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VIAGGIO PASTORALE NELLA REPUBBLICA FEDERATIVA CECA E SLOVACCA

MESSA PER I FEDELI DELLA PROVINCIA ECCLESIASTICA DI PRAGA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Praga (Repubblica Federativa Ceca e Slovacca) - Sabato, 21 aprile 1990

 

Signor Presidente della Repubblica, Signori rappresentanti del Parlamento e del Governo,
Amato fratello Cardinale, Confratelli nel servizio episcopale e sacerdotale,

Cari fratelli e sorelle!

1. “Venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: Pace a voi!” (Gv 20, 19).

Gesù entrò nel Cenacolo di Gerusalemme, anche se le porte erano chiuse. Era il primo giorno dopo il sabato. Lo stesso giorno, di mattina, le donne, che si erano recate al sepolcro vicino al Golgota, avevano trovato la pietra rimossa e il sepolcro vuoto. Proprio quella sera, Cristo viene dagli Apostoli riuniti nel Cenacolo. Egli entra attraverso la porta chiusa - così come all’alba era uscito dal sepolcro sigillato, dopo che vi avevano collocato il suo corpo, deposto dalla Croce.

Entra e dice agli Apostoli: “Pace a voi!”.

Stando oggi in mezzo a voi, diletti Fratelli e Sorelle, in questa grande spianata di fronte alla vostra Città d’oro, voglio ripetervi le parole del Signore risorto: “Pace a voi!”.

Che il nostro primo incontro eucaristico nella vostra patria sia sotto il segno della pace! Di quella pace che è data da Cristo, di quella pace che il mondo non è in grado di dare! Della pace che Cristo crocifisso e risorto ha lasciato ai suoi Apostoli nel cenacolo e che ha donato anche ai suoi discepoli sparsi in mezzo a tutte le Nazioni della terra, da una generazione all’altra.

2. Gesù è venuto mentre la porta era chiusa. Per molti anni anche la porta del vostro Paese sembrava chiusa - saldamente chiusa. Ancora un anno fa, anzi, meno di un anno fa, non era pensabile che potesse venire il Papa, il Vescovo di Roma, anch’egli Slavo e figlio di una Nazione sorella. Sembrava impensabile, anche se tanti lo desideravano, primo fra tutti il vostro venerato e intrepido Arcivescovo Cardinale František Tomášek.

La porta era chiusa, serrata con il lucchetto delle proibizioni e prescrizioni di un sistema che, per tanti anni, poneva ostacoli alla presenza di Cristo. Coloro che avevano paura della verità e della libertà temevano Cristo, che porta alla pienezza della verità e libera l’uomo mostrandogli la sua vera grandezza ed autentica missione. Temevano il Cristo, nella cui forza l’uomo trascende gli stretti limiti della concezione materialistica della vita e raggiunge la libertà spirituale. Facevano di tutto per separare Cristo dalla società, dalla cultura, dalle istituzioni della vita pubblica e, specialmente, dai giovani. Facevano di tutto per farla finita con l’era di Cristo e della Chiesa, facevano di tutto per escludere Cristo dalla storia della Nazione, anche se questa fin dal suo inizio era unita alla luce del Vangelo di Cristo e all’opera dei portatori della fede cristiana, anche se proprio i vostri Paesi avevano ottenuto il privilegio di essere raggiunti per primi dai messaggeri di Cristo, con precedenza su tante altre Nazioni slave.

3. Ripensando a quei decenni durante i quali le porte della vostra patria rimanevano così saldamente serrate dal di dentro di fronte a Cristo e alla sua Chiesa, devo allo stesso tempo confermare che per tutti quegli anni Cristo era qui, in mezzo a voi. Così, come era in mezzo ai primi cristiani, dei quali abbiamo letto negli Atti degli Apostoli che “erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli Apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere . . . con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo la stima di tutto il popolo. Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati” (At 2, 42. 46-47).

In ogni epoca della storia i veri discepoli di Cristo furono persone che seppero perseverare, malgrado tutte le difficoltà esterne, le proibizioni e le angherie. Perseveravano uniti in tante belle comunità. In questo perseverare, davvero pasquale, si è attuata anche la vostra rinascita, la grande opera di rinnovamento spirituale della vostra Patria. La verità del Vangelo, riscoperta, è diventata un nuovo principio della vita cristiana in Boemia, in Moravia, in Slovacchia. Questa verità - come un “segno di contraddizione” contro la menzogna, la violenza, l’indifferenza o la superficialità della vita consumistica - si è fatta forza nuova di persuasione per l’umana coscienza, per la mente e per il cuore. Ha toccato anche molti di coloro i quali, anche se non si considerano membri della Chiesa, anelano alla verità con sincerità e coraggio, disposti per essa anche a soffrire e sopportare grandi sacrifici.

Il Papa viene oggi in una Chiesa distrutta e soffocata? O piuttosto spiritualmente rigenerata?

La Chiesa in questo Paese è diventata in questi tempi duri - e lo deve restare anche per l’avvenire - una Chiesa forte - forte non tanto numericamente quanto piuttosto per l’autenticità della sua fede e per la sua apertura e solidarietà verso tutti coloro che cercano la verità e amano la libertà. Voi, cari fratelli e sorelle, avete trovato la verità sulla risurrezione di Cristo così come l’ha scoperta e come l’annuncia l’Apostolo Pietro: “Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo . . . ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva” (1 Pt 1, 3). Rigenerati, quindi, per la speranza, siete ricolmi di gioia, dopo essere stati “afflitti da varie prove” (cf. 1 Pt 1, 6). Quelle prove hanno dimostrato il valore della vostra fede. La fede, infatti, come l’oro, viene provata dal fuoco.

4. Oggi desidero, insieme a voi, ringraziare il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo per questa prova della fede, che si ricollega alle altre prove di cui parla la storia delle vostre terre sin dagli albori della loro evangelizzazione. Non è, forse, la triade dei vostri Santi più antichi - Ludmila, Venceslao ed Adalberto - una triade di martiri?

Venceslao, il principale Patrono della Boemia (e anche il primo Patrono della cattedrale di Cracovia dove io, nel giorno della sua festa, il 28 settembre 1958, ricevetti l’Ordinazione episcopale)! Sul suo esempio dovrà sempre misurarsi ogni governo in Boemia, sull’esempio di un governante in cui la prodezza è unita alla mitezza, la saggezza e la cultura si sposano con la sincerità e la fede profonda. Ludmila, la donna forte, modello delle madri e delle nonne che sanno trasmettere alle giovani generazioni la fede anche nei tempi difficili, come ella seppe fare nei confronti del nipote Venceslao.

E Adalberto! Il primo Ceco sulla cattedra episcopale di Praga, il primo Ceco d’importanza davvero europea. Vescovo, monaco e missionario, anelante a dare totalmente la vita per Cristo. Ha trovato il martirio sulle sponde del Baltico. La sua eredità spirituale unisce fortemente Praga a Gniezno in Polonia, ma le orme della sua vita e del suo culto le troviamo in tutta l’Europa: Gniezno, Praga, Trnava, Esztergom, Magdeburgo, Aquisgrana, Ravenna, Verona e Roma sono quasi pilastri di un ponte, di una unione spirituale che vogliamo rafforzare con le nostre preghiere ogni anno, proprio in questi giorni, alla vigilia della festa di Sant’Adalberto, seguendo l’invito del vostro Cardinale Tomášek. Sant’Adalberto, insieme con i Patroni d’Europa Benedetto, Cirillo e Metodio, appartiene ai fondatori della cultura cristiana in Europa, specie in Europa centrale. Sant’Adalberto, Patrono dell’unità spirituale delle Nazioni poste nel cuore dell’Europa!

Prepariamoci insieme al millennio della morte di questo Santo. Da voi è venuto il grandioso invito al “Decennio del rinnovamento spirituale della Nazione” in vista del millennio di Sant’Adalberto. Questa iniziativa si rivolge non soltanto ai cattolici, bensì a tutta la Nazione. Ogni anno è dedicato ad uno scopo particolare: il rinnovamento della famiglia, il rinnovamento dell’educazione ed istruzione, il rinnovamento della vita sociale nel segno della verità e della giustizia, il rinnovamento della cultura e di altri valori.

I temi di questi dieci anni si basano sui comandamenti del Decalogo, che anche uomini non credenti riconoscono come il fondamento di ogni moralità. Ogni anno è simboleggiato da uno dei vostri Santi, da un Patrono nazionale, per cui quest’opera, attingendo alle radici più profonde della vostra tradizione nazionale, vuol essere allo stesso tempo anche una comune fucina di un nuovo modo di vivere, di un nuovo stile di vita, fondato su valori duraturi ed insieme aperto ai bisogni dell’uomo alla soglia del nuovo millennio.

Si tratta davvero di un invito lungimirante, concepito ancora nel tempo della vostra oppressione, che diventa tanto necessario proprio in questo momento in cui avete bisogno di unirvi per incamminarvi concordemente verso una vita libera e moralmente onesta. Possa questo “Decennio del rinnovamento spirituale della Nazione” servire a formare una generazione capace di apprezzare la fede e i valori che da essa scaturiscono come oro provato dal fuoco: come una forza potente per l’avvenire, per la civiltà dell’amore, della verità e della libertà, per la civiltà tanto necessaria al nostro pianeta!

La vostra storia cristiana, dunque, non è finita. I vostri Santi non tacciono. Ai tre sopra ricordati come non aggiungere Agnese di Boemia, Agnese di Praga, la cui canonizzazione nel novembre scorso ha brillato come l’aurora della vostra liberazione. I vostri Santi sono vivi. Siano essi i garanti del vostro passato e del vostro avvenire.

5. Ci ritroviamo oggi uniti a queste radici, ristorati da queste sorgenti della vita - in questo cenacolo della storia nazionale ed ecclesiale.

Cristo viene di nuovo - e di nuovo dice a tutti noi qui riuniti: “Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi” (Gv 20, 21). Cristianesimo vuol dire missione. Ci parla Cristo, lo stesso ieri, oggi e sempre (cf. Eb 13, 8). Cristo, il quale dopo la sua risurrezione porta nella sua carne le ferite della sua crocifissione, nelle mani, nei piedi, nel costato. E proprio in virtù della sua passione e morte, Cristo alita su di noi qui riuniti, come quella sera nel cenacolo alitò sugli Apostoli. Alita su di noi e grida ad alta voce: “Ricevete lo Spirito Santo!” (Gv 20, 22).

Il cenacolo della storia della Chiesa non è più chiuso. Si è riaperto. E insieme a questa apertura il tempo è maturato, è maturato il secolo. Ci avviciniamo alla fine del secondo millennio dal momento in cui Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito (cf. Gv 3, 16). Il tempo è maturato. È di nuovo maturato il tempo dell’alleanza di Dio con la vostra antica terra slava. “Ricevete lo Spirito Santo”.

Amen.

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana

 

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