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VIAGGIO APOSTOLICO IN MESSICO E A CURAÇAO

CELEBRAZIONE DELLA PAROLA NEL COMPLESSO SPORTIVO
DELL’«INDUSTRIAL MINERA MEXICO»

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Chihuahua (Messico) - Giovedì, 10 maggio 1990

 

“Beato il grembo che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!” (Lc 11, 27).

1. Una donna in mezzo alla folla che seguiva Gesù di Nazaret, una di quelle che ascoltavano i suoi insegnamenti, espresse con queste parole la sua venerazione per il Maestro e sua Madre.

Non è possibile separare il Figlio dalla Madre né la Madre dal Figlio. Anche nelle nuove generazioni dei discepoli che seguono Cristo, l’amore a Lui e la venerazione e l’amore verso la sua Santissima Madre vanno insieme. Lo vediamo e ne abbiamo la prova in questa nobile terra che ha nell’amore verso Santa Maria di Guadalupe il suo centro spirituale, nel quale tutti i messicani si sentono membri di una grande famiglia.

Questa stessa Madre, Maria, è colei che ha dato al mondo Cristo che si fece uomo perché noi - figli e figlie del genere umano - ricevessimo l’adozione a figli di Dio. Per questo “quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna . . ., perché ricevessimo l’adozione a figli” (Gal 4, 4-5). Dinanzi a questo mirabile ed irripetibile avvenimento, possiamo in verità ripetere con il Salmista: “Di questo gioisce il mio cuore, il Signore è mia parte” (Sal 15, 9-5).

2. Essendo nato da donna e in una famiglia, il Figlio di Dio ha santificato la famiglia umana. Per questo noi veneriamo come santa la Famiglia di Nazaret, nel cui seno “Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini” (Lc 2, 52).

Questa famiglia che veneriamo e chiamiamo Sacra Famiglia rimarrà per sempre come modello illustre per l’imitazione di tutte le famiglie cristiane, qui e ovunque, poiché il nucleo familiare è quello spazio in cui si effonde l’abbondante grazia di Dio, che ci fa rinascere nel Battesimo.

Cari fratelli e sorelle: è per me motivo di grande gioia celebrare questa Liturgia della Parola con le famiglie della comunità cristiana di Chihuahua, con il suo Arcivescovo, Mons. Adalberto Almeida Merino il suo coadiutore, Mons. José Fernández Arteaga, il Presbiterio, i religiosi, le religiose e tutti i fedeli. Il mio cordiale saluto si rivolge anche a quanti, con i loro Pastori, sono giunti qui dalle diocesi vicine: Ciudad Juárez, Torreón, Ciudad Madera, Nuevo Casas Grandes, Tarahumara, Hermosillo, Tijuana ed altri luoghi del nord del Paese.

In modo particolare il mio saluto e i miei auguri, nel giorno della Mamma, si rivolgono a tutte e a ciascuna mamma messicana. La maternità è un dono sublime che la Chiesa esalta. Come potrebbe non farlo, se crede e riconosce l’inizio della salvezza, della propria esistenza, nella maternità verginale di Maria Santissima, che diede alla luce Cristo?

3. Desideriamo adesso meditare sul profondo significato assunto dalla famiglia cristiana nel disegno di Dio. A ciò ci spinge ancora una volta la preoccupazione che tutti sentiamo nella mente e nel cuore per il mondo di oggi, in cui, frequentemente, la famiglia è insidiata in mille forme diverse. Sappiamo bene che, nella misura in cui si va indebolendo il vero amore, si oscura anche l’identità stessa dell’essere umano. Per questo, sento personalmente il bisogno di ripetere ciò che ho già detto con sincera convinzione all’inizio del mio Pontificato: “L’uomo non può vivere senza amore. Egli rimane per se stesso un essere incomprensibile, la sua vita è priva di senso, se non gli viene rivelato l’amore, se non s’incontra con l’amore, se non lo sperimenta e non lo fa proprio, se non vi partecipa vivamente” (Redemptor hominis, 10).

La grandezza e la responsabilità della famiglia sono nel fatto che essa è la prima comunità di vita e amore, il primo ambiente in cui l’uomo può imparare ad amare e a sentirsi amato, non soltanto da altre persone, ma anche, innanzitutto, da Dio. Per questo, a voi genitori cristiani spetta di formare e custodire un focolare in cui germogli e maturi la profonda identità cristiana dei vostri figli: l’essere figli di Dio. Ma il nostro amore di genitori potrà parlare di Dio ai vostri figli soltanto se prima il vostro amore di sposi è vissuto nella santità e nell’apertura alla fecondità dell’unione matrimoniale.

4. L’amore esistente tra gli sposi cristiani è una realtà santa e nobile. L’azione dello Spirito Santo nelle vostre persone quando siete nella grazia vi aiuterà a donarvi reciprocamente con quella generosità smisurata con cui “Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei” (Ef 5, 25).

Nel parlare oggi alle famiglie cattoliche di Chihuahua e del Messico, in questo “Giorno della Mamma”, desidero rendere omaggio alla madre, alle donne messicane e a quelle di tutta l’America Latina. A ragione è stato detto che la donna ha svolto un ruolo provvidenziale nella conservazione della fede in questo amato Continente.

L’esperienza quotidiana ci dimostra che a una sposa cristiana spetta di solito una famiglia in cui rimane vivo l’amore per Dio, la pratica della vita sacramentale e dell’amore al prossimo. Allo stesso modo, l’armonia, la serenità e la gioia della vita in famiglia dipendono in grande misura dalla donna, sposa e madre, che, con il suo intuito, il suo tatto, il suo affetto, la sua pazienza, la sua generosità, smussa le asperità e le tensioni. Lei solleva gli animi abbattuti ed offre un porto accogliente in cui rifugiarsi quando affiorano i problemi in qualsiasi età della vita.

Non ignoro il ruolo a volte eroico che le spose messicane hanno svolto nella vita familiare. Per questo desidero ricordare anche ai mariti il grave compito che spetta loro di collaborare agli oneri del focolare con il loro lavoro, non dilapidando il salario, che è un bene per tutta la famiglia, ed essendo al tempo stesso fedeli alla loro sposa, con un amore unico ed indiviso, mostrando vero affetto e dedizione nell’educazione dei figli. La famiglia si conserva e si rafforza grazie all’amore!

5. In una società tanto spesso caratterizzata da segni di morte e di mancanza di amore, come la violenza, l’aborto, l’eutanasia, l’emarginazione degli invalidi e delle persone povere e inutili, la donna è chiamata a mantenere viva la fiamma della vita, il rispetto del mistero di ogni nuova vita. Per questo ho voluto sottolineare, nella Lettera Apostolica Mulieris dignitatem che alla donna Dio “affida in un modo speciale l’uomo, l’essere umano”; in virtù della sua vocazione all’amore, “la donna non può ritrovare se stessa se non donando l’amore agli altri” (n. 30).

Questa prospettiva acquista più vaste dimensioni alla luce della prima Lettura biblica che abbiamo ascoltato e che si riferisce a quella donna, Maria, da cui nacque Gesù (cf. Gal 4, 4). Infatti, “la figura di Maria di Nazaret proietta luce sulla donna in quanto tale, per il fatto stesso che Dio, nel sublime evento dell’incarnazione del Figlio, si è affidato al ministero, libero e attivo, di una donna. Si può, pertanto, affermare che la donna, guardando a Maria, trova in lei il segreto per vivere degnamente la sua femminilità ed attuare la sua vera promozione” (Redemptoris Mater, 46).

6. Benché ricco di beni e di promesse, il matrimonio cristiano è una realtà esigente. Richiede, soprattutto, fedeltà nell’amore, generosità e dedizione. Al tempo stesso, deve essere sempre un’apertura al dono della vita. In questo senso, cari sposi e spose che mi ascoltate, dovete pensare che, se nell’unione coniugale si elimina artificialmente la possibilità di concepire il figlio, gli sposi si chiudono a Dio e si oppongono alla sua volontà. Inoltre, il marito e la moglie si chiudono l’uno all’altro, poiché rifiutano la mutua donazione nella paternità e nella maternità, riducendo l’unione coniugale in occasione di soddisfazione dell’egoismo di ciascuno.

I figli, infatti, mantengono vivo il senso della vostra unione matrimoniale; ringiovaniscono al tempo stesso il matrimonio e il reciproco amore dei genitori. Il figlio, per la famiglia, è una benedizione di Dio. Così lo intende la sana tradizione delle vostre famiglie, che si aprono generosamente al dono della vita. A questo proposito, desidero ricordare anche ai genitori il dovere morale che hanno di curare e vegliare sui propri figli, soprattutto quando sono piccoli e deboli.

La società è ogni giorno più sensibile ai diritti del bambino. È stata persino elaborata una Carta dei Diritti del Bambino. Ciò nonostante, il bambino è ancora esposto a non pochi mali: l’egoismo di una parte della società, che attenta contro la sua vita prima di nascere con la pratica dell’aborto; l’insufficiente alimentazione, che può colpire tutto il suo futuro sviluppo; la mancanza di affetto, i maltrattamenti con diverse forme di violenza, quando non il delitto di abuso di minori e il crimine dell’inserirli nella spirale della droga. A quanti si comportano in questo modo è rivolta l’ammonizione di Cristo: “Chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me. Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare” (Mt 18, 5-6).

Quando la Chiesa rammenta a voi, padri e madri di famiglia, e ai responsabili della società, i doveri morali nei confronti del bambino, sta applicando il precetto del Maestro: “Lasciate che i bambini vengano a me, perché di questi è il regno dei cieli” (Mt 19, 14-15).

La Chiesa stessa ricorda in tante occasioni il dovere che avete di educare i vostri figli non solo alle cose culturali e sociali, ma anche alla fede e alla vita cristiana, alle virtù umane e civili (cf. Lumen gentium, 35 e 41).

Certo, nell’educazione dei figli, avete la collaborazione di altre persone: i maestri nelle scuole, i sacerdoti delle vostre parrocchie, i catechisti. Ma non dimenticate mai che i vostri figli dipendono principalmente da voi. Non dimenticate che la loro felicità temporale e spesso anche la loro felicità eterna, dipenderanno dal vostro esempio e dai vostri insegnamenti. Pregando insieme ai vostri figli, meditando con loro sulla Parola di Dio, accompagnandoli nell’Eucaristia e negli altri sacramenti, diventerete pienamente genitori: sarete riusciti a generarli non soltanto alla vita corporale, ma anche alla vita eterna in Cristo.

7. La famiglia deve essere anche l’ambiente in cui i giovani vengono educati alla virtù della castità. Essa deve essere la prima scuola di vita per i figli, preparandoli alla responsabilità personale in tutti i suoi aspetti, compresi quelli che si riferiscono ai problemi della sessualità. L’educazione all’amore, come dono di se stessi, è indispensabile premessa per un’educazione sessuale chiara e delicata, che i genitori sono chiamati a impartire.

Dio ha voluto che il dono della vita sorgesse da questa comunità di amore che è il matrimonio e vuole che i figli conoscano la natura di quel dono nel clima dell’amore familiare. I genitori cristiani hanno il diritto e il dovere di formare i loro figli anche a questo aspetto. È logico che, anche in questo campo, ricevano l’aiuto di altre persone. Ma la Chiesa ricorda la legge della sussidiarietà, che la scuola e qualsiasi altro organismo devono osservare anche quando cooperano con i genitori all’educazione sessuale, affinché venga impartita d’accordo con lo spirito voluto dai genitori (cf. Familiaris consortio, 37).

Come sottolinea l’esortazione apostolica Familiaris Consortio: “In questo contesto è del tutto irrinunciabile l’educazione alla castità, come virtù che sviluppa l’autentica maturità della persona e la rende capace di rispettare e promuovere il “significato sponsale” del corpo” (n. 37). Un’informazione sessuale che prescindesse dai valori morali costituirebbe un impoverimento della persona e contribuirebbe ad oscurare la sua dignità.

8. “La famiglia ha ricevuto da Dio la missione di essere la cellula prima e vitale della società” (Apostolicam actuositatem, 11). Come in un tessuto vivo, la salute e la forza della società dipendono dalla salute e dalla forza delle famiglie che la compongono. Per questo, la difesa e la promozione della famiglia sono anche difesa e promozione della stessa società. Di conseguenza, deve essere questa la prima interessata allo sviluppo di una cultura che abbia come fondamento la famiglia.

Sono molteplici i campi in cui la società civile può favorire l’istituzione familiare, rafforzando la sua stabilità e tutelando i suoi diritti. In particolare, vorrei fare riferimento al diritto dei genitori di educare liberamente i propri figli, d’accordo con le loro convinzioni, e di poter avere scuole in cui venga impartita quell’educazione.

In contrasto con questo diritto umano naturale - riconosciuto dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo - nella legislazione di alcuni Paesi esistono tuttora serie limitazioni al suo esercizio e alla sua applicazione. Di fronte a situazioni di questo genere, i padri di famiglia possono chiedere individualmente e persino esigere collettivamente dalle autorità, il rispetto e l’attuazione dei loro diritti, quali primi e fondamentali responsabili dell’educazione dei loro figli. Non si tratta di ottenere privilegi; è qualcosa di dovuto per semplice giustizia, e che si deve riflettere nella legislazione del Paese. Pertanto, è legittima l’azione di associazioni di padri di famiglia che operano, a livello nazionale o internazionale, allorché reclamano, all’interno dell’ordine stabilito e in un rispettoso dialogo con l’autorità della nazione, il diritto di educare liberamente i figli, secondo il proprio credo religioso; di creare scuole corrispondenti a questo diritto, e ad esigere che le leggi del Paese riconoscano esplicitamente questo diritto. Le famiglie cristiane saranno così un potente faro di cultura civica per i figli e per la comunità nazionale.

9. “Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!” (Lc 11, 28), dice Gesù nel Vangelo che è stato proclamato. Chiediamo una simile benedizione per tutte le famiglie messicane. Per i padri, le madri, i figli e le figlie. Raccomandiamo tutte le generazioni messicane alla Sacra Famiglia di Nazaret.

Possa ogni famiglia diventare “la Chiesa domestica” in cui, attraverso l’amore, maturino i nuovi uomini e le nuove donne nella loro dignità di figli per l’adozione divina. Possa in ogni famiglia verificarsi quel che dice l’Apostolo Paolo nella sua lettera ai Galati: “E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abba, Padre!” (Gal 4, 6).

Che ogni famiglia di questa bellissima terra sia aperta ad accogliere questo Spirito: lo Spirito di Cristo che è Autore della santificazione dell’uomo, dei matrimoni e delle famiglie.

Che tutti noi, insieme a Cristo possiamo gridare con questo Spirito: Abba, Padre! Amen.

Al termine della celebrazione, Giovanni Paolo II ha rivolto ai fedeli le seguenti parole:

Desidero esprimere il mio ringraziamento per tutti i doni offerti durante questa celebrazione. Vi ringrazio per la vostra presenza e partecipazione. Spero che voi, abitanti di Chihuahua e del Nord del Messico, possiate a vostra volta, venire a Roma. Arrivederci. Molte grazie. Dio benedica tutti voi.

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana

 

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