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CONCELEBRAZIONE NELLA CHIESA NAZIONALE
DI SAN LUIGI DEI FRANCESI IN OCCASIONE DEL IV CENTENARIO DELLA
CONSACRAZIONE
OMELIA DI GIOVANNI
PAOLO II
Sabato, 25 novembre 1989
“Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo Regno” (Lc 23,
42).
1. Nella festa di Cristo re, la preghiera del buon ladrone traduce il
paradosso cristiano: la fede nella persona e nella missione di Cristo viene
espressa da un malfattore crocifisso: costui si volge con fiducia verso Gesù,
anch’egli condannato, che muore in una apparente impotenza.
I capi religiosi e i soldati se ne fanno beffe. Un altro condannato lo
maledice. Il titolo di “Re dei Giudei” viene attribuito al Nazareno per
scherno. Come nel deserto c’erano state tre tentazioni, sul Golgota viene
lanciata tre volte la sfida: “Salva te stesso!”. “Se tu sei il Messia”. “Se tu
sei il re dei Giudei” (cf. Lc 23, 35. 37. 39).
Solo il buon ladrone volge a Gesù lo sguardo della fede e lo invoca con
l’audacia della speranza. Egli ha riconosciuto il Messia. Aspetta il Regno di
vita in cui entrerà il Figlio. Dà la sua fede a colui nel quale Dio “ha voluto
riconciliare a sé tutte le cose . . . rappacificando con il sangue della sua
croce” (Col 1, 20).
Ecco un modello per ogni confessione di fede cristiana. Ecco il senso di
questa solennità: nel mistero salvifico della morte e della Risurrezione del
Figlio di Dio fatto uomo è fondato il Regno nuovo. E Gesù risponde al buon
ladrone: “Oggi sarai con me nel paradiso”. L’attesa è esaudita. L’alleanza e
la comunione sono offerte, oggi, con Cristo.
2. Cari fratelli e sorelle, riuniti in questa chiesa di san Luigi dei
Francesi, celebrando con voi questa fede che conclude l’anno liturgico, il
Vescovo di Roma vi invita a rivolgere a Cristo lo sguardo della fede del buon
ladrone e fargli la stessa preghiera: “Gesù, ricordati di me quando entrerai
nel tuo regno” (Lc 23, 42).
Con san Paolo, vi richiamo anche a rendere grazie “al Padre che ci ha messi
in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce”, (Col 1, 12).
Perché la buona Novella della salvezza ci è stata trasmessa attraverso la
testimonianza degli apostoli. I discepoli hanno riconosciuto nel Risorto il
servo sofferente che avevano visto seppellire. Essi ci mostrano quale potenza
d’amore sia all’opera in lui: siamo riscattati, i nostri peccati sono
perdonati. Il Figlio, “immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni
creatura”, “abita in lui ogni pienezza” (Col 1, 15. 19).
La liturgia ci dice qual è il Regno senza limite e senza fine che Gesù
rende possibile offrendo se stesso sull’altare della Croce: “Regno di vita e
di verità, regno di grazia e di santità, regno di giustizia, d’amore e di
pace” (Praefatio Crhisti Regis).
3. Cari amici della comunità francese di Roma, la fede in Cristo re è nello
stesso tempo invito a vivere secondo lo spirito del suo Regno. Di generazione
in generazione, innumerevoli testimoni vi hanno trasmesso questo messaggio
attraverso il loro esempio. Ricorderò solo i santi onorati qui: i patroni di
questa chiesa, di fianco alla Vergine Maria: san Denis, vescovo e martire,
soprattutto san Luigi che seppe vivere la regalità come un servizio ai
fratelli e che fu penetrato dall’amore di Cristo, libero di fronte alle
ricchezze del mondo. Con loro, voi venerate anche santa Clotilde e santa
Giovanna di Francia, due regine che ricordano il ruolo specifico della donna
nella Chiesa e nella società.
La storia cristiana della vostra Nazione è segnata dalle grandi figure dei
santi, degli uomini di Chiesa, dei pensatori, degli artisti; ma il vostro
passato è stato plasmato anche dai fedeli dai nomi meno illustri che, nel
vostro Paese, sono stati generosi costruttori della “casa del Signore” (Sal
122, 1).
Le contraddizioni non sono mancate nel corso dei secoli, quando molti si
sono levati contro la Chiesa. Così, due secoli fa, in opposizione al
cristianesimo è stato proclamato l’ideale umanista che doveva fondare una
società rinnovata. Tuttavia, a distanza di tempo, non si può forse riconoscere
in qualche modo nei valori di libertà, uguaglianza e fraternità affermati con
tanta decisione, il frutto di una cultura di origine cristiana?
Nel corso delle mie visite pastorali in terra di Francia, ho avuto
l’occasione già di ricordare il contributo prezioso dei figli di questa
Nazione alla vita della Chiesa, alla sua missione, al suo pensiero, alla sua
arte, alla sua vita pastorale. Continuando questa tradizione forgiata nel
corso dei secoli, le presenti generazioni devono riassumersi questo compito,
rinnovare la loro fedeltà a Cristo, lui che è “il principio, il primogenito di
coloro che risuscitano dai morti, per ottenere il primato su tutte le cose” (Col
1, 18).
4. Come mostra il Vangelo che abbiamo ascoltato, confessare Cristo, re
dell’universo, presuppone il superamento di molti ostacoli. I testimoni della
crocifissione non riuscirono a superare il loro scetticismo. Intorno a noi,
molti nostri contemporanei dubitano di Cristo e lo ignorano, o semplicemente
escludono la sua presenza dalla loro concezione del mondo. Un certo numero di
paesi d’Europa hanno ereditato la filosofia illuminista, poi delle filosofie
che hanno gettato il dubbio su Dio, sul suo Cristo, sulla sua Chiesa. Hanno
fatto prevalere spesso una organizzazione della società e un tipo di
educazione che si sviluppano al di fuori di qualsiasi riferimento a Dio.
Queste ideologie, che non sono riuscite ad assicurare la felicità e la pace
che promettono, conoscono un certo declino, la loro influenza resta tuttavia
nella mentalità, sotto la forma di una resistenza intellettuale o di una
indifferenza pratica. Senza voler attribuire all’epoca attuale tutte le
difficoltà che si incontrano nella fede, si deve tuttavia constatare che la
scristianizzazione di una parte importante della società rende più impegnativa
l’adesione attiva alla fede e meno agevole la formazione cristiana dei
giovani.
La constatazione di queste difficoltà non deve condurci al pessimismo. Ci
fa comprendere meglio il senso del Regno di Cristo. Gesù non ha vinto la morte
che al prezzo della sofferenza offerta, dell’abbandono della maggior parte dei
suoi, del silenzio del popolo e lo scherno dei suoi capi. Ma ha consumato il
suo sacrificio per un amore supremo per tutti. Con il suo sacrificio, Dio “ha
voluto riconciliare a sé tutte le cose, quelle che stanno sulla terra e quelle
nei cieli” (Col 1, 20). Là si compie il Regno che noi celebriamo, di
cui attendiamo il compimento, che abbiamo la missione di preparare.
5. La festa di oggi ci richiama dunque al fondamento stesso della vocazione
cristiana: riunirci nel corpo, cioè nella Chiesa, di cui Cristo è il capo, lui
per mezzo del quale tutto è stato creato, lui per mezzo del quale siamo stati
riscattati e perdonati (cf. Col 1, 18. 14).
Con l’eredità di quanti vi hanno preceduti, molto vi è stato dato. Molto di
più vi sarà chiesto, secondo la Parola di Gesù (cf. Lc 12, 48).
Ai credenti è chiesta una fedeltà coraggiosa ai doni ricevuti, una fiducia
totale in Cristo, una disponibilità a lavorare per il suo Regno.
A coloro che dubitano, a coloro che non condividono tutta la fede della
Chiesa, è chiesto di non fermare la loro ricerca, di aprirsi, con la grazia di
Dio, a colui che invita alla fede senza imporla. Voi godete della libertà
religiosa che ancora manca in troppe regioni del mondo. Ma libertà non vuol
dire indifferenza alla presenza di Dio. Noi siamo tutti chiamati a
raccoglierci insieme nel Regno di Dio. Non dobbiamo temere la dominazione di
Cristo: egli è la via della pace e dell’amore; egli libera in noi il meglio
della nostra umanità; con il dono della sua vita, egli restaura in noi
l’immagine del Dio vivente.
Qualunque sia l’itinerario di ciascuno e la sua accoglienza del dono della
fede, nessuno deve restare passivo: ciascuno può lavorare al miglioramento
della sorte dei suoi fratelli e fare così un passo avanti sulla strada del
Vangelo. Ogni sforzo verso un di più di verità, di giustizia e di amore apre
alla venuta del Regno di Dio e lo prepara tra di noi, affinché “abiti in lui
ogni pienezza” (cf. Col 1, 19).
6. Quanto a voi, cari amici della comunità francese di Roma, voi vivete la
vostra vocazione cristiana in condizioni particolari in cui vedo una grande
possibilità. La vostra professione o i vostri studi vi collocano in un
crocevia culturale molto ricco. Voi incontrate i rappresentanti di tutte le
nazioni, nel campo della diplomazia o dell’università, alla FAO o nella vita
economica. Siete anche testimoni privilegiati dell’attività della Chiesa
intorno al successore di Pietro; potete seguire da vicino il suo Magistero; e
misurate meglio di altri i vincoli di unità nella Chiesa universale. Queste
diverse possibilità danno alla vostra comunità non solo una fisionomia
originale, ma anche una certa responsabilità di testimonianza. Sono lieto di
essere questa sera in mezzo a voi e di portarvi l’incoraggiamento del Vescovo
di Roma.
Desidero salutare il signor ambasciatore di Francia presso la Santa Sede e
il signor ambasciatore di Francia in Italia, insieme con tutte le autorità
civili presenti. Li ringrazio dell’accoglienza e della partecipazione a questa
celebrazione.
Accanto al Cardinal Poletti che porta con me la responsabilità pastorale
della diocesi, saluto con gioia la presenza dei Cardinali francesi di Roma,
così vicini al successore di Pietro, insieme agli altri Francesi che
partecipano al lavoro della Santa Sede. Il mio pensiero va anche al Cardinal
François Marty, titolare di questa chiesa, che non ha potuto essere con noi
questa sera.
A tutta la comunità cristiana che si raduna a san Luigi, esprimo i miei
voti, salutando cordialmente il vostro rettore, monsignor René Séjourné, e i
sacerdoti che vivono in questa casa. Essi vi sono guida nella preghiera e
nella liturgia, nell’approfondimento della fede, nei vincoli di fraternità ed
aiuto vicendevole, nell’accoglienza dei pellegrini e dei visitatori. Vi auguro
di continuare a essere una splendida comunità piena di fervore.
7. Celebrate quest’anno il quarto centenario della consacrazione di questa
chiesa francese nel cuore della città eterna. Tutta una storia si è svolta
intorno a questo santuario. Possa continuare con dinamismo, a servizio della
Chiesa e del mondo! Perché ciò che conta, agli occhi di Dio, è il tempio
vivente che voi edificate.
Ci volgiamo a Cristo, perché viviamo nella Chiesa di cui egli è il capo,
figura della nuova “Gerusalemme, costruita come città salda e compatta”, come
dice il salmista (Sal 122, 3). Apriamo i nostri cuori alla presenza
trasformatrice del Signore per rendere “il tempio interiore bello quanto il
tempio di pietra” (cf. Hymnus Syriacus dedicationis)!
Cristo è il Messia, il salvatore, il re che “ha il primato su tutte le
cose” (Col 1, 18). Nel fervore della celebrazione eucaristica, ciascuno
di noi può ripetergli oggi: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo
regno” (Lc 23, 42).
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