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SANTA MESSA PER LA GUARDIA SVIZZERA
PONTIFICIA
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO
II
Aula della Benedizione - Lunedì, 6
maggio 1991
Cari fratelli e sorelle!
Anche quest’anno la giornata odierna mi
offre l’occasione, che accolgo con gioia, di ritrovarmi insieme con voi, care
Guardie Svizzere, e i vostri parenti ed amici venuti dalla vostra bella patria e
di celebrare la Santa Eucaristia. Rivolgo in particolare il mio benvenuto alle
giovani reclute tra di noi, che secondo una tradizione antica e rispettabile,
prestano giuramento e vengono accolte nella vostra comunità in questa giornata
così significativa per la vostra Guardia. Anche voi d’ora in poi, care reclute,
presterete responsabile servizio per un certo tempo vicini al Papa e per questo
vi ringrazio sinceramente.
La lettura degli Atti degli Apostoli (At 16, 11-15) -
parte di un lungo resoconto di viaggio - ci presenta l’opera dell’Apostolo Paolo
tra i popoli, che arriva a Filippi e si dedica subito alla sua missione, dono di
Dio: predica il Verbo della buona novella, riuscendo con la predicazione di Dio
ad “aprire il cuore” di chi lo ascolta, che si converte alla fede e si lascia
battezzare. Anche se il vostro compito, care Guardie, non consiste nel Suo
annuncio tramite la predicazione, tuttavia avete deciso nella vostra vita e nel
vostro cammino di fede di intraprendere un servizio specifico al centro della
Chiesa, per il suo pastore più alto.
Svolgendo tale servizio incontrate giornalmente innumerevoli
uomini che vi rivolgono domande e vi chiedono informazioni e aiuto. Potete
quindi riconoscere la vostra missione nel compimento del vostro lavoro, “aprendo
il cuore” per il Signore e la sua Chiesa a chi cerca e a chi domanda. Proprio
nei momenti superficiali, spesso apparentemente poco significativi, si può
lasciar operare l’inestimabile e durevole bene manifestando una franca
gentilezza ed una comprensiva pazienza.
Come gli Apostoli, così anche noi non siamo stati lasciati soli sul nostro
cammino di fede. La liturgia dei giorni precedenti all’Ascensione di Gesù
Cristo, che secondo l’antica tradizione viene anche chiamata “bittage” (Giorno
di supplica), esprime molto bene come l’avvenimento della Pasqua con la
Resurrezione di Cristo alla nuova vita trovi compimento per i credenti solo
quando il Signore asceso ha mandato ai suoi discepoli “il Consolatore” promesso.
Il Vangelo di Giovanni (Gv 15, 26-16,4a) mostra un’immagine del tutto realistica
della realtà della fede, quando talvolta si vedono i discepoli di Gesù in
pericolo, scandalizzati ed esposti alla persecuzione (Gv 16, 1-2); non sempre
quindi liberi in questo mondo da contestazione interna ed estrema ostilità.
Tuttavia lo “Spirito di verità” mandato dal Padre, del quale festeggiamo la
discesa nel giorno di Pentecoste, rende testimonianza; “perché il mondo creda
che Tu mi hai mandato” (Gv 17, 21).
Sta a noi, richiamarci sempre alla memoria le
parole di Cristo (Gv 16, 4) e chiedere sempre di nuovo l’aiuto dello Spirito di
Dio, perché ci dia energia e fortezza per il compimento gioioso del nostro
servizio e per una testimonianza degna di fede, che vogliamo dare per il
Signore, sia essa “opportuna o non opportuna” (2 Tm 4, 2).
Così in questo giorno
di festa cantiamo con gioia “al Signore un canto nuovo” (Sal 149, 1) e
ringraziamo nella celebrazione eucaristica, il nostro Creatore che ci ha
protetto nella Sua bontà e preghiamolo, affinché possa sempre esserci vicino con
la Sua protezione.
Ed ora,
rivolgo un cordiale saluto ai cittadini svizzeri francofoni, alle loro famiglie
e ai loro amici.
Cari giovani, siate felici d’aver deciso in tutta libertà di
servire per alcuni anni la Casa del Papa. E voi, loro parenti, siate lieti
d’aver rispettato questa scelta ed ora di accettare una sicura separazione.
Ci
accingiamo ad ascoltare un passaggio degli Atti degli Apostoli e del Vangelo di
San Giovanni. Seguendo l’esempio del popolo filippino, aprite il vostro cuore al
Signore durante tutti questi anni romani. È imitando l’operato degli Apostoli,
sostenuti dallo Spirito Santo, portate a termine la vostra missione come
testimonianza umana e cristiana che contribuirà a far amare la Chiesa di Cristo.
Che la vostra fede, già grande, diventi ancora più profonda! Mostrate di essere
felici della vostra cristianità! Inoltre l’aver dimostrato precisione e dignità
durante le ore del vostro servizio, affabile e discreta accoglienza nei
confronti dei visitatori del Papa e dei suoi collaboratori, animoso aiuto nella
vita fraterna della Guardia, preoccupazione nell’organizzare giudiziosamente il
vostro tempo, saranno delle realtà concrete e quotidiane, che arricchiranno la
vostra personalità e faranno di voi dei testimoni del Signore e della sua
Chiesa. Augurandoci che tutto vada come sperato, porto all’altare tutte le
vostre intenzioni e quelle delle vostre famiglie.
Rivolgo un cordiale
saluto a tutti ed in particolare vorrei esprimere i miei più fervidi
incoraggiamenti alle reclute che questo pomeriggio emetteranno il loro
giuramento. Cari amici, il vostro servizio nella Casa del Papa è anche un
servizio alla Chiesa. Compitelo con entusiasmo e disponibilità, animati sempre
da un grande amore per Cristo.
© Copyright 1991 - Libreria
Editrice Vaticana
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