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VIAGGIO APOSTOLICO IN ESTREMO ORIENTE E A MAURITIUS

SANTA MESSA NELLO STADIO «ISTORA SENAYAN»

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Jakarta (Indonesia) - Lunedì, 9 ottobre 1989

 

Cari fratelli Vescovi, amici, sacerdoti, religiosi e caro popolo, uniti insieme dalla fede in nostro Signore Gesù Cristo.

1. Innanzitutto desidero invitare voi tutti a ringraziare Dio insieme a me perché ha reso possibile l’incontrarci a tu per tu.

In ogni tempo la Chiesa è in pellegrinaggio, in cammino verso i popoli di ogni continente, predicando la buona Novella dell’amore salvifico di Dio a tutti i popoli vicini e lontani. Oggi, dopo più di quattrocento anni di presenza della Chiesa in questo arcipelago, quel pellegrinaggio sta sperimentando un momento di grande intensità spirituale qui a Jakarta, la capitale dell’Indonesia. Il Papa, successore di Pietro, è giunto per la seconda volta in Indonesia. Sono venuto con lo stesso amore e la stessa stima che hanno condotto Papa Paolo VI a Jakarta nel 1970. Tutti i viaggi del Vescovo di Roma sono una risposta al comando del nostro Signore e salvatore Gesù Cristo, di cui noi siamo i servi. Egli ha ingiunto ai suoi discepoli “Mi sarete testimoni . . . fino agli estremi confini della terra” (At 1, 8). Per questo, in cordiale unione con tutti voi, sono profondamente felice di ripetere sul suolo indonesiano le parole del Salmo responsoriale: “Amore e giustizia voglio cantare, / voglio cantare inni a te, o Signore” (Sal 101, 1).

2. La mia visita pastorale a voi, fratelli e sorelle cattolici, fa parte del mio ministero che è innanzitutto un servizio alla fede e all’unità della Chiesa universale. Sono giunto anche come amico di ogni indonesiano nella nostra comune umanità e nella nostra comune sollecitudine per lo sviluppo e la pace del mondo in cui viviamo. Saluto le pubbliche autorità presenti a questa solenne celebrazione eucaristica ed esprimo il mio apprezzamento al Presidente Suharto e al governo per avermi cortesemente invitato e per aver quindi reso possibile la mia visita.

Il mio saluto particolare va al Cardinale Darmojuwono, all’Arcivescovo Soekoto e a tutti i Vescovi della Chiesa cattolica indonesiana, che hanno ripetutamente manifestato il desiderio di avermi qui. Il mio affetto va a tutti i sacerdoti, i religiosi e i laici. Mi sarà impossibile incontrare tutti voi in questi giorni, ma assicuro a ciascuno di voi la mia sollecitudine e il mio incoraggiamento nella preghiera.

Nella comunione che ci unisce attraverso il vincolo sacramentale del Battesimo, esprimo i sensi della mia cordiale stima a tutti i membri delle diverse comunità cristiane presenti in Indonesia. E ai nostri fratelli e sorelle musulmani, tanto numerosi in questo Paese, tendo la mano in sincera e cordiale amicizia nella nostra fede comune in un unico Dio, nostro creatore e Signore misericordioso.

Ai membri di tutte le religioni dico: la pace e l’amore regnino fra noi!

3. “Laetentur insulae multae”: “gioiscano le isole tutte” (Sal 96, 1). Per il Vescovo Walter Staal, vicario apostolico di Batavia alla fine del secolo scorso, questo motto tratto dai Salmi esprimeva la importanza della presenza della Chiesa in questo vasto arcipelago. Oggi tutta la Chiesa di queste isole esclama con gioia. “Laetentur insulae multae”!

Cari fratelli Vescovi e fedeli della Chiesa indonesiana: poiché i legami di fede, vita sacramentale e comunione ecclesiale raggiungono la loro espressione più piena nella celebrazione dell’Eucaristia che riunisce il Popolo di Dio attorno ai suoi Vescovi in unione con il Papa, capo del Collegio Episcopale - viviamo in questo momento con il cuore colmo di gratitudine per la Santissima Trinità.

I nostri cuori cantano un inno di ringraziamento al nostro Padre celeste per la vita della Chiesa in Indonesia: per la sua storia, per i missionari che hanno predicato la Parola di Dio con saggezza e amore, per la santità di vita che il Vangelo ha ispirato, per le buone azioni che sono state compiute in suo nome, per la solidarietà che ha prodotto nella costruzione dell’Indonesia moderna come Paese unito e dinamico avviato verso uno sviluppo umano ancor maggiore, verso l’armonia sociale e la pace. Leviamo i nostri cuori in ringraziamento per la vitalità di ognuna delle Chiese particolari qui rappresentate.

Quali figli e figlie dell’Indonesia indipendente, i cattolici nutrono un profondo sentimento di orgoglio per il loro Paese. “Pro Ecclesia et Patria”: “Dobbiamo essere veri cattolici e veri Indonesiani”. Queste parole sono profondamente impresse nella storia moderna della Nazione. Esse esprimono l’atteggiamento di molti cattolici durante la lotta per l’indipendenza, e continuano ad ispirare la vita della Chiesa nell’Indonesia di oggi.

4. Nella lettura del Vangelo di oggi abbiamo ascoltato un importante insegnamento di Gesù, riguardante la dimensione religiosa e politica della nostra esistenza nella società. Alcuni capi religiosi avevano chiesto a Gesù: “È lecito che noi paghiamo il tributo a Cesare?” (Lc 20, 22). Indicando una delle monete in circolazione nel loro Paese, Gesù Cristo risponde con una domanda: “Di chi è l’immagine e l’iscrizione?”. Risposero: “Di Cesare”. Quindi, rispondendo alla loro prima domanda, Gesù disse: “Redente dunque a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio” (Lc 20, 25).

Rispondendo in questo modo, Gesù riconosce che esiste una distinzione ma non una separazione fra il Regno di Dio che egli predicava e il regno terreno a cui tutti appartengono come cittadini del loro paese e membri dell’unica grande famiglia umana (cf. Congr. pro Doctrina Fidei, Libertatis Conscientia, 60). Soprattutto Gesù fa conoscere la natura della sua missione, che è quella di rendere testimonianza alla verità (cf. Gv 18, 37), la verità espressa nelle parole: “il regno di Dio è vicino” (Mc 1, 15). Il Signore ci insegna che Dio è vicino ad ogni aspetto della nostra esistenza nella società e nel mondo. La sua presenza nelle nostre vite la si avverte più profondamente nella vita di grazia e nell’esercizio della responsabilità morale.

L’esortazione di Gesù di “rendere a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio” è l’applicazione specifica del più grande di tutti i comandamenti: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso” (Lc 10, 27). Ed è proprio quando noi riconosciamo l’obbligo morale di amare il nostro prossimo - tutto il nostro prossimo, tutti i nostri concittadini - che prendiamo atto e compiamo i nostri doveri nei confronti dello Stato e dei responsabili della vita pubblica. Inoltre, coloro che amano Dio sanno che egli vuole che essi siano attivi e responsabili costruttori di una società giusta e umana.

5. La lettera di Pietro ci aiuta ad applicare la risposta di Gesù nel Vangelo alla vita nella comunità politica: “Siate sottomessi ad ogni istituzione umana per amore del Signore . . . Perché questa è la volontà di Dio . . . Comportatevi come uomini liberi, non servendovi della libertà come di un velo per coprire la malizia, ma come servitori di Dio” (1 Pt 2, 13-16). Per il credente, tutta l’autorità ha origine in Dio e quanti la esercitano per il bene comune devono essere rispettati “per amore di coscienza” (cf. Rm 13, 1-7). Le parole di Cristo e gli insegnamenti del nuovo testamento sono le basi che la Chiesa cattolica ha sempre insegnato, vale a dire che l’autorità politica e i doveri dei cittadini devono rientrare nell’ordine morale. Come Nazione, avete incluso questa verità nella vostra morale nazionale.

In un certo senso l’atteggiamento ufficiale dell’Indonesia di rispetto per la religione riflette la verità delle parole di Gesù nel Vangelo di oggi. Voi cercate di promuovere il benessere del vostro Paese conformemente ai valori umani su cui si fonda, rendere alla società civile ciò che le spetta. Allo stesso tempo, siete tutti incoraggiati a rendere a Dio ciò che è di Dio, riconoscendo che il diritto di praticare la propria religione trae la sua origine direttamente dall’autentica dignità della persona umana quale creatura di Dio. Questa comprensione garantisce la pace e la collaborazione fra i seguaci di diverse tradizioni religiose e permette a tutti di essere attivamente coinvolti nel servizio al bene comune.

È per questa ragione che rivolgo un appello a tutti i membri della fede cattolica in Indonesia: sforzatevi di diventare forti figli e figlie e autentici cittadini della nazione indonesiana!

6. Maestro, sappiamo che parli e insegni con rettitudine . . . insegni secondo verità la via di Dio” (Lc 20, 21).

Oggi la Chiesa di Jakarta e di tutta l’Indonesia, in unione con il Vescovo di Roma, rinnova la sua professione di fede nel nostro Signore e salvatore Gesù Cristo. Lo facciamo a imitazione di Maria, che è beata perché ha creduto (cf. Lc 1, 45) e di Pietro che ha parlato per conto degli altri apostoli nel proclamare: “Signore, tu hai parole di vita eterna” (Gv 6, 68). Noi professiamo questa fede in un legame ininterrotto con gli uomini e le donne che sono stati zelanti testimoni del Vangelo in queste isole.

È questo il momento giusto per voi, attuale generazione di cattolici indonesiani, di raccogliere con rinnovata speranza e vigore la sfida evangelica che avete ereditato dai vostri avi. È questo il momento giusto per tutti voi, soprattutto per i laici cattolici dell’Indonesia, di dedicarvi nuovamente al grande compito di trasmettere la fede tutta intera ad ogni nuova generazione, per sostenere la vita familiare contro tutto ciò che la indebolisce, per venire incontro alle necessità dei vostri concittadini, soprattutto i poveri, gli ammalati e i sofferenti, quanti non hanno ricevuto un’istruzione, e quanti, per qualsiasi motivo, vengono lasciati indietro nel processo di crescita e di sviluppo.

E voi, cari fratelli Vescovi, che siete i maestri e i Pastori della Chiesa di Cristo in Indonesia! Siete soprattutto voi, insieme ai vostri sacerdoti, che dovete condurre la Chiesa in Indonesia verso la sua pienezza in Cristo. Per questo siete state investiti del ministero episcopale attraverso lo Spirito Santo, che Cristo ha dato alla Chiesa, affinché siate in grado di insegnare in verità le vie di Dio. Questa è la vostra vocazione, questo è il vostro ministero. Cristo che vive nella sua Chiesa in ogni parte del mondo si aspetta da voi questo servizio.

La pace e l’amore di colui che insegna la “via di Dio” - Gesù Cristo, che è “la via, la verità e la vita” (Gv 14, 6) - siano sempre con la Chiesa che è presente nelle isole di questo splendido arcipelago dell’Indonesia! Dio effonda abbondanti benedizioni sul popolo indonesiano!

Pace a voi tutti che siete in Cristo (cf. 1 Pt 5, 14). Amen.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 

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