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PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN NORVEGIA, ISLANDA,
FINLANDIA, DANIMARCA E SVEZIA

SANTA MESSA PRESSO IL CENTRO CATTOLICO GIOVANILE DI ØM

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Øm (Danimarca) - Mercoledì, 7 giugno 1989

 

“Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra” (Mt 28, 18).

Cari fratelli e sorelle.

1. Cristo pronunciò queste parole alla fine della sua missione messianica. Stava per concludere la sua permanenza terrena. Doveva ritornare al Padre. “Ogni potere in cielo e in terra” è il risultato della sua opera di Redenzione. Il Figlio di Dio che è uno con il Padre, ha autorità in ragione della sua divinità; il Figlio di Dio mandato come uomo nel mondo, ha ottenuto a prezzo del suo sangue l’autorità.

In virtù di questa autorità Cristo, nel ritornare al Padre, invia gli apostoli in tutto il mondo: “Andate . . . ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo” (Mt 28, 19). Queste parole ricevono il loro pieno significato a Gerusalemme il giorno di Pentecoste. Questo giorno segna l’entrata della Chiesa nella storia: in quella città santa, in Giudea, in Samaria e ai confini della terra. La venuta dello Spirito Santo sugli apostoli raccolti nel Cenacolo con la Madre di Cristo segna l’inizio dell’età della Chiesa.

Ogni nazione è destinata ad ascoltare le parole di Cristo. Dobbiamo perciò chiederci: come e quando gli apostoli di Cristo giunsero nella nostra patria? Chi furono i primi fra i nostri antenati ad essere battezzati? Da quanto tempo la nostra Patria è entrata in quel Regno che Cristo ha affidato ai suoi apostoli e a tutti coloro che lo edificheranno sulle fondamenta che egli ha lasciato? Questi quesiti possono trovare risposta in modi differenti a seconda dei vari gruppi di cattolici che sono presenti qui oggi.

In lingua danese il Papa ha quindi detto:

Sono molto felice di celebrare con tutti voi questa Eucaristia in questa bella terra dove le rovine di un monastero cistercense ci riportano all’evangelizzazione della Danimarca occidentale di molti secoli fa. Voi che siete cattolici di origine danese potete guardare con gratitudine ed orgoglio a coloro che vi hanno preceduto nella fede, a coloro che in ogni generazione hanno preso a cuore il comandamento del Signore di “ammaestrare tutte le nazioni”.

Possiate sempre vivere e crescere nella fede.

Desidero anche salutare i cattolici danesi di origine polacca o vietnamita e tutti coloro che sono venuti dalla Germania.

In lingua polacca il Santo Padre ha poi detto:

Cari fratelli e sorelle d’origine polacca. Alcune tra le vostre famiglie vivono qui dai tempi della prima guerra mondiale. Altri sono emigrati recentemente. Rappresentate il ponte della fede e della cultura cristiana nell’Europa settentrionale. L’amore per la Madre di Dio che voi e le vostre famiglie avete portato qui dalla Polonia possa continuare a crescere nei santuari simili a questo santuario Om. Quest’amore vi aiuti a praticare la vostra fede cattolica.

Giovanni Paolo II si è successivamente rivolto ai fedeli di lingua vietnamita:

Nel Signore vi saluto con affetto fratelli e sorelle venuti dal Vietnam. L’anno scorso, molti di voi, fratelli e sorelle, sono venuti a Roma per assistere alla canonizzazione dei beati martiri del Vietnam e poco tempo dopo, è stato costruito in questo luogo un santuario per il pellegrinaggio in loro onore. Prego perché voi fratelli e sorelle possiate sempre essere illuminati dal loro esempio di eroica testimonianza del Vangelo, e prego affinché, voi, fratelli e sorelle, con coraggio e fedeltà viviate la fede cattolica e conserviate le vostre forti tradizioni familiari.

In tedesco il Papa ha poi detto:

Cari fratelli e sorelle della Germania del nord, la vostra presenza ci ricorda che la nostra fede oltrepassa ogni confine e ci accoglie tutti come un’unica famiglia di Dio. È per me una grande gioia che la mia visita in Danimarca vi dia la possibilità di celebrare con il Papa questa Eucaristia. Spero che la mia presenza vi rafforzi nella vostra fede cattolica e nel vostro amore a Cristo e alla sua Chiesa.

Il Santo Padre ha poi proseguito in lingua inglese:

2. Io so che i cattolici di questa zona della Danimarca a volte si sentono isolati a motivi della distanza che li separa gli uni dagli altri. Il fatto che siano vicino a voi pochi cattolici che possano offrirvi amicizia ed aiuto è per voi una sfida particolare proprio mentre cercate di praticare la vostra fede e di crescere i vostri figli nella fede cattolica. Ricordate sempre che anche i cattolici più isolati non sono soli. La più piccola delle vostre comunità del Nord è sempre parte della Chiesa universale; ciascuna comunità è unita alla Chiesa di Roma e ai cattolici di ogni terra e nazione.

Un’altra fonte di incoraggiamento per voi è l’esempio dato da molti dei vostri vicini che, sebbene non siano cattolici, cercano di vivere in conformità al loro Battesimo cristiano. Desiderano con tutto il loro cuore seguire Gesù Cristo e servirlo. Un vero spirito ecumenico permette ai cristiani il rispetto reciproco come popolo in cammino e il reciproco aiuto nel proclamare il Vangelo. Insieme possiamo testimoniare l’amore di Dio, venendo incontro ai bisogni spirituali e materiali degli altri e testimoniando Cristo tra coloro che hanno una fede debole o non ne hanno affatto. Io rivolgo oggi qui uno speciale saluto di pace a tutti i membri delle altre Chiese e comunità ecclesiali.

3. Nel ricordare il comandamento di Dio di ammaestrare tutte le nazioni, dobbiamo tenere presente l’azione invisibile dello Spirito Santo che opera in tutto il creato. Per usare le parole del Credo noi crediamo che lo Spirito Santo sia davvero colui “che dà la vita”.

Oggi i popoli conoscono le teorie sulla nascita dell’universo. Ma san Paolo dice qualcosa della creazione che sfugge agli scienziati, qualcosa che sfugge sia al più grande dei telescopi che al più sofisticato dei microscopi. Nella sua lettera ai Romani egli ci fa conoscere un altro tipo di sviluppo che avviene nel creato: il processo di trasformazione nello Spirito Santo, attraverso il quale l’umanità e tutto il creato si preparano al Regno di Dio.

Paolo scrive che “tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola ma anche noi che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo” (Rm 8, 22-23). Lo Spirito Santo opera con la potenza della Redenzione; e la sua azione invisibile rafforza la missione apostolica della Chiesa fra le nazioni. Ed è in questo senso, soprattutto, che “ogni potere in cielo e in terra è stato dato” a Cristo, il redentore del mondo.

4. La potenza dello Spirito Santo all’opera nella creazione ci rende un popolo di speranza. Tra tutte le nostre esperienze del mondo materiale la speranza mantiene in noi la certezza di un altro mondo: il Regno in cui Dio sarà “tutto in tutti” (cf. 1 Cor 15, 28). La speranza è come una fonte di energia per la realizzazione divina del piano di Dio per il futuro della famiglia umana. Il futuro dell’uomo in Dio - a questo si riferisce san Paolo quando dice: “Ma se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza” (Rm 8, 25).

A volte questa speranza viene messa alla prova. Può accadere di esser tentati di pensare che il male sia più forte del bene. Il pregiudizio, il conflitto e l’odio hanno un influsso tremendo sullo spirito umano e lasciano nella loro scia distruzione, sofferenza e morte. L’essere schiavi di se stessi confondendolo con la libertà, porta allo sfruttamento degli altri ed al disprezzo della dignità umana di ciascuno, fino alla perdita dell’anima. Esistono anche delle tentazioni più sottili che derivano dall’indiscriminata ricerca di cose materiali. Queste possono renderci ciechi di fronte al destino spirituale trascendente di cui parla san Paolo. E infine c’è la tentazione più grande di tutte, incoraggiata, in un mondo tecnologico, dall’illusione di dimenticare che Dio ci ha creati, la tentazione di vivere e operare come vogliamo senza obbedire alla sua legge. Questo significa dimenticare la verità di tutti gli esseri creati espressa nelle parole del Salmo responsoriale di oggi:

“Se tu Signore, nascondi il tuo volto, vengono meno, / e ritornano nella loro polvere, / mandi il tuo spirito, sono creati; / e rinnovi la faccia della terra” (cf. Sal 104, 29-30).

Cari fratelli e sorelle: in questa liturgia proclamiamo la fine di ogni disperazione. Celebriamo il futuro dell’uomo in Dio reso possibile dalla vittoria di Cristo sul peccato. Ci rallegriamo del fatto che “lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza” (Rm 8, 26). Egli è costantemente vicino alla Chiesa per aiutarla. Egli è anche vicino a ciascuno di noi cosicché noi siamo in grado di adempiere alle nostre responsabilità terrene verso il Regno di Dio e verso il dono della vita eterna.

La fede cristiana diffonde speranza, anche se ci sfida mediante la Croce, e la conversione personale. Cristo ha vinto il peccato morendo per i peccatori, ed ora regna nel nostro mondo con il potere nascosto dell’amore, il potere dello Spirito Santo, persino in mezzo al peccato. In quanto cristiani siamo chiamati singolarmente a credere in questo potere nascosto. Come i primi apostoli siamo chiamati a proclamare il Regno di Dio con la parola e con l’azione: “Andate . . . e ammaestrate tutte le nazioni” (Mt 28, 19).

5. Proprio in questo contesto di speranza desidero rivolgermi a tutti i giovani che oggi sono qui. So che per molti anni Om è stato un centro di attività giovanile, e ha dato ai giovani cattolici un’esperienza di fratellanza, un senso comune dell’appartenenza alla Chiesa. Mi unisco in fervente preghiera a tutta la Chiesa di Danimarca affinché il dono della vita eterna che ognuno di voi ha ricevuto nel Battesimo non vada mai perduto a causa dell’indifferenza o del dimenticarsi di Dio. Come i primi apostoli anche voi siete chiamati ad essere discepoli e a rendere discepoli gli altri tra le vostre famiglie, tra i vostri amici e nella vostra comunità. Voi rappresentate una parte molto importante del futuro dell’umanità in Dio. Per mantenere viva questa speranza potete affidarvi alla preghiera sia in privato, sia nella adorazione comune in chiesa, perché vi indichi la strada che Dio desidera che voi seguiate nella vita.

Io offro il mio incoraggiamento e il mio sostegno a coloro che lavorano con i giovani, soprattutto i rappresentanti delle scuole cattoliche. Veramente nobile è il vostro compito di aiutare i giovani cattolici a crescere nella fede e di formare sia loro che gli altri giovani nei valori e nella vita cristiana.

6. Nel giorno di Pentecoste, proprio all’inizio del pellegrinaggio della Chiesa verso il futuro dell’umanità in Dio, sappiamo che Maria si trovava nel Cenacolo a Gerusalemme. Sebbene ella non abbia ricevuto la missione apostolica degli apostoli, l’esempio della sua fede e della sua testimonianza eroica del mistero di Cristo precede la testimonianza della Chiesa in ogni terra e nazione.

Qui a Om dove Maria è venerata dai cattolici dello Jutland e del Funen, rivolgiamo lo sguardo a lei,
- che per fede ha portato Cristo nel mondo per mezzo dello Spirito Santo;
- che “sperava contro ogni speranza” (Rm 4, 18) ai piedi della Croce;
- che nei secoli sin dalla Pentecoste resta “fedele alla preghiera” con tutti i discepoli di suo Figlio;
- che è presente all’azione della Chiesa per introdurre nel mondo il Regno di Dio.

Santa Maria, madre del divino amore, intercedi per noi presso tuo Figlio, Gesù Cristo nostro Signore e salvatore. Amen.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 

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