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MESSA PER I DEFUNTI NEL CIMITERO ROMANO DI CAMPO VERANO

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Solennità di Tutti i Santi - Mercoledì, 1° novembre 1989

 

1. “Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. Prendendo la parola li ammaestrava dicendo” (Mt 5, 1-2).

Con queste stesse parole Gesù oggi ammaestra noi, qui riuniti. Proclama il Vangelo delle otto beatitudini in mezzo a questo cimitero romano. Lo proclama in tanti altri cimiteri di tutto il mondo. Lo stiamo udendo noi - che ancora viviamo su questa terra. L’ascoltano le tombe, nelle quali riposano i nostri fratelli e sorelle defunti.

Viene indirizzato anche a loro il Vangelo delle otto beatitudini? Parla esso di morte?

2. Il Vangelo delle otto beatitudini parla della morte, anche se neppure una volta la chiama per nome. Invece, ogni beatitudine del discorso della montagna pone una accanto all’altra le due dimensioni della vita: quella temporale e quella eterna, definitiva.

Si sa che la vita temporale su questa terra finisce con la morte.

Il vangelo delle otto beatitudini parla dunque della morte, ma ordina di guardarla attraverso il prisma della vita: della vita che passa qui sulla terra - e di quella che è eterna: in Dio.

Per questo anche il Vangelo delle otto beatitudini ha oggi una particolare eloquenza tra le tombe e le cappelle del Campo Verano, e in tutti i cimiteri del mondo.

3. Ecco, a coloro che riposano nei sepolcri, ogni beatitudine pone la domanda:

Sei stato povero in spirito? Hai avuto fame e sete della giustizia? Sei stato misericordioso? Puro di cuore? Eri tra coloro che sono stati operatori di pace? Che sono stati perseguitati per causa della giustizia? Che hanno sopportato gli insulti e le persecuzioni e le menzogne dette contro di loro “per causa di Cristo”? E che sono stati accusati di ogni sorta di male a causa di lui? (cf. Mt 5, 3-11).

Hai provato nella tua vita molte sofferenze e tristezze? Ognuno di questi nostri fratelli e sorelle che riposano nei cimiteri di Roma e del mondo intero, ha dovuto - al termine della sua vita - giudicare la propria vita terrena secondo queste domande.

Ognuna di esse mette una pietra sulla vita temporale per schiudere la prospettiva sulla vita eterna. Questa è la vita in Dio. Questo e il Regno di Dio, il Regno dei cieli. Dio desidera questa vita e questo Regno per noi uomini, pellegrini attraverso la temporaneità verso la frontiera della morte.

4. Viviamo questo - insieme con tutta la Chiesa - in modo particolare oggi e domani.

Oggi e domani sostiamo presso le tombe dei nostri cari con la domanda: siete stati una generazione in cerca del Dio vivo? Siete stati tra coloro che cercano il volto del Dio di Giacobbe?

L’uomo compie il pellegrinaggio attraverso questa terra, attraverso la temporaneità che passa, verso il volto del Dio vivo: per vederlo “così come egli è. Vederlo a faccia a faccia” (cf. 1 Gv 3, 2).

L’uomo sottoposto alla legge della morte. Ed allo stesso tempo: l’uomo - pellegrino dell’Assoluto!

5. “Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato” (1 Gv 3, 2).

Il cimitero è soltanto il luogo del termine della vita umana sulla terra?

Non è insieme l’inizio di ciò che qui, sulla terra, “non è stato ancora rivelato”? L’inizio di un futuro nuovo? Di una vita nuova?

Sì, qui sulla terra conosciamo le parole: “siamo già figli di Dio” (cf. 1 Gv 3, 1). Anzi: “lo siamo realmente” (1 Gv 3, 1) in virtù della Parola rivelataci da Cristo.

Perciò anch’egli - Cristo, venuto dal Padre, dice a tutti: “Quale grande amore ci ha dato il Padre”! (come leggiamo in san Giovanni 1 Gv 3, 1).

Lo proclama tutto il Vangelo. In modo particolare il Vangelo delle otto beatitudini. Questo viene espresso definitivamente dalla morte di Cristo: dalla sua Croce, dal suo sepolcro e dalla sua Risurrezione.

6. Visitando il cimitero, in questi primi giorni di novembre, mettiamoci in ascolto di questo Vangelo. Per mezzo di tutti i segni della morte dell’uomo, che riempiono questo campo santo, Cristo annunzia la verità della vita eterna, Questa vita è più forte della morte.

Essa è radicata nell’“amore datoci dal Padre”.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 

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