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VI GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ

OMELIA DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II

Piazza San Pietro
Domenica delle Palme, 24 marzo 1991

 

"Essi condussero l’asinello da Gesù . . . ed egli vi montò sopra" (Mc 11,7).

1. Così il Cristo incominciò il cammino che lo conduceva a Gerusalemme per festeggiare la Pasqua, dopo aver attraversato molte strade, anzi l’intera terra della Palestina con i propri piedi. Ma soltanto questa è la via che ha percorso sul dorso dell’asinello. E così si sono adempiute le parole del profeta: "Non temere, figlia di Sion! Ecco, il tuo Re viene, seduto sopra un puledro d’asina" (Gv 12,15; cf. Zc 9,9).

Viene il Re! Anche i pellegrini che hanno accompagnato Gesù su quella strada lo hanno riconosciuto come tale, acclamando: "Benedetto colui che viene, il Re, nel nome del Signore" (Lc 19,38); "Osanna al figlio di Davide! . . . Osanna nel più alto dei cieli!" (Mt 21,9).

Viene il Re! A distanza di pochi giorni si sarebbe chiarito quale fosse il suo Regno. Ma in quel momento gli annunzi dei profeti si sono incontrati, in modo sorprendente, con tale evento. L’entrata del Messia in Gerusalemme era stata prevista come l’ingresso di un Re.

2. Egli solo sapeva dove lo avrebbero condotto le strade di Galilea, Samaria, Giudea, da lui percorse durante gli anni della sua vita. Egli sa pure dove conduce questo cammino odierno!

Porta in sé tutta la verità del Vangelo che annunziava. Sa che "se il chicco  . . . caduto in terra non muore, rimane solo" (Gv 12,22). È Lui il chicco che deve produrre il frutto e per cui deve morire. È Lui il Chicco caduto in quell’antica terra, che costituisce una piccola parte di tutta la terra, di tutto il pianeta destinato dal Creatore a dimora degli uomini.

Lui -il Cristo -è anche la viva Incarnazione delle Otto Beatitudini. Egli ne conosce la piena verità. Così come conosce anche profondamente la verità di quelle parole, apparentemente paradossali: " . . . chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia (per il Vangelo), la troverà" (Mt 16,25).

Ecco, è Lui il primo di coloro a cui si riferiscono queste parole. Egli è Colui che entra in Gerusalemme per "perdere la vita", "per . . . dare la sua vita in riscatto per molti" (Mt 20,28), per "dare se stesso" (cf. 1Tm 2,6). In questi prossimi giorni, durante la pasqua di Gerusalemme, il paradosso della croce farà scoprire tutta la profondità della verità in esso contenuta.

Del resto, Gesù di Nazaret non diceva: "se qualcuno vuol venire dietro di me . . . prenda la sua croce ogni giorno e mi segua"? (Lc 9,23). Tra pochi giorni la via, che oggi porta al trionfale ingresso a Gerusalemme, si trasformerà nella via del Condannato, che porta la croce per consegnarvi la sua anima al Padre.

3. Ancora una volta vi siete radunati attorno a Gesù Cristo, voi, cari giovani di Roma e dei diversi Paesi. Avete accettato che la Domenica delle Palme sia nella Chiesa il Giorno della Gioventù. Sapete che, oltre a questo giorno, vi attende, nel prossimo mese di agosto -dopo gli incontri di Buenos Aires, in Argentina, e Santiago de Compostela, in Spagna -quello di Czestochowa, in Polonia.

Si levano, a volte, voci che cercano di vanificare il senso di questo pellegrinaggio. Ma è fin troppo ovvio il suo significato. Esso permette a Cristo di parlare all’uomo. All’uomo della nostra epoca. In particolare ai giovani, le cui prospettive vanno oltre i confini del secondo millennio. Andiamo in pellegrinaggio dietro a Cristo per ascoltare, al di là delle parole ed immagini con le quali ci alimenta la nostra civiltà, la sua parola in tutta la sua semplicità ed austerità evangelica. "Tu hai parole di vita eterna" (Gv 6,68).

Andiamo in pellegrinaggio dietro a Cristo per conoscere la verità su noi stessi, la verità sull’uomo. Questa verità non si può staccare dalle sue eterne radici. Non si lascia slegare dalla verità del Dio Vivo. Cristo in realtà "svela . . . l’uomo all’uomo" (Gaudium et spes, 22) e ne rivela l’altissima vocazione così che senza di Lui, senza il Vangelo, senza la Domenica delle Palme e il mistero pasquale l’uomo non può conoscere pienamente la verità su se stesso.

4. Chi è l’uomo? L’ultimo Concilio risponde: "in terra è la sola creatura che Iddio abbia voluto per se stesso". Egli, pertanto, non può "ritrovarsi pienamente se non attraverso un dono sincero di sé" (Ivi; 24). Questa risposta è la sintesi della verità racchiusa nel Vangelo, della verità approfondita e verificata attraverso le generazioni di coloro che hanno seguito il Cristo nel corso dei secoli.

Cristo stesso l’ha espressa nel modo più pieno. L’ha espressa per mezzo di se stesso. Che cosa significa, infatti, "diventare un dono disinteressato per gli altri", se non "dare l’anima", "perdere l’anima"? Non è forse Cristo che ha assicurato che quando l’uomo "ritrova se stesso" allora "dà frutto cento volte tanto" (cf. Mt 13,23; Lc 8,8)? Egli non considera la sua esistenza come una "passione inutile", ma la riempie con la certezza del Senso Ultimo.

5. Mentre Gesù entrava in Gerusalemme udì anche queste parole: "Maestro, rimprovera i tuoi discepoli" (Lc 19,39). Rimprovera! Tacciano, finiscano di cantare, non facciano pellegrinaggi! Anche il mondo è andato lontano verso tante altre direzioni!

Gesù rispose: "Vi dico che se questi taceranno, grideranno le pietre" (Lc 19,40).

E così, dopo duemila anni, gli uomini continuano a gridare la sua venuta nel mondo e il suo Vangelo di salvezza.

"Benedetto colui che viene nel nome del Signore" (Gv 12,13).

Amen!

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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