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VIAGGIO APOSTOLICO IN POLONIA E UNGHERIA

SANTA MESSA PERI FEDELI DELLA DIOCESI DI PÉCS

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Aeroporto di Pécs - Sabato, 17 agosto 1991

 

1. “Eccomi, sono la serva del Signore”.

Con queste parole l’evangelista Luca termina il racconto dell’Annunciazione: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1, 38).

Rileggiamo il testo ben noto nel corso di questa liturgia, con la quale desideriamo venerare la “Grande Regina degli Ungheresi”, “Magna Domina Hungarorum”.

Esprimo la mia profonda gioia di poter essere con voi, cari fratelli e sorelle, figli di una Nazione sempre particolarmente vicina a me e ai miei connazionali. Sono lieto di poterlo fare in questa città di Pécs, ricca di storia; sono lieto di essere in mezzo a voi come Vescovo di Roma, in adempimento del ministero petrino che mi è stato affidato.

Davanti alla grande regina dell’Ungheria ci uniamo spiritualmente a tutti coloro che - iniziando da Santo Stefano - qui, nella vostra terra, durante tanti secoli e generazioni, “hanno vinto per mezzo del sangue dell’Agnello e grazie alla testimonianza del loro martirio” (Ap 12, 11).

Sono i vostri numerosi Santi e Beati; è tutta l’eredità spirituale di Santo Stefano Re e della sua Corona.

2. Il testo evangelico dell’Annunciazione viene letto spesso nella liturgia e lo conosciamo bene. Oggi lo leggiamo nel contesto dell’Assunzione di Maria.

“La figlia del re è tutta splendore”, proclama la liturgia con le parole del Salmo (Sal 45, 14).

Per abbracciare con lo sguardo della fede l’apparizione di Colei che “è tutta splendore”, per guardare con la mente e col cuore verso la Donna “vestita di sole” (cf. Ap 12, 1), dobbiamo prima avere davanti agli occhi l’umile Vergine di Nazaret, il cui nome è Maria, Miriam.

3. Questa nuova via ha inizio nelle parole di Maria: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”.

È la via della fede, che nell’enciclica Redemptoris Mater ho cercato di spiegare: è la via che attraversa la notte di Betlemme, la fuga e il ritorno dall’Egitto e, poi, gli anni della vita nascosta con Gesù a Nazaret. Dopo ciò inizia una fase nuova; dal Battesimo di Gesù al Giordano, fino alla Croce sul Golgota, ultima parola della Buona Novella sigillata dalla testimonianza della Risurrezione. Infine, la Pentecoste a Gerusalemme: inizia il tempo della Chiesa, nel quale Cristo continua ad essere presente con i suoi discepoli e con l’intero Popolo di Dio della Nuova Alleanza. Con questo Popolo è anche Maria che, sotto la Croce, è stata affidata dal Redentore al discepolo prediletto quale Madre di tutti i discepoli di Cristo sulla terra.

Maria è la prima tra i discepoli di Cristo; cammina davanti ad essi, conducendoli verso il Figlio.

Per Mariam ad Iesum: l’autentica devozione a Maria non separa i cristiani, ma li unisce tra loro. Con tutto il cuore auspico che il culto della Beata Vergine, nella vostra regione, costituisca un punto di convergenza tra cattolici e protestanti.

“Perché non guardare a lei tutti insieme come alla nostra Madre comune, che prega per l’unità della famiglia di Dio e che tutti “precede” sulla terra nel lungo corteo dei testimoni della fede nell’unico Signore, il Figlio di Dio, concepito nel suo seno verginale per opera dello Spirito Santo?” (Ioannis Pauli PP. II,  Redemptoris Mater, 30).

4. La Donna vestita di sole esprime in modo simbolico l’Assunzione di Maria in Cielo, e la “corona di dodici stelle (cf. Ap 12, 1) parla della sua incoronazione nel contesto escatologico di quel “nuovo cielo” e di quella “nuova terra” (cf. Ap 21, 1), che Dio prepara per i suoi eletti.

Nello stesso tempo, la descrizione dell’Apocalisse ritorna, per così dire, agli inizi. Essa parla di una donna incinta, che sta per dare alla luce un figlio. Parla delle doglie del parto e di una lotta; della lotta preannunciata dal libro della Genesi: “Io porrò inimicizia tra te e la donna” (Gen 3, 15). Il nemico è lo stesso di allora. L’Apocalisse lo chiama “drago” (Ap 12, 3), “il serpente antico” (Ap 12, 9) e ancora “il diavolo e satana” (Ap 12, 9).

Preannunziate nel Protovangelo, l’inimicizia e la lotta si estendono lungo tutte le generazioni. In tale lotta la “Serva del Signore”, la fanciulla di Nazaret, la “Donna” dell’Apocalisse diventa - quale Madre del Redentore - la Chiesa-Madre. Infatti, in Maria, già gli antichi Padri hanno riconosciuto il “tipo” della Chiesa, e così ha fatto anche il Concilio Vaticano II (Lumen gentium, 63)

5. Immagine drammatica è quella della lotta delineata dall’Apocalisse. Lotta di dimensioni cosmiche che si incentra sulla Madre a causa del Figlio e si estende alla Chiesa che, quale Madre, dà alla luce i figli a somiglianza di Maria.

Nella terra ungherese, nella vostra terra, la Chiesa ha sperimentato questa lotta; ne ha fatta l’esperienza nel corso della storia, ad esempio, col pericolo dei Turchi ottomani, ma l’ha sperimentata in modo particolare durante il nostro secolo.

Come non ricordare le passate e recenti persecuzioni! Attaccata dagli eserciti ottomani, la società del “Regno Mariano” crollò: intere popolazioni vennero decimate, e d’improvviso diventò difficile poter vivere secondo i dettami del Vangelo.

Nell’ultimo quarantennio, poi, una ferrea organizzazione ha imposto alla Nazione una pseudo-cultura atea, volendo farne una forma di vita. E a queste forze esterne, scatenate contro la Donna e suo Figlio, si aggiungeva anche l’inclinazione al male, il germe dell’inimicizia verso il regno di Dio, che corrode lo spirito umano trascinando purtroppo anche i credenti verso il baratro dell’infedeltà e del peccato. Così, la lotta di cui parla l’Apocalisse si sviluppa soprattutto nel cuore dell’uomo: per questo è necessaria una sempre più radicale conversione.

6. Ma eccoci ora, dopo lunghi anni di sofferenza e di prove dinanzi a Colei che i vostri antenati hanno chiamato “Magna Domina Hungarorum”. A Lei rivolgiamo, come l’angelo a Nazaret, il nostro saluto: “Ti saluto, o Piena di grazia, il Signore è con te” (Lc 1, 28). “Benedetta tu fra le donne” (Lc 1, 42).

“Ave Maria”, pregavano i vostri Padri stampando sulla bandiera l’immagine della Vergine. “Ave Maria”, ripetevano imprimendo sul loro sigillo la sua effigie. “Ave Maria”, invocavano ancora quando fissavano sul conio delle vostre monete d’oro e d’argento, un tempo tanto apprezzate, l’icona della “Patrona dell’Ungheria”.

“Nostra Regina Beatissima e Madre, nostra antica Padrona”: questo era il canto che sosteneva il cammino dei pellegrini verso i Santuari mariani.

Più efficace ancora era la lode mariana che essi elevavano a Maria con la loro vita. La società aveva scelto di servire Iddio con fede coerente ad imitazione della Vergine, rispettando la volontà divina nel matrimonio indissolubile, nell’amorosa accoglienza della prole, dono del Signore, e nella santificazione della domenica. La devozione alla Madonna, quindi, come l’osservanza della dottrina cristiana, non erano una aggiunta puramente sentimentale alla tradizione; costituivano, piuttosto, un saldo punto di riferimento, che poneva al centro di tutto Dio, sorgente dell’eterna salvezza, in un rapporto di costante e fedele comunione con la Chiesa.

“Ave Maria”: ti salutiamo anche oggi, celeste Madre di Dio, uniti a quanti nei periodi della persecuzione non hanno cessato di rivolgersi al tuo patrocinio con la preghiera del rosario, animati da viva speranza.

Nel nome di Maria, rivolgo un cordiale saluto a tutti voi, carissimi fratelli e sorelle, raccolti in quest’aeroporto per la celebrazione dell’Eucaristia. Un particolare ricordo al vostro Pastore, il venerato fratello Monsignor Mihaly Mayer, che ringrazio per le calde espressioni di benvenuto. Un deferente omaggio al vescovo emerito di questa Diocesi, Monsignor Jozsef Cserhati, e a tutti i Presuli presenti, tra i quali Mons. Antal Jakob, Vescovo emerito di Alba Julia, rigoroso testimone della fede e della Chiesa, nonché Mons. Lajos Bálint, Arcivescovo di Alba Julia e Mons. János Pénzes, Vescovo di Subotica. Saluto, inoltre, le Autorità intervenute; i Sacerdoti, i Religiosi e le Religiose, i componenti del laicato cristiano, con un particolare pensiero per coloro che provengono dai Paesi vicini: ungheresi, austriaci, croati, sloveni e tedeschi.

In questa città, che rappresenta la grande tradizione cristiana dell’Ungheria, rivolgo un particolare saluto a voi, fratelli e sorelle ungheresi che vivete all’estero.

Nella vostra patria, ormai libera, vi incontrate col successore di Pietro e vi unite in preghiera anche ai vostri fratelli connazionali. Vi ringrazio perché per decenni avete mantenuto salda la vostra fede e i vostri ideali e siete rimasti fedeli al nobile patrimonio spirituale e culturale della patria. Custodite la fede. La benedizione di Dio accompagni tutti voi.

Un cordiale saluto rivolgo ai pellegrini austriaci. Un saluto fraterno rivolgo ai Vescovi austriaci nonché ai sacerdoti e religiosi. Con voi saluto tutto il popolo austriaco, la cui storia è stata in stretto rapporto con l’Ungheria, soprattutto tramite la fede cristiana, che era anche caratterizzata da una profonda venerazione verso la beatissima Madre di Dio. Di cuore saluto Monsignor Ciril Kos, Vescovo di Djakovo e Srijem e i cari fratelli croati che sono venuti per pregare assieme ai loro amici ungheresi e rinnovare così gli stretti legami fraterni e cristiani che sempre sono esistiti fra i due popoli. Che Dio vi conceda il bene di una pace duratura in un’Europa unita, alla quale potete apportare il vostro fruttuoso contributo.

Cordialmente saluto i cari pellegrini provenienti dalla Slovenia. Carissimi, la vostra fede cristiana fu attraverso i secoli il fondamento della vostra cultura. Conservate e sviluppate con animo grato la cultura dei vostri antenati, che è dono per il vostro popolo. Che Dio vi benedica e vi conceda la pace! Solamente la pace vi garantisce una convivenza fraterna con i popoli confinanti e la tutela della vostra tradizione cristiana.

Saluto cordialmente il Cardinale Kuharic, Arcivescovo di Zagabria, e gli altri Vescovi venuti dalla Croazia insieme con numerosi fedeli.

Ancora una volta assicuro che sono vicino alle vostre legittime aspirazioni rinnovando il mio appello alla comunità internazionale affinché vi aiuti in quest’ora difficile della vostra storia. Confido di poter un giorno non lontano venire da voi.

Cari fratelli e sorelle provenienti dalla Germania, il mio saluto più cordiale a tutti voi che siete giunti qui per incontrare qui a Pécs il Successore di Pietro. Voi siete oggi chiamati ad assumervi un compito di collegamento, una funzione di ponte tra i popoli dell’Europa centrale ed orientale. Noi tutti conosciamo la necessità di un rinnovamento spirituale dell’Europa. Cogliamo le occasioni opportune che i cambiamenti avvenuti in questi Paesi ci hanno offerto! Un’Europa senza confini potrebbe essere l’inizio per una riscoperta dei valori essenziali per una vita nella dignità e nella libertà.

Liebe schwestern und Brüder aus der Bundesrepublik Deutschland! Herzlich grüsse ich Euch, die Ihr gekommen seid, um hier in Fünfkirchen, der stadt altehrwürdiger ungarisch-deutscher Tradition, dem Nachfolger Petri zu begegnen. Ihr seid heute neu gerufen die Brüchenfunktion zu den Völkern Mittelund Osteuropas wahrzunehmen. Wir alle wissen um die Notwendigkeit der geistigen Erneuerung Europas. Nehmen wir die Chance wahr, die uns die Veränderungen in diesen Ländern gebracht haben! Ein Europa ohne Grenzen möge der Anfang sein für ein Leben in Würde und Freiheit.

A questo punto vorrei salutare cordialmente gli ungheresi di lingua tedesca. Cari fratelli e sorelle ungheresi di madrelingua tedesca!

La storia e la cultura del vostro popolo sono strettamente legate con la fede cristiana. In questo tempo agitato e non facile della ricostruzione di una nuova società nel vostro Paese, desidero ricordarvi, come uno speciale testamento, la parola di Maria: “Fate quello che egli vi dirà” (Gv 2, 5). Possa Maria, “Patrona Hungariae”, essere protettrice presso il Signore per voi e per i vostri familiari, sì, per tutti gli Ungaro-Tedeschi, affinché conserviate la fede cristiana, e possiate testimoniarla e trasmetterla. Sia lodato Gesù Cristo!

Liebe ungarische schwestern und Brüder deutscher Muttersprache! Die Geschichte und Kultur Eures Volkes ist eng mit dem christlichen Glauben verbunden. In dieser bewegten Zeit des Wiederaufbaus einer neuen Gesellschaft in Eurem Land lege ich Euch Marias Wort als besonderes Vermächtnis ans Herz: ”Was er euch sagt, das tut“. Möge Maria, die ”Patrona Hungaria“, Euch und Euren Angehörigen, ja, allen Ungarn Deutschen, Fürsprecherin beim Herrn sein, damit Ihr den christlichen Glauben bewahrt und ihn auch im Alltag bezeugt und weitergebt. Gelobt sei Jesus Christus!

7. “Ti saluto”, o Maria.

Sono lieto, fratelli e sorelle, di rinnovare questo saluto insieme a voi. È la prima volta che il Successore di Pietro può farlo in terra ungherese.

Le dure prove, diventate parte della storia della vostra Nazione e della Chiesa in questo secolo, confermano la verità dell’immagine dell’Apocalisse. È un’immagine simbolica, ma nello stesso tempo tanto realistica!

Essa contiene il realismo della lotta spirituale, lotta ultima e definitiva che tuttavia sempre più si prolunga intrecciandosi nell’intera storia dell’uomo sulla terra, nella storia delle nazioni e delle comunità.

La stessa immagine contiene, inoltre, il realismo della vittoria, della vittoria definitiva come pure di tutte le vittorie spirituali immediate che segnano l’esistenza degli uomini e dei popoli.

Ecco, “ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo” (Ap 12, 10).

Si è compiuta la salvezza. Tu, Vergine di Nazaret, Magna Domina Hungarorum, non ne sei stata forse consapevole sin dall’inizio?

Magna Domina Hungarorum . . . Regina degli Ungheresi e dell’Ungheria, salva questo popolo che s’affida a te.

Amen!

Al termine della Santa Messa, prima della benedizione finale, Giovanni Paolo II ha pronunciato le seguenti parole in lingua italiana.

Maria, Regina Hungarorum,
ti ringraziamo per averci accolto oggi
in questa grande comunità eucaristica.
Sei Patrona degli ungheresi
e perciò ti affidiamo tutti gli ungheresi
che vivono in patria e all’estero.

Qui, in questa città di Pécs,
 ti ringraziamo per la fondazione della prima università
in terra ungherese nel secolo XIV
e poi di tutte le altre scuole dei diversi gradi,
scuole che hanno avuto come iniziatori
anche gli Ordini religiosi.

Molte di queste scuole
sono state chiuse ed eliminate
in questo tempo che già si chiama passato.
Adesso ritornano, si riaprono,
come si riaprono anche i seminari,
anche in questa Diocesi di Pécs.

Tu che sei la Madre,
benché ti chiamiamo Domina, Magna Domina,
tu che sei la Madre,
tu sai bene come è importante
per ogni comunità nazionale l’educazione,
la scuola e le università,
come è importante questa formazione religiosa
per la Chiesa e per tutte le comunità religiose.

Ti chiamiamo qui Madre
Magna Domina Hungarorum,
ma pensiamo a tutti gli altri popoli europei,
anche qui rappresentati.
Il nostro Continente è una grande comunità,
una grande casa di tanti popoli
e la nostra preghiera,
anche in questa comunità di oggi,
è la preghiera per una convivenza
non solamente pacifica ma anche armoniosa,
che costituisca una vera comunità dell’amore,
civiltà dell’amore.

Allora ti preghiamo
e domandiamo a noi stessi, a tutti noi,
specialmente a quelli che sono più responsabili,
che siano rispettati i diritti delle persone
e i diritti dei popoli e delle nazionalità
che così si faccia una armoniosa, pacifica,
domestica convivenza dei popoli nel nostro Continente.

Con questa preghiera,
o Madre Magna Domina Hungarorum,
ci prepariamo a ricevere
attraverso la tua intercessione la benedizione della Santissima Trinità
per coronare la nostra partecipazione eucaristica.

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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