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VISITA ALLA PARROCCHIA DI SANT’AGNESE

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 5 novembre 1989

 

1. “Hai compassione di tutti, perché tutto tu puoi, non guardi ai peccati degli uomini, in vista del pentimento” (Sap 11, 23).

Le parole del libro della Sapienza, carissimi fratelli e sorelle, trovano una splendida attuazione nell’episodio narrato dall’evangelista Luca: Gesù volge il suo sguardo verso il pubblicano Zaccheo, che la gente considerava con sospetto ed emarginava, perché “peccatore” (Lc 19, 7), entra nella sua casa e siede a mensa con lui (cf. Lc 19, 5 s.).

Quando Zaccheo scopre di essere amato personalmente da colui che si presenta come il Messia atteso, si sente toccato nel profondo dell’animo ed apre il suo cuore. E col cuore apre anche la mano, nel gesto della giustizia e della carità.

Gesù stesso offre, nella valutazione conclusiva, la chiave per interpretare tutta la vicenda: “Oggi la salvezza è entrata in questa casa . . . Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto” (Lc 19, 9 s.).

2. Carissimi fratelli e sorelle della parrocchia che s’intitola alla gentile e suggestiva figura di sant’Agnese, noi siamo oggi raccolti intorno alla mensa eucaristica nella vostra antica e bella basilica per meditare sull’eterna verità di questo messaggio.

Anche oggi Gesù viene a “cercare e a salvare ciò che era perduto”. Lo fa invisibilmente con l’azione misteriosa della sua grazia: ma lo fa, al tempo stesso, visibilmente mediante il ministero della sua Chiesa. Compito essenziale della Chiesa, infatti, è di farsi tramite verso ogni uomo dell’azione salvatrice di Cristo.

Consapevole di ciò, la Chiesa che è in Roma si sta preparando attivamente alla celebrazione del Sinodo pastorale diocesano, mediante il quale intende rendersi sempre più atta a svolgere la missione di salvezza che il Signore le ha affidato.

Come ho già avuto modo più volte di ricordare, la parola “Sinodo” significa “convergenza di strade” per camminare insieme come Popolo di Dio sulla strada che il Signore ci indica con il suo esempio e con il suo insegnamento.

Tutti i componenti della Chiesa di Dio - presbiteri, diaconi, religiosi e laici - illuminati e sostenuti dalla forza dello Spirito, sono sollecitati a verificare, sotto la guida del Vescovo, il loro cammino di fede per una più autentica fedeltà a Dio e agli uomini, loro compagni di viaggio.

Due istanze fondamentali investono la vita e la missione della Chiesa in questa città: quella di una più profonda comunione fraterna in Cristo e l’altra di un più forte impegno di evangelizzazione nei confronti di quanti, come Zaccheo, cercano Gesù Cristo e la sua salvezza, anche se in maniera confusa e contraddittoria.

3. Il Sinodo è una grande occasione, offerta dallo Spirito alla comunità ecclesiale romana, per verificare il suo cammino ed eventualmente per rimettersi sulla strada che Cristo ha tracciato per coloro che vogliono essere suoi discepoli.

Così, di fronte all’esigenza di essere, secondo la Parola di Gesù, “una cosa sola” (cf. Gv 17, 21), la Chiesa di Roma intende interrogarsi, nel Sinodo, sul modo concreto con cui vive il dono e l’impegno della comunione, disposta a superare le cause e le situazioni di difficoltà, di tensione, di contrasto che le impediscono di presentarsi agli uomini come “famiglia di Dio”, unita nella professione della fede e nella testimonianza della carità. Essa sa bene, infatti, che questo è il presupposto indispensabile per un efficace annuncio del Vangelo a coloro che vivono nel territorio. Una missione, questa, che si esprime anche mediante la riconciliazione, la solidarietà e la condivisione con i più poveri, e soprattutto mediante una più forte testimonianza di fedeltà a Cristo, accolto nella propria “casa” (cf. Lc 19, 5 s.) e riconosciuto come salvatore e Signore.

Se i cristiani, superando la tentazione dell’individualismo e della chiusura, e più in generale ogni forma di peccato, sapranno dar vita a forme di collaborazione e di reciproca integrazione, mettendo a servizio dell’evangelizzazione i doni ricevuti, sarà più facile a coloro che cercano Cristo, incontrarlo effettivamente ed essere salvati.

4. Questo impegno di testimonianza e di servizio riguarda tutto il Popolo di Dio, chiamato alla comunione e alla missione. Esso, però, investe a titolo tutto particolare la Chiesa di Dio che è in Roma.

Roma è una metropoli complessa, nella quale la secolarizzazione ha prodotto e continua a produrre tristi fenomeni di lacerazione e di emarginazione, di indifferenza religiosa e di allontanamento da Cristo e dal suo messaggio. Roma, tuttavia, è ancora ricca di un grande patrimonio di fede e di cultura, di un enorme potenziale di solidarietà e di amore. Merita pertanto di essere conosciuta, amata, ascoltata, ma soprattutto “servita”. Da ciò nasce per la Chiesa l’impegno di una “nuova evangelizzazione”, che sappia leggere i segni dei tempi e rispondere alle nuove sfide che si pongono alla fede, denunciando con coraggio gli antichi e nuovi mali che affliggono la città.

Roma inoltre, per il fatto di essere la sede del successore di Pietro, è chiamata a “presiedere nella carità” e quindi ad essere “modello di tutte le altre Chiese a immagine dell’assemblea universale del . . . popolo” di Dio (Oratio pro Synodo). La sua vocazione e la sua identità la rendono in qualche modo partecipe del carisma del suo Vescovo, il Papa, che è anche Pastore della Chiesa universale.

Tutto ciò, mentre la colloca in una singolare posizione in quanto “casa” in cui tutti, e in primo luogo poveri e peccatori, devono poter incontrare Cristo e condividere i beni messianici del Regno, le impone più forti responsabilità in ordine alla testimonianza e al servizio da rendere alla comunione e alla missione.

5. Guardando la storia si deve dire che Roma ha sempre cercato di rimanere fedele al progetto che Dio ha disegnato su di lei. Lo dimostra, tra l’altro, la numerosissima schiera di santi che l’hanno evangelizzata e arricchita dei loro carismi e delle loro opere, spesso coronando col martirio il servizio reso a Dio e ai fratelli. Sant’Agnese, alla quale è dedicata la vostra comunità parrocchiale, appartiene a questo innumerevole stuolo. Essa può costituire un prezioso punto di riferimento per il cammino sinodale, che la vostra parrocchia è chiamata a compiere.

In questa prospettiva rivolgo, insieme con il Cardinale vicario e con monsignor Vescovo ausiliare di questo settore, il mio caldo incoraggiamento al parroco don Giuseppe De Nicola, e ai sacerdoti che con lui collaborano, quali eredi del prezioso servizio che da ben cinque secoli i canonici regolari lateranensi svolgono presso la Basilica. Nell’esortarli a perseverare con entusiasmo nel lavoro pastorale - opportunamente incentrato intorno agli impegni liturgico, catechetico, caritativo - desidero esprimere il mio compiacimento per l’opera che svolgono in parrocchia le diciassette comunità religiose presenti e i numerosi laici, aderenti ad associazioni e movimenti.

A tutti sia d’esempio la giovane martire Agnese, che seppe suggellare col sangue la sua testimonianza a Cristo. Guardando a lei e pensando al cammino al quale vi sollecita il Sinodo pastorale diocesano, faccio mia la preghiera, che Paolo rivolgeva al Signore per la comunità dei Tessalonicesi: “Il nostro Dio vi renda degni della sua chiamata e porti a compimento, con la sua potenza, ogni vostra volontà di bene e l’opera della vostra fede; perché sia glorificato il nome del Signore nostro Gesù Cristo in voi e voi in lui, secondo la grazia del nostro Dio e del Signore Gesù Cristo” (2 Ts 1, 11 s.).

Sì, carissimi fedeli della parrocchia di sant’Agnese! Iddio “vi renda degni . . .”. Amen!

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 

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