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VISITA PASTORALE NELL’ARCIDIOCESI DI
GAETA
SANTA MESSA NELLO STADIO COMUNALE
DI GAETA
OMELIA DI GIOVANNI
PAOLO II
Gaeta (Latina) - Domenica, 25
giugno 1989
1. “Chi sono io secondo la gente?” (Lc 9, 18).
E vennero le diverse risposte: “Giovanni il Battista . . . Elia, . . .
oppure uno degli antichi profeti, che è risorto” (Lc 9, 19).
“Ma voi chi dite che io sia? Pietro . . . rispose: Il Cristo di Dio” (Lc
9, 20). Così leggiamo nel testo del Vangelo di Luca.
La redazione che Matteo offre di questo episodio è più ampia. Leggeremo
quel brano tra alcuni giorni, nella solennità dei santi apostoli Pietro e
Paolo.
Gli apostoli erano convinti che su Gesù di Nazaret si compiva la promessa
messianica dell’antica alleanza. Egli era il compimento dell’attesa: colui che
doveva venire.
Nella risposta di Pietro è contenuto ciò che costituisce il midollo stesso
della nuova alleanza.
Prima di sviluppare questa riflessione, desidero esprimere il mio cordiale
saluto a tutta la Chiesa che è in Gaeta, col suo Arcivescovo e con tutte le
componenti religiose e laicali. Saluto in particolare il Cardinale Ugo Poletti
e tutti i presuli che si sono unti a questa stupenda manifestazione di fede.
Esprimo il mio deferente saluto alle autorità civili e militari, che con la
loro presenza hanno voluto rendere ancor più significativo questo evento
ecclesiale.
2. Chi è il Messia? La parola ebraica, a cui corrisponde il termine
“Cristo”, derivante dal greco, significa: L’unto di Dio. Tuttavia non si
tratta qui di una unzione rituale, già nota nell’antico testamento, e presente
anche, in seguito, nella liturgia della Chiesa.
Si tratta invece dell’effusione dello Spirito Santo, che colma di sé
l’unto. Il Messia-Cristo è colui che viene da Dio “colmato di Spirito”.
Il Figlio, consostanziale al Padre, rimane unito col Padre nello Spirito: è
il grande mistero di Dio Padre e del Figlio uniti in un solo amore (cf.
Veni Creator), nell’assoluta unità della Deità.
Come figlio dell’uomo, Cristo rivela quella pienezza di Spirito Santo, che
è essenziale per la sua missione di Redentore del mondo.
3. Perché, dopo la risposta di Pietro, Cristo aggiunge: “Il Figlio
dell’uomo . . . deve soffrire molto, essere riprovato . . . Esser messo a
morte e risorgere il terzo giorno” (Lc 9, 22)?
Quando Cristo preannuncia tutto ciò, le sue parole rimangono per gli
apostoli un mistero inscrutabile. Non riuscivano a capire che tale doveva
essere il futuro del Messia, di colui che era stato unto dal Padre.
Per il loro maestro, tuttavia, per Cristo, questa era la cosa essenziale.
Solo il futuro, collegato con gli avvenimenti della Pasqua di Gerusalemme,
doveva realizzare fino in fondo la missione redentrice del Messia.
Solo per opera di questo sacrificio pasquale si dovevano adempiere le
profezie. Soltanto allora la pienezza dello Spirito, mediante la quale era
stato “unto” il Messia-Figlio dell’uomo, doveva diventare dono per gli
apostoli, per la Chiesa e, mediante la Chiesa, per il mondo.
4. “Riverserò sopra la casa di Davide e sopra gli abitanti di Gerusalemme
uno spirito di grazia”, così leggiamo nel libro di Zaccaria (la prima lettura
della liturgia odierna). E quando avrà luogo quest’effusione dello Spirito?
Quando sul monte del Golgota sarà trafitto il cuore del Messia-redentore:
“Guarderanno a Colui che hanno trafitto. Ne faranno il lutto come si fa il
lutto per il figlio unico, lo piangeranno come si piange il primogenito” (Zc
12, 10).
Sì! Il primogenito di ogni creatura.
Cristo: il primogenito dei morti (cf. Col 1, 15; Ap 1, 5). Il
Risorto.
Gesù disse tutto questo agli apostoli e a Pietro, ma in quel momento ordinò
loro di non parlarne a nessuno. Più tardi sarebbe venuto il tempo in cui
avrebbero cominciato a rendere testimonianza.
5. Questa è la testimonianza su Cristo, nel quale ogni uomo diventa nuova
creatura.
L’Apostolo scrive ai Galati: “Tutti voi infatti siete figli di Dio per la
fede in Cristo Gesù, poiché, quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete
rivestiti di Cristo” (Gal 3, 26-27).
Ecco la “novità di vita” a cui sono chiamati gli uomini: la nuova creatura
che abbraccia tutti e ciascuno in Cristo, sia Giudeo che Greco, sia schiavo
che libero, sia uomo che donna. In Gesù Cristo tutti sono uno (cf. Gal
3, 28).
Solo in lui: In Cristo diventano “discendenza di Abramo, eredi secondo la
promessa” (Gal 3, 29). La promessa ricevuta da Abramo viene realizzata
in Cristo. Non soltanto la terra promessa, non soltanto tutta la ricchezza del
creato, ma la partecipazione alla vita di Dio stesso, ci è donata per opera
del Figlio mandato dal Padre nel mondo nella pienezza dello Spirito eterno.
6. “Chi sono io secondo la gente?”. Chi sono io secondo voi? Il Messia!
E voi, chi pensate di essere, voi? Chi pensate di dover essere, dato che
appartenete a Cristo? Chi dobbiamo pensare di essere noi stessi, se
apparteniamo a Cristo?
Ecco la domanda e il tema che la liturgia di questa domenica pone davanti a
ciascuno di noi. Ecco la domanda e il tema, cari fratelli e sorelle, che ci
poniamo noi tutti insieme.
Il tema è questo: che cosa vuol dire essere cristiano?
7. La risposta può anche apparire semplice: essere cristiano vuol dire
essere seguace di Cristo. Molte volte il Vangelo usa questo termine per
indicare coloro che stanno dalla parte di Gesù: a cominciare dagli apostoli
che, “lasciate le reti, lo seguirono” (Mt 4, 20), fino alla folla che,
attratta dalla sua Parola e dai suoi miracoli, “lo seguiva” (Mt 8, 1).
Ma che cosa significa “seguire Gesù”? La risposta si fa più impegnativa.
Significa, innanzitutto, accettare Gesù come il proprio redentore. Solo chi si
riconosce peccatore, bisognoso di essere salvato, perché incapace di salvarsi
da sé, può tendere le mani verso Gesù come verso il proprio salvatore. Chi non
sente il peso dei propri peccati non può incontrare sulla sua strada il
Redentore, non può essere cristiano.
Seguire Gesù come redentore significa, però, accettare anche il modo
concreto in cui egli ha attuato la salvezza dell’umanità. Tale modo è la
Croce. La presente “economia di salvezza” passa attraverso la Passione, morte
e Risurrezione di Gesù, passa attraverso il mistero pasquale. Essere cristiano
significa quindi accettare nella propria vita la logica della Croce, seguire
Gesù portando la croce.
8. C’è qualcuno che sorregge il cristiano nell’impegno di quotidiana
“sequela” di Cristo: è lo Spirito Santo, lo “spirito di grazia e di
consolazione” (Zc 12, 10), che Gesù risorto ha donato agli apostoli ed
a tutta la Chiesa.
Sorretto dallo Spirito, il cristiano può rendere testimonianza con la
parola e con l’esempio alla verità del Vangelo. Nessuno infatti è cristiano
solo per se stesso, giacché la vita nuova che il Battesimo ha suscitato in lui
è partecipazione alla vita di Cristo, morto e risorto per tutti. Essere
cristiano significa, dunque, essere testimone di Cristo nel mondo, ed esserlo
con gli altri cristiani nella comunione della Chiesa, poiché “non c’è più
giudeo né greco, non c’è più schiavo né libero, non c’è più uomo né donna, ma
tutti voi siete uno in Cristo Gesù” (Gal 3, 28).
Certo, tutto questo suppone il coraggio di un radicale distacco da se
stessi per far spazio a Cristo; suppone il rinnegamento di sé, che Gesù chiede
nel Vangelo a coloro che vogliono seguirlo sulla “via Crucis”, l’unica via che
conduce alla gioia del Regno. Essere cristiano significa avere il coraggio di
“perdere la propria vita per Cristo” (cf. Lc 9, 24), nella convinzione
che quello è l’unico modo per “salvarla” forse non nel tempo, ma certo per
l’eternità.
9. “Il Figlio dell’uomo . . . deve soffrire molto . . . esser messo a morte
e risorgere il terzo giorno,.. Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi
se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua . . .”
“Chi perderà la propria vita per me, la salverà” (cf. Lc 9, 22-24).
Non è possibile ascoltare queste parole con indifferenza. Esse sono state
confermate fino alla fine dalla testimonianza di chi le aveva pronunciate.
Sono parole, alle quali si può rispondere soltanto raccogliendosi
nell’intimo della propria anima. Tale è l’importanza delle parole di Cristo!
10. Chi è lui? Chi è Cristo? Il Messia redentore dell’uomo.
Egli è colui che scende sino ai desideri più profondi dell’essere umano;
dell’intero essere umano.
“O Dio, tu che sei il mio Dio, all’aurora ti cerco, / di te ha sete l’anima
mia, / a te anela la mia carne / come terra deserta, / arida, senz’acqua” (Sal
63, 2).
L’intero essere umano, si esprime in questo desiderio, in quest’aspirazione
definitiva verso Dio. Infatti tutto l’essere umano, l’anima e il corpo, è
creato a sua immagine e somiglianza.
E Cristo-Messia è colui che, sempre di nuovo, aiuta l’uomo a
scoprire questa verità su se stesso, la verità più profonda. E la nostalgia
definitiva. Da questa scoperta scaturisce l’aspirazione del Salmo: “A te si
stringe l’anima mia / e la forza della tua destra mi sostiene” (Sal 63,
9).
Ecco Cristo, desiderio dei colli eterni.
Il Cuore dalla cui pienezza noi tutti attingiamo costantemente. Cristo,
propiziazione per i nostri peccati. Cristo, sorgente di vita e di santità.
Egli è la via, la verità e la vita (cf. Gv 14, 6). Amen.
Al termine della Santa Messa, Giovanni Paolo II si rivolge nuovamente ai
numerosi fedeli presenti, ringraziando con loro la Provvidenza per questa
“giornata benedetta” e rinnovando il suo invito a raccogliere la sfida a
ritrovare il proprio essere cristiano. Queste le parole del Santo Padre.
Carissimi fratelli e sorelle, vorrei, alla fine, ringraziare la divina
Provvidenza, vorrei ringraziarla insieme con tutti voi, per averci dato questo
giorno, giorno di Gaeta. Vorrei ringraziare il vostro Arcivescovo e tutti i
suoi collaboratori, sacerdoti, religiosi, religiose, laici, tutti quelli che
in modo diverso hanno contribuito a questa giornata speciale, benedetta. In
questo momento ringrazio specialmente il coro che rappresenta tutta la
diocesi. E un buon segno della comunione e della comunità. Tutti ci sentiamo
obbligati a ringraziare anche il tempo o piuttosto i diversi tempi, sempre
buoni durante il cammino di questa visita.
Alla fine vorrei augurare ancora una volta a ciascuno di voi, ad ogni
persona di Gaeta e dell’Arcidiocesi di Gaeta, di trovare di nuovo il suo
essere cristiano. Questo era anche il tema centrale dell’omelia. Ritrovare il
proprio essere cristiano è una nuova sfida, una sfida che rivolge a tutti noi
la Provvidenza, il Signore, attraverso il Concilio Vaticano II che ci ha posto
e ha aperto di nuovo questo problema, questa domanda fondamentale. Ma la
Provvidenza ci pone questa sfida anche attraverso i tempi, attraverso il
contesto storico, attraverso tutto quello che compone, in senso positivo ma
anche in senso negativo, la nostra civiltà moderna, il contesto del progresso,
del progresso scientifico, del progresso tecnico. Ma nello stesso tempo la
domanda il progresso umano, il progresso cristiano. Vi auguro di porvi questa
domanda con grande energia e di cercare la risposta di fede, di fede che si fa
cultura, di fede che si fa esistenza, di trovare questa risposta nella vostra
esistenza cristiana nel contesto, nella comunità della vostra Chiesa di Gaeta.
Questo è il mio augurio alla fine della giornata che abbiamo trascorso
insieme.
Ancora una volta grazie per tanta ospitalità. Sia lodato Gesù Cristo.
© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana
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