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VISITA ALLA PARROCCHIA DI SAN GIOVANNI
BATTISTA DE ROSSI
OMELIA DI GIOVANNI
PAOLO II
Domenica,
25 novembre 1990
“Io sono l’Alfa e l’Omega, colui che è, che era e che viene” (Ap
21, 6).
1. Cari fratelli e sorelle della parrocchia di San Giovanni Battista De
Rossi, queste parole del libro dell’Apocalisse, che Gesù rivolge alla Chiesa,
sua sposa, ci hanno introdotto nel clima spirituale di quest’ultima domenica
dell’anno liturgico, solennità di Cristo, Re dell’universo.
Alla conclusione dell’itinerario di fede, che la comunità cristiana compie
ogni anno per fare memoria dell’opera della redenzione, la liturgia dispiega
davanti ai nostri occhi la scena finale della storia della salvezza. E, in
essa, il posto centrale che vi occupa il Signore Gesù, giudice giusto e
misericordioso. Egli, costituito Signore mediante la sua morte e risurrezione,
tornerà alla fine dei tempi, dopo aver sconfitto la morte e aver ridotto a
nulla ogni principio e ogni potenza, per giudicare tutte le genti e consegnare
il regno al Padre. E allora sarà la fine, l’epilogo del progetto da Dio
svelato e attuato nella storia umana, come abbiamo ascoltato nella seconda
lettura.
2. Questa convergenza della storia e dell’universo in Cristo Signore è il
risultato del progetto fondato sulla volontà salvifica di Dio e sull’impegno
degli uomini per la costruzione della nuova umanità, che si radica sull’amore
per Cristo e per coloro nei quali egli ama nascondersi e rivelarsi: i poveri,
gli affamati, gli assetati, i forestieri, i nudi, i malati, i carcerati.
La pagina evangelica, in questa prospettiva, assume i contorni e le
caratteristiche di un grande affresco escatologico. Ci svela, infatti, in che
cosa consiste e su quale materia verterà il giudizio ultimo di Cristo, Re
dell’universo. Esso non sarà un “processo” nel senso comune del termine,
quanto piuttosto il frutto naturale e conseguente del comportamento umano, e
di un “discernimento” da parte di Cristo Signore, che rivelerà l’uomo a se
stesso. L’ingresso nel regno, preparato da Dio per i suoi, o l’esclusione da
esso saranno la logica conseguenza del “vissuto” degli uomini durante la loro
esistenza terrena. Ciascuno raccoglierà ciò che ha seminato.
E per “vissuto” va inteso l’atteggiamento concreto assunto nei confronti di
chi era nella difficoltà e nell’indigenza e quindi bisognoso di solidarietà,
di assistenza, di liberazione. Sarà, perciò, benedetto colui che nei confronti
del povero avrà agito come Gesù, Pastore buono che ha incarnato la tenerezza
di Dio, andando in cerca delle pecore disperse, fasciando quelle ferite,
curando le malate, per ricondurle all’ovile e pascerle con giustizia.
3. Questa è la novità dell’amore e del servizio proprio del cristiano; essa
è destinata a suscitare impegni forti e coinvolgenti da parte di chi vuole
vivere come discepolo fedele di Cristo, cittadino fin d’ora del regno di Dio,
costruttore di un nuovo stile di vita, che Gesù è venuto a instaurare nel
mondo.
Alcune istanze fondamentali con conseguenti orientamenti operativi
scaturiscono dal messaggio di questa liturgia per voi, carissimi fratelli e
sorelle della parrocchia di San Giovanni Battista De Rossi, e per tutti i
fedeli della diocesi di Roma. Esse si inseriscono a pieno titolo
nell’orizzonte degli obiettivi a cui guarda la celebrazione del Sinodo
pastorale che si sta preparando e che avrà un momento decisivo nelle assemblee
di prefettura che si svolgeranno prossimamente.
4. La prima, e più importante, riguarda il contenuto della “nuova
evangelizzazione”, che la Chiesa di Roma intende rilanciare, al fine di
risvegliare e dare più solida consistenza alla fede di quanti si professano
cristiani o per suscitarla in coloro che l’hanno perduta. L’uomo moderno, pur
diventando sempre più consapevole delle sue possibilità e del suo dominio
sull’universo, non cessa tuttavia di interrogarsi intorno al senso della vita,
al suo destino ultimo e al significato della storia in cui vive e si riscopre
come protagonista.
C’è in tutto ciò una “domanda di senso”, a cui la Chiesa è chiamata a dare
una risposta. E la risposta è Gesù Cristo stesso, centro e cardine del tempo,
Redentore di tutti gli uomini, ricapitolatore dell’universo, in cui c’è
salvezza piena e definitiva. Questo è il messaggio che la Chiesa di Roma deve
trasmettere con rinnovato vigore e coerenza di vita agli uomini che vivono in
questa città.
5. Tutto ciò diventerà più credibile e acquisterà maggior consistenza se
all’annuncio, fatto pervenire attraverso le molteplici vie della catechesi e
del dialogo, si accompagneranno i gesti concreti della carità verso tutti gli
uomini, soprattutto verso gli “ultimi”, nei quali il Signore Gesù vuole essere
accolto, riconosciuto e servito. È, questa, la seconda istanza che scaturisce
dal messaggio biblico di questa Solennità! Si apre, qui, per voi e per tutti i
cristiani un campo immenso per l’esercizio delle “opere di misericordia”, che
diventano così il banco di prova e di verifica di una fede autentica e
operosa.
È proprio dall’apertura alle sacche di umanità alienata e dolorante che si
misura la concretezza della fede dei singoli credenti e dell’intera comunità
cristiana e si decide il destino ultimo dell’uomo.
6. Cari fratelli e sorelle, sono lieto di trovarmi oggi in mezzo a voi; vi
ringrazio per la vostra calorosa accoglienza. Insieme al card. vicario, Ugo
Poletti, e al vescovo ausiliare del Settore Est, mons. Giuseppe Mani, vi
esprimo il mio cordiale saluto, con l’augurio di ogni bene.
Saluto in particolare il vostro parroco, mons. Armando Nardini, e tutti i
sacerdoti che collaborano nella cura pastorale di questo quartiere Appio
Latino. Saluto tutti gli appartenenti agli Istituti Religiosi maschili e
femminili che prestano qui il loro prezioso aiuto. Esprimo il mio
apprezzamento per l’opera dei vari gruppi parrocchiali, che svolgono la
propria attività in stretta collaborazione con il parroco. Essi sono: gli
appartenenti all’Azione Cattolica adulti, all’apostolato della Preghiera e al
Volontariato vincenziano. Ci sono ancora i Gruppi delle attività sociali,
degli Scouts, dell’Oratorio, della Gioventù Ardente Mariana, dei Catechisti e
delle Adoratrici del SS.mo Sacramento.
A tutti esprimo i miei sentimenti di stima e di affetto, esortandovi a ben
continuare nel vostro itinerario di fede, reagendo ad ogni tentazione di
scoraggiamento e superando ogni forma di mentalità fatta di indifferenza
religiosa o di sterile consumismo. Ma penso anche, e soprattutto, alle
famiglie, ai lavoratori, agli anziani, a tutti coloro che soffrono, a coloro
che sentono il peso della solitudine o sono vittime di ingiustizie. Rivolgo,
infine, un appello a coloro che ancora resistono alla chiamata di Dio, che li
invita a tornare a lui nella piena conversione del cuore.
7. “Abiterò nella casa del Signore per lunghissimi anni”. “Signore, chi
abiterà nella tua tenda? Chi dimorerà sul tuo monte santo?” (Sal 14,
1).
Ogni credente, come il salmista, si pone questa domanda. Se la pone la
Chiesa pellegrina verso il regno definitivo del Signore Gesù. La parola di Dio
ci dà oggi la risposta. Accoglietela, carissimi, e traducetela in stile di
vita! Amen!
© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana
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