|
ALLA COMPAGNIA DI GESÙ
DURANTE LE CELEBRAZIONI DELL'ANNO IGNAZIANO
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO
II
Lunedì, 22 aprile 1991
“Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Mt
16, 16).
1. Ecco la professione di Pietro nei pressi di Cesarea di
Filippo. Gesù ai suoi discepoli aveva chiesto: “La gente chi dice che sia il
Figlio dell’uomo?” (Mt 16, 13).
E alle loro risposte aveva poi replicato: “Voi chi dite che io
sia?” (Mt 16, 15).
Pietro, prendendo la parola, esclamò: “Tu sei il Cristo, il
Figlio del Dio vivente!”.
Dal cuore del Principe degli Apostoli scaturì un grido di fede.
Un impeto d’amore. “Tu sei il Cristo!”
E Gesù aggiunse: “Beato te, Simone Figlio di Giona, perché né la
carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei Cieli. E io
ti dico che tu sei Pietro e sopra questa pietra edificherò la mia Chiesa” (Mt
16, 17-18). “Sopra questa pietra, commenta Sant’Agostino, edificherò la fede che
tu confessi. Sopra questo che hai detto: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio
vivente”, edificherò la mia Chiesa. Tu, infatti, sei Pietro. Pietro da
pietra, come il cristiano da Cristo” (Sant’Agostino, Sermo 295, 1-3).
Nella prima Lettera ai Corinzi San Paolo aiuterà a comprendere
ancor meglio quale sia questa pietra. Egli dice: “I nostri padri furono tutti
sotto la nube, tutti attraversarono il mare . . ., tutti mangiarono lo stesso
cibo spirituale, tutti bevvero la stessa bevanda spirituale: bevevano, infatti,
dalla roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia era Cristo” (1
Cor 10, 1-4).
2. Mistero di amore divino! “Né la carne, né il sangue te
l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli” (Mt 16, 17).
Cristo costituisce Pietro, il primo degli Apostoli, l’amico
intrepido e sincero, a fondamento dell’unità della sua Chiesa.
“A te darò le chiavi del Regno dei cieli” (Mt 16, 19).
A te, Pietro, che hai confessato Gesù come il Figlio di Dio
venuto nel mondo per salvare l’umanità!
Lo Spirito Santo che Gesù invierà sugli Apostoli li renderà
capaci di proseguire la sua stessa missione. E dopo di loro altri
testimonieranno la verità della sua Parola in ogni angolo della terra, sino
anche all’effusione del sangue.
Annunceranno che “in nessun altro c’è salvezza: non vi è,
infatti, altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale sia stabilito che
possiamo essere salvati” (At 4, 12).
I predicatori del Vangelo, i martiri, i santi sono coloro che
seguono le orme degli Apostoli e proclamano con la vita che Cristo è veramente
il “Figlio del Dio vivente”.
3. “Voi chi dite che io sia?”.
Gesù rinnova questa domanda ancora oggi e non si accontenta di
una risposta generica. Vuole una professione di fede personale, come quella di
Pietro. Come quella del giovane cavaliere Ignazio, che, raggiunto dalla
misericordia divina, consacrò se stesso all’“eterno Signore di tutte le cose”.
Decise, così, di “militare per Iddio sotto il vessillo della Croce e servire
soltanto il Signore e la Chiesa, sua Sposa, a disposizione del Romano Pontefice,
Vicario di Cristo in terra” (dalla “Formula dell’Istituto”).
Carissimi fratelli e sorelle, l’odierna pagina evangelica
conferisce una luce tutta particolare alla nostra celebrazione eucaristica.
Ricordiamo questa sera il V Centenario della nascita di Sant’Ignazio di Loyola e
il 450 anniversario della fondazione della Compagnia di Gesù alla quale voi
appartenete. Proprio da questo tempio, non ancora completamente ricostruito, 450
anni fa come oggi il vostro Fondatore e i suoi primi compagni iniziarono la
visita alle sette Chiese, concludendola nella Basilica di San Paolo fuori le
Mura. All’altare della Vergine, dove allora si conservava il SS.mo Sacramento,
Ignazio celebrò la Santa Messa e tutti emisero la solenne professione religiosa,
dando così compimento alla costituzione della Compagnia di Gesù.
Nel ricordo di così significativi avvenimenti saluto con affetto
il Preposito Generale, Padre Peter-Hans Kolvenbach e lo ringrazio per le
cordiali espressioni che mi ha rivolto all’inizio della celebrazione. Saluto
l’intera Compagnia di Gesù, spiritualmente riunita attorno al successore di
Pietro e rappresentata dai Gesuiti che operano in Roma. Saluto ognuno di voi con
profonda gratitudine per i servizi che con dedizione e fedeltà rendete alla
causa del Vangelo e alla Sede apostolica. Unisco nel ricordo i Religiosi e le
Religiose appartenenti alle Congregazioni di spiritualità ignaziana; i laici
delle Associazioni e dei Movimenti vicini al vostro Istituto e soprattutto i
giovani, forze vive della grande famiglia spirituale ignaziana.
4. “Benedirò il Signore in ogni tempo” (Sal 34, 2).
Sì, benediciamo oggi il Signore per le grazie che ha elargito
alla Compagnia di Gesù lungo i circa cinque secoli trascorsi!
Benediciamo il Signore per i 41 Santi e i 138 beati gesuiti che
con le eroiche virtù e il martirio hanno testimoniato la loro fedeltà a Cristo!
Benediciamo il Signore per le opere di bene che la vostra
Famiglia religiosa ha realizzato e continua a compiere in tante regioni della
terra. Non mancano tra i Gesuiti apostoli coraggiosi che si distinguono per il
dinamismo e il vigore apostolico propri di Sant’Ignazio. Non mancano servitori
umili e docili della Chiesa, capaci di cogliere i segni dei tempi e di dedicare
ogni energia alla nuova evangelizzazione. Non mancano costruttori infaticabili
di concreta solidarietà fra gli uomini e maestri di autentica dottrina.
Ma da dove nasce tale freschezza spirituale se non dalla
continua e sincera adesione a Cristo?
“Voi chi dite che io sia?”, continua a domandare Gesù. E come
Pietro, come gli Apostoli, come Ignazio di Loyola, ogni Gesuita, interiormente
spinto dallo Spirito Santo, deve rispondere fiducioso e convinto: “Tu sei il
Cristo, il Figlio del Dio vivente!”.
5. “Beato te . . . perché né la carne né il sangue te l’hanno
rivelato, ma il Padre mio che sta nei Cieli” (Mt 16, 17).
Beato te, Ignazio di Loyola, e beato ogni fedele tuo seguace! Il
Vangelo, nei versetti che seguono il testo poc’anzi ascoltato, racconta come da
allora Gesù cominciò a parlare ai discepoli delle sofferenze che avrebbe
incontrato sino alla passione e alla morte in croce. E diceva chiaramente che la
croce sarebbe stata compagna indivisibile di chi avrebbe voluto seguirlo,
specialmente dei suoi amici, invitati ad una condivisione di vita più profonda.
Come non ricordare, in proposito, la celeste visione che Sant’Ignazio
ebbe nell’autunno del 1537 alle porte di Roma, nella cappella della Storta?
L’Eterno Padre, accogliendo la sua preghiera, lo metteva con i suoi compagni al
servizio di Gesù, ma di Gesù che portava la croce; confortandoli però con la
promessa della sua protezione: “Ego vobis Romae propitius ero”, vi sarò
propizio a Roma.
“Chi vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua
Croce e mi segua” (Canto all’introito).
Ecco la sorgente dell’insegnamento e dell’esempio del vostro
Fondatore!
Lasciatevi conquistare da Cristo Gesù! Sia questo lo
sforzo di ogni giorno, l’impegno di ogni istante della vostra esistenza.
Con lui potrete guardare fiduciosi verso l’avvenire e il vostro
apostolato sarà fruttuoso ed efficace. Con lui non temerete di combattere la
buona battaglia del Vangelo (cf. la Colletta). Reputerete, infatti, tutto una
“perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù” (Prima
lettura: Fil 3, 8).
6. Riscoprite, carissimi fratelli e sorelle, il genuino carisma
ignaziano, così come è tramandato ed attualizzato nelle Costituzioni e nelle
decisioni ed orientamenti delle Congregazioni Generali, approvati dalla Santa
Sede.
Vivete la vostra consacrazione in modo esemplare ed austero.
“Sant’Ignazio vi chiede di essere uomini di orazione - ricordavo all’inizio
dell’ultima vostra Congregazione Generale - per essere anche maestri di orazione
ed insieme uomini di mortificazione, per essere segni visibili dei valori
evangelici. L’austerità della vita povera e semplice sia segno che l’unico
vostro tesoro è Cristo”.
Dedicatevi all’apostolato con ardore e sagacia, nella
cura pastorale dei fedeli, nell’attività specificamente missionaria con i non
cristiani, nella nuova evangelizzazione.
Amate la Chiesa; sia senza ombra la vostra filiale adesione
al suo Magistero, anche quando bisogna osare di andare controcorrente in un
mondo che rigetta spesso i valori della vita e della giustizia, della pace e
dell’amore quali Cristo ha insegnato.
7. “Rimanete in me” (Canto al vangelo: Gv 15, 4-5).
Chi resta in Cristo, Via, Verità e vita, porta molto frutto.
Ma come dimorare in Cristo, se non lo conosciamo, se non lo
seguiamo?
Beato è, allora, “l’uomo che medita la Legge del Signore giorno
e notte” (Salmo resp.).
Beato è chi proclama la propria fede come Pietro, come Ignazio
di Loyola e conserva in sé la Parola guardando a Maria, che “serbava tutte
queste cose nel suo cuore” (Lc 2, 51).
Maria, Regina e Madre della Compagnia di Gesù, dinanzi alla tua
immagine 450 anni fa Sant’Ignazio e i suoi compagni emisero la loro solenne
professione religiosa. Dinanzi a Te anche oggi i suoi figli spirituali rinnovano
il dono di se stessi a Cristo e alla Chiesa.
A Cristo, il Figlio di Dio vivente!
Alla Chiesa, edificata su “questa pietra” e contro la quale “le
porte degli inferi non prevarranno” (Mt 16, 18).
Rimanete in me!
Amen!
© Copyright 1991 - Libreria
Editrice Vaticana
|