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VIAGGIO APOSTOLICO IN POLONIA

MESSA PER LA BEATIFICAZIONE DI MADRE BOLESŁAWA LAMENT

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Aeroclub di Bialystok - Mercoledì, 5 giugno 1991

 

1. “Salve Regina, Madre di Misericordia”!

La città di Bialystok dista quasi duecento chilometri dal Santuario della Porta dell’Aurora. Tuttavia il Popolo di Dio della vostra Chiesa, la cattedrale del vescovo, vive di “Porta dell’Aurora”. Vive della sua tradizione, del suo mistero. Il mistero della Madre di Misericordia si è inscritto nella storia degli uomini e dei popoli. In quante lingue si rivolgono alla Madre di Misericordia della Porta dell’Aurora le labbra umane e i cuori umani? In quante lingue vengono ripetute le parole del saluto dell’angelo all’annunciazione? “Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te . . . hai trovato grazia presso Dio. Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù” (Lc 1, 28.30-31).

“Benedetto il frutto del seno tuo, Gesù” (cf. Lc 1, 42).

Le labbra degli uomini e i cuori degli uomini pronunciano queste parole in polacco, in lituano, in bielorusso, in russo, in ucraino . . . e in quante altre lingue ancora? L’uomo diventa testimone del messaggio divino, quello che aprì il nuovo spazio dell’Alleanza di Dio con l’umanità. Il nuovo spazio della relazione di Dio con l’uomo: della relazione in Dio-Figlio che si è fatto uomo e per opera dello Spirito Santo nacque dalla Vergine Maria.

Ti saluto . . . Madre di Misericordia!

Ti saluto . . . Sede della Sapienza!

2. La liturgia della solennità della Porta dell’Aurora unisce l’annunciazione dell’angelo alle parole dell’eterna Sapienza. La Sapienza di Dio narra il mistero della creazione. La racconta in un modo diverso dal Libro della Genesi. La Sapienza infatti è più antica di tutto il cosmo creato. Il cosmo era prima in essa: nella Sapienza divina. Era nel Verbo eterno, che è consostanziale al padre. L’ultimo evangelista dirà di questo Verbo: “Tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste . . . Egli era in principio presso Dio . . . e il Verbo era Dio” (Gv 1, 3.2.1).

Comunque l’Autore sapienziale dell’Antico Testamento non conosce ancora il mistero trinitario di Dio: del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Per la prima volta tale mistero verrà pronunciato all’annunciazione. Il Libro dell’Antica Alleanza proclama invece la Sapienza divina come inizio e fonte della ricchezza e dell’armonia di tutta la creazione e di tutte le creature. Proprio in questa ricchezza e armonia Dio, il Creatore di tutto, permette di essere riconosciuto e letto.

Questa verità non è estranea alle menti, anche quelle di oggi concentrate secondo i propri metodi sui segreti del cosmo. Molti di loro - i più eminenti - esprimono questa verità nel linguaggio della loro specializzazione scientifica. Si vede che l’uomo contemporaneo può sempre nuovamente leggere la verità sull’eterna Sapienza, che si esprime nell’opera della salvezza.

3. La Sapienza divina parla così rivolgendosi all’uomo: “Ora, figli, ascoltatemi: beati quelli che seguono le mie vie! Ascoltate l’esortazione e siate saggi, non trascuratela! Beato l’uomo che mi ascolta, vegliando ogni giorno alle mie porte, per custodire attentamente la soglia. Infatti, chi trova me trova la vita, e ottiene favore dal Signore” (Pr 8, 32-35).

Osserviamo che il testo liturgico precedentemente parlava delle creature e ora parla alla creatura: a quella creatura che è l’uomo, figlio dell’uomo. L’uomo sin dall’inizio è “l’interlocutore” di Dio - è un “tu” creato a cui si rivolge l’“Io” di Dio. È l’interlocutore di Dio, poiché è stato creato a sua immagine e somiglianza. La Sapienza divina, confermando questa verità sull’essere umano, allo stesso tempo si è inscritta nell’umanità come Legge eterna. Essa è un’espressione della sollecitudine di Dio per le “vie” dell’uomo, per le “vie” della moralità umana. “Beati quelli che seguono le mie vie”, dice l’eterna Sapienza: “chi trova me trova la vita, e ottiene favore dal Signore”. La legge dell’eterna Sapienza iscritta nel cuore dell’uomo gli permette di partecipare all’armonia di tutta la creazione, e soprattutto di formare in modo degno, nella libertà e nella giustizia, reciproci rapporti di persone, di comunità e di società sulla terra.

La moralità è la giusta misura dell’umanità. In essa e per suo mezzo l’uomo si realizza, mentre fa il bene; mentre agisce male, distrugge l’armonia della sapienza in se stesso, e anche nell’ambito interumano e sociale della sua esistenza.

Durante questa Santa Messa un particolarissimo ricordo spetta a una di quelle persone felici che custodivano le vie dell’eterna Sapienza e perciò hanno trovato la vita e ottenuto grazia dal Signore. Quarantacinque anni fa qui, a Bialystok, morì la serva di Dio Boleslawa Lament, fondatrice delle Suore Missionarie della Sacra Famiglia; oggi verrà proclamata beata. Dio chiamò questa figlia della città di Lowicz a fondare gli istituti cattolici di beneficenza educativi e altri focolari di cura spirituale nella lontana Pietroburgo, a Mohylew, a Zytomierz, e dopo la prima guerra mondiale specialmente nella terra di Pinsk, di Bialystok e di Vilnius. Mandava avanti la sua opera tra costanti contrarietà, due volte visse la totale perdita del patrimonio della congregazione da lei fondata, sovente toccò a lei e alle sue consorelle lavorare patendo la fame e senza una propria casa. In quei momenti era solita confortarsi con il conosciuto motto della spiritualità ignaziana: “tutto per la maggiore gloria di Dio”.

Gli ultimi anni della sua vita li trascorse paralizzata, con grande pazienza ed immersa in preghiera. Durante tutta la vita si distingueva per una particolare sensibilità alla miseria umana, le stava a cuore specialmente la sorte dei minorati sociali, delle persone spinte al cosiddetto margine della vita o perfino nel mondo del crimine.

Nel profondo senso di responsabilità per tutta la Chiesa Boleslawa ha vissuto dolorosamente la lacerazione dell’unità della Chiesa. Essa stessa sperimentò molteplici divisioni, e perfino gli odi nazionali e confessionali resi ancora più profondi dalle relazioni politiche di allora. Per questo lo scopo principale della sua vita, e della Congregazione da lei fondata, divenne l’unità della Chiesa, quell’unità per la quale Cristo pregò il Giovedì Santo nel cenacolo: “Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi” (Gv 17, 11). Madre Lament serviva la causa dell’unità specialmente là dove la divisione si distingueva con una particolare acutezza. Niente risparmiava pur di consolidare la fede ed accendere l’amore per Dio, pur di contribuire al reciproco avvicinamento tra i cattolici e gli ortodossi: “perché tutti - come diceva - ci volessimo bene e fossimo uno”. Riteneva una particolare grazia della Divina Provvidenza il lavoro in favore dell’unità della Chiesa, specialmente nei territori orientali. Molto prima del Concilio Vaticano II divenne l’ispiratrice dell’ecumenismo nella vita quotidiana mediante l’amore.

Il Popolo di Dio in Polonia e nei territori del suo apostolato d’ora in poi potrà ricorrere nella preghiera liturgica alla sua intercessione ed attingere dalla sua vita un modello da seguire.

4. Il mio peregrinare di quest’anno attraverso la terra patria è legato al programma del Decalogo. Quelle dieci parole, che il Dio dell’Antica Alleanza trasmise al suo Popolo per mezzo di Mosè, contengono un’enorme ricchezza: la sintesi della Sapienza salvifica che non si può sostituire con nessun’altra cosa. Ogni comandamento esige una profonda riflessione. Non occorre aggiungere che il momento storico in cui si trova la nostra società lo richiede in un modo particolare. Se infatti, dopo il passato periodo, la società ha ereditato una profonda crisi economica, di pari passo con questa va la non meno acuta crisi etica. Anzi, questa seconda, condiziona in grande misura la prima. Ciò riguarda i vari settori della vita umana. In modo particolare riguarda il settore a cui si riferisce il settimo comandamento del Decalogo.

Quando sentiamo: “non rubare”, comprendiamo che è una cosa moralmente cattiva appropriarsi di ciò che appartiene agli altri. Questa semplice ovvietà del Decalogo è allo stesso tempo iscritta nella consapevolezza morale, cioè nella coscienza dell’uomo. Il settimo comandamento fa risaltare il diritto della persona umana al possesso delle cose come beni. Però si tratta soprattutto delle persone e delle cose in considerazione delle persone. L’uomo infatti ha bisogno delle cose come mezzi per vivere. Per questo egli ha ricevuto dal Creatore il dominio sopra le cose (“soggiogate la terra”, cf. Gen 1, 28). Dovrebbe servirsi di esse in modo umano. Ha la capacità di trasformarle secondo i propri bisogni. Ha dunque anche il diritto di possederle al fine di trasformarle. I beni materiali servono non solo all’uso ma anche alla produzione di nuovi beni. L’uomo ha diritto a questo, e perfino l’obbligo morale di produrre i nuovi beni per se stesso e per gli altri, così che tutta la società diventi più facoltosa, perché possa vivere in un modo più degno di esseri umani.

5. Queste sono appena delle affermazioni elementari. Il problema invece, unito più o meno direttamente con il settimo comandamento del Decalogo, esige di essere affrontato fino in fondo in funzione dell’uscita fuori dalla crisi, che non è soltanto economica, ma anche etica. Questo è un grande compito di tutta la generazione contemporanea. Cent’anni fa fu pubblicata la prima enciclica “sociale” del Papa Leone XIII, Rerum novarum. Dopo cent’anni è ancora un tema, poiché i problemi in essa toccati: del lavoro, della proprietà, del diritto di possedere i mezzi di produzione in relazione al diritto universale dell’uso dei beni, elargiti dal Creatore a tutti gli uomini, sono problemi fondamentali per la vita e la moralità non solo delle singole persone e delle comunità (specialmente delle famiglie), ma anche di intere società e nazioni, e in definitiva di tutta la famiglia umana, che equivale ad alcuni miliardi di persone.

È un compito particolarmente importante per la nostra nazione e società perché, superando le conseguenze di un sistema che si è dimostrato economicamente incapace ed eticamente dannoso, si costruisca, nell’ambito di un sistema nuovo, un giusto ordine, in cui i talenti umani non siano sprecati, e l’insieme della vita socio-economica riacquisti il necessario equilibrio.

Basta che non tentiamo, nelle nostre aspirazioni alla formazione di una nuova economia e nelle nuove impostazioni economiche, di prendere delle scorciatoie evitando i segnali morali della strada. “Qual vantaggio infatti avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima?” (Mt 16, 26).

Se nell’attuazione di questa riforma economica verranno scrupolosamente osservati i princìpi di giustizia; se ognuno terrà conto non solo dell’interesse proprio, ma anche di quello sociale; se nel funzionamento economico non mancherà la premura per i più poveri e i più bisognosi, allora il Signore Dio certamente benedirà gli sforzi e la Polonia non soltanto riuscirà a raggiungere il benessere, ma anche l’atmosfera di reciproci rapporti interumani diventerà più sana e più umana.

6. La Sapienza eterna, che parla con le parole dell’odierna liturgia, chiama a questo i figli dell’uomo. E tutti noi, riuniti nella comunità eucaristica, presentiamo al Creatore e Padre di questa Sapienza, i doni della creazione, che allo stesso tempo sono frutto del lavoro umano. E lo facciamo con lo sguardo fisso nella Sede della Sapienza della Porta dell’Aurora, gridando: “Salve, Regina, Madre di Misericordia”!

Se infatti i comandamenti del Decalogo ci insegnano i fondamentali princìpi di giustizia, la Sapienza divina manifestata in Cristo, figlio di Maria, mostra un’ancor più profonda dimensione della moralità. Questa è la dimensione dell’amore, e in particolare la dimensione dell’amore misericordioso. Cristo ci insegna che al di sopra del livello dei beni, che si possono e si devono dividere secondo la misura della giustizia, l’uomo è chiamato all’amore, che è più grande di ogni bene che passa. Solo esso non passa. L’amore non passa. Esso è la misura della vita eterna, cioè della vita dell’uomo in Dio. Poiché Dio stesso è amore (cf. 1 Gv 4, 8).

Dio vuole anche che misuriamo con l’amore i nostri rapporti con Lui e con il prossimo. Vuole che siamo non solo giusti ma anche misericordiosi, come lui stesso, il Padre evangelico di tanti figli prodighi: “Beati i misericordiosi perché troveranno misericordia” (Mt 5, 7).

Questo messaggio della divina Misericordia, il messaggio di Cristo misericordioso, uscì da questa terra, passò anche attraverso la vostra città, e andò diffondendosi in tutto il mondo. Questo messaggio ha preparato intere generazioni perché possano far fronte alle grandissime ingiustizie organizzate nel nome di una grande utopia distruttiva, che avrebbe dovuto realizzare in terra “il paradiso dell’assoluta giustizia”.

Madre della Porta dell’Aurora, grazie, perché sei Madre di Misericordia.

Ti rendiamo grazie perché oggi possiamo venerare il Tuo mistero dalla Porta dell’Aurora qui, a Bialystok, attraverso la beatificazione della Serva di Dio Boleslawa la cui vita era totalmente consacrata all’amore nella castità, nell’obbedienza e nella povertà. Questa vita illustra in modo particolare quel che ci viene detto dal settimo comandamento, ossia la grande, estesa, vastissima sfera della morale nei rapporti umani, e nello stesso tempo la sfera della morale sociale con le sue diverse dimensioni. Ci dicevano nel periodo passato - lo dicevano a milioni dei nostri fratelli dell’Est - che la proprietà, la proprietà privata, è un furto. L’uomo deve liberarsi da questo furto. Dalla proprietà privata, soprattutto dal possesso dei mezzi di produzione, deve passare al sistema collettivo. Nella collettività la società, o piuttosto lo stato, o meglio ancora il partito, disponendo dell’insieme dei beni li distribuisce e tutti nel modo più giusto. E l’uomo ha perso l’abitudine di possedere. Prima di tutto di possedere beni di produzione e dalla produzione stessa perché questa veniva condannata come sinonimo del capitalismo, del regresso. Si è abituato, è stato costretto ad abituarcisi. Oggi si è visto che il possesso dei beni di produzione non è un furto, che bisogna ritornarvi. Ma la gente spesso non sa come farlo. Deve imparare dall’inizio come possedere i beni di produzione, come produrre, perché non è soltanto questione tecnica, ma è nello stesso tempo questione profondamente etica. La Chiesa si ricorda di questo. Leone XIII si ricordava di questo scrivendo cent’anni fa l’enciclica Rerum novarum, e anche noi ce lo ricordiamo cent’anni dopo. La produzione dei beni. L’uomo, colui che produce, che si arricchisce, non vive solo per se stesso, non produce solo per se stesso, ma deve arricchire la società: su questo vigila il potere sociale, su questo deve vigilare lo stato; vediamo quindi come si sposta nella struttura sociale, nell’organizzazione della società, il punto al quale bisogna riferire il comandamento: “non rubare”. “Non rubare” non significa non possedere; “non rubare” non significa non produrre beni nuovi, servendo gli altri, se non altro con nuovi posti di lavoro. “Non rubare” significa non abusare del tuo potere sulla proprietà, non abusare facendo sì che gli altri si impoveriscano per questo. È la verità e noi ricordiamo questa verità anche nell’Occidente. E non smettiamo di ripetere a quelle società ricche, capitaliste: chi si deve prendere la responsabilità per il Terzo Mondo? perché il Terzo Mondo? Osservate bene, rivedete il vostro sistema, sistema del libero mercato, sistema della proprietà privata, della produzione privata. Molto bene, ma perché questo sistema della proprietà privata, del possesso dei beni e della produzione dei beni, produzione privata, per l’iniziativa di una persona umana o della comunità degli uomini, allora perché esso non serve a quel che è la prima legge di Dio, la legge della natura ossia alla destinazione universale di questi beni? Perché tanta gente vive nella miseria e muore di fame? Anche negli stessi Paesi ricchi, senza nemmeno parlare del Terzo Mondo essendo forse questo ancora sulla via di sviluppo. Così la nostra questione polacca, il nostro passaggio al nuovo sistema dopo che siamo usciti da quello vecchio, a ciò ha contribuito tutta la società nel periodo di “Solidarnosc” e grazie ad essa: questo è un grandissimo risultato storico. Per questo ci aspetta un enorme sforzo di natura organizzativa, strutturale, ma nello stesso tempo di natura morale: dobbiamo imparare a possedere e a produrre.

Dobbiamo imparare a costruire una società giusta mentre introduciamo l’economia di mercato. Tutto ciò è legato a questo semplice comandamento: “non rubare”. Dio è conciso. Parla brevemente, non spreca parole, ma queste parole ricoprono ampi spazi della vita umana, larghe dimensioni dell’esistenza umana, e molto complesse. Chiedo scusa se mi sono dilungato su questo tema tralasciando il testo. Ritorniamo sul luogo in cui ci troviamo. Ci troviamo di fronte a Te, Madre della Porta dell’Aurora; Ti ringraziamo perché sei Madre della Misericordia. Ti diciamo: Salve Regina, Salve Regina. Lo diciamo da qui, da Bialystok, ma lo indirizziamo a tutta la Polonia e a tutta questa grande regione dell’Europa centrale e orientale, anch’essa interpellata da questi problemi. Salve Regina! Salve Regina, che le nuove generazioni cerchino quella giustizia, che è da Dio, che cerchino la giustizia che è da Dio, giustizia umana radicata in Dio. Che le nuove generazioni ossia quelle attuali e quelle che verranno attingano alle fonti dell’eterna Sapienza che “trova la propria gioia ponendo le sue delizie tra i figli dell’uomo in ogni generazione” (cf. Pr 8, 31).

Amen.


Saluto finale prima della benedizione:

Cari fratelli e sorelle,

Concludendo, prima della benedizione desidero esprimere la mia gioia per questo incontro con voi. Ricordo l’anno 1979 in cui, come Metropolita di Cracovia ho visitato la vostra Arcidiocesi in occasione del cinquantenario dell’incoronazione dell’immagine della Madre della Misericordia della Porta dell’Aurora. La vostra Arcidiocesi è diventata molto nota in Polonia perché da qui è originario padre Jerzy Popieluszko, nato nella vicina località di Okopy. Oggi diremo di lui che era un sacerdote venuto dal popolo e completamente dedito al popolo fino al dono della vita. È stata appena proclamata beata Madre Boleslawa Lament. Dell’unione per la quale lei viveva e lavorava ha bisogno oggi in modo particolare il mondo, l’Europa, la Polonia, l’Arcidiocesi di Bialystok. Qui vivono anche i nostri fratelli ortodossi. Cerchiamo sempre quel che unisce, incontriamoci nello spirito ecumenico, preghiamo insieme. Non è forse lo Spirito Santo che opera, che dispone – come ho detto durante il primo pellegrinaggio e oggi voglio ripetere – non è forse lo Spirito Santo a disporre che noi ci incontriamo nel dialogo e che camminiamo verso l’unità? Che la beata Madre Boleslawa sostenga i nostri sforzi.

Oggi celebriamo anche la Giornata Mondiale dell’ecologia. L’uomo ha ricevuto da Dio il compito di soggiogare la natura. Questo governo non significa governare la terra, non significa distruggere arbitrariamente la natura, sfruttare senza limiti le sue risorse. Lo dico qui, nella terra di Bialystok, che con la sua Foresta di Bialowieza è una delle regioni più belle della Polonia. Ma mi rivolgo a tutti gli uomini in tutta la Patria, giacché il degrado dell’ambiente naturale diventa sempre maggiore e in Polonia questo pericolo sembra essere particolarmente allarmante. La natura soffre per colpa dell’uomo. Il dono di soggiogare la natura dobbiamo sfruttarlo con senso di responsabilità, coscienti che è il bene comune dell’umanità. Anche qui si tratta del settimo comandamento: “non rubare”. L’acqua, l’aria, la terra, la foresta, gli animali, le piante sono stati creati da Dio e meritano rispetto da parte dell’uomo. In questa occasione vi prego di salutare almeno Czarna Hancza; mi piacerebbe aggiungere la parrocchia di Mikoszowka, ma è già nella diocesi di Lomza. Ora vorrei rivolgermi ai nostri fratelli che parlano il bielorusso e che oggi sono qui presenti e si fanno sentire. Mi perdonino se mi capita di pronunciare male qualche parola della loro lingua. E anche in russo, anche perché vedo una loro scritta.

Fratelli e sorelle, a conclusione di questa solenne liturgia eucaristica desidero rivolgere ancora a voi tutti parole che hanno il significato ecclesiastico e amministrativo. Per ragioni pastorali istituisco oggi due Diocesi in questa regione della Polonia: diocesi di Bialystok con sede a Bialystok che abbraccia quella parte dell’Arcidiocesi di Vilna che attualmente si trova entro i confini della Repubblica Polacca. Nomino Mons. Edward Kisiel, che finora ha svolto funzioni di Amministratore apostolico, Vescovo della Diocesi di Bialystok. La Chiesa dell’Assunzione della Santissima Vergine Maria di Bialystok diventa Cattedrale del Vescovo e della Diocesi. Inoltre istituisco la Diocesi di Drohiczyn con la sede a Drohiczyn, che si estenderà su quella parte della Diocesi di Pinsk che si trova dentro i confini attuali della Repubblica di Polonia. Nomino l’attuale Amministratore apostolico, Mons. Wladyslaw Jedruszuk, Vescovo della Diocesi di Drohiczyn. La Chiesa intitolata alla Santissima Trinità a Drohiczyn diventa Cattedrale vescovile e diocesana. Ai pastori e al popolo di Dio di queste due diocesi imparto di cuore la mia benedizione.

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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