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VISITA ALLA PARROCCHIA DEI SANTI PATRONI D’ITALIA,
FRANCESCO D’ASSISI E CATERINA DA SIENA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 26 novembre 1989

 

1. “Questi è il re dei Giudei” (Lc 23, 38). Intorno a queste parole, carissimi fratelli e sorelle, si incentra il messaggio dell’odierna solennità di Cristo re dell’universo, che conclude l’itinerario salvifico percorso dalla Chiesa nell’anno liturgico.

Non si tratta di una semplice scritta, che registra il motivo della condanna di Gesù, salvatore dei poveri e dei peccatori; nella prospettiva liturgica, essa acquista tutto lo spessore di una vera “professione di fede”, che la comunità cristiana è chiamata a compiere nel momento in cui celebra il memoriale del sacrificio di Cristo.

Nel Vangelo di Luca, che ci ha accompagnato e illuminato lungo tutto l’anno, la morte in Croce di Gesù costituisce la conclusione del suo esodo pasquale, il traguardo della sua salita a Gerusalemme, là dove dovevano compiersi le profezie, che avevano annunciato la morte del servo-Figlio, inviato dal Padre nel mondo per la piena e definitiva liberazione dell’uomo.

Sulla Croce Gesù “regna” rivelandosi come il pastore che riunisce i figli di Dio dispersi (cf. Gv 11, 52), come il re dell’universo. Perciò è “degno di ricevere potenza e ricchezza e sapienza e forza e onore” (Ap 5, 12).

In questa luce l’odierna solennità mi offre, ancora una volta, l’occasione per svolgere alcune riflessioni intorno al Sinodo pastorale diocesano, al quale la Chiesa di Roma si sta preparando, e a cui anche la vostra comunità intende certamente offrire un fattivo contributo, soprattutto in ordine ad alcuni contenuti e obiettivi della “nuova evangelizzazione”, che l’assemblea sinodale vuole rilanciare nella città, con rinnovata consapevolezza e con più forte vigore.

2. Base, centro e vertice del dinamismo dell’evangelizzazione è la “proclamazione che, in Gesù Cristo, Figlio di Dio fatto uomo, morto e risuscitato, la salvezza è offerta ad ogni uomo, come dono di grazia e misericordia di Dio. E non già una salvezza immanente, a misura dei bisogni materiali o anche spirituali che si esauriscono nel quadro dell’esistenza temporale e si identificano totalmente con i desideri, le speranze, le occupazioni, le lotte temporali; ma altresì una salvezza che oltrepassa tutti questi limiti per attuarsi in una comunione con l’unico Assoluto, quello di Dio: salvezza escatologica che ha certamente il suo inizio in questa vita, ma che si compie nell’eternità” (Pauli VI, Evangelii Nuntiandi, 27).

Questa salvezza la Chiesa è invitata a testimoniare e annunciare; è la stessa che Gesù offre sulla Croce al ladrone, crocifisso accanto a lui e che a lui si rivolge e si affida: “Oggi sarai con me in paradiso” (Lc 23, 43).

Roma metropoli moderna insidiata dall’indifferenza religiosa, distratta dal benessere consumistico, disorientata dal relativismo morale, afflitta da tante povertà materiali e spirituali, ha bisogno di ascoltare di nuovo questo annuncio di salvezza.

Ciò avverrà se il nome, l’insegnamento, la vita e le promesse, il mistero, in una parola il Regno di Gesù di Nazaret, redentore dell’uomo, saranno proclamati con nuovo coraggio, senza facili riduzioni opportunistiche e ambiguità, e soprattutto con parole e gesti comprensibili e credibili da parte degli uomini d’oggi, di quanti - e dovrebbero essere tutti - sono stati salvati, liberati cioè dal potere delle tenebre e trasferiti nel Regno del Figlio diletto di Dio. È un dovere che ci interpella e ci coinvolge come singoli cristiani e specialmente come comunità.

3. Due istanze fondamentali si pongono al riguardo: esse costituiscono altrettanti obiettivi da perseguire nella riflessione e nell’impegno, ai quali il Sinodo ci chiama.

Anzitutto quella di una forte e concorde testimonianza personale e soprattutto comunitaria della salvezza-comunione, che ci è stata donata da Cristo con la sua morte gloriosa. Gli uomini, che ancora non hanno incontrato il Signore o lo hanno perduto, aspettano, anche forse inconsciamente, da noi questa testimonianza e noi abbiamo il dovere di offrirla loro. Una testimonianza di solidarietà, di fraternità, di disponibilità e di servizio a Dio e ai fratelli, che proprio nella celebrazione eucaristica, memoriale della Pasqua di Cristo, raggiunge la sua più alta ed eloquente manifestazione.

Sarà proprio tale testimonianza a suscitare in molti, che chiamiamo “lontani” o in coloro che sono distratti ma pure cercano qualcosa o Qualcuno che li “salvi”, l’interesse, il desiderio e - lo speriamo - l’invocazione del Salvatore. Proprio come avvenne per il ladrone crocifisso accanto a lui.

4. La seconda istanza è espressa nella preghiera della Messa, che ci fa chiedere a Dio di camminare sulle orme di Cristo, per diventare come lui capaci di donare la vita per amore dei fratelli.

L’evangelizzazione, per essere credibile ed efficace, domanda a chi si fa testimone e annunciatore di Cristo l’impegno della sequela e dell’assimilazione a lui. Evangelizzatori si diventa nella misura in cui ci si pone, come Cristo e insieme con lui, in cammino verso Gerusalemme, disposti a lasciarsi guidare dallo Spirito e pronti ad entrare nella logica della Croce, dell’amore cioè che si fa dono per gli altri.

Ciò comporta che noi per primi ci lasciamo evangelizzare, cioè afferrare e salvare da Cristo. La missione, prima che un “fare”, è un “essere”. Solo chi sta con Cristo può diventare suo apostolo.

Ciò esige uno sforzo costante di conversione, un impegno di fedeltà, un dovere di coerenza morale, una profonda esperienza di fede. Si tratta in una parola di essere veri discepoli, cristiani maturi nella fede, capaci di rendersi disponibili per il servizio dei fratelli.

Il rinnovamento, a cui il Sinodo ci chiama, parte da qui e qui deve costantemente fare riferimento.

5. Affido questa duplice istanza a tutta la Chiesa che è pellegrina in Roma; l’affido particolarmente oggi alla vostra comunità parrocchiale, di cui saluto il parroco, don Romano Roberi, ed i tre sacerdoti suoi collaboratori, tutti provenienti dalla diocesi di Mondovì, qui rappresentata stasera dal Vescovo monsignor Enrico Masseroni. Egli ha voluto essere presente con noi in questa circostanza, per sottolineare una bella forma di collaborazione che la sua Chiesa offre da anni a quella di Roma; ed io colgo volentieri l’occasione per ringraziarlo.

Saluto il signor Cardinale vicario e il Vescovo responsabile del settore, monsignor Remigio Ragonesi, come pure i sacerdoti e i religiosi, che svolgono attività pastorale nel territorio della parrocchia e della prefettura. Un pensiero di speciale apprezzamento e di sentita riconoscenza va, poi, alle religiose dei vari istituti, per il prezioso contributo offerto alle numerose iniziative parrocchiali. Con esse saluto e ringrazio anche tutti i laici impegnati nelle attività catechistiche, liturgiche, caritative della comunità e li esorto a perseverare generosamente nella loro meritoria disponibilità.

6. La vostra parrocchia è posta sotto la protezione dei santi Francesco d’Assisi e Caterina da Siena, che esattamente cinquant’anni fa furono proclamati patroni d’Italia.

Se c’è una caratteristica che unisce questi due giganti della santità è proprio la fedeltà con cui essi hanno seguito Cristo come discepoli. Da tale fedeltà trasse forza l’amore alla Croce, al cui mistero parteciparono in modo tanto singolare; la passione per l’edificazione del Regno di Cristo; l’impegno per il rinnovamento della Chiesa; la promozione della giustizia e della pace nella comunità degli uomini contemporanei alla loro vita.

Sono i medesimi obiettivi a cui guarda il Sinodo diocesano, in questo momento storico non dissimile da quello in cui hanno vissuto san Francesco e santa Caterina. Ci stimolino questi grandi santi, con il loro insegnamento e il loro esempio, ci aiutino con la loro intercessione.

Con questa intenzione ci prepariamo adesso ad entrare nella celebrazione eucaristica offrendo insieme con Cristo tutto quello che siamo, tutto quello che facciamo e anche tutto quello che soffriamo. Portiamo sull’altare, sotto le specie del pane e del vino, il nostro dono, perché diventi l’offerta di Cristo stesso nella sua Eucaristia.

Sia lodato Gesù Cristo.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 

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