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VISITA ALLA PARROCCHIA DI SAN
GIOVANNI CRISOSTOMO
OMELIA DI GIOVANNI
PAOLO II
Domenica,
25 marzo 1990
“Io sono la luce del mondo: chi segue me avrà la luce della vita” (canto al
Vangelo).
1. La Quaresima che stiamo vivendo, carissimi fratelli e sorelle, non è
solo tempo favorevole per “fare penitenza”, per riconoscere cioè i propri
peccati e lasciarsi riconciliare con Dio: è anche un vero cammino di
illuminazione e di riscoperta della fede. Attraverso la parola di Dio offerta
con più abbondanza in questi giorni santi, lo Spirito Santo illumina come un
fuoco l’esodo pasquale dei credenti affinché, vinte le tenebre del peccato,
riscoprano in Cristo Gesù, “la luce vera che illumina ogni uomo” (Gv 1,
9), aderiscano più consapevolmente a lui e lo seguano con rinnovato impegno
sulla via che porta alla luce che non conosce tramonto.
La luce, infatti, è al centro del messaggio biblico dell’odierna liturgia.
Il cieco guarito e illuminato da Gesù è immagine di tutti i battezzati, i
quali sono stati strappati dalle tenebre e sono divenuti “figli della luce”
passando dalla morte alla vita. Come il giovane Davide, essi sono consacrati
re, profeti e sacerdoti dallo Spirito, per edificare la Chiesa e costruire il
regno di Dio nella storia degli uomini.
2. A questa meditazione religiosa ci introduce l’episodio della guarigione
del cieco nato, che abbiamo appena ascoltato nel Vangelo. Nella prospettiva
evangelica, e soprattutto in quella di Giovanni, testimone oculare delle opere
di Cristo, i miracoli non sono soltanto “prodigi” che sfuggono alle leggi
della natura. Sono anche - e prima di tutto - “segni” della salvezza
messianica; un invito ad andare oltre la materialità dei gesti che Gesù
compie, per scoprire in essi, con la luce della fede, il dono della
liberazione e dell’alleanza che egli offre all’uomo. Sono gesti che la Chiesa
fedelmente ripete nei sacramenti pasquali per attualizzare la memoria di
quella liberazione e introdurre i credenti nella vita divina. Così la comunità
cristiana ha letto, fin dagli inizi, i miracoli di Cristo.
Questo tra l’altro spiega perché, nel cammino che prepara i catecumeni alla
celebrazione dei sacramenti dell’iniziazione cristiana, la guarigione del
cieco nato sia considerata una delle pagine evangeliche più importanti per
svelare il significato e la portata del mistero battesimale. Tale catechesi si
rivela attuale, anzi indispensabile, ancora oggi per coloro che, già
“illuminati” da Cristo col battesimo, possono ricadere nelle tenebre del
peccato e dell’ignoranza e hanno quindi sempre bisogno di essere inondati
dalla luce del Risorto, per riscoprire la loro vocazione e missione di “figli
della luce” e portare frutti di bontà, di giustizia e verità nel mondo in cui
vivono (cf. seconda lettura).
3. Al centro della nostra contemplazione è, ancora una volta, Gesù: “Finché
sono nel mondo, sono la luce del mondo”, egli afferma. Agli uomini immersi nel
buio della paura e dello smarrimento, Gesù, con la parola e la vita, si rivela
come luce che dà senso compiuto alla loro esistenza e al loro destino ultimo,
lasciando tuttavia ad essi la decisione di aprirsi a questa luce o di
rifiutarla. In questo senso egli compie un “giudizio”, perché coloro che non
vedono possano vedere e quelli che pretendono di vedere diventino ciechi. Il
cieco guarito, immagine del battezzato, è tra coloro che hanno accolto la luce
e sono stati salvati. Egli, risanato dal gesto di Cristo e lavatosi nelle
acque della piscina di Siloe, vede ormai non solo con gli occhi del corpo ma
anche con quelli dell’anima.
Tra la diffidenza e l’ostilità di coloro che lo circondano e lo interrogano
increduli, egli compie un itinerario che lo conduce gradualmente a scoprire
l’identità di colui che l’ha guarito, a confessare la sua fede in lui come
profeta e Figlio di Dio e finalmente a prostrarsi davanti a lui per adorarlo.
Ma l’illuminazione del cieco non si arresta qui. Con la luce della fede egli
scopre la sua “nuova” identità. Non è più un uomo immerso nella cecità e nel
peccato; non è più un mendicante emarginato ed espulso dalla comunità di
coloro che pretendono di essere giusti solo perché scrupolosi osservanti della
legge. Egli ormai è una “nuova creatura” - in grado di vedere in una nuova
luce la sua vita e il mondo che lo circonda, proprio perché è entrato in
comunione con Cristo ed è stato accolto nella comunità dei suoi discepoli.
4. Carissimi fratelli e sorelle, accogliete la “lezione di vita” che vi
giunge da questa meravigliosa pagina del Vangelo! L’accolgano pure tutti i
cristiani della Chiesa di Roma, chiamata a seguire un “cammino di
illuminazione” con il Sinodo pastorale diocesano.
Assistiamo oggi ad un fenomeno sconcertante. Da una parte diventano più
luminosi gli occhi della scienza; più distinti si rivelano gli obiettivi
dell’agire umano nel campo della ricerca scientifica, dell’impegno economico e
sociale; si aprono barriere mai violate dallo sguardo umano. Dall’altra parte,
però, l’uomo diventa sempre meno chiaro, sempre più indecifrabile a se stesso.
Sembra che la sua vita e il suo destino si chiudano su un orizzonte di
tenebre, attraverso le quali nessuno spiraglio di luce riesce a filtrare.
Occorre tornare a proclamare il “lieto messaggio” della “grande luce” che
si è levata “su quelli che dimoravano in terra e ombra di morte” (Mt 4,
16). Occorre riproporre al mondo di oggi la luce di Cristo. Nasce da qui
l’impegno di una “nuova evangelizzazione” rivolta anche ai cristiani, per
ridestare in essi la fede sopita, affinché - come ci ha ricordato san Paolo -
non partecipino più alle opere infruttuose delle tenebre, ma piuttosto le
condannino apertamente e vivano nel mondo cercando ciò che è gradito al
Signore.
5. Ridestare la coscienza dei cristiani, perché vivano con coerenza gli
impegni del loro battesimo, è compito precipuo della catechesi, sia di quella
rivolta ai fanciulli, sia soprattutto di quella destinata ai giovani e agli
adulti. Queste sono infatti le generazioni più esposte ai contraccolpi del
secolarismo, dell’indifferenza e dell’ignoranza religiosa che caratterizzano
la società attuale. Ma sono anche le generazioni che, di fronte al crollo
delle ideologie e nel deserto della confusione e dello smarrimento, spesso
cercano la verità e si pongono le domande cruciali intorno ai valori della
solidarietà, della giustizia e della pace.
Di fronte a tali salutari inquietudini non possono bastare iniziative
episodiche e frammentarie. Occorre predisporre un “cammino di illuminazione”
organico e sistematico, che formi e guidi i battezzati a ravvivare la fede e a
tradurla nella testimonianza della vita. Si tratta di educare a pensare come
Cristo, a giudicare la vita come lui, a sperare e ad amare come lui, per
giungere a vivere in comunione con lui e con i fratelli.
6. Questa azione educativa suppone la presenza attiva di cristiani formati
e responsabili, che sappiano farsi compagni dei fratelli per illuminarli,
guidarli e sostenerli come maestri ed educatori nella fede. Per questo la
formazione di catechisti preparati diviene oggi istanza prioritaria della
pastorale. Le numerose iniziative a ciò destinate - e di cui è ricca anche la
diocesi di Roma - vanno perciò sostenute e incrementate.
7. Carissimi fedeli della parrocchia di san Giovanni Crisostomo, so che
l’impegno per la formazione catechistica non manca in questa vostra comunità,
che celebra quest’anno il 30° anniversario della sua fondazione. È grazie a
ciò che le nuove generazioni hanno potuto ricevere dalle precedenti l’annuncio
del Vangelo. Spetta ora alla comunità tutta intera - giovani e meno giovani -
impegnarsi a fondo perché l’ultima decade di questo millennio segni il
rafforzamento delle convinzioni religiose nei singoli cristiani e il
conseguente irraggiamento dei valori evangelici sulle stesse strutture
sociali.
Saluto il cardinale vicario e il vescovo incaricato del settore, mons.
Salvatore Boccaccio. Saluto il parroco, mons. Severino Marchesini, che qui
svolge il suo ministero fin dal primo costituirsi della parrocchia, trent’anni
fa. Con lui saluto i sacerdoti che collaborano a tempo pieno nelle attività
pastorali e quelli che, pur occupati altrove, spendono una parte del loro
tempo e delle loro energie in servizi di carattere parrocchiale.
Un particolare pensiero di saluto e di apprezzamento va ai fedeli laici che
si assumono in varie forme la responsabilità di qualche aspetto della vita
parrocchiale - evangelizzazione, catechesi, liturgia, carità - recando un
contributo prezioso di competenza e di dedizione. La comunità vive
dell’apporto di tutti ed è grazie all’impegno di ciascuno che si attiva quella
circolazione di idee e di amore che assicura la crescita dell’intero organismo
e la piena efficienza del suo sistema di difese immunitarie di fronte alle
“tossine” dell’ambiente. La mia presenza tra voi, carissimi fedeli di San
Giovanni Crisostomo, vuol essere, come già la visita del mio predecessore
Paolo VI, incitamento a questa presa di coscienza per un rinnovato impegno di
operosa testimonianza cristiana.
8. “Svegliati, o tu che dormi, dèstati dai morti e Cristo ti illuminerà” (Ef
5, 14). Carissimi fratelli e sorelle della parrocchia di San Giovanni
Crisostomo, accogliete l’invito che san Paolo rivolge ancora oggi ai
cristiani, affinché si scuotano dal torpore e dall’indifferenza e si lascino
inondare dalla luce della verità, che è Cristo, incamminandosi con lui sulla
via della salvezza.
Voi particolarmente, carissimi, decidetevi per lui, non abbiate timore di
riconoscerlo come Signore e Salvatore e seguitelo fedelmente come discepoli!
Diventerete così “luce” per i vostri fratelli: il Signore Gesù sarà vostro
pastore e vi guiderà verso lo splendore che non tramonta. Amen!
© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana
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