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VIAGGIO APOSTOLICO IN POLONIA
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO
II
Chiesa del Sacro Cuore (Rzeszów)
- Domenica, 2 giugno 1991
1. “Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno
dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli” (Mt 7, 21).
In questa solenne giornata la Chiesa di Roma, e la città di Rzeszów in
particolare, si pongono di fronte al mistero del regno dei cieli - di quel
regno, che il Figlio di Dio, Gesù Cristo preparò ai suoi apostoli e ai suoi
discepoli. La Chiesa, in pellegrinaggio attraverso questa terra di Podkarpacie,
vive di speranza del regno dei cieli. Oggi invece gioisce in un modo particolare
mentre l’elevazione agli altari del beato Giuseppe Sebastiano Pelczar rinnova e
consolida questa speranza in tutti.
Ecco un uomo che “faceva la volontà del
Padre” - non soltanto diceva: “Signore, Signore”, ma faceva la volontà del Padre
così come questa ci è stata rivelata da Gesù Cristo. Come lui l’ha dimostrato
con la sua vita e con il suo Vangelo.
2. Quest’uomo, il beato Giuseppe
Sebastiano Pelczar, era il vostro Vescovo. E prima ancora era figlio di questa
terra. Qui, nella sua famiglia e parrocchia di Korczyn, udì la voce della
chiamata al sacerdozio. Come Sacerdote passò attraverso gli studi a Roma, poi fu
a Cracovia per frequentare l’Università Jagellonica, - è stato anche rettore di
quella venerata istituzione - per poi tornare da voi. Era il vostro Vescovo di
Przemysl nel periodo antecedente alla prima guerra mondiale e durante questa
guerra che anche qui lasciò le sue tracce. E dopo la guerra, nella Polonia
nuovamente indipendente, dal 1918 sino alla morte nel 1924.
3. Tuttavia il
pellegrinaggio di un uomo che non soltanto dice: “Signore, Signore”, ma che fa
la volontà del Padre, porta oltre la cattedra di professore, oltre il trono
episcopale, porta a quel “regno dei cieli”, che Cristo, Figlio del Padre, mostrò
a noi come meta del pellegrinaggio terreno. Il fine ultimo in cui si compie fino
alla fine la vocazione di una persona umana, creata ad immagine e somiglianza di
Dio stesso.
Quanto è grande la mia gioia di poter oggi, visitando la Diocesi di Przemysl, proclamare beato il Servo di Dio Giuseppe Sebastiano Pelczar, figlio
di questa terra e Vescovo di Przemysl.
4. Questo solenne atto ha una eloquenza
rilevante per noi tutti.
I santi e i beati costituiscono un vivo argomento in
favore della via che conduce al regno dei cieli. Essi sono uomini - come
ciascuno di noi - che hanno praticato questa via nel corso della loro vita
terrena, e che sono arrivati. Uomini, che costruivano la propria vita sulla
roccia, come annunzia il Salmo dell’odierna liturgia: sulla roccia e non sulla
sabbia mobile (cf. Sal 31, 3-4). Che cosa è questa rupe? Essa è la volontà del
Padre che si esprime nell’Antica e nella Nuova Alleanza. Si esprime nei
comandamenti del Decalogo. Si esprime in tutto il Vangelo, specialmente nel
discorso della montagna, nelle otto beatitudini.
I Santi e i beati sono dei
cristiani nel senso più pieno della parola. Cristiani ci chiamiamo tutti noi che
siamo battezzati e crediamo in Cristo Signore. Già nel nome stesso è contenuta
l’invocazione del Nome del Signore. Il secondo comandamento di Dio dice: “Non
nominare il nome di Dio invano”. Dunque se sei un cristiano, non sia questo un
invocare invano il nome del Signore! Sii un cristiano davvero, non solo di nome,
non essere un cristiano qualunque! “Non chiunque mi dice: Signore, Signore . . .
ma colui che fa la volontà del Padre mio”. Diamo uno sguardo al secondo
comandamento di Dio dal lato ancor più positivo: “Così risplenda la vostra luce
davanti agli uomini - ci dice Cristo Signore - perché vedano le vostre opere
buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli” (Mt 5, 16).
Ecco il saldo
fondamento su cui un uomo prudente costruisce la casa di tutta la sua vita. Di
una tale casa parla Cristo: “Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono
i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata
sopra la roccia” (Mt 7, 25).
Tuttavia “la roccia” - non è solo la parola di Dio,
non solo il Decalogo o il discorso della montagna, i comandamenti e le
beatitudini. “La roccia” - è soprattutto il Cristo stesso. Giuseppe Sebastiano Pelczar edificava la casa della sua vita terrena e della vocazione, soprattutto
su Cristo. Su Lui solo, in Lui infatti si era manifestata fino in fondo la
giustizia divina di cui l’Apostolo dice che anche se è “testimoniata dalla legge
e dai profeti” (Rm 3, 21) tuttavia è “indipendente” (cf. Ivi) da questa legge.
Questa giustizia divina, che giustifica l’uomo davanti a Dio, che, davanti agli
occhi di Dio, rende l’uomo definitivamente “giusto” - è Cristo stesso. L’uomo
fonda su di Lui la casa della sua vita terrena: la costruisce sulla redenzione,
che è in Cristo, la edifica sulla croce, nella quale, mediante la sua morte
redentrice, Cristo con il suo sangue ha tolto i peccati di tutto il mondo: con
la propria Morte ha distrutto la morte del peccato. L’uomo dunque costruisce
quella “casa del regno dei cieli” nella sua esistenza terrena mediante la fede.
Proprio così costruiva Giuseppe Sebastiano. E per questo la casa della sua vita
terrena resistette in mezzo a tutte le tempeste e prove. Egli maturò fino a
quella gloria che l’uomo-creatura può ritrovare solo nel Dio vivente. Proprio
questa è la pienezza alla quale tutti siamo stati chiamati in Gesù Cristo.
5. La
diocesi di Przemysl ha una sua lunga storia. Oltre sei secoli. La festa di oggi
è quasi il coronamento di questa lunga storia. È il coronamento perché la
Chiesa, come Popolo di Dio vivente, redento a prezzo del sangue di Cristo - è
chiamata tutta alla santità. La partecipazione alla santità di Dio stesso è la
vocazione di tutti, di ognuno e di ognuna! Tale vocazione divenne la parte del
Vescovo Giuseppe Pelczar, ma accanto a lui vi sono anche altri Servi di Dio dei
tempi recenti, che si sono distinti con una particolare santità di vita.
Nominiamo per esempio il beato Raffaele Kalinowski, che tra poco verrà
canonizzato a Roma, e anche la religiosa Boleslawa Lament, o il francescano
Raffaele Chylinski, che avrò la fortuna di elevare agli altari nel corso del
presente pellegrinaggio in Patria.
Nominiamo anche i figli e le figlie legati a
questa terra di Rzeszów: don Giovanni Balicki, Bronislao Markiewicz, Leonia
Nastala Colomba Bialecka, Venanzio Katarzyniec, Augusto Czartoryski. Nominiamo
ancora suor Faustina Kowalska, Aniela Salawa, Stanislaa Leszczynska di Lodz,
padre Giovanni Beyzym, Giorgio Ciesielski, l’arcivescovo Antonio Nowowiejski, il
vescovo Szczesny Felinski, Giuseppe Bilczewski, Sigismondo Lozinski, Ladislao
Kornilowicz, Vincenzo Frelichowski. Questi sono solo alcuni tra coloro che
attendono la solenne conferma della loro santità da parte della Chiesa, e
comunque ciascuno di noi conobbe e ora pensa a qualcuno che gli è caro, che
realizzava in modo eroico la sua vocazione cristiana. E nei secoli passati - in
quei sei secoli di storia - certamente non sono state poche le persone, tra il
Popolo di Dio della vostra Diocesi, che seguivano la stessa strada e costruivano
la loro casa sulla roccia della fede, compiendo la volontà di Dio, che è la
santificazione dell’uomo.
Abbiamo oggi nel vivo ricordo tutti quei Figli e
Figlie dell’antichissima Chiesa di Przemysl - ad ovest e ad est di San, lungo le
catene montuose di Bieszczady verso il sud, lungo le valli dei fiumi verso la
Vistola verso il nord. Rendiamo grazie a Dio per tutti loro.
6. Venerato
Monsignor Ignazio, caro Fratello nel servizio apostolico! So bene, e lo sanno
tutti in Polonia (e anche fuori dei suoi confini) che, da quando hai assunto la
cura di questa Chiesa, tutta la tua ardente attività si è concentrata su quella
“casa”, che un discepolo di Cristo deve costruire sulla roccia.
Davvero Ti
divorava “lo zelo per la casa di Dio”. Non risparmiavi alcuna fatica, non
conoscevi gli ostacoli se si trattava di moltiplicare i luoghi di culto e i
focolari di vita divina sul territorio esteso della tua diocesi. Sapevi che una
“Chiesa visibile” - casa della famiglia parrocchiale - è la testimonianza ed
insieme la chiamata ad edificare la vita umana su quella roccia che è Cristo. Io
stesso ebbi occasione di ammirare da vicino la tua attività episcopale.
Più
volte del resto venivo invitato qui da Cracovia, come per esempio in occasione
della consacrazione del monumentale tempio a Stalowa Wola. Desidero oggi, in
occasione di questa visita e della beatificazione del tuo Predecessore nella
sede episcopale di Przemysl, rinnovare questi particolari legami, che mi univano
a questa terrà, con la sua ricca natura, con il suo fervoroso presbitero e la
popolazione.
Nella vostra terra molti sono i luoghi che porto costantemente
nel ricordo e nel cuore, ai quali ritorno nella preghiera. Desidero che tutto
ciò trovi ancora una nuova espressione nell’odierna visita del Papa. Caro
Vescovo Ignazio!
Negli anni del tuo servizio sei diventato, di fronte alla Chiesa
e alla società in lotta per i suoi sovrani diritti, il portavoce, il testimone e
una persona di prestigio. Spero che anche ora - nella nuova situazione - questa
tua testimonianza sia indispensabile. Oggi c’è bisogno di una nuova fede, di una
nuova speranza e di una nuova carità. Occorre rinnovare la consapevolezza della
legge di Dio e della redenzione in Cristo.
Nello stesso tempo vorrei salutare
tutti i Vescovi ausiliari di Przemysl, evocando prima di tutto la memoria di
Mons. Stanislaw di venerata memoria che ricordo molto bene; saluto due Vescovi
con i quali eravamo colleghi nell’Episcopato polacco, e quelli nuovi che sono
venuti dopo perché la diocesi è molto grande e ha bisogno di un grande lavoro
episcopale. Dio vi benedica tutti! Sì, cari fratelli e sorelle, occorre
rinnovare la consapevolezza della legge di Dio e della redenzione in Cristo,
occorre invocare, come l’odierna liturgia: “Insegnaci, Dio, a camminare sui tuoi
sentieri, guidaci nella verità” (cf. Sal 25, 4-5).
Perché la casa della nostra
vita - delle persone, delle famiglie, della nazione e della società - rimanga
“fondata sulla roccia” (cf. Mt 7, 25). Perché non venga edificata sulla sabbia
mobile - ma sulla roccia. Sulla roccia dei comandamenti di Dio, sulla roccia del
Vangelo. Sulla roccia quale è Cristo. Lo stesso ieri, oggi e sempre”! (Eb
13, 8).
Amen.
© Copyright 1991 - Libreria
Editrice Vaticana
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