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VISITA ALLA PARROCCHIA DI SAN FABIANO E VENANZIO

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 14 gennaio 1990

 

“Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo”.

1. Con queste parole Giovanni Battista annuncia la venuta del Regno di Dio nella storia umana, l’avveramento delle antiche profezie messianiche, l’inaugurazione del tempo “ultimo”, nel quale la salvezza di Dio sarà offerta a tutti gli uomini.

Tutto ciò si compie in Cristo Gesù. È lui il “Figlio Eletto”, nel quale Dio manifesta la sua gloria; è lui il “Servo” consacrato dallo Spirito per riunire i dispersi di Israele; è lui “la luce delle nazioni” che porta la salvezza fino all’estremità della terra; è lui, finalmente, l’“Agnello” della nuova Pasqua che con la sua morte realizza la liberazione e sancisce nel suo sangue la nuova ed eterna alleanza.

Con le stesse parole del Battista la comunità cristiana, fin dagli inizi, ha inteso proclamare la sua fede nell’opera della redenzione, che ha avuto il suo preludio nelle mirabili gesta compiute da Dio nell’Antico testamento ed ha raggiunto il suo coronamento nel mistero pasquale del Signore Gesù, “Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo”.

La liturgia di questa domenica ci invita a cogliere tutta la profondità e la ricchezza di questo mistero. Ce ne ricorda, anzitutto, gli inizi allorché lo Spirito, nel battesimo al Giordano, si posa su Gesù, il Servo di Dio, affinché egli possa darsi totalmente all’opera affidatagli dal Padre; ce ne descrive il compimento, presentandoci il Cristo come vero Agnello pasquale immolato per noi; ci svela le dimensioni universali del suo sacrificio redentore, ma soprattutto ce ne fa cogliere tutta la “novità”, portando l’attenzione sulla sua obbedienza alla volontà del Padre, quale atteggiamento interiore che qualifica la vita del Servo di Dio e soprattutto la sua morte salvifica: “Ecco, io vengo, Signore, per fare la tua volontà” (Salmo responsoriale).

2. L’opera della salvezza, realizzata da Cristo Signore per mezzo del suo mistero pasquale, non è un avvenimento iscritto soltanto nel passato; essa si fa presente nell’“oggi” della Chiesa, proiettandola verso il compimento futuro. Ciò è possibile grazie alla potenza dello Spirito, il quale agisce mediante i santi segni della liturgia, memoriale vivo ed efficace del mistero della redenzione. Celebrando i sacri riti, la Chiesa, fedele al comando del suo Sposo, “apre ai fedeli le ricchezze delle azioni salvifiche e dei meriti del suo Signore così che siano resi in qualche modo presenti a tutti i tempi, perché i fedeli possano venirne a contatto ed essere ripieni della grazia della salvezza” (Sacrosanctum concilium, 102).

Ciò vale specialmente per la celebrazione dell’Eucaristia, che della liturgia è centro e cardine. Infatti “ogni volta che celebriamo questo memoriale del Sacrificio del Signore si compie l’opera della redenzione” (Orazione sulle offerte). Questo è, per la Chiesa, il mistero celebrato nella divina liturgia: memoria e profezia, proclamazione ed ascolto, dono offerto e ricevuto.

Proprio in ragione di questa dimensione di “memoriale”, su cui il Concilio ha particolarmente insistito, la celebrazione dei misteri della redenzione si rivela come “culmine verso cui tende tutta l’azione della Chiesa e, insieme, fonte da cui promana tutta la sua virtù” (Sacrosanctum concilium, 102): esperienza privilegiata della comunione degli uomini con Dio e tra loro e, nello stesso tempo sorgente inesauribile di impegno missionario.

Tutto ciò, naturalmente, non in forma automatica o quasi magica, ma in rapporto alla fede alle disposizioni interiori di chi vi prende parte. La liturgia, infatti, presuppone la fede e la conversione per essere esperienza vissuta di salvezza.

3. Il Sinodo pastorale diocesano, che si propone tra l’altro di rivisitare e approfondire il magistero conciliare per attuarne con maggior coerenza lo spirito e gli orientamenti, dovrà dunque verificare e rilanciare nella Chiesa di Roma il rinnovamento liturgico, considerato dalla stessa Costituzione del Vaticano II sulla sacra Liturgia “un segno dei provvidenziali disegni divini sul nostro tempo, come un passaggio dello Spirito santo nella sua Chiesa” (Sacrosanctum concilium, 43).

La celebrazione liturgica è incontro, dialogo, comunione tra Cristo risorto, che in essa è presente e agisce per donare lo Spirito, e la Chiesa sua sposa. È azione sacra per eccellenza (Ivi, 7). La Chiesa non può vivere la comunione e impegnarsi nel mistero della salvezza senza attingere a questa inesauribile fonte.

È nell’assidua, ordinata ed attiva partecipazione all’assemblea liturgica, soprattutto domenicale, che la comunità dei credenti vive l’esperienza della comunione ecclesiale, superando la tentazione dell’isolamento e della chiusura; impara da Cristo a farsi serva, attraverso le molteplici forme di servizio previste nell’azione liturgica; viene sollecitata dalla carità di Cristo a dare come lui la vita per la salvezza del mondo.

In una parola, nella celebrazione dei divini misteri, scuola di fede e di vita cristiana, la Chiesa si manifesta e si edifica come “popolo adunato nell’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo” (Lumen gentium, 4) ed è spinta dallo stesso Spirito ad andare nel mondo per annunciare a tutti gli uomini che solo in Cristo, morto e risorto, è possibile essere salvati.

4. In questa prospettiva si profilano con chiarezza alcuni obiettivi per il cammino sinodale della Chiesa di Roma, in modo che tutto questo diventi realtà. Concluso ormai il lavoro per la riforma liturgica voluta dal Concilio, molto ancora resta da compiere perché il rinnovamento spirituale e pastorale prosegua ordinatamente, con una nuova consapevolezza e più forte vigore e porti i frutti sperati.

Non tutti ne hanno compreso lo spirito e ne hanno colto le implicazioni e le istanze spirituali e pastorali, così come emergono soprattutto dalle ricche “Premesse” dei nuovi libri liturgici. Si spiegano così da una parte le fughe in avanti e, dall’altra, le resistenze di alcuni ad accettare la riforma. Occorre allora proseguire nello sforzo, già intrapreso con frutto per una più adeguata formazione liturgica non solo dei fedeli, ma anche di quanti soprattutto sacerdoti si pongono lodevolmente a servizio dei fratelli, per un loro più attivo, gioioso e consapevole inserimento nel mistero.

In questa ottica ci sarà da lavorare ancora per instaurare un più armonico rapporto tra catechesi e liturgia, in modo da “leggere” alla luce della parola di Dio i segni che svelano e attuano il mistero della salvezza, così da esplicitarne tutte le conseguenze in ordine alla vita di fede e all’impegno missionario.

Ma non è ancora tutto. Se si vuole davvero che l’esperienza liturgica sia momento fecondo di comunione con Dio, bisognerà rivalutare il senso del sacro nella celebrazione, valorizzando il silenzio, la capacità di ascolto, l’intima gioia della contemplazione e dell’incontro con il Signore e quindi bandendo tutto ciò che distrae e fa scivolare l’attenzione su aspetti soltanto umani ed esteriori dell’azione liturgica.

Occorrerà impegnarsi finalmente, affinché nell’organizzazione dell’azione pastorale la celebrazione dei divini misteri abbia la sua centralità, in modo che tutta l’attività apostolica abbia, in certo senso, da essa il suo inizio e in essa il suo compimento. Proprio perché la liturgia è “culmine e fonte” della vita e missione della Chiesa. Ciò non vuol dire che nella liturgia debba esaurirsi tutto l’impegno ecclesiale; occorre piuttosto che quanto la comunità ecclesiale annuncia e compie per portare agli uomini il dono della salvezza sia armonizzato con la celebrazione liturgico-sacramentale e cioè da essa scaturisca e ad essa conduca. Ciò vale particolarmente per le altre forme di culto e di pietà, ricche di valori umani e potenzialità educative, con cui il popolo cristiano esprime la sua fede e la sua religiosità.

5. Fratelli e Sorelle di questa parrocchia che s’intitola ai Santi Fabiano e Venanzio, ampie sono le prospettive che il Sinodo, sulla scia del Concilio, apre davanti a voi, come davanti a tutta la Chiesa che è in Roma. Ampie prospettive e compiti impegnativi. Sono lieto di esprimere, in occasione di questo incontro con la vostra Comunità, la mia fiducia nella vostra generosa corrispondenza.

Saluto con fraterno affetto il Cardinale Vicario Ugo Poletti e Monsignor Giuseppe Mani, Vescovo incaricato di questo settore. Saluto il parroco, Monsignor Edo Dradi con i vicari parrocchiali e gli altri sacerdoti che generosamente collaborano nelle varie attività pastorali. Il mio pensiero va poi alle numerose Comunità religiose operanti nel territorio parrocchiale, a cominciare dalle Oblate di Gesù Sacerdote che prestano il loro servizio nella casa canonica e senza dimenticare la Comunità dei Monaci di San Polo I Eremita.

Una speciale parola di saluto e di compiacimento desidero altresì rivolgere ai numerosi laici, che dedicano una parte almeno del loro tempo alla catechesi, all’animazione liturgica, al servizio caritativo ed assistenziale. A questo proposito, mi sia consentita una particolare menzione del Centro di accoglienza per senzatetto, che la Caritas romana con l’aiuto di tante persone buone ha aperto non lontano da qui, in via Casilina Vecchia, 15. La fioritura di iniziative di carità, rispondenti alle esigenze dell’ambiente in cui la Comunità cristiana vive, è sempre stata la manifestazione e insieme la verifica della autenticità della sua fede.

Sono lieto, infine, di prendere atto della vivacità di associazioni, movimenti e gruppi, nei quali tanti giovani e meno giovani cercano sostegno e stimolo per un cammino di fede che ha un grande significato per essi stessi e per l’intera Comunità parrocchiale.

A tutti vada il mio augurio a proseguire con entusiasmo nell’impegno di testimonianza generosamente assunto. Dico a voi quanto San Paolo auspicava per la Chiesa di Dio in Corinto: “A coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, chiamati ad essere santi insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro, grazia e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo”.

Sì, “grazia e pace”, carissimi fedeli della parrocchia dei Santi Fabiano e Venanzio! “Grazia e pace” a voi, ai vostri familiari ed a quanti condividono le vostre convinzioni di fede. “Grazia e pace” anche a coloro che si sono allontanati dalla fede o ancora non l’hanno raggiunta. Possa anche ad essi arridere la luce che promana dall’incontro con Cristo.

“Grazia e pace da Dio padre nostro e dal Signore nostro Gesù Cristo”!

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana

 

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