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MESSA PRESSO LA CAPPELLA DELLA CONCA DI BREUIL

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Valle d'Aosta - Domenica, 19 luglio 1991

 

1. “Saliamo sul monte del Signore, perché ci indichi i suoi sentieri” (Is 2, 3).

Con le parole dell’introito di questa Messa in onore di Maria, saluto tutti voi, fratelli e sorelle, che siete saliti fin quassù per questa liturgia di lode e di ringraziamento al Signore.

Il monte del Signore indica nell’Antico Testamento il luogo dell’alleanza, il momento in cui Dio, rendendosi presente nel suo popolo, comunicò ai suoi servi la Sapienza della sua legge.

Anche noi siamo saliti a questo monte per raggiungere la meta che qui ci raccoglie. Tale itinerario ha per noi valore di simbolo e i sentieri percorsi ci richiamano quelli che Cristo ha tracciato per le nostre ascensioni spirituali. Egli è per tutti noi “Via, Verità e Vita”.

Saliamo al monte del Signore con l’animo di chi sa contemplare le opere di Dio; per vedere in esse il segno della potenza, della bellezza, della intelligenza del Creatore. Cerchiamo di riconoscerlo in questo stupendo scenario di cime e di valli, in questa visione del Cervino, che si erge a coronamento dell’intero paesaggio. La bellezza, che si rivela nel creato, non può non suscitare in noi pensieri di riconoscenza e ringraziamento.

2. Il Signore è presente in mezzo a noi: “Ecco, io vengo ad abitare in mezzo a te” (Zc 2, 14). La sua presenza tra gli uomini è vera, e si è compiuta anzitutto in Maria, Figlia di Sion, erede della promessa annunciata per tutto l’Israele. Per il suo “sì”, abita nel suo grembo il Verbo fatto carne. Così si attua la promessa: “egli dimorerà in mezzo a te” (Zc 2, 15). Dimorerà nel grembo della figlia di Sion e nel grembo di tutta l’umanità di cui Ella si fa interprete. Verrà ad abitare come in un tempio nuovo, “Gerusalemme sarà di nuovo prescelta”, e la sua dimora sarà accanto al cuore dell’Immacolata, sposa dello Spirito Santo.

Nel mistero della maternità di Maria Dio dice anche a noi, a ciascuno di noi: “Io vengo ad abitare in mezzo a te”, nel cuore dell’umanità nuova, salvata dal sangue del Figlio di Dio. In mezzo, cioè nel cuore dell’uomo peccatore, dell’uomo umiliato e abbattuto; ma redento dalla grazia dell’alleanza nuova ed eterna. L’eco di tale promessa (“verrò ad abitare”) la sentiamo nella parola di Cristo, nel suo testamento: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14, 23).

È nel cuore di ogni uomo salvato e credente, nel cuore della Chiesa che Dio “abita in mezzo” a noi. La prospettiva messianica del Profeta è già estesa a tutti i popoli, perché nei nostri cuori lo Spirito del Figlio di Dio grida: Abbà, Padre (cf. Gal 4, 6).

3. Cristo vive in noi, dal momento in cui a Maria fu detto “ecco tuo figlio”.

Il vangelo ci ha presentato oggi il dialogo del Crocifisso con Maria e Giovanni: “Donna, ecco tuo figlio . . . Ecco tua madre”.

Apparentemente così semplice, l’episodio contiene un senso teologico profondo! Esso esprime il significato della maternità spirituale di Maria. La Madre e il Discepolo prediletto rappresentano un gruppo ben più ampio: tutti coloro che accolgono l’eredità di Israele e che impersonano la nuova umanità, chiamata a condividere l’opera di Cristo. Noi accogliamo ai piedi della Croce l’amore di Maria come Madre: Madre del Cristo, il primogenito di ogni creatura e Redentore del mondo, madre nostra. Il suo amore per il Figlio si riversa su di noi. Ella “segue sempre l’opera del suo Figlio e va verso tutti coloro, che Cristo ha abbracciato ed abbraccia continuamente nel suo inesauribile amore . . . Amore materno, che la Madre di Dio immette nel mistero della Redenzione e nella vita della Chiesa” (Ioannis Pauli PP. II, Redemptor hominis, 22).

4. Al termine della mia permanenza in questa bella e suggestiva Valle d’Aosta, rendo grazie oltre che a Dio, datore di ogni bene, anche a tutti coloro che hanno favorito il mio soggiorno estivo. La mia gratitudine va al Vescovo di Aosta, Monsignor Ovidio Lari, che per il terzo anno consecutivo mi ha amorevolmente accolto nella sua diocesi.

La vista dei vostri monti, maestosi e svettanti, il profondo silenzio che li avvolge e l’aria purissima che da essi spira, non solo mi hanno liberato dal peso delle fatiche quotidiane, ma mi hanno fatto sentire uno di voi, che quotidianamente vivete in questo naturale tempio di Dio, o che ritemprate, come turisti, le forze spirituali con quelle fisiche.

“Ad montes ut alta spectentur”, bisogna salire, sì, per abbracciare, negli spazi sconfinati, le mirabili opere di Dio. Bisogna salire, per cogliere i reconditi inviti a fare della propria vita una continua ascesa verso le sublimi vette delle virtù umane e cristiane.

Saluto i Confratelli nell’episcopato e i numerosi Sacerdoti qui presenti. A voi, cari fratelli nel sacerdozio, vorrei dire: coraggio, non perdete lo slancio generoso di essere sempre guide entusiaste, illuminate, prudenti e coraggiose, come le numerose guide alpine di cui si gloria la Valle d’Aosta. Le altezze sublimi della vita cristiana esigono che i Sacerdoti, primi fra tutti, posseggano l’arte dell’ascesi verso la santa montagna, che è Cristo. A voi ripeto quanto Dio disse al profeta Elia sul monte Oreb: “Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore” (1 Re 19, 11).

Con il clero della diocesi ricordo anche tutti i Religiosi e le Religiose: tutti e tutte ringrazio per il loro ministero evangelico.

Un pensiero riconoscente va alle Autorità civili e militari: al Presidente della Giunta Regionale, al Sindaco di Valtournanche, agli Amministratori e a tutti coloro che mi hanno assicurato, con competenza e discrezione, un sereno e tranquillo soggiorno.

Desidero ricordare poi, con uno speciale pensiero, gli ammalati, i giovani e i cari Alpini: quelli in servizio e quelli che qui ritornano per rivivere tanti ricordi della loro vita. So che proprio questa cappella votiva è stata costruita sulle prime balze della strada che conduce al Cervino in ricordo degli Alpini del Battaglione Sciatori, che porta il nome di questa montagna. Tutti desidero tener presenti nella preghiera, invocando dal Signore suffragio per i defunti e protezione per i reduci.

Un grazie, a nome mio e di tutti gli appassionati della montagna, rivolgo alle Guide alpine italiane e svizzere, che operano qui e compiono spesso ardue imprese di soccorso e di salvataggio. Un grazie anche ai numerosi maestri di sci, che educano i giovani all’esercizio di una pratica sportiva che, lungi dalla pura competizione, deve armoniosamente formare il corpo e lo spirito.

Un ringraziamento, infine, a tutta la cara popolazione valdostana. Devo dire che mi sono trovato molto bene con voi; che ho apprezzato la vostra cordialità e la vostra delicata ospitalità; che ho trascorso giornate serene nella meditazione e nella preghiera per voi e per tutte le necessità della Chiesa; che ho goduto dei paesaggi stupendi, donati a voi dal Creatore. Voglio dire, ancora, che ho trovato dappertutto i segni dell’antica fede e delle tradizioni religiose dei vostri Padri. Dal passo del Colle del Teodulo, qui di fronte a noi, percorso da pellegrini e da Vescovi, alle cappelle disseminate qua e là, alle croci e alle memorie della Vergine e dei Santi, tutta la vostra terra esprime la fede cristiana, il desiderio di Dio, il gusto della preghiera. Auspico che così sia ancor oggi per tutti voi, mentre faccio voti che mai possiate cadere nella noncuranza della vostra fede o nell’indifferenza religiosa.

I Villeggianti, che numerosi convengono in questa stupenda Valle del Cervino alla ricerca di un benefico ristoro, possano ancora scoprire in voi una popolazione alpina che sappia, come nel passato, mettere sempre al primo posto i valori primari dello spirito.

5. “Benedetta sei tu, Maria!” (Salmo Resp.).
Benedetta perché in Te
si è fatto uomo il Figlio di Dio,
in Te Dio ha preso dimora tra noi.

Benedetta sei Tu “fra tutte le donne”,
perché in Te, figlia di Sion,
siamo stati consegnati al Padre come Figli,
e ai piedi della Croce
Tu ci hai accolti come figli
nel Figlio che a Te è stato dato,
nel sangue della nuova generazione
e delle nuova alleanza,
che Tu per prima hai accolto.

Noi ti diciamo Benedetta,
perché sempre ricorderemo la potenza del Signore,
che ci ha salvato e ci salva.
Benedetta perché tu,
Madre del Redentore,
ai piedi della croce
hai esposto la vita per sollevare il tuo popolo
.

Noi Ti chiediamo ancora,
con fiducia e con affetto,
o Madre di Dio,
di salvarci dall’umiliazione e dall’abbattimento,
affinché possiamo camminare
per i sentieri di Dio con gioia,
con la pace nel cuore,
con la forza della fede.
Tutto quello che chiediamo da te,
auguriamo a noi e a tutti i presenti.

Amen!

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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