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PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN NORVEGIA, ISLANDA,
FINLANDIA, DANIMARCA E SVEZIA

CELEBRAZIONE EUCARISTICA NEL CENTRO SPORTIVO
«IDRETTSBYGGET» DELL’UNIVERSITÀ TECNICA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Trondheim (Norvegia) - Venerdì, 2 giugno 1989

 

Cari fratelli e sorelle della Norvegia Centrale!

1. Sono veramente lieto di celebrare la solennità del Sacro Cuore insieme a voi, qui a Trondheim. Siete giunti insieme dalle comunità di Alesund, Molde, Kristiansund, Levanger e Trondheim.

Molti di voi hanno contribuito con molto lavoro a rendere questo giorno un successo. Sono felice di questo e vi ringrazio tutti!

Siete venuti, come pellegrini di un tempo, in questa venerabile città di Nidaros (ora Trondheim) alle reliquie di dant’Olav, che annunciò una nuova era di cristianità e di unificazione in questa terra, anche se egli non visse abbastanza per poter vedere i frutti del suo lavoro. Suo figlio, Magno il Buono, costruì la prima chiesa in legno in questo luogo che divenne rapidamente una mèta di pellegrinaggio. Già nell’anno 1060 si celebrava una liturgia in onore di sant’Olav perfino nel Northumberland, in Gran Bretagna. Anche nella Chiesa ortodossa, la memoria di sant’Olav è grandemente venerata: alla sua intercessione viene attribuita la sopravvivenza della guardia imperiale di Costantinopoli in un momento di pericolo quando si scontrò in battaglia con l’imperatore Alexos contro i Bulgari.

L’Eucaristia è stata un punto centrale per le innumerevoli persone che sono venute qui nei secoli. Nell’Eucaristia noi riceviamo Cristo, che ha istituito questo sacramento per poter rimanere con noi e vivere in noi. Potrebbe esserci mai dono più grande? Cristo ha redento il mondo con il sacrificio del suo corpo e del suo sangue. Facendo ciò, egli ci ha dato il cibo e la bevanda per la vita eterna. Questo cibo sacramentale, sotto le specie del pane e del vino, realmente “ristora le nostre anime”. Di fatto ci guida sulla via della fede, della speranza e della carità tutti i giorni della nostra vita affinché noi possiamo “vivere nella casa del Signore”.

“Il Signore è il mio pastore, / non manco di nulla” (Sal 23, 1).

La liturgia di oggi mette queste parole del salmista sulle labbra dei bambini che stanno per ricevere la loro prima santa Comunione in questa Messa. È particolarmente appropriato che essi preghino con queste meravigliose parole oggi quando il nostro Signore e Salvatore prepara una mensa eucaristica per loro per la prima volta. Le parole “Il Signore è il mio pastore” esprimono una speranza illimitata che essi possono ripetere ogni volta che riceveranno Gesù, il pane di vita.

2. Le letture della Scrittura della Messa di oggi ci propongono la figura del Buon Pastore. I profeti del vecchio testamento usano questa immagine per poter parlare di Dio che ha liberato il popolo scelto, Israele, dalla schiavitù in Egitto e ha mostrato loro un amore particolare. Dio è il pastore che si cura delle sue pecore, che vigila su di esse per paura che possano perdersi. Egli nutre il suo gregge, cercando “verdi pascoli” affinché possano pascolare bene. Egli cerca anche quieti luoghi per farlo bene riposare. Con una cura amorevole egli sorveglia l’intero gregge, non soltanto tutte le pecore, ma anche ciascuna individualmente. Egli si preoccupa del benessere di ogni agnello e di ogni pecora a lui affidata. Questa è l’immagine del Buon Pastore così come il profeta Ezechiele ce la presenta nella nostra prima lettura.

Nella pienezza dei tempi Gesù confermò e perfezionò la visione profetica del Buon Pastore sacrificando la propria vita per le pecore (cf. Gv 10, 11). Questo si collega al suo sacrificio sulla Croce, per mezzo del quale egli diede la sua vita per la vita del mondo (cf. Gv 6, 51) - per tutti e per ciascuno individualmente. San Paolo scrive al proposito: “Mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi” (Rm 5, 8). Con la sua morte Cristo ha offerto se stesso in sacrificio al Padre e per mezzo di questo sacrificio redentore egli ha rivelato l’amore del Padre per noi. San Paolo ci insegna che noi “siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte di Gesù e giustificati per il suo sangue. Ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita” (cf. Rm 5, 9-10). Questo è il mistero dell’amore di Dio per le sue pecore - il suo infinito, immutevole amore - che lo spinge ad andare alla ricerca di quella perduta (cf. Lc 15, 4).

Questo mistero ci venne ulteriormente rivelato la notte precedente la morte di Cristo sulla Croce quando egli istituì il sacramento del suo Corpo e del suo Sangue. L’Eucaristia è il sacrificio del Calvario sacramentalmente realizzato sui nostri altari, ragione per cui il Figlio di Dio crocifisso e risorto è ancora vivo in mezzo a noi. Ed è proprio la sua vita risorta che egli desidera comunicarci. Come vero Dio e vero uomo, egli condivide questa nuova vita con noi nell’Eucaristia, quando noi lo riceviamo sotto l’apparenza del pane e del vino.

3. Mi è stato detto che le pecore possono essere viste pascolare dovunque in Norvegia dagli inizi della primavera fino all’autunno inoltrato. Indubbiamente, esse possono spesso vagare in luoghi pericolosi, e se esse vagano poi troppo lontano rischiano di perdersi o cadono in preda ad altri pericoli. Nel nostro viaggio attraverso la vita, anche noi rischiamo di perderci. Sentiamo così tante voci conflittuali che ci chiamano da una parte o dall’altra. Così oggi è appropriato per ognuno di noi chiederci: Dove è realmente il mio posto? Sono io una delle pecore smarrite che ha bisogno di essere ricondotta all’ovile sulle spalle del Buon Pastore? Egli ci cerca continuamente, richiamandoci dalle false e ingannevoli strade su cui possiamo smarrirci. Egli ci chiama continuamente al pentimento: ci chiama a ristabilire la comunione con Dio e con ciascun altro quando abbiamo peccato e ad una sempre più grande santità in quanto membri della sua Chiesa.

Per mezzo della conversione noi dobbiamo anche crescere in amore e rispetto per l’intero gregge di Cristo. In paragone ad altri posti la Norvegia è un paese ricco. Il nome vero Trondheim ci ricorda questo: esso significa “ricchezza della terra”. Molte persone guardano con ammirazione la vostra democratica società. Gli orientamenti sociali nel vostro Paese attraggono l’attenzione del mondo. In questo contesto, comunque, voi siete chiamati a non dimenticarvi dei bambini, dei malati, degli handicappati e degli anziani. Tutti meritano e hanno bisogno di essere amati così come Dio ama ognuno di noi: questo costituisce un tesoro di cui tutti beneficiamo. Il miglior dono che voi potete fare ai vostri figli è un cuore che sia pienamente umano; un cuore che sia sensibile al bene e al male. Il migliore dono che voi potete fare al malato, all’handicappato e all’anziano è il rispetto dovuto ad essi in quanto figli e figlie dello stesso Padre celeste. Essi meritano il vostro tempo, l’attenzione e l’amore di ognuno di voi. Il loro esempio e la loro pienezza arricchiranno le vostre vite e le vite di tutti coloro che si avvicineranno ad essi con sollecitudine compassionevole.

4. Miei fratelli e sorelle: so che molti di voi che sono venuti qui oggi per celebrare la vostra unità nella fede con il successore di san Pietro appartengono a piccole congregazioni. Molti di voi probabilmente vivono lontani da una chiesa. Voi avete sperimentato ciò che significa appartenere ad una minoranza religiosa, specialmente dal momento che molti dei cattolici nella Norvegia centrale vengono dall’estero. Coloro che fra voi provengono da altri paesi possono sentire la mancanza della lingua, della cultura e del modo di vivere del proprio paese, ed anche della familiare Chiesa cattolica con le sue preghiere, i suoi inni e le sue cerimonie. Ma io desidero dire ad ognuno di voi che il Papa, il Pastore universale della Chiesa, vi ama. Egli viene nel nome di Cristo, il Buon Pastore, e voi avete un posto speciale nel suo cuore. Egli ammira la vostra fedeltà e la vostra perseveranza. E oggi egli è qui per incoraggiarvi a riporre tutta la vostra fiducia nell’amore di Dio!

Parlando in norvegese, vietnamita, spagnolo e polacco, il Santo Padre ha poi detto:

Ponete tutta la vostra fiducia nell’amore di Dio.

Coloro che fra di voi sono Norvegesi di nascita e da generazioni comprendono che anche gli immigranti aggiungono ricchezze alla Nazione. Secondo le migliori tradizioni di questo Paese, voi avete dato ai vostri cittadini la possibilità di iniziare di nuovo in libertà, con tutte le opportunità che la società offre. In questo modo, voi rappresentate un nobile esempio che gli altri devono seguire. Le umane differenze arricchiscono ogni livello di società, e perciò io incoraggio l’intera comunità a continuare a garantire a coloro che si sono stabiliti in mezzo a voi un reale posto nella società accordando loro il rispetto e i diritti dei quali voi stessi godete.

5. La solennità del Sacro Cuore di Gesù che oggi celebriamo ci invita a vedere e ad amare Cristo in tutte le persone, e a riflettere il suo amore per loro nelle nostre vite. Per generazioni la Chiesa ha pregato così: “Gesù, mite ed umile di cuore, rendi i nostri cuori come il tuo”. Oggi, io desidero ricordare questa preghiera familiare e recitarla in vostro nome: Gesù, rendi i nostri cuori come il tuo. E facendo ciò, ringrazio particolarmente Dio per l’esempio dei missionari del Sacro Cuore di Picpus, i quali per più di cinquant’anni hanno fornito questa regione di sacerdoti e lo hanno fatto spesso in condizioni molto difficili. Cari fratelli: oggi, nella vostra grande festa, vi esorto a continuare il vostro ministero sacerdotale e vi offro la gratitudine della Chiesa intera per la vostra generosità e per il vostro zelo.

Ringrazio anche le suore delle congregazioni religiose che hanno mostrato l’amore di Cristo in maniera lodevole verso chiunque, ma in special modo verso i bambini, i malati e gli anziani. Il servizio che voi avete reso è una preghiera vivente che può essere compresa da tutti. Che il Buon Pastore continui a vegliare su di voi e vi benedica nel vostro impegno.

6. Le mie parole finali sono rivolte ai bambini: cari bambini che ricevete la prima Comunione.

Oggi è un giorno molto importante per voi. Per la prima volta ricevete la santa Comunione. Sono sorpreso di vedere da quanti luoghi provenite. Molti di voi parlano non solo il norvegese, ma anche il vietnamita, il polacco, lo spagnolo, l’inglese o altre lingue. I genitori e i sacerdoti che vi hanno istruito, mi hanno detto che vi siete preparati molto bene. Questo è un ottimo esempio per gli adulti di tutto il mondo. Voi dimostrate che tutti appartengono alla comunità della Chiesa.

Siamo qui perché Gesù ci ha chiamati. Lo avete visto dall’esempio del pubblicano Zaccheo. Gesù vuole celebrare una festa con noi e vuole darci il meglio di sé, il suo Corpo e il suo Sangue.

La preparazione alla prima Comunione vi ha resi molto felici. Restate insieme e continuate così. I vostri sacerdoti, i vostri genitori e i vostri compagni più grandi saranno felici di aiutarvi.

Vorrei concludere con una parola ai vostri genitori. Molti di loro vi hanno aiutati nella vostra preparazione e li ringrazio dal profondo del cuore. Ora vi chiedo di fare tutto il possibile affinché i vostri figli trovino la casa nella comunità della Chiesa.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 

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