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VISITA PASTORALE A BENEVENTO

CELEBRAZIONE EUCARISTICA NELLO STADIO CITTADINO

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Benevento - Lunedì, 2 luglio 1990

 

1. “Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo”.

Oggi, la Chiesa che è in Benevento ripete queste parole della Lettera agli Efesini. Tutti noi, qui raccolti intorno all’altare, diciamo: Benedetto sia il Padre “che ci ha benedetto con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo” (Ef 1, 3).

Siamo qui per ringraziare il Padre di averci scelti, nel suo Figlio, da tutta l’eternità, prima della creazione del mondo. Questa elezione eterna, come chiaramente ricorda la lettera paolina, ha preceduto la stessa origine dell’universo. Dio anzi ha creato il mondo e l’uomo, proprio perché potesse aver luogo questa elezione.

Siamo dunque qui per ringraziarlo, in modo particolare, di questa elezione divina, con la quale siamo stati destinati e chiamati alla dignità di suoi figli adottivi. Siamo qui per ringraziarlo di ogni dono che da lui proviene e di tutte le grazie “che ci ha dato nel suo Figlio diletto” (Ef 1, 6).

2. La comunità ecclesiale di Benevento venera oggi la Madre di Cristo come Madre della Divina Grazia.

Il brano del Vangelo di Giovanni, che abbiamo ascoltato, ci conduce alle nozze di Cana di Galilea, dove “c’era la Madre di Gesù” e dove era stato invitato anche lui, il Maestro, insieme ai suoi discepoli (cf. Gv 2, 1-2). Il miracolo, di cui si parla, segna l’avvio della vita pubblica del Figlio di Dio, quando, dopo il battesimo nel Giordano, egli aveva già con sé i primi discepoli.

Sin dall’inizio, compiendo la sua missione messianica, Cristo “faceva e insegnava” (At 1, 1). Annunziava la verità circa il regno di Dio venuto con lui nel mondo e, nello stesso tempo, compiva i segni a conferma della sua missione d’inviato di Dio. Il primo di questi segni fu quello che ebbe luogo a Cana di Galilea.

Ogni “segno”, ogni miracolo di Cristo è, allo stesso tempo, manifestazione della potenza di Dio e conferma dell’eterna “elezione” divina che in Cristo ha il suo pieno compimento. A ragione, allora, possiamo invocare Maria quale “Madre della divina Grazia”, perché avendo generato il Figlio di Dio ci ha donato in lui la fonte stessa della grazia.

Chi più della Vergine Santa può intervenire presso Gesù per intercedere per noi e ottenerci quanto ci abbisogna? Questo ella fece, per la prima volta, a Cana di Galilea. Seguendo l’intuito del suo cuore materno, Maria si rivolse al Figlio facendogli presente che non c’era più vino: una questione apparentemente di poco conto, ma certamente importante per i padroni di casa e per gli stessi sposi novelli.

3. L’intervento e la mediazione della Madre del Signore, carissimi fratelli e sorelle, sono ben visibili nella storia della vostra città e dell’antica regione del Sannio, dove la devozione popolare ha espresso, lungo i secoli, la propria gratitudine a Maria attraverso svariate forme artistiche e religiose. Di questa lunga tradizione mariana è testimonianza eloquente la basilica cattedrale, dedicata dapprima alla Vergine Regina del cielo e poi al mistero dell’Assunzione. A prova di questo vivo culto mariano, resta pure la suggestiva immagine gotica della Madonna della Misericordia, venerata nella cripta longobarda del duomo.

In questa e in altre immagini mariane, custodite nelle chiese della città e della diocesi, è testimoniato il dogma di Cristo vero Dio e vero uomo ed è richiamato il ruolo di Madre del Salvatore e della Chiesa, assegnato a Maria nella storia della salvezza. Come alle nozze di Cana, ella continua nel tempo a esaudire l’accorata invocazione dei suoi figli: vigile custode della città, Maria libera il popolo cristiano dai pericoli e lo sorregge nella prova; consolatrice degli afflitti, non fa mancare a chi in lei confida il sostegno del suo patrocinio e il conforto della sua potente intercessione.

La devozione mariana, quando è autentica, conduce sempre a Cristo e sospinge il cristiano a incarnare il Vangelo, senza indugi né paure, nelle quotidiane vicende della propria vita. Non è facile riconoscere oggi, tra tanto clamore, la voce del divino Maestro e farne la norma di tutta l’esistenza. Non è neppure semplice superare gli ostacoli e resistere alle tentazioni che rischiano di vanificare la stessa vita cristiana. Come a Cana, Maria ci ricorda che in Cristo è la sorgente della gioia autentica. Ella addita il Figlio suo Gesù a ciascuno e ripete: “Fate quello che egli vi dirà”. Sì, soltanto in Gesù si trova il segreto del vero bene per l’uomo e la fonte inesauribile della pace interiore.

4. Carissimi, seguendo le orme del Redentore, potrete anche voi portare a compimento il programma di rinnovamento apostolico avviato nella vostra diocesi. Siate ben consapevoli dell’urgenza della nuova evangelizzazione, un impegno che tutti coinvolge. Proseguite su questo cammino, fratelli e sorelle, in costante comunione con il vostro arcivescovo, il carissimo mons. Carlo Minchiatti, al quale va il mio ringraziamento anche per le cordiali parole che mi ha rivolto a nome di tutti voi, all’inizio della celebrazione eucaristica. Indirizzo un fraterno pensiero ai cardinali, ai vescovi presenti, saluto le autorità intervenute a questo rito, i sacerdoti, carissimi collaboratori nostri, i religiosi e le religiose e tutti voi che, con la vostra presenza, rendete ancor più solenne quest’incontro.

Sia vivo in ciascuno di voi l’anelito verso l’unità, che occorre alimentare con la costante invocazione dello Spirito Santo. E l’Eucaristia sia sempre, come oggi, il centro di ogni vostro programma e il cuore della vostra stessa esistenza.

5. Non dimenticate che l’auspicato rinnovamento spirituale della diocesi passa attraverso la conversione personale e l’armonico aggiornamento della pastorale, specialmente entro le strutture della parrocchia che in un certo senso “è la Chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e delle sue figlie” (Christifideles laici, 26). I recenti mutamenti socio-culturali e le problematiche nuove, emerse in questi anni, si ripercuotono su di essa, impegnando ogni sua componente a una risposta tempestiva ed efficace. La comunità parrocchiale deve sentire la responsabilità di proporre sempre integralmente il messaggio evangelico, offrendo, attraverso un’adeguata catechesi e opportune iniziative pastorali, i mezzi per viverlo in pienezza.

È purtroppo aumentato, come tutti sanno, il numero delle persone non aventi più alcun rapporto con la Chiesa: si tratta di fratelli che hanno abbandonato la propria fede, di altri che hanno aderito a nuove forme religiose, di immigrati che appartengono a differenti religioni. Anche a costoro il Signore vuole far giungere il suo universale messaggio di salvezza e tutti voi siete chiamati ad essere gli apostoli della nuova evangelizzazione.

6. Parlando del primo miracolo compiuto da Gesù a Cana di Galilea, l’Evangelista osserva: “Manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui” (Gv 2, 11).

Nella missione salvifica di Gesù trova il suo ruolo provvidenziale, in modo discreto, la funzione mediatrice della Madre di Dio. Maria, premurosa e attenta, domanda espressamente a Cristo questo “segno”: un segno che costituisce come l’inizio delle sue sollecitudini materne, destinate a crescere e ad ampliarsi. Maria non abbandona mai i figli a lei affidati, e il popolo, consapevole di ciò, corre fiducioso ai suoi piedi.

L’odierna liturgia sottolinea proprio questo, richiamandosi alle parole di Ester: “Come potrei io resistere al vedere la sventura che colpirebbe il mio popolo?”. La Vergine delle Grazie fa sentire anche oggi la sua intercessione. È al fianco di ciascuno di noi, intercede per noi, potente mediatrice dell’Amore misericordioso di Dio. A giusto titolo, pertanto, voi qui a Benevento la venerate e l’invocate quale Madre santissima delle Grazie.

7. Tuttavia, pur facendosi materna interprete delle tante preoccupazioni dell’uomo presso Cristo, “unico mediatore fra Dio e gli uomini” (1 Tm 2, 5), Maria presenta nello stesso tempo all’uomo le esigenze della volontà di Dio nei suoi confronti. Da questo punto di vista, risuonano significative ancora una volta le parole da lei dette ai servi, a Cana di Galilea: “Fate quello che (Cristo) vi dirà” (Gv 2, 5). Sono parole che riecheggiano nel grande spazio della storia della salvezza; parole di una Madre, piena di sollecitudine per la missione del Figlio; parole della Vergine, preoccupata perché il regno di Dio si realizzi nelle anime e nel mondo; parole pronunziate dalla Serva del Signore che continua a consacrare se stessa, tutta se stessa, alle cose del Figlio.

È in Cristo, infatti, che l’Eterno Padre “ci ha scelti . . . per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità”. In lui e per lui, Dio ci ha predestinati ad essere suoi figli adottivi secondo il beneplacito della sua volontà. In lui, nel Figlio diletto, ci ha dato la sua grazia. Maria è Madre della Divina Grazia: è colei che s’è posta al totale servizio degli eterni progetti di salvezza che Dio da sempre nutre nei confronti dell’uomo. Il costante desiderio del suo cuore di Madre è che noi, come ribadisce la splendida Lettera agli Efesini, siamo tutti a lode della gloria di Dio. Per questo Ella desidera che noi pure speriamo in Cristo (Ef 1, 4. 12).

E tale desiderio, manifestato a Cana di Galilea, non si esaurisce. La Madre ci conduce costantemente al Figlio e costantemente ripete: “Fate quello che vi dirà”. Fate! . . . perché la grazia di Dio in voi non sia vana. Amen!  

Al termine della celebrazione, prima di congedarsi dai presenti, il Santo Padre vuole ancora esprimere la sua gratitudine e il suo compiacimento per la partecipazione dei fedeli agli intensi momenti della sua visita pastorale. Queste le parole di saluto rivolte a tutte le componenti della comunità ecclesiale beneventana.

Ti ringrazio, Benevento, per questa giornata che abbiamo passato insieme, la tua giornata, giornata della Madre delle Grazie! Ti ringrazio, Benevento, per la tua accoglienza, per la tua presenza, per la tua preghiera, per i tuoi canti! Ti ringrazio, Benevento, di cuore! E direi ancora: Benevento, ti ringrazio per questo vento che ci ha portato il tramonto della giornata! Ti auguro di rimanere sempre fedele alla tua grande eredità cristiana trasmessa dagli apostoli, dai martiri, come san Bartolomeo, san Gennaro. Ti ringrazio di rimanere sempre nella Grazia del Signore, per l’intercessione della tua e nostra Madre. E, alla fine: Benevento, ti auguro anche le buone vacanze!

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana

 

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