The Holy See
back up
Search
riga

VIAGGIO APOSTOLICO IN TANZANIA, BURUNDI, RWANDA E YAMOUSSOUKRO

ORDINAZIONI SACERDOTALI NEI «JANGWANI GROUNDS»

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Dar-es-Salaam (Tanzania) - Domenica, 2 settembre 1990

 

Gesù disse: “Io sono il Buon Pastore . . . che offre la vita per le pecore. Io conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me” (Gv 10, 11-14).

Cari fratelli e sorelle in Cristo!

Figli e figlie! Sia lodato Gesù Cristo!

1. Sono molto felice di essere con voi! Oggi, in Dar-es-Salaam, ci riuniamo insieme nella celebrazione dell’Eucaristia, che è sacramento dell’unità della Chiesa come l’unico gregge di Gesù Cristo, nostro Signore e Salvatore. Gesù è presente in mezzo a noi! Sentiamo le sue parole, le parole di vita eterna (cf. Gv 6, 68), e riceviamo il suo Corpo e il suo Sangue, offerti sulla Croce per il perdono dei nostri peccati. Sì, il Signore è in mezzo a noi . . . Il Buon Pastore, che offre la vita per le sue pecore!

Il Papa, Successore dell’Apostolo Pietro, è venuto in Tanzania per pregare con voi e per confermarvi nella vostra fede cattolica; per entrare in un dialogo spirituale con tutto il popolo di questo vasto e bel Paese.

Saluto con affetto i membri della Chiesa in Tanzania! Un saluto speciale va al Cardinale Laurean Rugambwa e all’Arcivescovo Polycarp Pengo dell’Arcidiocesi di Dar-es-Salaam, e ai miei Fratelli Vescovi delle Diocesi di Arusha, Dodoma, Mahenge, Mbulu, Morogoro, Moshi, Same, Tanga e Zanzibar.

Saluto il clero e i religiosi di tutta la Tanzania che sono le vostre guide nel cammino della fede, della speranza e dell’amore. Esprimo anche la mia profonda gratitudine e stima al Presidente della Repubblica Unita di Tanzania e alle autorità civili presenti a questa Messa, e a tutti coloro che hanno assistito in ogni maniera alla preparazione e all’organizzazione della mia Visita Pastorale nella vostra terra.

In modo particolare, i miei saluti vanno a coloro che sono stati ordinati sacerdoti. Dalle loro famiglie e parrocchie questi giovani sono stati chiamati a essere configurati a Cristo, l’eterno Sommo Sacerdote, affinché a loro volta possano diventare pastori del suo gregge, predicatori della sua parola e ministri dei suoi sacramenti (cf. Lumen gentium, 28). Gesù dà loro una parte del suo stesso sacerdozio cosicché possano agire nella sua persona per offrire il sacrificio del Nuovo Banchetto nella liturgia Eucaristica, per esercitare il ministero della riconciliazione e per aiutare tutti i fedeli a vivere in santità e pace secondo la vocazione che ognuno ha ricevuto come membro del Corpo di Cristo, la Chiesa (cf. Ivi).

2. Nella Prima Lettura di oggi, il Signore dice al Profeta Geremia che la sua vocazione era parte del disegno eterno di Dio anche prima che lui nascesse:

“Mi fu rivolta la parola del Signore: Prima di formarti nel grembo materno ti conoscevo; prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni” (Ger 1, 4-5).

Queste parole ci ricordano che ogni persona occupa un posto nel progetto di Dio e che ciascuno di noi dovrebbe ascoltare attentamente la voce di Dio nella preghiera per scoprire la chiamata speciale che abbiamo ricevuto in Cristo.

Anche in molti altri modi impariamo a conoscere la volontà di Dio: attraverso eventi importanti nella nostra vita, attraverso l’esempio e la saggezza degli altri e attraverso il giudizio devoto della sua Chiesa.

Tra tutti questi canali nella grazia di Dio, la famiglia ha un ruolo particolare nel favorire la vocazione cristiana dei suoi membri. In modo molto reale, ogni famiglia cristiana è una “scuola di Cristo”, un luogo nel quale i bambini imparano per prima cosa a conoscere e ad amare Dio, ad obbedire alla sua parola e a rispondere alla sua chiamata. In famiglie “animate da spirito di fede, carità e pietà” (Optatam totius, 2), la luce della fede può brillare nella vita dei bambini, e il seme di una vocazione può ricevere il nutrimento del quale ha bisogno per fiorire e crescere forte.

Oggi il Papa desidera rendere omaggio alle famiglie cristiane della Tanzania.

A tutti voi, esprimo la profonda stima della Chiesa per il vostro impegno alla vocazione che avete ricevuto da Dio. In questa Messa di Ordinazioni, esprimo anche la mia gratitudine ai genitori di tutti coloro che diventeranno presto sacerdoti. Nelle case che avete creato, questi giovani dapprima hanno scoperto il mistero dell’amore di Dio. Prego che le vostre case siano sempre piene del calore e della gioia di questo amore!

3. Cari amici: Pensiamo ai molti modi concreti nei quali la vocazione cristiana, e la chiamata al sacerdozio in particolare, è alimentata dalle famiglie cattoliche. In primo luogo, le famiglie sono scuole di preghiera. Un ambiente familiare segnato dalla preghiera infonderà giornalmente nei bambini il vivo senso della necessità di rivolgersi a Dio con fiducia in ogni momento, e specialmente quando le inevitabili difficoltà e prove della vita appaiono sul loro cammino. Quanto importante è questa lezione per coloro che diventeranno sacerdoti! Dal momento che il sacerdote deve insegnare agli altri a pregare, sia come individui sia come comunità liturgica, deve essere egli stesso un uomo di profonda preghiera e maturità spirituale.

Le famiglie sono anche scuole di fedeltà e di amore. Con il Sacramento del Matrimonio, la fedeltà del marito e della moglie nel vivere le loro promesse matrimoniali e nel crescere i loro bambini diventa un segno reale della fedeltà immortale di Cristo alla sua Chiesa. Da parte sua il sacerdote è chiamato ad essere fedele a una vita di celibato come segno della sua consacrazione a Cristo e al servizio della Chiesa. Dai suoi genitori un sacerdote può imparare il significato e capire il valore della fedeltà per tutta la vita alla chiamata di Dio; laddove la fedeltà coniugale è tenuta in grande stima, ancor più il sacerdote valuterà la sua vocazione e le esigenze di quest’ultima.

Similmente, il rapporto di amore e sacrificio che unisce i genitori e i loro figli fa della famiglia una scuola di obbedienza e di fiducia. Queste virtù. che sono spesso dapprima imparate nei primi anni di vita, sono fondamentali nella vita e nel ministero del sacerdote, perché egli sarà spesso chiamato a sottomettere liberamente la sua volontà alle decisioni e ai giudizi dei suoi superiori per amore del Vangelo e per il bene della comunità ecclesiale.

Infine, le famiglie sono scuole di misericordia. Il sacerdote è chiamato ad essere dispensatore della misericordia di Dio, attraverso il ministero dei sacramenti specialmente nel suo incontro pronto e sensibile con le anime nel Sacramento della Penitenza. Se è stato allevato in una famiglia cristiana affettuosa, avrà imparato il significato della misericordia dai suoi genitori, e specialmente dagli atti di misericordia e perdono reciproco espressi nella vita familiare. Perché non impariamo a essere misericordiosi dall’esperienza di pietà che abbiamo ricevuto? Proprio mentre riceviamo liberamente il perdono e una nuova vita in Cristo da Dio “ricco di misericordia” (Ef 2, 4), così anche noi dobbiamo generosamente condividere questi doni con gli altri.

4. Rivolgo una speciale parola a coloro che stanno per essere ordinati sacerdoti.

Cari giovani fratelli nel Signore: quanto spesso avete udito le parole di San Paolo proclamate nella Seconda Lettura nella Messa di oggi? L’Apostolo dice: “Noi infatti non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore; quanto a noi, siamo i vostri servitori per amore di Gesù” (2 Cor 4, 5). Imparate a memoria queste parole come un programma per la vostra vita e il vostro ministero!

Sì, “Noi infatti non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore!”. Egli è il Signore, e noi siamo i suoi umili servitori.

Alla fine, come San Paolo dice, “Noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, perché appaia che la potenza straordinaria viene da Dio e non da noi (2 Cor 4, 7).

Queste parole dovrebbero ispirare in ognuno di Voi una profonda umiltà mentre vi rendete conto che è solo “per misericordia” (2 Cor 4, 1) che avete ricevuto questo ministero da Cristo. Tutti i cristiani sono chiamati a morire al peccato e all’egoismo e a vivere umilmente la vocazione che Dio ha dato loro. E quanto devono farlo coloro che sono stati fatti “ministeri di Cristo” (1 Cor 4, 1)? E come tutti i discepoli dovete dare prova che avete imparato a porre la volontà di Dio sopra i vostri desideri e progetti e a dedicare voi stessi generosamente al servizio dei vostri fratelli e sorelle, specialmente dei deboli e dei poveri.

5. Gesù dice: “Offro la vita per le pecore. E ho altre pecore che non sono di questo ovile; anche queste io devo condurre. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore” (Gv 10, 15-16).

Cari figli: Quell’unico gregge del quale Gesù parla è la Chiesa, l’assemblea di quegli uomini e donne di ogni tempo e luogo che sono stati riuniti dalla Parola di Dio e fatti santi dal Sangue dell’Agnello. Il piccolo gruppo di discepoli che si riuniva in preghiera con Maria, la Madre di Gesù, nel Cenacolo a Pentecoste era l’inizio di quell’unico gregge. È attraverso la continua protezione e preghiera di Maria, Madre della Chiesa, quell’unico gregge continuerà a crescere nel mondo, portando la luce di Cristo a tutti i popoli, fino alla fine dei tempi!

Per grazia di Dio, siamo stati chiamati a riunire e a nutrire quel gregge. Rafforzati dal Sacramento che state per ricevere, sarete mandati nel mondo a portare il messaggio del Vangelo di pace e riconciliazione a tutti coloro che incontrate.

Questa è la vostra sublime vocazione come ministri di Gesù Cristo, il Buon Pastore! Oggi, ripeto a voi le parole del Signore a Geremia: “Non temerli!” (Ger 1, 8).

Sì! Non abbiate paura, perché avete sentito la promessa del Signore: “Io sono con te per proteggerti . . . Ecco, Io ti metto le mie parole sulla bocca” (Ivi, v. 8, 9).

Attraverso la potenza del suo Spirito, Dio “rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria divina, la gloria che rifulge sul volto di Cristo” (2 Cor 4, 6). Come ministri della grazia di Dio nella Chiesa, possiate crescere, nell’immagine di Colui nel quale la pienezza di Dio era lieta di dimorare (cf. Col 2, 9). Essere un Alter Christus non è un titolo della dignità umana ma un obbligo per essere come lui “che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti” (Mt 20, 28).

Possa Dio Onnipotente aiutarvi a vivere pienamente la sublime vocazione che vi ha dato in Cristo!

Su di voi, cari fratelli, e su tutti i presenti, oggi qui, invoco abbondanti benedizioni di Dio Onnipotente, il Padre, il Figlio, e lo Spirito Santo. Amen.

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana

 

top