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VISITA PASTORALE A TARANTO
CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA NELLO
STADIO IACOVONE
OMELIA DI GIOVANNI
PAOLO II
Taranto - Domenica, 29 ottobre 1989
1. “Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e
verità” (Gv 4, 24).
Sono parole del Vangelo appena proclamato. Gesù parla con una donna
samaritana al pozzo di Giacobbe. A poco a poco la introduce nel mistero della
sua Persona e della sua missione. Egli è il Cristo, il Messia e la sua
missione è collegata con il tempio. Il Messia infatti, è colui che apre
davanti all’umanità le prospettive della salvezza. Le prospettive dell’unione
con Dio. Ogni uomo è chiamato ad adorare l’eterno Padre.
Qui sorge la domanda: quale tempio è destinato a tale scopo? Quello
samaritano sul monte Garizim? Oppure quello di Salomone a Gerusalemme?
Gesù risponde alla Samaritana: “Voi adorate quel che non conoscete, noi
adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma è
giunto il momento ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in
spirito e verità, perché il Padre cerca tali adoratori” (Gv 4, 22-23).
2. Fratelli e sorelle della Chiesa di Taranto, lasciamo che queste parole
di Cristo parlino a noi tutti, in particolare nel giorno in cui ricordiamo,
nella liturgia, l’anniversario della consacrazione della vostra antica
Basilica-cattedrale, dedicata all’Assunta e a san Cataldo. Proprio in
quell’amato tempio ho concluso ieri sera la mia prima giornata tarantina. Vi
ho incontrato le giovani coppie nel contesto più eloquente del vostro passato
di popolo cristiano. Ho incontrato, dunque, il passato ed il futuro di questa
comunità, mirabilmente armonizzati da quell’edificio.
Ora la liturgia ci ricorda la consacrazione del santuario dell’antica
alleanza, del tempio di Salomone a Gerusalemme.
Durante la cerimonia il re prega così: “Ma è proprio vero che Dio abita
sulla terra? Ecco, i cieli e i cieli dei cieli, non possono contenerti, tanto
meno questa casa che io ho costruita!” (1 Re 8, 27).
Salomone è consapevole dell’assoluta trascendenza di Dio. Colui che è,
Jahwè, non può essere racchiuso da alcuno spazio creato. È invece lui stesso
che abbraccia tutto. “In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo”, come
dirà un giorno Paolo di Tarso davanti all’areopago di Atene (At 17,
28).
Sì! Dio abbraccia e penetra nell’intimo di ogni cosa. E perciò Salomone osa
chiedere che Dio infinito si degni di compenetrare questo luogo costruito per
lui da Israele, il suo popolo eletto.
Questo è “il luogo di cui ha detto: Lì sarà il mio nome” (1 Re 8,
29).
Ecco il luogo della preghiera umana sulla terra, dell’intimità con Dio:
“Ascolta la supplica del tuo servo e di Israele tuo popolo . . . ascoltali dal
luogo della tua dimora, dal cielo; ascolta e perdona” (1 Re 8, 30).
3. Rileggiamo questa preghiera di Salomone pensando alla vostra cattedrale.
Il re di Israele ha reso davvero testimonianza alla verità su Dio. La sua
preghiera si è avvicinata al contenuto delle parole che, molti secoli dopo,
dirà Gesù: “Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito
e verità”.
Tuttavia le parole di Cristo vanno oltre. Da dove nascono i veri adoratori?
Come si può adorare in spirito e verità Dio, che è spirito assoluto?
Tutto questo diventa possibile, ma non per opera dell’uomo, non grazie al
genio umano, fosse pure il più grande.
Tutto questo diventa possibile unicamente per opera della pietra angolare
che è Cristo. Lui, unico nella storia dell’umanità dall’inizio alla fine, è
uno col Dio infinito; egli è il Verbo-Figlio, della stessa sostanza del
Padre. È Dio con la verità del suo essere Figlio, soprattutto con il
sacrificio redentore della sua Croce e Risurrezione.
“Ecco io pongo in Sion una pietra angolare” (1 Pt 2, 6). Grazie alla
potenza di questa pietra, l’adorazione del Dio infinito in spirito e verità si
estende a tutti gli uomini redenti. Tutti diventiamo come pietre vive del
tempio nel quale - insieme con Cristo - viene prestata adorazione in spirito e
verità.
Infatti tutti siamo stati battezzati nello Spirito Santo. Tutti ci siamo
dissetati a questo Spirito.
4. Ed ecco noi, pietre vive, professiamo questa verità sulla nostra vita
nuova, sul nostro essere in Cristo, pietra angolare, sul fatto di essere
compenetrati dallo Spirito della Pasqua e della Pentecoste.
Professiamo una verità che rendiamo manifesta mediante ogni tempio, ogni
chiesa visibile che innalziamo sulla terra.
In modo particolare la manifestiamo mediante la cattedrale, di cui oggi
celebriamo l’anniversario della consacrazione.
La cattedrale riflette il mistero di Dio che è in noi: ecco noi veniamo
impiegati “come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per
un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo
di Gesù Cristo” (1 Pt 2, 5).
5. Sii benedetta, cattedrale del Popolo di Dio nella città di Taranto!
Ti chiamano benedetta le generazioni che qui sono passate durante i secoli.
Tutti costoro hanno vissuto la gioia di cui parla il salmista: “Quale
gioia, quando mi dissero: / “Andremo alla casa del Signore”. / E ora i nostri
piedi si fermano / alle tue porte, Gerusalemme! / Gerusalemme è costruita /
come città salda e compatta. / Là salgono insieme le tribù, / le tribù del
Signore, / secondo la legge di Israele, / per lodare il nome del Signore” (Sal
122, 1-4).
Posta in mezzo alle case, tra vie strette che tradiscono povertà e
intimità, bisogno di difesa e ricerca di comunione, la vostra cattedrale
racconta anche oggi, ai fedeli ed ai turisti, l’impatto della fede cristiana
con il paganesimo, come pure l’incontro fra l’Oriente e l’Occidente cristiano,
tra il mondo greco e il mondo latino.
Come le numerose altre chiese sorelle di Puglia, la vostra cattedrale,
unica a ritrovarsi su di un’isola, è stata faro di luce per i fedeli di ogni
generazione:
- col suo battistero è stata ed è lavacro dell’uomo nuovo, icona del
Risorto;
- con le sue navate austere e semplici si è fatta e si fa eco fedele di
quella Parola che “è utile per insegnare, convincere, correggere e formare
alla giustizia” (2 Tm 3, 16) ogni popolo e cultura;
- con le cappelle dell’Eucaristia e di san Cataldo è microcosmo di società
e di Chiesa, comunità di santi e di peccatori chiamati alla pienezza
dell’amore e del dono.
6. Sii benedetto, tempio del Popolo di Dio, cattedrale del Vescovo, madre
delle Chiese dell’arcidiocesi.
Quanto grande è il tuo valore nei nostri tempi!
Sei tu, tempio del Dio vivente, a parlare agli uomini di oggi, chiunque
essi siano. Tu parli di Dio che abbraccia ogni cosa. Questo Dio è, nello
stesso tempo, in noi. Egli è la pietra angolare della nostra esistenza nello
spazio e nel tempo. Nel mondo dominato dalla temporaneità, nel mondo
sottomesso all’esperienza sensibile e alla caducità, rivolgi una incessante
chiamata ad ogni uomo: la chiamata ad adorare in “spirito e verità”. La
chiamata dell’amore e della vita eterna. La chiamata indirizzata ai “veri
adoratori”.
Sii benedetto, tempio, che sei il segno della nuova ed eterna alleanza in
Gesù Cristo!
Ecco, in lui, mediante la potenza dello Spirito Santo, noi siamo qui, in
questo luogo come “sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio ha
acquistato perché proclamiamo le opere meravigliose di lui
che ci ha chiamati dalle tenebre alla sua ammirabile luce” (cf. 1 Pt
2, 9).
Chiesa che sei in Taranto, riscopri oggi, con gioia rinnovata, la tua
vocazione a proclamare davanti al mondo le “opere meravigliose” di Dio.
Riscopri la tua vocazione e impegnati ad adempierla. Iddio sia con te!
Amen.
© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana
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