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BEATIFICAZIONE DI QUATTRO RELIGIOSE
OMELIA DI GIOVANNI
PAOLO II
Domenica, 4 novembre 1990
“Chi rimane in me, e io in lui, fa molto frutto” (Gv 15, 5).
1. Il maestro buono parla in parabole. Oggi la liturgia ci ricorda la
parabola della vera vite e dei tralci. Dal testo evangelico di Giovanni
notiamo che è stata narrata da Cristo nel cenacolo, dopo l’istituzione
dell’Eucaristia, quand’egli stava per andare al Padre attraverso la Pasqua
della sua morte e risurrezione.
Da quel momento le parole di Cristo: “Rimanete in me e io in voi” (Gv
15, 14) hanno acquistato un’importanza particolare, esse significano anche
rimanete in me mediante l’Eucaristia, rimanete in me mediante il mistero del
sacrificio redentore. “Chi rimane in me, e io in lui, fa molto frutto”.
È il frutto della santità
2. È il frutto del regno di Dio. È il frutto della santità. Nel corso di
tante generazioni i santi hanno confermato pienamente la verità e la potenza
di queste parole. Infatti essi hanno portato frutti abbondanti, perché sono
rimasti in Cristo, vera vite.
Oggi al numero di coloro, di cui la Chiesa gioisce per la santità della
loro vita, aggiungiamo i nomi delle serve di Dio: Marthe Aimée Le Bouteiller,
Louise-Thérèse de Montaignac de Chauvance, Maria Schininà, Elisabetta
Vendramini.
D’ora in poi la Chiesa potrà venerarle come beate, con grande consolazione
delle comunità dalle quali esse provengono.
3. “Tu es mon Dieu! Je n’ai pas d’autre bonheur que toi”.
Ces paroles du psalmiste, que la liturgie de ce jour a mises sur nos lèvres,
résument bien les aspirations à une intimité sans fin avec Dieu qui furent
celles de Sœur Marthe Le Bouteiller.
Désireuse de se donner totalement au Seigneur et aux autres, elle entra dans la
Congrégation fondée par sainte Marie-Madeleine Postel et, au long de ses
occupations quotidiennes à la cuisine, à la ferme, dans les champs et au cellier,
elle mena une vie d’union à Dieu, en faisant “grandement les petites choses”,
suivant une maxime chère à la fondatrice“Faisons le plus de bien possible en
nous cachant le plus possible”. Sœur Marthe a su trouver dans sa vie cachée avec
le Christ l’âme de son apostolat de la bonté: “Celui qui demeure en moi et en
qui je demeure, celui-là donne beaucoup de fruit, car, en dehors de moi, vous ne
pouvez rien faire”. Très unie à la sainte fondatrice et à la bienheureuse
Placide Viel, la “bonne” Sœur Marthe a vécu ses humbles tâches avec une qualité
d’amour qui suscite l’émerveillement.
Puisse cette nouvelle Bienheureuse entraíner les jeunes générations
d’aujourd’hui et de demain à découvrir la joie du don de soi au Seigneur dans la
consécration religieuse! Puisse-t-elle les aider à comprendre la primauté de la
vie spirituelle pour prendre part à l’édification de l’Eglise et pour mener une
action féconde au service des hommes! Nos contemporains ont besoin de croiser
sur leur chemin des visages qui manifestent le bonheur authentique qu’entraíne
l’intimité avec Dieu. Sœur Marthe, en vraie Sœur de la Miséricorde, a su
rayonner autour d’elle l’amour de Dieu. L’extrême simplicité de son existence
n’a pas empêché ses Sœurs de reconnaítre chez elle une réelle autorité
spirituelle. Elle a porté du fruit pour la gloire du Père: “Ce qui fait la
gloire de mon Père, c’est que vous donniez beaucoup de fruit: ainsi, vous
serez pour moi des disciples”.
Ecco le parole del Papa in una nostra traduzione italiana.
Estrema semplicità di una vita nascosta
3. “Sei tu il mio Signore. Senza di Te non ho alcun bene” (Sal 15,
2). Queste parole del salmista, che la liturgia di questo giorno ha messo
sulle nostre labbra, riassumono bene le aspirazioni ad una intimità senza fine
con Dio che furono quelle della Sorella Marthe Le Bouteiller.
Desiderosa di donarsi totalmente al Signore e agli altri, ella entrò nella
Congregazione fondata da Maria Maddalena Postel e per la totalità delle sue
occupazioni quotidiane alla cucina, alla fattoria, ai campi, alla cantina,
ella condusse una vita d’unione a Dio, facendo “grandemente le piccole cose”,
seguendo una massima cara alla fondatrice: “Facciamo il massimo bene possibile
nascondendoci il più possibile”. Suor Marthe ha saputo trovare nella sua vita
nascosta con il Cristo l’anima del suo apostolato della bontà: “Se uno rimane
in me e io in lui, questo porta molto frutto perché senza di me non potete far
nulla” (Gv 15, 5). Molto unita alla santa fondatrice e alla beata
Placide Viel, la “buona” Suor Marthe ha vissuto le sue umili mansioni con una
qualità d’amore che suscita lo stupore.
Possa questa nuova Beata attrarre le giovani generazioni d’oggi e di domani
a scoprire la gioia del dono di sé al Signore nella consacrazione religiosa.
Possa ella aiutarli a comprendere la preminenza della vita spirituale per
prendere parte all’edificazione della Chiesa e per condurre un’azione feconda
al servizio degli uomini! I nostri contemporanei hanno bisogno d’incontrare
sul loro cammino dei volti che manifestino la felicità autentica che porti
all’intimità con Dio. Suor Marthe, in verità sorella della Misericordia, ha
saputo irradiare attorno a lei l’amore dì Dio. L’estrema semplicità della sua
esistenza non ha impedito alle sue sorelle di riconoscere in lei una reale
autorità spirituale. Ella ha portato frutto per la gloria del Padre: “Il Padre
mio è glorificato in questo: che portiate molto frutto e diventiate miei
discepoli” (Gv 15, 8).
4. Dans la deuxième lecture de cette Messe, saint Paul recommande d’accueillir
la parole de Dieu “pour ce qu’elle est réellement: non pas une parole d’homme,
mais la parole de Dieu qui est à l’œuvre en vous, les croyants”.
C’est dans cet esprit que Louise-Thérèse de Montaignac de Chauvance,
fondatrice des Oblates du Cœur de Jésus, s’imprègne dès sa jeunesse de l’Evangile
et aussi des psaumes, ces magnifiques prières, riches en révélation sur Dieu
et sur l’homme, que l’Eglise tient à nous offrir chaque jour dans la
célébration de l’Office divin.
L’écoute de la Parole de Dieu et la fréquentation des sacrements, en
particulier de l’Eucharistie, aident Louise-Thérèse à rester un sarment
vivant, suivant ce que Jésus nous dit dans l’Evangile: “Demeurez en moi, comme
moi en vous”. “Depuis ma première communion, je suis toujours restée sous l’action divine”,
confie-t-elle.
Fille de l’Eglise et femme dans l’Eglise, elle veut “servir le Seigneur, servir
l’Eglise, ce qui est tout un”. Animée d’un ardent esprit apostolique et soutenue
par une vive dévotion au Cœur de Jésus, elle se met à l’œuvre en lien étroit
avec son Evêque, avec les prêtres de sa paroisse, avec les fidèles laícs. Elle
fonde les Oblates qui, par leur union au Christ et par leur union entre elles,
sont appelées à être des ferments d’unité.
A l’issue du récent Synode des Evêques, consacré à l’importante question de la
formation des prêtres, il convient, en la circonstance solennelle de ce jour,
d’évoquer le souci qu’avait Louise-Thérèse de contribuer à l’épanouissement des
vocations sacerdotales. Pour répondre aux besoins de l’Eglise d’alors, elle
cherche à former des jeunes ouverts à l’appel de Dieu et à leur donner une
instruction de base solide afin de les aider à y répondre. Sachons, nous aussi,
éveiller les vocations et les faire mûrir!
Que cette liturgie de béatification renouvelle notre élan missionnaire afin que
là où le Seigneur nous appelle à travailler pour son Règne nous donnions “non
seulement l’Evangile de Dieu, mais tout ce que nous sommes”. Ensemble,
demandons à la bienheureuse Louise-Thérèse de Montaignac de Chauvance de nous
aider à “reconnaítre l’Amour du Cœur de Jésus et le rappeler sans cesse aux
hommes”, comme elle a si bien su le faire durant toute sa vie.
Ecco le parole del Papa in una nostra traduzione italiana.
Ardente spirito apostolico. Devozione al cuore di Gesù
4. Nella seconda lettura di questa Messa, San Paolo raccomanda di
accogliere la parola di Dio “ma com’è veramente, quale parola di Dio ed essa
mostra la sua efficacia in voi che avete creduto” (1 Ts 2, 13).
È in questo spirito che Louise-Thérèse de Montaignac di Chauvance,
fondatrice delle Oblate del Cuore dì Gesù, si impegna fin dalla sua gioventù
del Vangelo e anche dei salmi, queste magnifiche preghiere, ricche di
rivelazioni su Dio e sull’uomo, che la Chiesa tiene ad offrirci ogni giorno
nella celebrazione dell’Ufficio Divino.
L’ascolto della Parola di Dio e la frequentazione dei sacramenti, in
particolare dell’Eucaristia aiutano Louise-Thérèse a restare un tralcio
vivente, seguendo ciò che Gesù ci dice nel Vangelo: “Rimanete in me e io in
voi” (Gv 15, 4). “Dalla mia prima comunione io sono sempre restata
sotto l’azione divina” confida ella. Figlia della Chiesa e donna nella Chiesa
ella volle “servire il Signore, servire la Chiesa, ciò che è tutt’uno”.
Animata da un ardente spirito apostolico e sostenuta da una viva devozione al
Cuore di Gesù, ella si mette all’opera in stretto legame col suo Vescovo, con
i preti della sua parrocchia, con i fedeli laici. Ella fonda le Oblate che per
la loro unione a Cristo e per la loro unione tra loro sono chiamate ad essere
dei fermenti di unità.
All’uscita dal recente Sinodo dei Vescovi, consacrato all’importante
questione della formazione dei preti, conviene nella circostanza solenne di
questo giorno evocare il pensiero che Louise-Thérèse aveva a contribuire alla
diffusione delle vocazioni sacerdotali. Per rispondere ai bisogni della Chiesa
di allora, ella cerca di formare dei giovani aperti alla chiamata di Dio e a
dargli un’istruzione di solida base al fine di aiutarli a risponderci.
Sappiamo, anche noi, svegliare le vocazioni e farle maturare.
Che questa liturgia di beatificazione rinnovi il nostro slancio missionario
affinché laddove il Signore ci chiama a lavorare per il suo Regno noi doniamo
“non solo il Vangelo di Dio ma anche la nostra stessa vita” (1 Ts 2,
8). Insieme domandiamo alla Beata Louise-Thérèse di Montaignac di Chauvance di
aiutarci a “riconoscere l’amore del Cuore di Gesù e ricordarlo senza fine agli
uomini”, come ella ha così bene saputo farlo durante tutta la sua vita.
Contemplazione, adorazione, riparazione e vocazioni sacerdotali
5. Il cammino spirituale della beata Maria Schininà del Sacro Cuore prese
le mosse dalla penetrazione profonda dell’amore di Dio, quale si rivela nel
simbolo del Cuore di Gesù; per corrispondere a questo amore accentuò nella sua
spiritualità la contemplazione, l’adorazione e la riparazione.
Disgustata dal lusso e dalle vuote cerimonie del suo palazzo gentilizio,
diede inizio a una vita totalmente dedicata al servizio dei poveri,
sull’esempio di Gesù, che nel suo amore per gli uomini si fece buon samaritano
di ogni umana infermità.
I poveri per la beata erano gli ammalati e gli anziani, gli ignoranti, i
bisognosi di istruzione, i minatori delle miniere di bitume e di zolfo che non
conoscevano Dio e abbisognavano di catechismo, i carcerati, ai quali la beata
predicava corsi di esercizi spirituali per la Pasqua; le peccatrici pubbliche,
che si mostravano quanto mai sensibili alle sue iniziative caritatevoli.
La beatificazione della Schininà nei piani della Provvidenza viene
celebrata all’indomani della conclusione del Sinodo episcopale sulla
formazione sacerdotale. La beata fu valido sostegno per numerosi sacerdoti,
che ella serviva e venerava come ministri della Riconciliazione e
dell’Eucaristia. Quanti sacerdoti furono da lei protetti spiritualmente nella
vocazione e aiutati anche economicamente durante la vita di seminario!
Questa testimonianza di eroica carità evangelica è il “frutto” che la beata
Schininà ha potuto portare nella Chiesa e nella società perché è “rimasta”
intimamente unita al Signore. Il suo carisma resta sempre vivo e attuale,
perché è presente e operante provvidenzialmente nelle mille forme di
apostolato delle sue Figlie: le Suore del Sacro Cuore di Gesù.
Unione profonda con Gesù e amore verso i poveri
6. Anche la figura della beata Elisabetta Vendramini si inserisce nella
dinamica spirituale che ha come fulcro centrale l’“unione” profonda con Gesù e
l’amore verso i poveri, i quali sono i protagonisti di tante pagine del
Vangelo. Le parole del Signore: “Sento compassione di questa folla, perché già
da tre giorni mi stanno dietro e non hanno da mangiare” (Mc 8, 2)
segnarono profondamente il cuore della beata Elisabetta sin dalla sua prima
giovinezza, quando avvertì forte l’ispirazione di consacrarsi totalmente al
Cristo e al servizio dei poveri. Abbandonò senza esitare gli agi della vita
familiare e sociale per dedicarsi alle ragazze abbandonate e ai bisognosi dei
quartieri più emarginati.
In questa sua opera Elisabetta traeva ispirazione e forza dall’Alto e dal
suo forte spirito di orazione. Religiosa di raffinata sensibilità
contemplativa, la beata si perdeva nella meditazione del Mistero della
Santissima Trinità, cogliendone il dinamismo dell’incarnazione del Verbo, per
arrivare, quindi, alla lode e all’ammirazione del Cristo povero e crocifisso,
che riconosceva e serviva, poi, nei poveri tanto amati.
Dal cielo oggi Elisabetta esorta tutti coloro che vogliono efficacemente
aiutare i fratelli nell’anima e nel corpo a trarre forza dalla fede in Dio e
dalla imitazione di Cristo. Ella in questo si dimostrò un fecondo germoglio
della spiritualità francescana. Di san Francesco ella imitò soprattutto la
vita povera, la fede sicura e semplice, e l’amore a Cristo crocifisso.
La beata Vendramini ci insegna ancora che dove è più forte e sicura la
fede, là sarà più audace lo slancio della carità verso il prossimo. Dove è più
percepito il senso di Cristo, là sarà più preciso e fattivo il senso delle
necessità dei fratelli.
Oggi la Chiesa gioisce
7. “Tu amerai” (Dt 6, 5). Abbiamo guardato le figure delle nuove
Beate. Ciascuna di esse ha incarnato nella vita questo primo e più grande
comandamento del Vangelo: l’amore di Dio con tutto il cuore, con tutta la
mente e con tutta la forza (Mc 12, 30) e l’amore effettivo verso
l’uomo-prossimo. L’amore che - particolarmente in queste beate - ha i tratti
femminili, materni, così come viene messo in rilievo dalla prima lettera ai
Tessalonicesi. Proprio con la potenza di tale amore sono rimaste in Cristo e
Cristo in esse. Ed hanno portato molto frutto.
Oggi la Chiesa gioisce perché con questo frutto la beata Marta, la beata
Teresa, la beata Maria e la beata Elisabetta hanno glorificato il Padre
celeste. È la gloria della comunione dei santi. La gloria vivificante per la
Chiesa sulla terra.
Queste religiose ci parlano dell’amore di Cristo, dell’amore che unisce la
vite e i tralci. E perciò insieme a lui gridano: “Rimanete nell’amore” (Gv
15, 10). Amen!
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