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SANTA MESSA DI MEZZANOTTE NELLA
BASILICA DI SAN PIETRO
OMELIA DI GIOVANNI
PAOLO II
Natale del Signore - Domenica, 24
dicembre 1989
1. “Vi annunzio una grande gioia” (Lc 2, 10).
Fu proprio in un’ora notturna come questa che i pastori di Betlemme udirono
l’annunzio di una grande gioia.
Nella stessa ora noi tutti ci troviamo riuniti, qui, nella Basilica di san
Pietro, per ascoltare l’annunzio della stessa gioia.
E così, come facciamo noi, si riunisce la gente, si riuniscono i nostri
fratelli e sorelle, in tanti luoghi dell’intero globo terrestre.
Tutti, ovunque siano riuniti, il Vescovo di Roma saluta con le stesse
parole: “Vi annunzio una grande gioia”.
Questo mio saluto va a tutti gli uomini, in ogni continente.
Va, con particolare affetto e con sempre vivo ricordo, alle nazioni che ho
visitato quest’anno, alle moltitudini che ho incontrato in quei paesi: in
Estremo Oriente, in Africa, nei paesi nordici. Va ai carissimi giovani che, a
Santiago de Compostela, hanno celebrato con me la Giornata Mondiale della
Gioventù, rappresentando anche tutti i loro coetanei, sparsi nel mondo.
Questo saluto rivolgo anche, e in modo speciale, agli uomini e alle donne
di tutte le nazioni, che, collegati per via radio e televisione, ascoltano
questa santa Messa di mezzanotte e partecipano, spiritualmente uniti a noi ed
a tutti i credenti nel mondo, al mistero della natività del Figlio di Dio
sulla terra.
2. Questo annunzio va agli uomini, ma non soltanto a loro. La liturgia di
Natale, a mezzanotte, chiama alla gioia anche tutte le creature.
“Gioiscano i cieli, esulti la terra, / frema il mare e quanto racchiude: /
esultino i campi e quanto contengono, / si rallegrino gli alberi della
foresta . . . / Cantate al Signore un canto nuovo / cantate al Signore da tutta
la terra” (Sal 97, 11-12.1).
Così, dunque, da quest’annunzio di Betlemme sono chiamate alla gioia tutte
le creature. Infatti, colui che nasce da Maria Vergine è “generato prima di
ogni creatura” (cf. Col 1, 15). In lui e per lui è stata creata ogni
cosa. Ogni bene, che si trova nelle creature, ha in lui la sua origine e il
primo modello.
È mediante lui che, un tempo, il Padre ha guardato tutto il creato, e “vide
che era cosa buona . . . cosa molto buona” (cf. Gen 1, 10. 31).
In questa notte di Betlemme tutti noi siamo chiamati - chiamati ancora una
volta - ad esultare per l’opera della creazione.
3. “Vi annunzio una grande gioia”.
Nel momento in cui il Figlio, il Verbo eterno - il primogenito di ogni
creatura - viene egli stesso in mezzo alle sue creature, questa esultanza per
l’opera della creazione viene riconfermata. E, nello stesso tempo, viene
elevata.
La creatura raggiunge un apice tale, che va al di là del suo orizzonte. Al
di là dell’orizzonte dell’esistenza e della conoscenza.
“Hai moltiplicato la gioia / hai aumentato la letizia” (Is 9, 2).
Ma quest’apice viene raggiunto dalle creature nell’uomo. Dell’uomo fu detto
al principio che era stato creato a immagine e somiglianza di Dio. Nella notte
di Betlemme questa verità sull’uomo viene totalmente riconfermata. E viene
oltrepassata.
“Poiché un bambino è nato per noi, / ci è stato dato un figlio” (Is
9, 5).
Nella notte di Betlemme nasce il Bambino, il bambino umano: per Maria “si
compirono.., i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo
avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia” (Lc 2, 6-7).
Il messaggero celeste dice la stessa cosa ai pastori; “Troverete un bambino
avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia” (Lc 2, 12).
4. Ecco il Bambino, il bambino umano, il figlio dell’uomo, come tutti gli
altri nato da donna.
Questo bambino è il Figlio: “Ci è stato dato un figlio”. Ci è stato dato
dal Padre. E stato donato agli uomini e al mondo: “Dio infatti ha tanto amato
il mondo da dare il suo Figlio unigenito” (Gv 3, 16).
“Ci è stato dato un figlio”.
In questo eterno Figlio, che è della stessa sostanza del Padre, Dio stesso
entra nella storia dell’uomo e del mondo.
In questo Figlio “è apparsa . . . la grazia di Dio, apportatrice di salvezza
per tutti gli uomini” (Tt 2, 11).
Dio, che ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza, sa chi è l’uomo. Sa
qual è il cuore umano, sa che è inquieto finché non riposa in lui (cf. S.
Augustini, Confessiones, I, 1: CSEL 33, 1).
E per questo - proprio per questo - “ci è stato dato un figlio”. Il cuore
umano, venendo alla mangiatoia di Betlemme, vi ritrova quella pace che può
essere trovata soltanto in Dio. Questa pace è strettamente congiunta con la
gloria di Dio, come proclama il messaggio della notte di Betlemme.
5. “Vi annunzio una grande gioia . . . oggi vi è nato . . . un salvatore” (Lc
2, 10-11).
Ma questa gioia è così pura, così piena come noi la vorremmo?
Sì e no. Su di essa si proietta infatti un’ombra di tristezza. Il Bambino -
il Figlio di Dio - nasce in una stalla, perché non c’era posto per lui
nell’albergo (cf. Lc 2, 7).
Il momento della venuta è insieme il momento della non-accoglienza,
del rifiuto: “Non c’era posto”. Questa ombra di tristezza si allungherà. Si
addenserà fino al rifiuto, mediante la Croce, sul Golgota. In tal modo
dall’uomo sarà rifiutato il Figlio, che ci è stato dato dall’amore del Padre.
Gesù Cristo, “il quale ha dato se stesso per noi, per riscattare da ogni
iniquità” (Tt 2, 14).
6. Noi, qui riuniti, salutiamo, insieme con i nostri fratelli e sorelle che
sono con noi collegati, la nascita di Dio con la liturgia del sacrificio
eucaristico. È il sacrificio della nostra Redenzione. Questo sacrificio rende
presente la Croce e la Risurrezione: il mistero pasquale di Cristo, Tale
mistero ha il suo inizio nella notte di Betlemme, quando ci è nato un
Salvatore. Il redentore dell’uomo, il redentore del mondo!
La Chiesa, che annunzia in questa notte “una grande gioia”, sa che questa
gioia viene totalmente da Dio. E il dono del suo amore.
Essa sa pure che, soltanto questa gioia dilata il cuore umano fino alle
dimensioni sovratemporali, che per l’uomo ha preparato Dio stesso.
Lo sa, e per questo ripete, anche in questa notte, davanti al mondo; “Vi
annunzio una grande gioia. Oggi è nato il Salvatore!”.
© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana
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