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VISITA PASTORALE IN CAMPANIA

SANTA MESSA NEL SEMINARIO MAGGIORE DI NAPOLI

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Napoli - Sabato, 10 novembre 1990

 

“Beato chi dà con gioia”.

1. È a voi che parla il salmista: a voi cari seminaristi.

“Beato chi dà con gioia”. Il Signore si rivolge a voi, ma si rivolge anche a ogni uomo, perché queste parole esprimono una verità di significato universale. In esse è contenuta, in sintesi concisa, tutta l’antropologia cristiana.

L’uomo - insegna il Concilio - è, in terra, la sola creatura che “Iddio abbia voluto per se stessa”. Nello stesso tempo, quest’uomo, che Dio ha così distinto tra tutte le creature, non può ritrovarsi pienamente - aggiunge il Concilio - “se non attraverso un dono sincero di sé” (cf. Gaudium et spes, 24).

Un dono sincero . . . se queste parole valgono per tutti, esse hanno un significato particolare per voi. Questo è, infatti, il senso fondamentale della vostra vocazione al sacerdozio ministeriale: un dono sincero. beato chi dà con gioia!

È questa la prima parola con la quale s’indirizza a voi, in modo tutto speciale, il salmista nell’odierna celebrazione liturgica.

2. La seconda parola, dal Vangelo di Luca, è molto vicina alla prima. È la parola sulla fedeltà. “Chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto” (Lc 16, 10).

Essere fedeli è lo stesso che “dare con gioia”. Molto importante, anzi insostituibile, è questa fedeltà: la fedeltà nel poco. È importante per la vita cristiana in generale. È importante come tratto del carattere di ogni essere umano.

È importante, in modo particolare, in un seminario. Si può dire che l’uno e l’altro sono ambienti in cui il seminarista compie la propria verifica mediante la fedeltà nelle piccole cose. Questo “poco” ha infatti una propria grandezza. In esso si conferma anche l’autentica grandezza del carattere. La fedeltà nel poco è infatti manifestazione di amore e di umiltà. E la grandezza del carattere è fondata principalmente su queste due basi: l’amore e l’umiltà.

È necessario che questa grandezza interiore si consolidi nell’uomo. Soltanto allora egli sarà capace di accogliere, conservare e attuare ciò che è grande (“il molto”). Grande cosa è il sacerdozio: il servizio “in persona Christi”. Proprio a questo voi vi preparate!

3. Ancora una parola della odierna liturgia eucaristica merita di essere sottolineata. Una parola dell’apostolo Paolo: “Tutto posso in colui che mi dà la forza” (Fil 4, 13).

Ciascuno di noi lotta costantemente con la propria debolezza. Con diverse forme di debolezza. Forme tanto più pericolose, se nelle valutazioni del mondo dovessero tramutarsi in motivo di successo o di popolarità.

In seminario o in istituto occorre “identificare” ciò che alla luce del Vangelo è debolezza, ciò che è vero bene o vero male. Occorre diventare giudici esigenti di se stessi. Al tempo stesso però non è lecito perdersi d’animo. L’apostolo scrive: “Tutto posso”. La nostra intimità con Cristo deve ancorarsi a questa verità: tutto posso in lui!

Che questa verità si faccia strada in ciascuno di voi attraverso tutte le difficoltà della vostra vocazione. Occorre che voi, facendo tesoro anche delle indicazioni venute dal recente Sinodo dei vescovi, vi rinnoviate interiormente e riprendiate nuova lena nel cammino verso la meta. Impegnatevi con tutte le vostre forze a vivere con entusiasmo la vostra vocazione! Amate lo studio, accettate con gioia la disciplina, soprattutto pregate, pregate molto per sentirvi amici di quel Signore che vi ha chiamati e vi ama con amore di predilezione! Vi sia di modello l’Immacolata, la cui statua è al centro del cortile di questo seminario.

Celebrando l’Eucaristia supplichiamo Cristo che sia per voi sorgente di forza spirituale, perché possiate essere un giorno suoi validi collaboratori nel servizio generoso alla causa del regno.

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana

 

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