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VIAGGIO APOSTOLICO IN TANZANIA, BURUNDI, RWANDA E YAMOUSSOUKRO

CELEBRAZIONE ECUMENICA NELLA SPIANATA DI NYANDUNGU

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Kigali (Rwanda) - Domenica, 9 settembre 1990

 

1. “Tu sei benedetto, Dio dell’universo” (Offertorio della Messa).

Ecco che avanzano fino all’altare del Signore le famiglie rwandesi. Riunite su questa spianata dai loro pastori, esse desiderano, con il Vescovo di Roma, successore di Pietro, presentare la loro offerta su questo altare.

Questa offerta è il pane e il vino. L’Eucaristia, istituita dal nostro Salvatore, è il sacrificio “secondo il sacerdozio di Melchisedek”. Sotto le specie sacrificali del pane e del vino, questa offerta è tutta la vita delle vostre famiglie; l’unità è l’indissolubilità del matrimonio; l’amore degli sposi e la loro fedeltà, fino alla morte, all’alleanza conclusa con il sacramento; l’educazione dei figli e tutto quello che sostiene la loro crescita in seno alla comunità familiare.

Prima di compiere la presentazione dei doni nella liturgia, mediteremo insieme la Parola di Dio, di cui la Chiesa ci nutre in questo giorno.

Ringrazio Monsignor Vincent Nsengiyumva, Arcivescovo di Kigali, per le sue parole di benvenuto a nome di tutto il popolo cristiano del Rwanda.

Rivolgo i miei deferenti saluti al Signor Presidente della Repubblica e alle Autorità civili che hanno voluto prendere parte a questa celebrazione eucaristica.

Saluto cordialmente i Vescovi presenti, nonché i loro collaboratori: i sacerdoti, i religiosi e le religiose, e tutti i catechisti.

Infine, è di gran cuore che vi saluto, fedeli laici e famiglie rwandesi, particolarmente voi che rinnoverete le promesse da voi già fatte al momento in cui avete deciso di fondare una famiglia cristiana. Che Dio vi protegga!

2. In seno alla famiglia si tesse tutto un insieme di relazioni interpersonali; si creano rapporti particolari tra i congiunti, tra i genitori e i figli, tra i figli stessi.

Nella prima lettura, abbiamo ascoltato un saggio d’Israele che commenta il quarto comandamento sui rapporti tra figli e genitori: “Onora tuo padre a fatti e a parole, perché scenda su di te la sua benedizione” (Sir 3, 8). “Chi riverisce la madre è come chi accumula tesori” (Sir 3, 4). Il saggio sviluppa la Legge del decalogo che è Parola di Dio: “Onora tuo padre e tua madre, come il Signore Dio tuo ti ha comandato, perché la tua vita sia lunga e tu sii felice nel paese che il Signore tuo Dio ti dà” (Dt 5, 16).

Senza i nostri genitori, senza i nostri avi, non saremmo nulla. È al loro amore, alla loro dedizione e al loro lavoro che noi dobbiamo il primo dei doni: la vita. È per questo che Dio ci chiede di onorare nostro padre e nostra madre, ossia di offrire ad essi, nel nostro cuore, l’affetto e il rispetto ai quali hanno diritto.

Certo, crescendo, i giovani acquisiscono una certa autonomia, ma la pietà filiale verso i loro genitori si approfondisce e, dialogando con essi, conquistano la loro libertà: essi imparano a diventare responsabili, in particolare a fare chiaramente e in coscienza le scelte che li impegneranno sulle vere strade della felicità.

A questo proposito, vorrei dire che gli studenti rwandesi mi hanno fatto conoscere le loro riflessioni. Li ringrazio di tutto cuore di avermi scritto con gentilezza per augurarmi il benvenuto e anche per affidarmi le loro preoccupazioni. Ho gradito molto le loro lettere: esse testimoniano il loro desiderio di conoscere Gesù, di crescere nella fede e di praticare l’amore fraterno, come Cristo ci chiede nel Vangelo di oggi: “Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati” (Gv 15, 12).

Gli studenti rwandesi mostrano che hanno sete di imparare; alcuni anzi soffrono per non poter soddisfare questa sete, a motivo delle difficoltà economiche. Ve ne sono altri che si dichiarano disorientati per la proliferazione delle confessioni religiose nel Paese. Genitori cristiani, spetta a voi, in primo luogo, illuminare i vostri figli. Voi siete i primi catechisti dei vostri figli.

Voi risponderete tanto meglio alle attese dei vostri figli e delle vostre figlie, se saprete stare vicini ad essi, compiendo fedelmente la vostra missione di educatori. Per dare ai vostri figli il sostegno e l’affetto di cui hanno bisogno, è necessaria la vostra presenza costante, quella del padre come quella della madre. Create intorno a voi l’atmosfera di amore che favorisce lo sviluppo armonioso della loro vita affettiva e della loro personalità. Con la testimonianza della vostra vita, aiutateli a incontrare Cristo, ad amarlo e ad ascoltare la sua chiamata.

3. All’avvicinarsi del suo sacrificio sulla Croce, Cristo ha rivolto agli Apostoli queste magnifiche parole, che ora dobbiamo meditare: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati” (Gv 15, 12).

Sono parole ricche di significato. Esse sono state dette agli Apostoli, ma la liturgia di questo giorno le applica agli sposi e alle famiglie. San Giovanni - che ci ha rivelato il nome segreto di Dio: “Dio è Amore” - ci pone, con alcune frasi, al centro del cristianesimo e ci offre la chiave dell’esistenza cristiana: “Amatevi gli uni gli altri”.

“Rimanete nel mio amore” (Gv 15, 9). Rimanere nell’amore di qualcuno è il sogno di ogni essere umano. In un mondo di sconvolgimenti e d’insicurezza, molti si sentono sradicati e cercano di radicarsi nell’amore di un essere amato. Ma Gesù c’insegna che l’amore infinito di Dio, solido come la roccia, è la sorgente di ogni amore. Cristo lo rende vicino a noi. Ancor più, egli che è totalmente abitato dall’amore del Padre, c’invita a lasciarci cogliere dal suo amore, a condividerlo e a viverlo tra noi: “Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore” (Gv 15, 9).

Gesù, che rimane nell’amore del Padre, è anche il suo Inviato. E perché noi rimaniamo nell’amore di Cristo, a nostra volta siamo i suoi inviati. Inviati per che cosa? Per essere segni dell’amore di Dio, per amare a nostra volta, alla maniera di Cristo. “Non c’è amore più grande di quello di dare la vita per i propri amici” (Gv 15, 13). Offrendo la vita per i suoi amici, Gesù manifesta l’amore assoluto che è Dio. La logica dell’amore cristiano è di dare più valore alla vita dell’altro che alla propria vita.

4. L’amore degli sposi si esprime in maniera simile. Uniti da un’alleanza spirituale voluta, l’uomo e la donna creano la famiglia. La donna ne è il cuore, umutima, e il marito ne è il custode, umwugaliro. Che la famiglia cristiana sia un luogo di dono di sé, di rispetto e di fedeltà! Che sia per i giovani un luogo di sicurezza e di equilibrio, in cui essi si risveglino alla fede e si formino alla preghiera!

Piccola cellula di Chiesa, la famiglia è un luogo in cui Cristo è presente. Come Cristo si è dato per amore alla Sua Chiesa, gli sposi si donano l’uno all’altra in un’alleanza perpetua e indissolubile. Lo sposo e la sposa non si amano soltanto allo stesso modo con cui si amano Cristo e la Chiesa, ma con lo stesso amore. Lo Spirito Santo, lo Spirito d’amore che Cristo dona alla sua Chiesa, è presente, tramite la grazia del sacramento del matrimonio, nel legame che unisce lo sposo e la sposa. Mediante Cristo e la Chiesa, la coppia umana rimane nell’amore delle tre Persone divine.

5. Le coppie assumono la paternità e la maternità in maniera sempre più responsabile, in una ricerca cosciente e volontaria della padronanza di se stessi, nel rispetto della fecondità che fa parte dei doni di Dio inscritti nella loro natura profonda! La Chiesa sente il dovere, con la sua dottrina in materia familiare, d’illuminare gli sposi, perché pongano deliberatamente la loro vita coniugale e il loro ruolo di genitori, in accordo con il piano di Dio, perché essi abbiano il coraggio di non dare più importanza alle soddisfazioni immediate che a una fedeltà esigente nel vero senso della loro unione.

Famiglie sane ed equilibrate offrono ai giovani un reale appoggio perché si formino alla padronanza della loro sessualità e non si lascino andare ad un libertinaggio che non è degno dell’uomo.

6. Attualmente, la responsabilità comune delle famiglie è impegnata di fronte a una prova che tocca la società nel vostro Paese, come in altre regioni del mondo. Penso alla diffusione della grave malattia dell’Aids. Diversi comportamenti umani contribuiscono a diffondere questa malattia; e, molto spesso, si tratta di comportamenti contrari a una sana morale. Senza alcun dubbio bisogna aiutare i malati, circondarli di cure e di affetto. Molti di voi se ne occupano con generosità. Continuate a testimoniare loro tutta la vostra compassione, sull’esempio di Cristo che ci ha mostrato come superare la barriera della malattia o anche della colpa morale, per incontrare la persona ferita ed essere presenti alla sua sofferenza: “Rivestite il vostro cuore di tenerezza e di bontà”, ci ha ricordato San Paolo nella seconda lettura di questa Messa (Col 3, 12).

Spero che la solidarietà concreta non manchi a coloro che soffrono, né ai figli che restano orfani. Ma bisogna anche riflettere più profondamente, perché se mancano ancora i mezzi per curare e guarire questa malattia, le generazioni presenti hanno una reale responsabilità di evitare che essa continui a diffondersi. È un dovere non solo lottare contro l’epidemia sul piano sanitario, ma anche di regolare la propria condotta in modo tale da non correre il rischio di contrarre o di trasmettere un male che diminuisce l’uomo, che ferisce un popolo. Bisogna che le famiglie di oggi abbiano la preoccupazione di trasmettere la salute con la vita alle generazioni successive.

Su tutti questi piani, la riuscita di famiglie felici costituisce un elemento importante per la riuscita di tutta la società; e questo vale per quanto concerne la morale coniugale come per gli altri aspetti della vita sociale.

7. Nella sua Lettera ai Colossesi, San Paolo scrive: “La parola di Cristo dimori tra voi abbondantemente” (Col 3, 16)! Quando è che la parola di Cristo dimora in noi? Quando è che ci arricchisce spiritualmente? Certamente, quando l’ascoltiamo, quando la leggiamo con la stima che le è dovuta. Ma, in maniera ancor più vera, la Parola di Dio porta frutto in noi quando preghiamo.

La preghiera ci cambia e, con ciò, essa cambia il mondo. La preghiera pubblica e comune del Popolo di Dio è una funzione essenziale della Chiesa e si impara in famiglia. “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, dice Gesù, io sono in mezzo a loro” (Mt 18, 20). Quando i membri di una stessa famiglia pregano insieme, Gesù con la sua presenza, rafforza la loro unione. E il Vangelo di oggi ci conferma nella speranza che ci apre la fedeltà alla preghiera: “Tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo concederà” (Gv 15, 16).

8. Care famiglie rwandesi, abbiamo meditato insieme la Parola di Dio nella liturgia di questo giorno. Ora, vi invito al banchetto eucaristico. Vi invito con queste parole: “Tu sei benedetto Dio dell’universo”. Sì, benedetto sei tu, Signore. Dio delle nostre famiglie! Dio del nostro lavoro quotidiano. Dio delle nostre gioie e delle nostre pene!

Noi ti preghiamo per tutti quelli che soffrono, per quelli che non hanno denaro, quelli ai quali manca l’educazione, quelli che sentono la mancanza di tenerezza: rendici attenti alle loro necessità ed insegnaci a condividere.

Noi ti preghiamo per i disoccupati e per i giovani che cercano lavoro: aiutaci a preparare loro un posto nella nostra società.

Noi ti preghiamo per i malati, per coloro che hanno perso ogni speranza di guarire, per coloro che si avvicinano alla morte: sostienili, confortali, consolali, dona loro pazienza e serenità.

Noi ti preghiamo per coloro che hanno fame in questo Paese, per gli esiliati, i rifugiati. Signore, Padrone dell’impossibile, metti fine alle nostre lacerazioni, allarga i nostri cuori e riuniscici nell’unità.

Infine, noi ti preghiamo e ti benediciamo per tutti i nostri fratelli del mondo, nei quali ritroviamo il tuo volto!

Noi ti preghiamo e ti benediciamo per le famiglie rwandesi, in particolare per quelle che ti presentano l’offerta della vita del loro focolare!

Fratelli e sorelle uniti nel sacramento del matrimonio, la Chiesa ha benedetto la vostra unione indissolubile di sposi e di spose. Ora rinnoverete gli impegni del vostro matrimonio, il vostro dono reciproco per tutti i giorni della vostra vita.

Oggi, la Chiesa vuole rinnovare su di voi la Benedizione di Dio affinché riceviate tutto il sostegno della grazia di Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, nella vita familiare alla quale egli vi ha chiamati.

Amen.

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana

 

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