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PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN NORVEGIA,
ISLANDA, FINLANDIA, DANIMARCA E SVEZIA
SANTA MESSA NEL CORTILE DEL
CASTELLO DI VADSTENA
OMELIA DI GIOVANNI
PAOLO II
Vadstena (Svezia) -
Sabato, 10 giugno 1989
Miei cari giovani,
1. Oggi ci troviamo insieme nella città di santa Brigida. Brigida, la santa
patrona della Svezia, è una donna che nella sua vita riuscì a conciliare il
matrimonio e la carriera. È anche diventata una religiosa fondando anche un
nuovo ordine nella Chiesa. Le sue sorelle sono ancora qui oggi.
È qui che vi siete riuniti come rappresentanti di tutti i giovani dei paesi
nordici. Adesso, al termine della mia visita in questi paesi, mi rivolgo a
voi, giovani. Saluto voi in modo speciale, voi che siete il futuro della
Chiesa cattolica e delle altre Chiese cristiane in questi paesi.
Il mio speciale saluto va ai rappresentanti della diocesi luterana di Linköping,
in particolare al gruppo di giovani provenienti da quella diocesi. La vostra
presenza è un segno del clima ecumenico tra di voi per il quale ringraziamo
Dio. Vorrei anche ringraziare i rappresentanti della città di Vadstena e il
sindaco di questa contea. Desidero anche estendere un saluto particolare ai
membri del movimento “Fede e Vita” che sono qui oggi.
Il Santo Padre ha poi proseguito a parlare in inglese:
2. Il tema della vostra preparazione per l’incontro di oggi è stato “Dai
confini verso il Centro”. Come tutti i giovani del mondo voi siete alla
ricerca di ciò che è importante e centrale nella vita. Nonostante alcuni di
voi siano distanti da un centro geografico, ed alcuni possano essere lontani
dalla fede e dall’affidamento a Dio, siete venuti qui perché siete veramente
alla ricerca di qualcosa di importante su cui basare le vostre vite. Voi
volete stabilire salde radici e percepite che la fede religiosa è una parte
importante per la vita piena che desiderate.
Permettetemi di dirvi che io capisco i vostri problemi e le vostre
speranze, anche se la vostra situazione è differente sotto molti aspetti da
quella che i vostri genitori ed io stesso abbiamo sperimentato quando eravamo
giovani. Quando avevo diciannove anni, scoppiò la seconda guerra mondiale, e
iniziò un periodo di violenza e di stragi completamente senza senso, che colpì
duramente il mio Paese. A volte ero preoccupato per la mia salvezza e per
quella della mia famiglia e dei miei amici. Alcuni di voi hanno sperimentato
le avversità, la persecuzione o le minacce alle vostre vite prima di venire
nelle vostre nuove case. Ma la maggior parte di voi ha vissuto in pace, in
libertà e nella sicurezza che il vostro Paese offre. Tuttavia, voi sapete che
un alto livello di vita non produce automaticamente felicità e pace interiore.
Oggi, giovani amici, desidero parlarvi riguardo la pace e la gioia che
possono essere trovate, non nel possedere ma nell’essere, conoscendo una
persona e vivendo secondo il suo insegnamento. Questa persona è Gesù Cristo,
nostro Signore e amico. Egli è il centro, il punto focale, colui che ci
riunisce nell’amore.
3. Nel Vangelo della Messa di oggi, Gesù dice le seguenti parole nella casa
di Zaccheo: “Oggi la salvezza è entrata in questa casa” (Lc 19, 9).
Voglio ripetere queste parole di Gesù in questa casa, nel cortile del castello
di Vadstena. Per tutti noi - sia in Svezia che in Roma - questo castello è
associato alla memoria di santa Brigida. Durante la sua vita la Svezia era un
paese cattolico. Il cristianesimo era tuttavia nuovo per la regione. Vivendo
ai confini del mondo cristiano in quel tempo, essa venne chiamata da Dio per
rinnovare la Chiesa, che lei aveva visto allontanarsi dal centro, lontana da
Cristo. Essa venne a Roma e lì lavorò incessantemente per l’unità della
Chiesa. Era una donna con un carattere forte, con una fede eroica, ricca di
speranza ed amore.
Insieme con santa Brigida, desidero ricordare alcuni tra i primi apostoli e
missionari in Scandinavia e altrove nel Nord Europa, santi uomini e donne che
vivevano testimoniando Cristo.
Il Papa ha poi proseguito in lingua svedese:
Giovani di Svezia, vi ricordate la personalità di santa Brigida, e
l’esempio di sua sorella Caterina, che hanno trovato nella loro fede cristiana
lo scopo della loro vita? Anche sant’Ansgar ha viaggiato in queste regioni
diffondendo il seme della fede. La sua coraggiosa opera missionaria gli ha
guadagnato l’appellativo di “apostolo del Nord”. Re Erik IX è il vostro santo
patrono e il simbolo dell’unità nazionale. Questi uomini e donne fanno parte
del vostro retaggio. Nel Vangelo essi hanno scoperto la grande avventura che
ha dato un significato alla loro vita. Possano essi aiutarvi con le loro
preghiere a fare altrettanto.
Il Santo Padre, parlando poi in finlandese, ha detto:
Saluto i giovani finlandesi che sono giunti qui a celebrare con il Papa. A
voi, sant’Erik, il vostro santo patrono, rammenta che seguire Cristo richiede
coraggio e un grande senso di fiducia nell’amorevole presenza di Dio nella
vostra vita. Quando tornerete nel vostro Paese, dite alle vostre famiglie e ai
vostri amici che il Papa li saluta e prega per loro.
In lingua danese ha poi aggiunto:
Cari giovani di Danimarca: il vostro santo patrono, secondo la tradizione,
è l’amato Re Canute, ma in Danimarca ci sono stati molti altri santi, uomini e
donne. Meno di un anno fa ho avuto la grande felicità di proclamare beato il
grande studioso e vescovo danese Niels Steensen. Possa il suo esempio
insegnarvi a vivere pienamente nella pace, nella vostra fede cattolica.
Parlando poi in lingua norvegese il Papa ha detto:
Giovani della Norvegia, la memoria di sant’Olaf è ancora molto viva nel
vostro Paese. Dovete trasferire l’esempio della sua fede e della sua devozione
nelle forme attuali di servizio cristiano. Siate forti nel vostro amore a Dio
e riconoscetelo in ciascuno dei vostri fratelli e delle vostre sorelle di
tutto il mondo che hanno bisogno del vostro aiuto e della vostra solidarietà.
Infine il Papa, in islandese, ha detto:
Cari amici Islandesi conoscete la storia della vita di san Thorlak
Thorhallsson?
Egli era nativo della vostra terra ed era famoso per la sua cultura, la sua
pietà e per il suo zelo.
Sono sicuro che anche voi troverete la forza di conoscere ed amare Gesù
Cristo durante la vostra vita.
Riprendendo poi a parlare in inglese il Santo Padre ha così proseguito:
Questi santi uomini e donne e molti altri ancora riconobbero Cristo come il
centro delle loro vite anche se a volte essi rimanevano isolati o schiacciati
sotto il peso delle difficoltà e dei problemi. Cari giovani: Cristo è il
centro anche delle vostre vite. Egli è la vostra speranza, il vostro modello e
la vostra gioia, la gioia della vostra gioventù!
“La salvezza oggi è entrata in questa casa”. L’“oggi” che testimonia i
primi movimenti del cristianesimo in queste terre appartiene alla storia, e
gli avvenimenti seguenti ci hanno allontanato da quel tempo. Tuttavia, nel
piano di salvezza di Dio quel lontano “oggi” di secoli fa non è stato
dimenticato; esso continua a vivere in Dio. Esso sopravvive anche nella
Chiesa, nella liturgia, nella parola e nell’Eucaristia che è un “memoriale” -
un ricordo e nello stesso tempo un rendere presente. Quando il Corpo e il
Sangue di Cristo si fanno presenti noi sperimentiamo la comunione con tutti i
santi.
4. Veramente la “salvezza è entrata in questa casa”. La parola “salvezza”
significa Dio che dà se stesso per la salvezza; si tratta di un autodonarsi
divino che deve essere accettato spiritualmente da ogni persona e da tutta
l’umanità. I santi sono una prova speciale dell’azione di Dio nel mondo: nel
mondo dello spirito umano. L’azione di salvezza e santificante di Dio è
offerta ad ogni persona. Oggi, come sempre, siamo invitati ad accettare questa
divina azione di amore. Rispondendo all’invito di Dio con amore, l’opera
santificante e salvifica del suo Spirito ricolmerà i cuori degli uomini e si
estenderà verso gli altri. Non è forse la vita di santa Brigida e di molti
altri santi una prova eloquente di tutto ciò?
Cari genitori del Nord: voi siete venuti qui provenienti da differenti
paesi e differenti culture, ma tutti voi sentite una chiamata comune ad essere
uniti in Cristo, che ha dato a ciascuno di voi uno speciale dono o talento.
Malgrado la differenza, voi siete uniti nel suo nome siete membri di un corpo
vivente (cf. 1 Cor 12, 27).
Oggi a Vadstena celebriamo la nostra unità. Unità nella diversità. Essa è
autenticamente nordica e autenticamente cattolica! Con differenti talenti e
differenti speranze voi siete uno in Gesù, uno nell’ideale del servizio
cristiano, uno nel perseguire la giustizia, uno nel proclamare una uguale
dignità umana per tutti.
5. Una caratteristica speciale dei giovani del nostro tempo è l’apertura -
apertura alla grande diversità culturale del nostro mondo. Ma voi dovete anche
essere aperti a Cristo. Così come fece nel caso del giovane ricco nel Vangelo
(cf. Mc 10, 17 ss.), Gesù guarda a voi ricchi in talenti e cose
materiali e vi guarda con amore. Egli vi chiede di essere completamente aperti
a lui. Egli non vi deluderà mai!
In questa Messa io regalerò una croce ad un rappresentante di ognuno dei
vostri paesi come espressione della mia speranza in voi - in tutti voi - che
veramente volete seguire Cristo. Facendo ciò, io dirò, con tutto l’affetto che
provo per i giovani: mantenetevi vicini a Cristo; camminate sui passi dei
vostri santi. Voi sapete che non troverete mai la vera felicità rimanendo
chiusi in voi stessi.
Non c’è spazio per l’egoismo o l’apatia nelle vostre vite. La croce parla
di un linguaggio di donazione, e voi giovani avete così tanto da offrire, così
tanto da dare! Aprendovi a Cristo voi saprete quale è il significato della
Croce. Sul Calvario, Cristo diede se stesso come dono completo e perfetto ed
egli vi chiede di fare altrettanto. La via che porta al Calvario è la via che
conduce al centro, che vi condurrà alla santità. È una strada che ognuno è
chiamato a percorrere perché la vocazione alla santità è universale. Nessuno
ne viene escluso (cf. 1 Cor 12, 11).
6. Cosa significa essere santi? Per poter rispondere alla domanda dobbiamo
ritornare un momento nella casa di Zaccheo del Vangelo di oggi. Zaccheo era un
esattore, una persona che non godeva di buona reputazione nella società del
suo tempo. Egli sapeva cosa significava vivere al margine. Ma quando ricevette
Cristo nella sua casa egli comprese il dono che gli veniva offerto e si
rallegrò dicendo: “Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se
ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto” (Lc 19, 8). Se
Zaccheo era prima un peccatore, queste parole sono una prova della reale
conversione da parte sua. Allo stesso tempo, esse ci fanno comprendere cosa è
importante per la vita cristiana: esse ci aiutano a capire cosa significa
“essere” in Cristo; “vivere nella grazia”.
A volte la vita cristiana ci viene presentata soprattutto con termini che
richiedono l’osservanza dei comandamenti di Dio e le leggi della Chiesa, e il
rispettare gli obblighi verso lo Stato. Tutto questo è vero, ma se
consideriamo l’argomento più profondamente, ci si presenta un’altra
dimensione: la vita cristiana consiste nell’accettare il dono di Dio, lo
Spirito Santo, e nel rispondere al dono con il dono di noi stessi. Noi stiamo
parlando qui di uno “scambio di doni”. Comunque, questi doni non hanno un
uguale valore. Ciò che riceviamo da Dio in Cristo è infinitamente più grande
di qualsiasi altra cosa che possiamo dare in cambio. Noi abbiamo ricevuto
tutto da Dio, ed esiste un solo linguaggio con cui poterlo ringraziare, il
linguaggio della donazione.
Saluto i sacerdoti provenienti dalla Germania sia orientale che occidentale
e che sono giunti qui a Vadstena. Salutate in Germania tutta la gioventù, sia
quella cattolica che quella protestante, da parte mia e da parte di tutta la
gioventù svedese e scandinava che oggi si è riunita qui.
Il Papa deve tornare oggi pomeriggio a Roma. Non può quindi mancare la
lingua italiana, tanto più che ci sono anche alcuni delegati provenienti da
Roma e dall’Italia.
Voglio dirvi semplicemente che non rimango qui benché questo Paese sia
molto bello. Non è caldo come l’Italia però è molto accogliente.
Molte grazie. Molte grazie per la vostra partecipazione a questa
Eucaristia, a questa assemblea dei giovani: siete qui insieme giovani europei,
scandinavi, giovani latinoamericani e giovani cileni, perché siamo tutti della
stessa famiglia umana, ma anche della stessa famiglia cristiana. Lontani nei
luoghi, lontani nei continenti, ma uniti nella fede, nella preghiera,
nell’amore e alcune volte uniti nell’esprimere i nostri sentimenti cristiani.
Dio benedica tutti i presenti di lingua spagnola.
Vedo che avete portato qui la scritta: “Vegliamo”. Una vecchia parola
d’ordine degli scout. Siamo cresciuti nella scuola di scouting, e nello stesso
tempo è il nostro modo di rivolgerci alla Madonna di Jasna Gora: “Sono con Te,
ricordo, veglio”. Durante la visita in Polonia ho sempre salutato i giovani
polacchi con queste parole. A voi che vivete qui auguro di trovare un vostro
posto nella comunità dei giovani in terra svedese. Ed a voi che siete venuti
dalla Polonia auguro di ritrovare l’aspirazione comune a tutti i giovani
dell’Europa e del mondo: Cristo - la via, la verità e la vita. Salutatemi la
giovane Polonia. Sia lodato Gesù Cristo.
7. Miei cari giovani amici: oggi rientro a Roma, al centro della Chiesa, la
stessa Chiesa della quale voi siete gli amati figli e figlie, qui nel Nord!
Salutandovi, desidero lasciarvi un dono - non semplicemente un caro ricordo di
questo incontro, ma qualcosa di più. Io desidero donarvi il mio amore,
lasciarvi il mio cuore! E, se possibile, desidero riportare a Roma il vostro
dono alla Chiesa, il vostro dono al mondo - che è il vostro amore per Cristo e
la vostra fedeltà al suo Vangelo. Il vostro amore per ogni essere umano, per
ogni giovane, uomo e donna, ovunque nel mondo.
Giovani del Nord: ricordate che il significato più ricco della vita risiede
nel donare. Ricordate che noi siamo pronti a dare in proporzione all’amore che
portiamo, e quando l’amore è perfetto, il dono è completo. Sì, cari giovani,
ricordate il Dono! Amen.
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