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VIAGGIO APOSTOLICO IN POLONIA

MESSA PER I FEDELI DELLA DIOCESI DI WŁOCŁAWEK

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

 Aeroclub di Włocławek - Venerdì, 7 giugno 1991

 

1. “Uno dei soldati gli colpì il costato con la lancia” (Gv 19, 34).

Cari fratelli e sorelle,

Oggi la Chiesa ritorna al Venerdì Santo. La solennità del Sacro Cuore di Gesù è quasi un grande completamento e un profondo commentario agli eventi del Venerdì Santo. Il passo del Vangelo di San Giovanni si riferisce alla conclusione stessa di quegli eventi. I soldati mandati da Pilato controllano se i condannati sul Golgota sono già morti. Cristo è ormai morto. Per costatarlo uno dei soldati lo colpisce con la lancia - e allora dal costato trafitto “uscì sangue e acqua” (Gv 19, 34). Fu la verifica della morte.

L’Evangelista non parla del cuore - ma è stato trafitto proprio il cuore umano del Crocifisso: è proprio da qui l’uscita del sangue e dell’acqua, che significa che Gesù il Nazareno ormai non vive più. Ciò avvenne il Venerdì Santo nelle ore pomeridiane. La legge rituale esigeva che i corpi dei crocifissi non venissero lasciati sulla croce il giorno del sabato di Pasqua, che era la più grande festa di Israele.

2. A questa descrizione l’Evangelista aggiunge due frasi che devono testimoniare il compimento delle profezie dell’Antica Alleanza. Ecco la Scrittura dice: “Non gli sarà spezzato alcun osso” (Gv 19, 36; cf. Es 12, 46), e così anche è avvenuto, diversamente dagli altri due crocifissi. La Scrittura dice così: “Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto” (Gv 19, 37; Zc 12, 10).

Guarderanno il Crocifisso. Fisseranno lo sguardo sul suo Cuore. Queste parole contengono la chiave del mistero che sta al centro dell’odierna solennità. Non solo la chiave. La chiave della storia dell’anima di tante persone che attraverso questa ferita aperta nel costato di Cristo Crocifisso, visibile all’esterno, giungono a ciò che è nascosto alla vista. Guardano il suo Cuore. Fissano lo sguardo nel suo Cuore.

Quante persone così, con lo sguardo fisso nel Cuore del Redentore, sono passate attraverso questa terra sulla Vistola, attraverso questa città sede episcopale?

Non è stata una di queste persone il beato abate Bogumil, più tardi arcivescovo di Gniezno, e in seguito eremita, oppure la beata Jolanta, principessa dei Piast, tutti e due nei secoli lontani? È in questo nostro difficile secolo XX non sono stati questi uomini San Massimiliano Kolbe e beato vescovo Michal Kozal? Non lo era il Servo di Dio, il grande Primate del Millennio il Cardinale Stefan Wyszynski? E ancora prima di lui - tutti quei martiri dei campi di concentramento nazisti nei quali, la diocesi di Wloclawek dovette pagare un tributo di sangue particolarmente alto? Soltanto di sacerdoti durante l’ultima guerra ne morirono duecentoventi, il che costituiva oltre la metà del clero della vostra diocesi.

Tutti fissavano lo sguardo al Cuore trafitto sulla Croce e trovavano la forza sovrumana, per dargli una testimonianza di vita e di morte. Il Cuore che è sorgente di vita e di santità.

3. Questo Cuore nasconde in sé in modo umano il mistero dell’eterno amore di Dio. L’Apostolo annunzia questo mistero nella Lettera agli Efesini: “le imperscrutabili ricchezze di Cristo . . . l’adempimento del mistero nascosto da secoli nella mente di Dio, creatore dell’universo” (Ef 3, 8-9).

Qual è questo disegno? E quale la ricchezza? La liturgia odierna risponde con le parole del Libro del profeta Osea. Prima di tutto con questa sola parola: “amore” - “ho amato”. “Quando Israele era giovinetto io l’ho amato . . . Ad Efraim io insegnavo a camminare tenendolo per mano . . . Io li traevo con legami di bontà, con vincoli d’amore” (Os 11, 1.3-4). Amore divino - legami umani. È l’espressione umana di questo amore divino, a somiglianza di un genitore o di una genitrice che “solleva un bimbo alla sua guancia, si china su di lui per dargli da mangiare” (cf. Os 3, 4). Il Cuore trafitto sulla croce - il Cuore del Figlio unigenito - è il frutto maturo di quest’eterno amore di Dio per l’uomo. In esso rimane inscritta per sempre la verità della Lettera di Giovanni: Dio per primo “ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati” (1 Gv 4, 10). Non c’è un amore più grande di questo: non c’è un amore più grande di quello che dà la propria vita per gli altri (cf. Gv 15, 13). Non vi è un amore più grande di quello che alla fine si manifesta nel Cuore trafitto dalla lancia del centurione sul Golgota. “Il mio cuore si commuove dentro di me, il mio intimo freme di compassione . . . Non darò sfogo all’ardore della mia ira” (Os 11, 8-9). Sì. Quell’ardore della sua ira si sprigionò e consumò il Cuore del Figlio. E nel Cuore del Figlio quella fiamma divina è rimasta per ogni uomo non come una fiamma di punizione che distrugge, ma come la fiamma dell’amore che rinnova.

E in tale modo Dio - l’Amore è presente nella storia dell’umanità, nella storia interiore di ciascuno di noi: “sono il Santo in mezzo a te e non verrò nella mia ira” (Os 11, 9). Cuore di Gesù, propiziazione dei nostri peccati - Cuore di Gesù, sorgente di vita e di santità.

4. Bisogna, che noi, procedendo sulle orme di tanti figli e figlie di questa terra di Kujawy, di questa città sede episcopale, fissiamo questo Cuore Divino. Da esso sgorga “il potente rafforzamento dell’uomo interiore”, come insegna l’Apostolo nella Lettera agli Efesini (cf. Ef 3, 16).

Allo stesso tempo qui si trova la risposta a tante debolezze e a tanti peccati degli uomini d’oggi, che non vivono la vita interiore. Vivono solo esternamente. Vivono di sensi, vivono di istinti. Seguendo i comandamenti del Decalogo, che tracciano il programma di questo mio pellegrinaggio attraverso la Polonia, occorre qui richiamare alla mente il nono comandamento: “Non desiderare la donna d’altri”. Non soltanto “Non commettere adulterio”, ma anche “non desiderare”. Non lasciare che queste forze del desiderio, assopite in te come il “germe del peccato”, ti coinvolgano. Non permettere all’“uomo carnale” di dominarti (cf. 1 Cor 3, 3). “Se vivete secondo la carne - scrive l’Apostolo - voi morirete” (Rm 8, 13). La carne stessa non ha un’altra prospettiva - solo lo spirito ne ha un’altra. “Se invece con l’aiuto dello Spirito voi fate morire le opere del corpo, vivrete” (Rm 8, 13).

Nell’uomo ci sono le forze dello spirito. E nei cuori degli uomini opera anche l’amore, che è dallo Spirito, dallo Spirito Santo. E dunque - va intrapreso ciò che ognuno di noi ha in sé dallo spirito, e dallo Spirito Santo.

Non lasciare neanche che si venga coinvolti in tutta questa civiltà del desiderio e del godimento che spadroneggia in mezzo a noi, autonominandosi “europeismo”, spadroneggia in mezzo a noi approfittando dei vari mezzi di trasmissione e di seduzione. È questa la civiltà o piuttosto l’anticiviltà? La cultura - o piuttosto l’anticultura? Qui occorre ritornare alle distinzioni elementari. La cultura infatti è quello che rende l’uomo più uomo. Non ciò che soltanto “consuma” la sua umanità.

5. Torniamo ancora alle letture dell’odierna liturgia. Leggiamo nella Lettera agli Efesini “Io piego le ginocchia davanti al Padre . . . perché vi conceda secondo la ricchezza della sua gloria di essere potentemente rafforzati dal suo Spirito nell’uomo interiore” (Ef 3, 14.16).

Non stiamo toccando qui le basi stesse della cultura umana?

All’inizio c’è Dio - c’è il Padre, il quale creando l’uomo a sua immagine e somiglianza, lo rende sensibile all’azione dello Spirito: dello Spirito di verità, di bene e di bellezza. Queste sono infatti le eterne dimensioni di ogni cultura e di ogni cultura umana. Anche della nostra, polacca - quella che decide di noi lungo i secoli della nostra storia.

E l’Apostolo continua: “che il Cristo abiti per la fede nei vostri cuori e così, radicati e fondati nella carità siate in grado di comprendere . . . e conoscere l’amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio” (Ef 3, 17-19).

E dunque: all’inizio il Padre e lo Spirito Creatore - e al cuore stesso delle opere e delle aspirazioni dell’umana creatività e del lavoro umano: vi è Cristo. L’amore di Cristo, che permette ad ogni uomo di superare se stesso. Stanislao, il vostro Connazionale da Rostkow, della diocesi di Plock, era solito dire: “sono stato creato per cose più alte”. Aveva la consapevolezza che l’uomo è se stesso quando è disposto a superare se stesso. Con il suo linguaggio semplice e giovanile ha espresso la stessa verità del grande francese Pascal.

Insieme a tutti coloro dunque che sono passati per questa terra sulla Vistola, insieme a Don Jerzy che ha trovato, poco lontano da qui, la morte per martirio sulla diga della Vistola, piego le mie ginocchia davanti al Padre e prego per “il consolidamento delle forze dell’uomo interiore” per tutti i figli e le figlie della nostra Patria sulla soglia dei tempi, che sono già venuti - e di quelli che verranno. Gesù, mite e umile di cuore, rendi il cuore mio simile al tuo. L’uomo può parlare in questo modo con Dio, quel Dio che si è fatto uomo, che come uomo porta l’intera pienezza della divinità e l’intera incommensurabile profondità della vocazione dell’uomo in Dio, proprio in questo cuore umano. Porta anche in questo cuore umano, infine trafitto con la lancia, porta l’intero mistero del prezzo, del valore che l’uomo ha, l’intero mistero della redenzione.

E cosa è la redenzione, se non un ridare il valore? Non è un ridare valore all’uomo, spingerlo a tutto ciò che fa parte dei sensi, a tutti i tipi di desideri, a tutte queste facilitazioni nell’ambito dei sensi, nel campo della vita sessuale, nel campo del godimento. Non è un elevamento, non è una misura della cultura, non è una misura europea, alla quale così spesso si rifanno alcuni portavoce del nostro “entrare in Europa”.

Prima di tutto noi non dobbiamo affatto entrarci, poiché in essa siamo già. Il Primo Ministro della Terza Repubblica lo ha detto, lo ha detto nel Consiglio Europeo di Strasburgo: in un certo modo siamo stati sempre e siamo in Europa. Non abbiamo bisogno di entrarci poiché, noi l’abbiamo costruita e la costruiamo con una fatica maggiore di altri ai quali se ne attribuisce, o si attribuiscono da soli, questa patente.

E quale deve essere il criterio, cosa deve essere il criterio della libertà. Quale libertà? Per esempio quella di togliere la vita ad un bambino non ancora nato.

Miei cari fratelli e sorelle, io desidero come Vescovo di Roma protestare contro una tale qualificazione dell’Europa, dell’Europa occidentale. Ciò offende questo grande mondo della cultura, della cultura cristiana, dal quale abbiamo attinto e che abbiamo creato insieme ad altri, abbiamo concreato anche a prezzo delle nostre sofferenze. Qui, in questa terra di Kujawy, in questa città di martiri, bisogna dire questo ad alta voce. La cultura europea è stata creata dai martiri dei primi tre secoli, l’hanno creata anche i martiri ad Est della nostra terra, negli ultimi decenni, e anche qui da noi sempre negli ultimi decenni. Sì, l’ha creata Don Jerzy.

Egli è il patrono della nostra presenza in Europa a causa dell’offerta della vita, così come Cristo, come Cristo ha il diritto di cittadinanza nel mondo, ha il diritto di cittadinanza in Europa, poiché ha dato la propria vita per noi tutti. Ha il diritto di cittadinanza da noi e presso tutti i popoli di questo continente e del mondo intero per la sua croce. Il mistero del cuore che avevano trafitto, il mistero del cuore nel quale avevano fissato gli sguardi. Questi sono i grandi pionieri dell’Europa, accettiamo nel passato e nel futuro una tale misura di europeismo, e desideriamo intraprenderla e continuarla, e non permetteremo per noi di abbassare questa misura. Così certamente, l’Europa è anche storia di grandi crisi.

La storia della crisi europea che ha molte radici, che permane e si sviluppa, e che nel nostro tempo ha il suo prosieguo, in questo secolo purtroppo tragico, in questo secolo continuamente tragico. Infatti è proprio in questo secolo che è stata creata quella filosofia in nome della quale l’uomo può togliere la vita ad un altro uomo perché è di un’altra razza, poiché è di un determinato gruppo etnico, poiché è ebreo, poiché è zingaro, poiché è polacco. Una razza di padroni ed una razza di schiavi. E poi di nuovo il mito di classe - tutto ciò è patrimonio europeo, ma da questo noi dobbiamo liberarci!

L’Europa ha bisogno della redenzione. La celebrazione del Sacro Cuore di Gesù è la celebrazione della redenzione dell’Europa, della redenzione del mondo, della redenzione dell’Europa per il mondo. Il mondo ha bisogno di un’Europa redenta.

Miei cari, perdonatemi per queste parole infuocate, forse sono così perché la giornata è un po’ fredda, ma c’è anche il “genius loci”. “Genius loci” è questo luogo straordinario. Forse esso non è molto conosciuto nel mondo. In Europa, non è molto conosciuta Wloclawek, che porta in sé questa misteriosa iscrizione del nostro secolo, nel nostro secolo che è come la risposta a quella iscrizione dell’intera civiltà dell’odio, della morte, all’intera civiltà della morte, è questa iscrizione della civiltà della vita, della vita tramite la morte, così come Cristo, così come il cuore di Dio. Il suo ultimo testimone, testimone di questa iscrizione, è proprio Don Jerzy. Non si deve trattarlo solo - che Dio non voglia, non penso che alcuno lo veda o provi a vederlo così! Non si deve trattarlo solo nella misura in cui servì in una certa causa di ordine politico, anche se si trattava di una causa profondamente etica. Bisogna guardare a lui e leggere la sua figura nell’intera verità della sua storia. Bisogna leggerlo dal punto di vista di quell’uomo interiore che chiede l’apostolo nella lettera agli Efesini.

Proprio questo uomo interiore può essere testimone, testimone dei nostri tempi difficili, del nostro difficile decennio, così come egli è stato. Insieme a tutti ripeto l’ultimo “passus”, insieme a tutti coloro che sono giunti attraverso questa terra sulla Vistola, insieme a Don Jerzy, “piego le ginocchia di fronte al Padre” (Ef 3, 14). Chiedo il rafforzamento dell’uomo interiore, imploro il rafforzamento per l’uomo interiore, per tutti i figli e le figlie di questa terra, della mia patria, ora, alla soglia dei tempi che sono giunti e che verranno.

Amen!

Atto di consacrazione al sacratissimo Cuore di Gesù

Il giorno in cui la Chiesa ci mostra l’Amore rivelato nel segno del costato trafitto del nostro Signore Gesù Cristo, steso sulla Croce, da cui è uscito sangue e acqua, alla presenza dei Vescovi, Sacerdoti e Diaconi e dei fedeli qui riuniti, io, Vescovo di Roma, Servo dei Servi di Dio, consacro la Diocesi di Wloclawek, insieme a tutto il gregge a me affidato, al Sacratissimo Cuore di Gesù, perché rimanga per sempre “la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato” (1 Pt 2, 9).

Rendendo grazie a te, Signore Gesù Cristo, perché “ci hai fatto conoscere il nome del Padre” (cf. Gv 17, 26), e perché “ti sei dato in sacrificio per noi” (cf. Gv 17, 19), ti promettiamo la nostra fedeltà senza limiti e chiediamo la tua grazia, per poter continuare a servirti con lo spirito e il fervore dei nostri padri.

Per intercessione della Vergine Maria, di Colei che stava sotto la Croce e davanti alla Croce, sulla quale, tu, o Gesù Cristo, ci hai elargito i tesori del tuo Cuore aperto, chiediamo dal profondo del nostro essere: “Gesù mite e umile di Cuore, rendi il nostro cuore simile al Tuo”. Amen.

Al termine della Santa Messa celebrata a Wloclawek, il Papa ha pronunciato le seguenti parole.

Prima della benedizione finale desidero ancora salutare tutti i pellegrini presenti venuti per questa assemblea eucaristica. Rendiamo oggi grazie al Cuore Divino per tutto questo difficile, ma quanto ricco passato della Chiesa in Kujawy. Fu infatti qui che il cristianesimo trovò la buona terra per il suo sviluppo e per la sua crescita. In questo ambiente maturò molto velocemente l’idea del Concilio di Trento, la cui prova è il Seminario, uno dei più antichi della Polonia.

La vostra Diocesi ha pagato un enorme prezzo per la sua fedeltà a Dio e alla Sede apostolica: durante la Riforma, le spartizioni e le guerre mondiali. Non è possibile elencare tutti coloro che diedero la vita in difesa della fede, e oggi godono la gloria del martirio. In questa Diocesi si sono versati abbondantemente il sangue e l’acqua dal costato trafitto di Cristo. I vostri nonni e i vostri padri cercarono da Gesù la consolazione e il ristoro.

Il “Sento compassione di questa folla” (cf. Mc 8, 2) di Cristo pulsò nei cuori dei sacerdoti. Tra loro desidero nominare, per esempio, Don Waclaw Blizinski, il creatore di un villaggio modello Liskow, presso Kalisz, il quale “aprì il cielo e diede il pane” a migliaia di persone. Desidero ricordare anche Don Idzi Radziszewski il quale serviva la Chiesa in modo specifico attraverso la sua missione di teologo.

In questo campo la Chiesa di Wloclawek ha contribuito con una particolare testimonianza alla storia della Chiesa nella nostra terra. Qui è nato il rinnovamento teologico che dopo ha trovato sbocco nella università cattolica di Lublino. Oggi apprezziamo questo processo di rinnovamento in modo particolare e con venerazione dobbiamo inchinare i nostri capi davanti ai suoi pionieri quali Don Idzi Radziszewski e altri che sono usciti proprio da qui, da questa diocesi. Su tutte queste vie della vostra vita vi accompagnò sempre Maria, da voi venerata in numerosi santuari disseminati in tutta la diocesi. Proprio qui infatti trovò ospitalità l’immagine della Madonna del Perpetuo Soccorso, giunta da Leopoli, che oggi ha ricevuto solennemente le corone papali. Raccomando al Divin Cuore tutto il futuro della Diocesi di Wloclawek. Vi metto nelle materne mani della Madre di Dio e anche sotto la protezione di San Giuseppe di Kalisz. La vostra diocesi di Wloclawek è un luogo di particolare venerazione di San Giuseppe e della teologia josefina.

Desidero ancora una volta ringraziare tutti i presenti per la loro partecipazione al nostro incontro: l’Episcopato polacco con il Primate e con i Cardinali, gli ospiti del Vaticano, e poi gli ospiti molto cari - l’Arcivescovo di Minsk e l’Arcivescovo Kondrusiewicz di Mosca, l’Arcivescovo Marian Jaworski di Leopoli, gli ospiti degli Stati Uniti che rappresentano la comunità degli emigrati e la Chiesa degli emigrati che è a Chicago, i rappresentanti del governo della Repubblica Polacca e della segreteria del presidente della Repubblica, i parlamentari, i deputati e i senatori dei voivodati di Wloclawek, Konin, Kalisz, Sieradz, Torun e Bydgoszcz, le autorità amministrative, i signori capi dei voivodati, i rappresentanti degli autogoverni e i presidenti delle città, i rappresentanti di “Solidarnosc”, i portabandiera di varie organizzazioni ed associazioni, i seminari maggiori di Wloclawek, di Lad - Padri salesiani, di Zdunska Wola - Padri orionini, di Kazimierz Biskupi - missionari della Santa Famiglia, anche da Gniezno - il seminario del Primate, di Pelplin. Poi ci sono altri gruppi che meritano di essere menzionati: i rappresentanti del Cammino neocatecumenale, l’Associazione delle famiglie cattoliche, Scuola Teologica di Lodz, i rappresentanti dell’Università Popolare Don Blizinski, gli studenti dell’istituto di Cultura Superiore Religiosa della diocesi di Wloclawek, Primaziale Istituto di Cultura Cristiana di Bydgoszcz, il Liceo cattolico di Bydgoszcz, i bambini e i giovani handicappati, e poi altri ospiti, soprattutto venuti dalle diocesi limitrofe: di Gniezno, di Poznan, di Pelplin, di Lodz, di Czestochowa con i loro pastori e il clero, inoltre il gruppo organizzato dai Padri mariani di Detroit con l’Arcivescovo di Detroit Majda. Infine un gruppo di pellegrini polacchi di Vilnius.

Al termine ringrazieremo forse anche la pioggia per aver cominciato a piovere un po’ più tardi.

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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