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RITO DI ORDINAZIONE EPISCOPALE DI 4 NUOVI VESCOVI

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Venerdì, 20 ottobre 1989

 

1. “Il Signore mi ha consacrato con l’unzione” (Is 61, 1).

La Chiesa ritorna incessantemente a questa unzione. Incessantemente vi attinge. Questa unzione messianica significa la pienezza dello Spirito Santo, portata al mondo da Cristo.

“Lo spirito del Signore è su di me, perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione” (Is 61, 1).

Questa unzione - cioè la pienezza dello Spirito Santo - è la potenza insita nell’invio del Figlio nel mondo.

“Mi ha mandato a portare il lieto annunzio” (Is 61, 1).

Józef, Edmond, Janusz, Tadeusz, oggi la Chiesa, in virtù dell’autorità ricevuta da Cristo, attingerà a questa pienezza messianica dello Spirito, per consacrarvi con l’unzione.

Imporrà anche sulle vostre spalle il libro del Vangelo, nel quale c’è la potenza della missione di Cristo.

Riceverete la consacrazione episcopale - il particolare retaggio dei successori degli apostoli.

2. Il giorno prima della sua Passione, Cristo diceva ai suoi apostoli: “Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi” (Gv 15, 9).

“Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto” (Gv 15, 16).

“Io vi ho amati. Rimanete nel mio amore” (Gv 15, 9).

Ecco il contenuto dell’eredità apostolica. In essa vi è un dono ineffabile. Vi è anche una chiamata. Una chiamata sommamente impegnativa, perché confermata dal più grande amore: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15, 13).

Cristo ha pronunciato queste parole il giorno prima della Passione. Il giorno prima della morte in Croce, la quale resta per sempre la conferma del più grande amore. Non c’è, né mai ci sarà un amore più grande di questo.

Ricevete dunque l’unzione episcopale. Ricevete l’imposizione delle mani, che trasmette ai successori degli apostoli la missione da questi assunta nel Cenacolo. E ricevete la forza di questo amore, che è il più grande.

3. “Perché andiate . . .”.

Diverse sono le vie lungo le quali il Signore vi condurrà. Vari sono i servizi uniti al vostro Episcopato.

A te, vescovo Edmond, figlio del Libano - nazione tanto provata, ma proprio per questo particolarmente vicina al mio cuore - la Chiesa affida una missione che ti porterà nei paesi dell’Africa del Nord. Colà tu avrai il compito di testimoniare la sollecitudine del successore di Pietro verso Chiese dalle antichissime tradizioni, rese più illustri dalla presenza di sant’Agostino, come anche di fomentare e rafforzare rapporti di reciproca comprensione con le autorità degli Stati, allo scopo di contribuire alla realizzazione delle grandi speranze umane di giustizia, di libertà, di pace.

Una simile missione è affidata anche a te, Vescovo Janusz, per alcuni paesi dell’Africa occidentale, i quali sperimentano l’austerità del deserto e contemporaneamente si mostrano aperti sia alle istanze dei tempi moderni che a quelle del Vangelo, reclamando a gran voce chi generosamente ne porti loro l’annuncio. Avvalendoti dell’esperienza acquisita nei numerosi anni di servizio alla Santa Sede, non mancherai di spendere le tue qualità di mente e di cuore per rendere sempre più stretti ed operanti i vincoli che la legano alle Chiese relativamente giovani di quella parte del continente, a me tanto caro, nelle quali i copiosi frutti di vita cristiana già maturati lasciano sperare messi di bene ancor più abbondanti.

A te, Vescovo Józef, viene affidato il compito di assumere la storica missione della Nunziatura Apostolica in Varsavia, una delle prime che la Santa Sede abbia costituito. Interrotta, com’è noto, in tristissime circostanze cinquant’anni or sono, tale missione viene oggi ripresa nel segno della speranza. Il tuo servizio presso Vescovi, sacerdoti, religiosi e fedeli dell’amata terra polacca ne risalderà la comunione col successore di Pietro ed insieme ne favorirà la costruttiva intesa con le autorità civili per il superamento delle presenti difficoltà ed il conseguimento del vero bene spirituale, morale e materiale della Nazione.

Un augurio, infine, a te, Vescovo Tadeusz: con quale speranza la Chiesa intera guarda verso la tua terra bielorussa, ove dopo più di sessant’anni ritorna a Minsk un Vescovo, per servire il popolo di quella regione! Non è questo un segno del cambiamento in atto, che avviene anche per il bene di tutti i credenti? Nei lunghi anni di sofferenza, il Vescovo di Roma è stato sempre vicino ai cattolici della Bielorussia. Oggi, imponendoti le mani, egli vuole sottolineare il legame della Cattedra di Pietro con la Chiesa che è in Bielorussia e condividere così non solo la gioia dei cattolici della tua terra, che nella tua persona ricevono un nuovo Pastore, ma anche la comune speranza di vedere presto la gerarchia cattolica nuovamente ristabilita in quelle antiche diocesi, al Papa particolarmente care.

Intensa è la mia gioia nel conferire la pienezza del sacerdozio al caro monsignor Tadeusz Kondrusiewicz che ho nominato amministratore apostolico della diocesi di Minsk per i fedeli cattolici di tutta la Bielorussia.

Gli auguro con affetto paterno ogni successo nella guida pastorale di quel vasto territorio, mentre su di lui e su tutti i fedeli affidati alle sue cure pastorali volentieri invoco le benedizioni divine.

“Gaude Mater Polonia”! Gioisci madre Polonia, madre nostra. Questo giorno di letizia, legato in Polonia alla memoria di san Giovanni di Kety, noi lo viviamo insieme qui, nella Basilica di san Pietro, uniti a tutta la Nazione che vive in patria e con tutti i Polacchi che vivono fuori dalla Polonia, in varie parti del mondo.

“Gioisci, Madre Polonia . . .”. Non è necessario elencare i motivi di questa gioia di cui ho parlato nell’omelia pronunciata in italiano.

Desidero soltanto salutare tutti i connazionali presenti nella Basilica di san Pietro. In modo speciale do il benvenuto e saluto il presidente del consiglio dei ministri, Tadeusz Mazowiecki, ed i rappresentanti del governo. Attraversando questi difficili momenti di rinnovamento, guardiamo al futuro con fede, speranza e amore.

“Gioisci, Madre Polonia”, gioite voi, figli di questa Nazione, che oggi entrate a far parte della schiera dei Vescovi della Chiesa di Cristo per portare avanti la missione apostolica. Dio sia con voi, e sia con voi sulle vostre strade pastorali la Signora di Jasna Gora, regina della Polonia, san Giovanni di Kety, tutti i santi patroni e le sante patrone della nostra Patria, affinché andiate e portiate frutto.

4. “Perché andiate e portiate frutto”.

Ascoltate che cosa dice a questo proposito l’Apostolo nella lettera ai Corinzi:

“Annunziando apertamente la verità, ci presentiamo davanti a ogni coscienza, al cospetto di Dio” (2 Cor 4, 2).

Il frutto che voi dovete portare proviene dallo Spirito Santo, dallo Spirito di verità. Per mezzo del vostro servizio la sua azione deve raggiungere le coscienze degli uomini . . . affinché Dio, che ha parlato all’uomo in Gesù Cristo “rifulga nei cuori umani” (cf. 2 Cor 4, 6).

Così dunque, cari fratelli, voi “non predicate voi stessi, ma Cristo Gesù Signore” (cf. 2 Cor 4, 5). Predicate Cristo. Come lui dovete essere servi dei vostri fratelli e delle vostre sorelle, illuminati da Cristo: da Cristo crocifisso e risorto.

Questo è il tesoro. Questo è lo straordinario tesoro della vostra missione. E se l’Apostolo ricorda che questo tesoro viene da noi - uomini - custodito in vasi di creta, allo stesso tempo aggiunge: “perché appaia che la potenza straordinaria viene da Dio e non da noi” (2 Cor 4, 7).

5. “E il vostro frutto rimanga” (Gv 15, 16). Il frutto dell’unzione messianica. Il frutto dell’eredità apostolica mediante l’imposizione delle mani. Il frutto della buona Novella. Il frutto della quotidiana fatica della Chiesa in tanti luoghi della terra . . .

“Rimanga”: per la salvezza degli uomini, / per il rinnovamento del volto della terra, / per la pace tra i popoli del nostro mondo umano, / per la gloria del Padre, che “ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché l’uomo abbia la vita eterna” (cf. Gv 3, 16).

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 

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