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VISITA PASTORALE ALLA PARROCCHIA ROMANA DELLA SANTISSIMA TRINITÀ

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 24 febbraio 1991

 

1. “Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò sopra un monte alto, in un luogo appartato . . . si trasfigurò davanti a loro” (Mc 9, 2).

Carissimi fratelli e sorelle, nell’itinerario penitenziale della Quaresima, la liturgia odierna ci invita a sostare per contemplare la divina Trasfigurazione di Cristo.

Si tratta di un evento chiave non solo nell’esperienza terrena di Gesù, Servo obbediente e sofferente che va verso Gerusalemme per portare a compimento, con il suo sacrificio pasquale, la missione affidatagli dal Padre, ma anche per l’esperienza di fede dei discepoli, che camminano con Lui verso lo stesso traguardo, e dell’intera comunità dei credenti che “tra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio prosegue il suo pellegrinaggio terreno” (Sant’Agostino, De Civitate Dei, XVIII,51,2) verso la Pasqua eterna.

2. Gesù, dunque, sta andando verso Gerusalemme, dove dovrà “soffrire molto, essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, poi venire ucciso e, dopo tre giorni, risuscitare” (Mc 8, 31). Là, infatti, si compiranno le antiche profezie che avevano preannunciato la venuta del Messia, non come potente dominatore o agitatore politico, bensì come umile e mite Servo di Dio e degli uomini, che dovrà donare la sua vita in sacrificio, passando attraverso la via della persecuzione, della sofferenza e della morte.

Gesù ha davanti a Sé un traguardo difficile verso il quale lo spinge la volontà di Dio e lo orienta la sua vocazione di “Servo”, e ne predice l’epilogo tragico e glorioso insieme. La sua umanità, per superare la prova, deve essere “confermata” dall’amore potente del Padre e confortata dalla solidarietà dei discepoli che camminano insieme con Lui. E così li introduce nella comprensione di ciò che sta per compiersi, perché si facciano suoi “compagni” nella via che dovrà percorrere sino in fondo. Essi, infatti, a parole sembrano disposti a seguirlo, ma, nei fatti, si ritraggono impauriti e scandalizzati.

In questo cammino verso la Croce c’è una sosta. Gesù, con i suoi discepoli più fedeli, sale sul monte e là, per un momento, fa intravedere loro il suo destino ultimo: la gloriosa Risurrezione. Ma anticipa pure ad essi che è necessario prima seguirlo sulla via della Passione e della Croce.

3. Carissimi fratelli e sorelle della Parrocchia della SS.ma Trinità, sentitevi anche voi interpellati dall’evento della Trasfigurazione e dall’invito divino che vi sollecita a seguirlo.

La “parola della Croce” deve trasformare non solo voi, ma tutta la Chiesa di Roma, che vive il tempo favorevole della Quaresima, quale momento forte di quel cammino di fede e di rinnovamento che vuole essere il Sinodo pastorale diocesano.

È molto importante che l’itinerario spirituale e pastorale caratterizzi in modo indelebile l’esistenza di fede personale e quella di tutta la comunità ecclesiale. Ciò che deve essere messo al primo posto e che occorre tenere costantemente presente, per non smarrirsi e non imboccare strade sbagliate, è l’ascolto di Dio. Solo passando “attraverso la morte possiamo giungere al trionfo della risurrezione” (cf. Prefazio). L’ascolto è ciò che definisce il discepolo e lo fa servitore della verità e della carità di Dio, manifestatesi in pienezza in Cristo Gesù: “Porgete l’orecchio e venite a me -Egli vi dice attraverso il profeta -e voi vivrete. Io stabilirò con voi un’alleanza eterna” (Is 55, 3).

Indubbiamente il cammino è arduo; domanda disponibilità, coraggio, rinuncia, per poter fare della propria vita, come Cristo ha fatto della sua, un “dono” di amore al Padre e ai fratelli. Solo così si è resi idonei, dalla potenza dello Spirito, ad annunciare il “Vangelo della Croce” e a realizzare quella “nuova evangelizzazione” che ha in Cristo crocifisso e risorto il suo centro e cardine.

L’annuncio, di cui i discepoli sono portatori, è esigente, duro da comprendere e soprattutto da accogliere e da vivere. Ma essi non sono soli: sono in comunione tra loro e con Cristo, che è morto e risorto ed ora glorioso alla destra del Padre intercede per loro (cf. Rm 8, 34b).

Questa certezza che si fonda sulla fede, mentre ci consola tra le difficoltà, ci spinge, quali figli di Abramo, a sperare contro ogni speranza!

4. Proprio perché questa speranza non venga meno, ma cresca di giorno in giorno, nel cammino dell’ascolto e dell’annuncio della “parola della Croce”, è indispensabile di tanto in tanto, carissimi fratelli e sorelle, salire con Gesù sul monte e sostare con Lui: farsi, cioè, più attenti alla voce di Dio e lasciarsi avvolgere e trasformare dallo Spirito. In una parola: è necessaria l’esperienza della contemplazione e della preghiera! “La preghiera, infatti, è un bene sommo. È... una comunione intima con Dio. Come gli occhi del corpo vedendo la luce ne sono rischiarati, così anche l’anima che è tesa verso Dio viene illuminata dalla luce ineffabile della preghiera” (San Giovanni Crisostomo, Omelia 6 “De Oratione”).

Questo non certo per evadere dalla durezza del quotidiano e rifuggire dagli impegni gravosi del servizio all’uomo, ma per godere la familiarità con Dio, per poi riprendere con rinnovato vigore il cammino faticoso della Croce, che porta alla risurrezione.

5. Sono questi i principali pensieri che ci vengono dalla liturgia di questa seconda domenica di Quaresima e che ho desiderato meditare insieme con voi, cari fratelli e sorelle della Parrocchia della SS.ma Trinità a Villa Chigi.

A voi tutti, qui presenti, unitamente al Pro-Vicario Generale, Arcivescovo Camillo Ruini, e a Monsignor Salvatore Boccaccio, Vescovo Ausiliare del Settore Nord, rivolgo il mio cordiale saluto ed augurio di ogni bene; saluto pure il Padre José Luiz Nemes, Superiore Generale dei Religiosi Stimmatini; ringrazio il Parroco, Padre Andrea Meschi, e i suoi Confratelli per la loro zelante opera pastorale in questo popoloso quartiere. Un affettuoso e benedicente pensiero rivolgo a coloro che sono impegnati rispettivamente: nella Catechesi, nell’Animazione Missionaria, nella Caritas parrocchiale; sono pure grato a quanti formano i vari Gruppi come Donatori di Sangue, Volontari per l’Assistenza agli Ammalati, agli Alcolisti, alle Famiglie in difficoltà ed agli Anziani.

Carissimi, vi incoraggio a continuare con rinnovato impegno su questa via, per una convivenza umana e civile più giusta, più serena e più fraterna e per una continua elevazione della vita spirituale e morale dell’ambiente in cui siete chiamati a vivere e a testimoniare la vostra fede.

Il Signore Gesù, che oggi vi invita a “trasfigurarvi”, vi aiuti a trasformare e a migliorare la vostra vita alla luce splendente della sua grazia.

6. Sì, carissimi fratelli e sorelle, camminate insieme davanti al Signore Dio e nella fedeltà a Cristo, non solo in questo tempo di Quaresima, ma durante tutta la vostra vita!

Così il vostro quartiere e la città di Roma diventeranno davvero “la terra dei viventi”; la terra, cioè, nella quale Dio abita e continua a rivelarsi nel suo Figlio e in cui fioriscono la verità, la speranza, l’amore e la pace.

Amen!

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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