santità per tutta la Chiesa. Padre Laval nell’isola Mauritius, Vittoria nel
Madagascar, fratello Scubilion a La Réunion, si danno la mano per avvicinare i
vostri popoli nella fratellanza dei figli di Dio; come fanno altre grandi
figure del vostro Paese: padre Monet, “apostolo dei negri”, padre Levasseur,
compagno di Libermann, Aimée Pignolet de Fresne, fondatrice delle Figlie di
Maria. Possedete già un patrimonio spirituale che dovete non solo conservare,
ma conoscere bene per viverne e perché nascano sempre nuovi apostoli dal cuore
ardente. Assumete su di voi la vostra storia e diventatene i protagonisti!
Vivendo il Vangelo come hanno fatto questi grandi servi di Dio, vivificate
sempre meglio la vostra cultura. Farete venire il desiderio di essere più
umani secondo la misura dell’amore di Gesù Cristo agli uomini e alle donne di
La Réunion.
8. Sulla vostra isola, conoscete una relativa abbondanza. Tuttavia, la
corsa al consumismo può sviare dal vero cammino evangelico della riuscita
umana. Da voi, come nella metropoli, ci sono senza dubbio dei modi di vita da
rivedere per conoscere la felicità dei semplici e preservare la qualità dei
rapporti umani. Inoltre, insieme a tanti altri paesi, fate purtroppo
esperienza della disoccupazione e dovete cercare di eliminarla sul posto. Così
come avete saputo ricominciare a vivere dopo la dura prova del ciclone Firinga
(28-29 gennaio 1989), spero che la vostra fraterna solidarietà vada a tutti
coloro che sono senza lavoro e vi suggerisca le iniziative locali necessarie
affinché tutti partecipino ad uno sviluppo degno e responsabile.
9. Quanto a voi, cari giovani che mi ascoltate, so quanto siate sensibili
alla riuscita della vita nella pace. Il vostro cuore non conosce frontiere e
volete amare. Volete dare tutto di voi stessi per amare e essere amati. Avete
proprio ragione, poiché senza amore la vita non raggiunge il suo fine. Ma
state attenti alle deformazioni dell’amore! San Paolo ci ha dato oggi i segni
distintivi del vero amore. Edificate la vostra vita su questo genere di amore.
Lasciate che Gesù Cristo vi prenda per mano. Non vi lascerà perché vuol venire
con voi fino in fondo a questo amore. Cercate la vostra vocazione: vocazione
al matrimonio cristiano, vocazione religiosa o vocazione sacerdotale. Imparate
a rispettarvi, a sostenervi per costruire un mondo dove farete trionfare i
valori di lode a Dio e di servizio agli uomini, valori di tenerezza e di
condivisione, di giustizia e di pace, di solidarietà e di responsabilità. Non
abbiate paura dei sacrifici per perfezionarvi ogni giorno e far fruttificare i
vostri talenti. Il cammino della perfezione, il cammino dello sforzo, è anche
il cammino della gioia. Buona fortuna per il presente e per il futuro! La
Chiesa e il mondo contano su di voi: diventate i campioni del vostro avvenire
di solidarietà.
10. A tutti voi che siete qui, a voi che mi ascoltate alla radio e alla
televisione, Gesù dice: “Voi siete la luce del mondo!”. Lasciate che vi dica
in creolo:
Non restate nelle tenebre, venite alla luce. Lasciate da parte ciò che non
è buono e proseguite dritto con la vostra coscienza diritta. Il sole si alza e
poi tramonta; la luna si alza e poi tramonta; ma voi siete la luce che non si
spegne.
Con il vostro Vescovo e tutti i vostri pastori continuate ad edificare la
vostra Chiesa e a sviluppare il vostro Paese, cercando di far retrocedere le
schiavitù che disumanizzano l’esistenza.
Nel solco di fratello Scubilion, imparate a diventare santi. Come lui,
fondate la vostra vita sul mistero della Croce, sulla potenza vivificatrice
dell’Eucaristia, sulla devozione a Maria, regina degli apostoli.
Che questa Madre tanto amorosa vi protegga e vi conduca nella pace verso
suo Figlio Gesù!
A lui onore e gloria nei secoli dei secoli!
© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana
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