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CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA CON
L'IMPOSIZIONE DEL PALLIO A 26 ARCIVESCOVI METROPOLITI E CONSEGNA
DELL'ANELLO AI NUOVI CARDINALI
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO
II
Sagrato della Basilica Vaticana -
Sabato, 29 giugno 1991
“Né la carne, né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre
mio . . .” (Mt 16, 17.
1. Solo il Padre conosce il Figlio! Solo il Padre può
rivelare il Figlio! Poco fa Simone, figlio di Giona, ha risposto alla
domanda di Gesù: “Tu sei il Cristo (Messia), il Figlio del Dio vivente” (cf.
Mt 16.16). La domanda di Gesù suonava: “Voi chi dite che io sia?” (Mt
16,15). Voi - cioè gli Apostoli, i Dodici che Cristo ha scelto e chiamato. Simon
Pietro risponde alla domanda indirizzata a tutti, risponde a nome dei Dodici.
Riconosce in Gesù di Nazaret il Cristo: il Figlio del Dio
vivente.
Questa confessione ha la sua origine in Dio; è rivelata dal
Padre. Perché solo il Padre conosce il Figlio. E solo il Padre può far sì che la
ragione umana riconosca in Cristo Figlio - il Figlio del Dio vivente.
Allo stesso modo, soltanto il Figlio conosce il Padre e colui
al quale il Figlio lo voglia rivelare (cf. Mt 11, 27). Gesù di
Nazaret fin dall’inizio ha rivelato il Padre a tutti. Agli Apostoli in modo
particolare. Dando loro a conoscere il Padre, dava a conoscere se stesso come il
Figlio del Dio vivente.
La risposta di Simon Pietro, che ha avuto luogo nella regione di
Cesarea di Filippo, testimonia che è stato allacciato un nuovo legame tra la
conoscenza umana e il mistero del Dio vivente.
2. Simile legame è stato allacciato in altro tempo e in altro
luogo tra il mistero del Dio vivente e Saulo di Tarso. “Il Signore gli è stato
vicino” (cf. 2 Tm 4, 17). Il Signore l’ha reso cieco, l’ha fatto cadere a
terra. Si è fatto conoscere a lui come il Figlio del Dio vivente.
E sebbene lo stesso Cristo risorto abbia convertito il
persecutore della propria Chiesa, tuttavia è soltanto il Padre che conosce il
Figlio e lo può rivelare. Soltanto il Padre, quindi, poteva rivelare a Saulo,
alle porte di Damasco, il suo Figlio Unigenito in Cristo crocifisso e
risorto. E gli ha rivelato in Cristo il Figlio della stessa sostanza del Padre,
penetrando attraverso la barriera di opposizione eretta da questo servo fervente
di Dio come si era rivelato nell’Antico Testamento. Saulo è forse il primo tra
coloro, per i quali Cristo divenne “segno di contraddizione” (cf. Lc 2,
34). Ma proprio quest’opposizione di Saulo si è dimostrata una terra
particolarmente fertile, perché vi possa attecchire la rivelazione del
Figlio.
Cristo, il Figlio di Dio, ha unito le anime di questi due: di
Simone, al quale il Signore stesso ha dato il nome di Pietro, e di Saulo che -
dopo la sua elezione ad Apostolo - ha cominciato a chiamarsi Paolo.
3. La Chiesa che è a Roma guarda oggi con la massima venerazione
ed adorazione “le grandi opere di Dio” (cf. At 2, 11) che si realizzarono in
tutti e due gli Apostoli: in Pietro e in Paolo. Secondo la tradizione
morirono entrambi martiri qui, a Roma, al tempo dell’imperatore Nerone, rendendo
definitiva testimonianza a Colui che li aveva chiamati alla dignità di Apostoli
e di Martiri della fede.
La Chiesa di Roma e di tutto il mondo si sofferma a
considerare questa testimonianza definitiva di entrambi gli Apostoli. E vede
tutta la loro vita e vocazione mediante il prisma di tale testimonianza. Dio,
impenetrabile nel mistero della sua divinità, volle rivelare questo mistero agli
uomini, i quali però portano “questo tesoro in vasi di creta” (2 Cor 4,
7). Eppure ciò che Dio costruisce anche “in vasi di creta” può diventare una
pietra, anzi una roccia. E per questo Cristo poteva dire all’Apostolo: “Tu sei
Pietro (cioè la Roccia) e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte
degli inferi non prevarranno contro di essa” (Mt 16, 18).
Su questa Roccia posa costantemente la Chiesa come “popolo
adunato nell’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo” (cf. 1 Cor
2, 10): il popolo di Dio!
Soltanto il Padre conosce il Figlio, e soltanto il Figlio
conosce il Padre. Soltanto lo Spirito scruta le profondità di Dio, lo Spirito
del Padre e del Figlio; lo Spirito che è Amore. È lo stesso Spirito che riversa
nei nostri cuori l’amore divino e che ci è dato dal Padre per opera del Figlio:
di Cristo Crocifisso e Risorto (cf. Rm 5, 5).
4. L’odierna solennità è un Giorno unico che ci è stato dato dal
Signore. Ma quest’unico Giorno, nella vita della Chiesa, si estende a tutto il
mondo, in un certo senso, a tutti i giorni. Infatti la Chiesa vive
costantemente dell’eredità di Pietro, che è il “ministero” (“ministerium
petrinum”). E vive anche costantemente dell’eredità di Paolo, che è il
particolare carisma della proclamazione del Vangelo: “Il Signore . . . mi
è stato vicino e mi ha dato forza, perché per mio mezzo si compisse la
proclamazione del messaggio e potessero sentirlo tutti i Gentili” (2 Tm
4, 17).
Queste due eredità - ministerium petrinum e carisma
paolino - ci portano nella festa odierna a Roma, al luogo della nascita
al Cielo di tutti e due gli Apostoli, della loro pienezza di vita in Dio.
Ecco il giorno, in cui si rivela in modo particolare il significato delle
chiavi del regno di Dio. Tutto ciò che è stato legato, qui, sulla terra è
rimasto legato anche nei cieli - e tutto ciò che è stato sciolto qui sulla
terra, è rimasto sciolto anche nei cieli (cf. Mt 16.19): è stato
sigillato nella gloria del regno che non passa.
5. Noi tutti riuniti qui ci rallegriamo che in questa solennità
romana sia presente, nella persona del Metropolita Bartolomeo di Calcedonia,
il nostro fratello, il Patriarca Ecumenico Dimitrios I. Questa presenza ha
per noi un’eloquenza particolare: ecco, l’apostolo Andrea, fratello di Simon
Pietro, è con noi come per testimoniare il desiderio di approfondire il legame
fraterno delle Chiese nelle quali permane l’eredità dei Dodici Apostoli
del Signore, e particolarmente di quella di Pietro e di Andrea, fratelli di
sangue.
Ci rallegriamo anche perché oggi l’antichissima Sede di Pietro
si arricchisce di nuovi membri del Collegio Cardinalizio, i quali
rappresentano in modo particolare il “ministerium petrinum” e partecipano ad
esso non soltanto come elettori del successore di San Pietro, ma anche come il
suo senato e consiglio, chiamati a una particolare partecipazione alla
sollecitudine per la Chiesa universale.
La gioia dell’odierna solennità trova la sua autentica
espressione nell’antico rito del Pallio che i nuovi Metropoliti ricevono
presso la tomba di San Pietro, in segno dello speciale legame che essi hanno
con la Chiesa universale nella cura delle Chiese in tutta la terra. Oggi
auguriamo a questi nostri fratelli, impegnati nel ministero apostolico, che non
cessino di far parte della loro vita il “ministero” e il “carisma”, così
mirabilmente uniti in questo luogo mediante la viva eredità dei due Apostoli
Pietro e Paolo.
6. O Roma felix!
Ci sia consentito in questo giorno di esultare nello Spirito
Santo (cf. Lc 10, 21) e ripetere con Cristo:
“Io ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra,
che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli”
(Lc 10, 21).
Ti lodiamo. Ti benediciamo! / A Te la gloria nei secoli! / Amen!
© Copyright 1991 - Libreria
Editrice Vaticana
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