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VIAGGIO APOSTOLICO IN ESTREMO ORIENTE E A MAURITIUS

CONCLUSIONE DEL 44° CONGRESSO EUCARISTICO INTERNAZIONALE

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Youido Plaza di Seoul (Corea) - Domenica, 8 ottobre 1989

 

“Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga” (1 Cor 11, 26).

Fratelli e sorelle della Chiesa in Corea, fratelli e sorelle riuniti da tutte le parti del mondo per onorare Gesù Cristo nell’Eucaristia.

Sia lodato il Signore! Sono venuto di nuovo nella vostra Seoul, è bello rivedervi. Ringraziamo insieme il Signore.

1. Cinque anni fa, qui nella Youido Plaza, celebrammo insieme il bicentenario della presenza della Chiesa in questa terra con la solenne canonizzazione di centotre santi martiri di Corea. Essi sono i testimoni splendenti di quanto profondamente i figli e le figlie di questa terra sono uniti in Cristo. Oggi il nostro Padre celeste mi dà la grazia di celebrare questa solenne Eucaristia alla chiusura del quarantaquattresimo Congresso Eucaristico Internazionale. Il sacrificio della Messa approfondisce meravigliosamente la nostra comunione con quei martiri coraggiosi, e con tutti i santi - in primo luogo con Maria, madre del Redentore - affinché tutti coloro che condividono il Corpo e il Sangue di Cristo in ogni luogo e in ogni tempo siano uniti dallo Spirito Santo (cf. Prex Eucharistica II).

La comunione dei santi ha la sua fonte più profonda in Cristo e la sua piena espressione sacramentale nell’Eucaristia: “Poiché c’è un solo pane noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo” (1 Cor 10, 17). Infatti, ogni volta che celebriamo l’Eucaristia, ritorniamo al Cenacolo a Gerusalemme, la sera prima della Pasqua. La celebrazione dell’Eucaristia da parte della Chiesa non può essere separata da quel momento. In quel luogo, Gesù parlò agli apostoli della sua morte che redime. Lì, istituì il sacramento del suo Corpo e del suo Sangue sotto forma di pane e vino, seguendo il tradizionale rito ebraico del pranzo pasquale.

Dando loro il pane, Gesù diceva che era il suo corpo che stava per offrire sulla Croce. Dando loro il calice del vino, diceva che era il suo sangue che avrebbe versato in sacrificio sul Calvario. Poi Gesù disse: “Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me” (1 Cor 11, 24). Gli apostoli ricevettero il sacramento del Corpo e del Sangue del Redentore, come la Pasqua che veramente salva.

2. Mentre tutto ciò stava accadendo nel Cenacolo a Gerusalemme, gli apostoli forse ricordavano quelle parole pronunciate un giorno a Cafarnao, dove Gesù aveva miracolosamente moltiplicato il pane per la folla che ascoltava il suo insegnamento: “In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno” (Gv 6, 53-54).

Cafarnao aveva preparato gli apostoli per il Cenacolo. Ciò che era stato promesso a Cafarnao è diventato realtà a Gerusalemme. “Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda, chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui” (Gv 6, 55-56).

Sì, Gesù Cristo è la “nostra Vita e Risurrezione”. I figli e le figlie di Israele mangiarono la manna che Dio aveva mandato loro nel deserto, ma ciò nonostante morirono. Gesù ha dato il pane eucaristico, come fonte di vita che è più forte della morte. Attraverso l’Eucaristia, continua a dare la vita, cioè, la vita che è in Dio e viene da Dio. Questo è il significato delle parole di Gesù: “Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me” (Gv 6, 57).

3. Tutto questo è al centro del quarantaquattresimo Congresso Eucaristico Internazionale. Questo raduno del santo Popolo di Dio rivela chiaramente la vera natura della Chiesa (cf. Sacrosanctum Concilium, 41), la comunità di coloro che sono rinati a nuova vita. Unita in preghiera e rendendo grazie intorno all’altare, tutta la Chiesa è una con Cristo, il suo capo, il suo salvatore e la sua vita. Perché infatti la Chiesa vive - attraverso l’Eucaristia - la memoria della Passione, morte e Risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo.

Tutta la Chiesa è qui per onorare Cristo nell’Eucaristia; per ascoltare le parole di vita eterna, che Gesù ci ha dato; e per approfondire l’esperienza della Chiesa nel condividere il pane di vita che soddisfa il bisogno più profondo del nostro essere immortale: la fame del mondo per la “vita” che Dio solo può soddisfare.

Nella “Statio Orbis” tutta la comunità cristiana rinnova la sua determinazione a condividere il “Pane di Vita” con tutti coloro che hanno sete di verità, di giustizia, di pace e di vita stessa. La comunità cristiana può fare questo solo diventando un effettivo strumento di riconciliazione fra l’umanità peccatrice e il Dio della santità, e tra i membri stessi della famiglia umana. L’Eucaristia è il sacramento dell’unità della Chiesa. La Chiesa, attraverso il suo rapporto con Cristo, è un tipo di sacramento o segno dell’unità di tutta l’umanità come anche un mezzo per raggiungere questa unità (cf. Lumen Gentium, 1).

4. Le parole “Cristo, nostra Pace” sono state scelte come tema di questo congresso. Abbiamo sentito ciò che l’Apostolo proclama: “Ora invece, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate i lontani siete diventati i vicini grazie al sangue di Cristo. Egli infatti è la nostra pace, colui che ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era framezzo, cioè l’inimicizia” (Ef 2, 13-14).

L’Apostolo sta forse pensando al muro del tempio di Gerusalemme che divideva gli Ebrei dai gentili. Ma quanti muri e quante barriere dividono la grande famiglia umana oggi? Quante forme di conflitto? Quanti segni di sfiducia e di ostilità sono visibili nei Paesi di tutto il mondo?

L’Est è diviso dall’Ovest; il Nord dal Sud. Queste divisioni sono l’eredità della storia e dei conflitti ideologici che così spesso dividono popoli che altrimenti desidererebbero vivere in pace e in fraternità gli uni con gli altri. Anche la Corea è segnata da una tragica divisione che penetra sempre più profondamente nella vita e nel carattere del suo popolo. La nazione coreana è il simbolo di un mondo diviso non ancora capace di diventare unito nella pace e nella giustizia.

Tuttavia c’è una strada da percorrere. La vera pace - lo “shalom” di cui il mondo ha urgentemente bisogno - risalta sempre dal mistero infinitamente ricco dell’amore di Dio, il “mysterium pietatis” (cf. 1 Tm 3, 16), del quale san Paolo scrive: “È stato Dio infatti a riconciliare a sé il mondo in Cristo (2 Cor 5, 19).

Come cristiani siamo convinti che il mistero pasquale di Cristo rende presente e disponibile la forza della vita e dell’amore che supera il male e ogni separazione. I vostri antenati, ammirevoli nella fede, sapevano che “in Cristo” tutti sono uguali in dignità e tutti sono ugualmente meritevoli di attenzione amorevole e di sollecitudine. Proprio come i primi cristiani hanno descritto negli Atti degli Apostoli (cf. At 2, 42 ss.), essi coraggiosamente abolirono le inviolabili barriere fra le classi esistenti in quel periodo per vivere come fratelli e sorelle. I nobili padroni e gli umili servi sedevano insieme alla stessa tavola. Dividevano le ricchezze della loro nuova conoscenza di Cristo componendo catechismi e belle poesie di preghiera nel linguaggio della gente comune. Avevano le proprietà in comune così da aiutare i più bisognosi. Si prendevano amorevolmente cura degli orfani e delle vedove, di coloro che erano imprigionati e torturati. Giorno e notte perseveravano nella preghiera, rendendo grazie e fraternizzando. Ed erano felici di dare la vita per gli altri e al posto degli altri. Perdonavano e pregavano per coloro che li perseguitavano. La loro era una vita veramente eucaristica, un vero spezzare il pane che dà la vita!

5. In questa assemblea della “Statio Orbis” proclamiamo dinanzi al mondo che Cristo, unico Figlio del Padre. continua a riconciliare i popoli “con Dio in un solo corpo per mezzo della croce distruggendo in se stesso l’inimicizia” (Ef 2, 16).

“Gesù Cristo è la nostra pace” (cf. Ef 2, 14).

Dall’Eucaristia nasce la missione e la capacità della Chiesa di offrire il suo specifico contributo alla famiglia umana. L’Eucaristia trasmette effettivamente al mondo il dono di Cristo nel momento del distacco “Vi lascio la pace, vi do la mia pace” (Gv 14, 27). L’Eucaristia è il sacramento “della pace” di Cristo perché ricorda il sacrificio salvifico di Redenzione della Croce. L’Eucaristia è il sacramento della vittoria sulle divisioni che vanno dal peccato personale all’egoismo collettivo. La comunità eucaristica è però chiamata ad essere modello e strumento di un’umanità riconciliata. Nella comunità cristiana non possono esserci divisioni, né discriminazioni né separazioni tra quelli che spezzano il pane di vita intorno all’unico altare del sacrificio.

6. Nell’approssimarsi del terzo millennio cristiano, l’urgente sfida che i cristiani devono affrontare in questo periodo storico, è quella di introdurre questa pienezza di vita, questa “pace” nella struttura e nel tessuto della vita di tutti i giorni, nella famiglia, nella società, nelle relazioni internazionali. Ma dobbiamo ascoltare attentamente le parole di Cristo: “Non come la dà il mondo, io la do a voi” (cf. Gv 14, 27). La pace di Cristo non è semplicemente assenza di guerre, tacere delle armi, non è nient’altro che la trasmissione dell’“amore di Dio che è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato” (Rm 5, 5). Il nostro condividere il Corpo e il Sangue del Signore risorto non può essere separato dai nostri continui sforzi per condividere questo amore che rinvigorisce attraverso il servizio. “Fate questo in memoria di me” (Lc 22, 19): fatelo per ciascuno di voi, come io l’ho fatto per voi e per tutti. Sì, noi dobbiamo non solo celebrare la liturgia, ma vivere veramente l’Eucaristia. L’Eucaristia ci obbliga
- a rendere grazie per il mondo, a rispettarlo e a condividerlo con gli altri in modo saggio e responsabile. a stimare e amare il grande dono della vita, specialmente di ogni vita umana creata, fin dal suo inizio, ad immagine di Dio e redenta da Cristo;
- ad avere cura e a promuovere l’inalienabile dignità di ogni essere umano attraverso la giustizia, la libertà e la concordia;
- ad offrire se stessi generosamente come pane di vita per gli altri com’è spiegato nel “Movimento Un Cuore Un Corpo”, affinché tutti possano essere uniti nell’amore di Cristo.

7. Ogni Congresso Eucaristico Internazionale, ogni “Statio Orbis” è una solenne professione di fede della Chiesa nella buona Novella proclamata e realizzata nell’Eucaristia: “Signore, attraverso la tua Morte e Resurrezione ci hai resi liberi”.

Nella grande assemblea del Congresso Eucaristico, qui a Seoul, su questa terra del continente asiatico, professiamo la vita che condividiamo attraverso la morte del Redentore. E preghiamo per tutti, per la Corea, per l’Asia, per il mondo: che tutti possano avere vita in loro stessi e averla in abbondanza (cf. Gv 10, 10).

Facci diventare seme di vita per ognuno.
Facci diventare strumenti della vera pace!
Sia lodato Gesù Cristo. Amen.

Dopo aver impartito la Benedizione Apostolica, il Papa, parlando in italiano, aggiunge le seguenti espressioni.  

Voglio ringraziare per questo 44° Congresso Eucaristico Internazionale a Seoul. Voglio ringraziare la Chiesa di Seoul e di Corea, il Cardinale Kim e tutti i Vescovi della vostra patria, come anche tutti i sacerdoti, i religiosi e le religiose, tutti i laici, e il popolo di Dio tutto: famiglie, giovani, anziani, bambini, malati, tutti quanti hanno, con la loro fede e la loro opera, contribuito a questo splendido Congresso Eucaristico a Seoul. Sono riconoscente alla Provvidenza divina, perché possiamo oggi concludere questo Congresso qui in Corea, in questa parte del mondo, in questo Oriente. È molto significativo il posto in cui si è introdotta la tradizione dei Congressi Eucaristici Internazionali. Grazie di cuore.

Voglio ancora una volta salutare tutti i presenti, non solamente coreani, ma anche quanti sono venuti da diverse parti del mondo, soprattutto dal mondo asiatico, dall’area dell’Oceano Pacifico. Auguro a tutti che questo Congresso Eucaristico, che Cristo eucaristia, possa dare frutti abbondanti nei loro cuori e nei loro ambienti. Ci uniamo, come abbiamo già sottolineato, con i nostri fratelli coreani del Nord, in questa unità portiamo avanti l’opera e la missione della Chiesa universale di Cristo composta da tutti i popoli di tutte le parti del mondo, diversa nelle sue lingue, nelle sue culture e tradizioni, però identica nell’intimo mistero nella sua fede, nella sua speranza, nella sua carità. Grazie Gesù eucaristico, grazie Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, per questa terrena manifestazione della Chiesa qui in Seoul, in Corea. Sia lodato Gesù Cristo.

Pensavo di aver detto tutto, ma il vostro Cardinale dice che l’opera non è ancora completa, perché mancano parole rivolte ad una categoria speciale: i mass-media. Sono i mass-media che portano l’opera di questo Congresso Eucaristico nel mondo con i loro mezzi. Un ringraziamento anche a chi ha curato la sicurezza del Congresso e dei congressisti. Un ringraziamento a queste persone che rappresentano le autorità della vostra patria. In conclusione ringrazio le autorità stesse. L’ho già fatto stamattina parlando con il Presidente della Corea e ribadisco il mio ringraziamento insieme a quanti sono qui riuniti.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 

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