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VIAGGIO APOSTOLICO
A CAPO VERDE, GUINEA BISSAU, MALI, BURKINA FASO E CIAD

CELEBRAZIONE DELLA MESSA NELLO STADIO «OMNISPORT»

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Bamako (Mali) - Domenica, 28 gennaio 1990

 

1. “Voi siete la luce del mondo . . . Voi siete il sale della terra” (Mt 5, 14. 13).

Cari fratelli e sorelle,

Queste parole, il Signore Gesù le ha rivolte ai suoi discepoli. Egli continua a rivolgerle a coloro che, ovunque nel mondo, sono oggi i suoi discepoli.

In questo giorno, il Signore Gesù pone queste stesse parole sulle labbra del Vescovo di Roma. Esse si rivolgono in modo particolare a voi, cari fratelli e sorelle che siete i discepoli di Cristo in questo paese africano del Mali, a voi che siete qui riuniti per celebrare la liturgia dell’Eucaristia in questa città di Bamako, capitale del Mali, o che comunque assistete a questa liturgia cristiana. Fratelli e sorelle, vi saluto di cuore e vi esprimo tutta la mia gioia di essere con voi nel vostro paese quale messaggero di Dio.

Saluto cordialmente Mons. Luc Sangaré, Arcivescovo di Bamako, e lo ringrazio del suo indirizzo di benvenuto all’inizio della messa. Saluto anche i vescovi che sono con lui, così come i sacerdoti, i religiosi e le religiose.

Alle autorità civili convenute a questa celebrazione liturgica, porgo i miei deferenti saluti e li ringrazio della loro presenza.

E, ancora una volta, vi saluto, fratelli e sorelle del Mali, e anche voi, fratelli e amici lontani che siete con noi nello spirito per mezzo della radiotelevisione nazionale.

2. Cosa significano queste parole di Cristo a proposito della luce e del sale? Esse hanno un senso metaforico: la luce, perché rischiara; il sale, perché dà sapore agli alimenti.

Per quali motivi, noi che siamo discepoli di Cristo, siamo simili al sale e alla luce? Anzitutto, perché viviamo l’amore, quell’amore di cui l’Apostolo dice che è “pieno compimento della legge” (Rm 13, 10); l’amore di Dio e quello del prossimo.

I comandamenti della legge, ci ricorda San Paolo nella prima lettura di questa messa, “si riassumono in queste parole: amerai il prossimo tuo come te stesso” (Rm 13-9).

È quello che la Chiesa nel Mali ha attuato durante i cento anni di storia. Essa si è sforzata di imitare Cristo che è venuto per servire. Ha risposto alle richieste e alle aspettative dei popoli. Non è rimasta indifferente alle angosce e alle ristrettezze di quanti sono stati mortificati nella carne e nello spirito dalle asperità della vita e dall’egoismo dei loro simili. Ha moltiplicato e diversificato i suoi impegni: nell’insegnamento, in campo sanitario, nella promozione delle donne e dei contadini, nella lotta contro la fame e l’analfabetismo, contro la siccità e la desertificazione. I discepoli di Gesù hanno quindi avuto a cuore di testimoniare con le azioni l’amore reciproco che anima coloro che si mettono alla scuola di Cristo.

3. Il sale è necessario per conservare i cibi. Esso dà loro sapore. E la Chiesa dei discepoli di Cristo deve essere a modo suo, un “cibo sano” per gli uomini e per la società.

Questo è ciò che la Chiesa qui nel Mali deve essere.

I cristiani qui, secondo l’insegnamento di Cristo, si sforzano di essere “il sale della terra”, devono essere pronti ad immergersi nella marea umana. Essi non possono rimanere spettatori della realtà quotidiana, ma devono entrarvi per dare un gusto, un gusto divino a questa realtà. È bene che essi creino ogni tipo di opere e si impegnino in ogni tipo di organismo, ma non bisogna cedere alla tentazione di rimanere in disparte. La loro preoccupazione sarà sempre quella di dare gusto alla realtà umana di tutti i giorni: a scuola, nei luoghi di lavoro, nelle istituzioni del paese.

Sapendo che il sale è utile perché dà sapore, i cristiani si adopereranno per non diminuire gli sforzi, ma, al contrario, per formarsi continuamente, per approfondire sempre più la fede del loro battesimo, nel proseguimento della grande esperienza di rinnovamento spirituale che è stato nel Mali l’anno del centenario.

Essere “sale della terra” o, in altre parole, apostolo, missionario, evangelizzatore, questo ruolo spetta a tutti i cristiani, perché, con il battesimo, sono stati segnati dal sigillo dello Spirito che ne fa testimoni e messaggeri della Buona Novella. Per poter rendere conto della speranza che è in loro (cf. 1 Pt 3, 15), uomini e donne dovranno continuare la loro formazione, come ha raccomandato l’ultimo Sinodo dei vescovi sulla missione dei laici.

Sono gli uomini e le donne la cui fede è forte che reagiscono alla disperazione, al pessimismo o alla passività: pericoli questi che minacciano gli abitanti di un paese come il vostro, già preda di tanti flagelli naturali e di difficoltà di carattere socio-economico.

4. Se i discepoli di Cristo sono veramente “il sale della terra”, se la Chiesa si presenta come un “cibo sano” per la società, allora essa è anche la luce di cui parla il Vangelo di oggi, la luce “che si mette sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa” (Mt 5-15).

Con il battesimo, ognuno ha ricevuto un cero la cui fiamma è stata accesa al cero pasquale: è il simbolo del dono della luce, luce che viene da Cristo, luce che è Cristo stesso. A voi, figli e figlie battezzati il compito di diffondere questa luce, come viene fatto nella notte di Pasqua, per annunciare al mondo la speranza e la salvezza che Dio gli dona.

La Chiesa nel Mali si rafforza sempre più. La celebrazione del centenario ha permesso a ognuno di prenderne maggiore coscienza e di renderne grazie a Dio. Si tratta ora di continuare la missione lungo il solco tracciato. A voi il compito di esplorare i sentieri del Mali per vivere ancora più profondamente la fede cristiana e per testimoniare Gesù Cristo tra di voi. Vi viene offerto un immenso cantiere: proclamare Gesù nel vostro paese, in tutto il continente africano, e invitare coloro che vi vivono a camminare verso la sua luce. L’anno scorso, nella festa dell’Epifania del Signore, ho annunziato un’assemblea speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi. Spero infatti, che alla vigilia del terzo millennio, la Chiesa in Africa diffonda la Buona Novella di Cristo con un dinamismo rinnovato, in un incontro vivificante del Vangelo con gli autentici valori africani.

Cari fratelli e sorelle, vi invito ad entrare in questa mobilitazione generale delle forze spirituali del cattolicesimo africano. Questa Assemblea speciale vi riguarda tutti. Ognuno di voi vi si unirà per mezzo della preghiera, della riflessione, con gli scambi e con la celebrazione comunitaria in modo che i vostri Pastori meditino in questa Assemblea quello che lo Spirito permette alla Chiesa di vivere in tutto il continente.

5. La Vostra missione è dunque di portare la luce di Cristo. Per fare questo occorre che la persona del Signore vi sia familiare grazie alla preghiera personale e comune; essa deve esservi ben conosciuta grazie all’approfondimento della fede. Continuate anche a sviluppare le strutture comunitarie che favoriscono una vita fraterna e calorosa. Dovete ancora consolidare la vostra identità cristiana e non dovete temere di manifestarla con parole e con azioni, quali individui e quale Chiesa. La vostra vocazione cristiana comprende la vocazione all’apostolato. La raccomandazione ultima del Signore ai suoi apostoli prima della Pentecoste è stata questa: “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato” (Mt 28, 19-20). E come per rafforzare il coraggio dei discepoli Cristo ha aggiunto: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28, 20).

6. Continuare la missione oggi richiede anche che i figli e le figlie della Chiesa cattolica nel Mali si adoperino per dialogare con coloro la cui fede è diversa dalla loro.

L’incontro con credenti di altre tradizioni invita ad approfondire le proprie convinzioni per meglio riconoscere la verità su Dio e sull’uomo; in tutta chiarezza si può quindi collaborare per salvaguardare i grandi valori umani e spirituali: la pace, la giustizia, il rispetto reciproco, la dimensione interiore dell’uomo, il fine ultimo dell’umanità. Il dialogo oggi è un cammino necessario. È anche un aspetto essenziale della missione evangelizzatrice della Chiesa che non può “predicare il Vangelo ad ogni creatura” (Mc 16, 15) al di fuori di un dialogo di fede e di amore con coloro ai quali viene annunciata la Buona Novella. Il dialogo autentico diventa quindi una testimonianza; il rispetto e l’ascolto reciproco sono atteggiamenti propriamente evangelici.

7. Mentre meditiamo sulla parola del Signore Gesù circa il sale e la luce - cioè circa la vocazione cristiana -, pensiamo alle parole del libro della Genesi che abbiamo ascoltato; “Io sono Dio onnipotente: cammina davanti a me e sii integro. Porrò la mia alleanza tra me e te . . . Ti chiamerai Abramo perché padre di una moltitudine di popoli” (Gen 17, 5). L’alleanza di Dio con Abramo continua “di generazione in generazione”. È un’alleanza eterna.

Il piano di Dio che è un piano di salvezza, riguarda coloro che riconoscono il Creatore, e in particolare i nostri fratelli musulmani che professano la fede di Abramo e che adorano come noi il Dio unico e misericordioso. Allo stesso modo in cui Abramo si è sottomesso a Dio, essi cercano di sottomettersi ai comandamenti di Dio.

Sono lieto che nel Mali regni un clima di intesa tra le comunità musulmane e cattoliche, che sono tradizionalmente tolleranti. Il dialogo tra musulmani e cristiani è oggi più necessario che mai. Dio è fonte di ogni gioia. Perciò noi dobbiamo testimoniare il nostro culto verso di Lui, la nostra adorazione, la nostra preghiera di lode e la nostra supplica. Noi dobbiamo testimoniare la nostra ricerca della sua volontà. È Dio che ispira il nostro impegno per un mondo più giusto e più fraterno. È l’amore di Dio che ci spinge a preoccuparci delle condizioni di vita dei nostri fratelli e delle nostre sorelle che vivono nello stesso paese.

Io auspico che il dialogo fra musulmani e cattolici progredisca ancora e favorisca una collaborazione costruttiva. I legami di amicizia che esistono tra le due comunità sono una garanzia del rispetto della dignità di ogni essere umano e della convivialità necessaria perché tutti affrontino uniti i problemi che si pongono a tutta la nazione.

8. L’alleanza di Dio onnipotente con Abramo ha raggiunto la sua pienezza in Gesù Cristo, redentore del mondo. “Con la sua incarnazione il Figlio di Dio si è in un certo senso unito Lui stesso ad ogni uomo”. Egli ha lavorato con mani d’uomo, ha pensato con intelligenza d’uomo, ha agito con volontà d’uomo, ha amato con cuore d’uomo” (Gaudium et spes, 22).

A voi che ascoltate il Vangelo di Cristo, a voi che vi dichiarate discepoli di Cristo nel vostro paese, a voi in particolare che partecipate all’Eucaristia in questo grande giorno auguro “così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli” (Mt 5, 16).

Amen.

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana

 

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