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VIAGGIO APOSTOLICO IN POLONIA E UNGHERIA

DIVINA LITURGIA DI RITO BIZANTINO

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Spianata antistante il Santuario di Máriapócs
Domenica, 18 agosto 1991

 

1. “Beato il grembo che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!” (Lc 11, 27).

Fra la folla che circonda Gesù si leva la voce di una donna. È a Lui che si rivolge: esprime gratitudine per il bene che Egli fa, per la verità che proclama. per la Buona Novella.

Nello stesso tempo la voce si rivolge alla Madre di Gesù, la quale non sta fisicamente fra la folla, eppure c’è . . . è presente in Lui. La madre vive sempre nel figlio suo.

Maria ha vissuto in Cristo: in quanto uomo era suo Figlio e, come tale, portava in sé l’eredità della Madre. Le somigliava. Il legame che si era creato tra il Figlio e la Madre quando Maria lo portava sotto il cuore, nel suo grembo, perdurava in entrambi:

“Beato il grembo . . .”.

Non l’aveva forse già preannunziato lo Spirito Santo con le parole stesse di Maria: “Tutte le generazioni mi chiameranno beata” (Lc 1, 48)?

2. Nel corso del mio pellegrinaggio in terra ungherese, sono giunto in questo luogo dove la predizione evangelica trova di generazione in generazione una sua attuazione tutta particolare.

Con quante labbra, in quante lingue la beatitudine del Vangelo di Luca è stata pronunziata nel susseguirsi delle generazioni?

“Beato il grembo che ti ha portato!” (Lc 11, 27).

“Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!” (Lc 1, 42). La ripeto anch’io con voi nel giorno del tradizionale grande pellegrinaggio, mentre venero con intima gioia l’icona della Vergine Madre di Dio, la cui effigie originale è custodita nel Duomo di Santo Stefano a Vienna.

E nel nome di Maria saluto tutti voi, abitanti di questa Città e pellegrini d’Ungheria e di altre Nazioni vicine. Rivolgo un fraterno pensiero a Monsignor Szilard Keresztes, Vescovo della Diocesi di Hajdudorog per i cattolici di rito bizantino di tutta l’Ungheria, e lo ringrazio per le cortesi parole che mi ha indirizzato all’inizio della celebrazione. Saluto Monsignor Istvan Seregély Arcivescovo di Eger, nel cui territorio è situata Máriapócs, e gli altri presuli presenti. Saluto i sacerdoti, i religiosi e le religiose, i laici, particolarmente gli ammalati e i giovani.

Desidero inoltre salutare calorosamente i pellegrini giunti dai Paesi vicini: ungheresi, ucraini, slovacchi, ruteni e rumeni. Saluto con particolare affetto i pellegrini ungheresi giunti dalle Nazioni e dai villaggi vicini per incontrare con i loro fratelli ungheresi il Successore di San Pietro. Oggi il compito di ciascuno di voi è quello di usare la libertà conquistata secondo le leggi dell’amore e secondo i fini della vita cristiana, in un rapporto di reciproca amicizia con tutti i cristiani e con tutte le Nazioni. Rimanete fedeli alle vostre eredità spirituali! Difendete la vostra fede! Dio vi benedica!

Di tutto cuore saluto i fedeli venuti dall’Ucraina. Carissimi, la vostra testimonianza di fede, che avete data per decenni a tutto il mondo, accettando anche persecuzioni e gravi discriminazioni, conferma la convinzione cristiana, secondo la quale la fede e il cristianesimo non potranno mai essere distrutti. Che la vostra testimonianza quotidiana di autentici cristiani continui anche nelle mutate circostanze. Ora è importante convivere in pace con tutti i cristiani e gli uomini di buona volontà. Che la Madonna di Máriapócs interceda sempre per voi!

Rivolgo anche un particolare saluto a Mons. Ján Hirka, Vescovo di Presov dei Cattolici di rito bizantino, Mons. Alojz Tkác, Vescovo di Kosice e a tutti i fedeli slovacchi che sono venuti a pregare con i loro fratelli ungheresi. La storia dei vostri due popoli vi ha uniti nel passato. Preghiamo affinché l’unità e il rispetto reciproco siano le caratteristiche che costituiranno la vostra vita anche nel futuro. Come cristiani dobbiamo sempre rispettare i diritti e la cultura propria degli altri. Che Dio benedica il popolo slovacco che eccelle sempre per la sua tolleranza verso gli altri.

Cordialmente saluto Mons. Ivan Semedi, Vescovo di Mukacevo degli Ucraini, gli Ausiliari: Mons. Ivan Marghitych, Mons. Josyf Holovach e i carissimi pellegrini ruteni, che sono venuti in questo antico santuario della Madonna a Máriapócs. Che la Beatissima Vergine vi accompagni nel vostro pellegrinaggio su questa terra. La vostra grande tradizione mariana, che avete in comune con il popolo ungherese, vi unisca sulla strada della pace e del comune patrimonio cristiano.

Cordialmente saluto anche il Cardinale Alexandru Todea, Arcivescovo di Fagaras e Alba Julia, o Vescovi e i pellegrini di lingua rumena. Voi siete venuti al Santuario di Máriapócs da altri Paesi. Che la Beatissima Vergine vi protegga nel vostro difficile cammino dopo tanti anni di repressione. La libertà di coscienza e di religione, che voi avete ricuperato, vi permette di vivere una vita quotidiana autentica, in buoni rapporti con tutti i cristiani e tutti i popoli, nonché con le minoranze etniche nel vostro Paese, che attraverso tutta la storia ha dato esempio di tolleranza e di promozione delle altre culture.

Sono lieto di incontrarvi in questo luogo sacro, prendendo parte al vostro pellegrinaggio. Molti di voi hanno dovuto affrontare un lungo viaggio, superando anche frontiere, per giungere fin qui ed unirsi a fratelli e sorelle ungheresi, come pure a tante persone di altre Nazioni, qui convenute per venerare la Vergine Maria. Tutti i Santuari della Madonna sono luoghi di pace e di riconciliazione. Per voi e per i vostri connazionali chiedo alla Vergine Santa che questo incontro sia incentivo e stimolo a reciproca comprensione e costruttiva collaborazione: tra voi ci sono persone che parlano lingue differenti e vivono in culture diverse, ma appartengono pur sempre alla stessa grande famiglia umana.

Due anni or sono, nel Messaggio per l’annuale Giornata della pace, ho sottolineato il diritto delle minoranze ad esistere a preservare la propria cultura, ad usare la propria lingua e ad avere relazioni con i gruppi che hanno un’eredità culturale e storica comune, pur vivendo su territori di altri Stati (cf. Giovanni Paolo II, Messaggio per la Giornata della Pace, , 5ss).

Voglia Iddio concedere ai figli di questa Terra ed a quelli dei paesi vicini la nobiltà d’animo necessaria per rispettare sempre questi fondamentali diritti, così che col contributo generoso di tutti sia possibile costruire attivamente una pace resa più ricca dall’apporto delle legittime differenze di ciascuno.

“Beato il grembo che ti ha portato!” (Lc 11, 27).

“Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!” (Lc 1, 42).

3. Questa beatitudine, proclamata da una donna fra la folla che circondava Gesù, è indirizzata prima di tutto a Lui: concerne la Madre soltanto in considerazione del Figlio.

Nei santuari mariani, in realtà, è il Figlio a venir glorificato in modo particolare. La Madre, per così dire, “si cela” tutta intera nel suo mistero: nel mistero divino di cui parla l’Apostolo nella lettera ai Filippesi.

Gesù Cristo, “pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce” (Fil 2, 6-8).

E Maria ha preso parte profondamente a questo Mistero. Sin dal momento dell’Annunciazione, sin dalla nascita nella notte di Betlemme ha preso parte, mediante la fede, al grande Mistero della “spoliazione” del Figlio di Dio il quale, come suo Figlio simile agli uomini, ha assunto la condizione di servo.

Anche molti di voi, carissimi fratelli e sorelle, unitamente all’intera Chiesa Cattolica di rito bizantino, hanno dovuto prendere sulle proprie spalle la croce di Cristo nei duri anni della persecuzione. Vescovi, sacerdoti, religiosi e laici hanno sofferto per la fede cristiana e per l’attaccamento alla loro Chiesa. Oggi, tutti insieme, sulla piazza di questo Santuario, nell’unica chiesa di rito bizantino cattolico che poté legittimamente sopravvivere durante la persecuzione, noi vogliamo ringraziare Dio per i doni di grazia, che ha continuato ad elargirvi anche nel tempo della sofferenza.

Ora che quell’oscuro periodo è finito, celebrando l’Eucaristia nella stupenda Liturgia di san Giovanni Crisostomo, a testimonianza della ricca varietà della Chiesa, nella quale s’incontrano e s’arricchiscono a vicenda le tradizioni dell’Oriente e dell’Occidente, noi esprimiamo la certezza che le sofferenze dei martiri saranno per tutti incitamento e sprone a nuovo impegno di vita cristiana.

In questo santuario della Beatissima Vergine vorrei fiduciosamente implorare la grazia provvidenziale della Santissima Trinità: voglia aiutare le Chiese ortodosse di differenti tradizioni. L’Europa si trova alla soglia di una nuova era, nella quale l’invito urgente all’unità è il fenomeno più appariscente. È questo un invito alle Chiese autocefale e alle altre Chiese perché cerchino la riconciliazione fra di loro.

Con questa intenzione eleviamo la nostra preghiera alla Vergine Addolorata, a Colei che seppe resistere impavida accanto al Figlio fin sotto la Croce.

La via della fede ha condotto Maria a seguire Cristo sino alla Croce, dove Egli “umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte”.

E questa via Maria l’ha percorsa interamente mediante la fede e il suo amore materno. Ha avuto in sé gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù (cf. Fil 2, 5), nel suo Redentore.

4. Quando visitiamo i santuari mariani lo facciamo per ubbidire alle parole pronunciate da Gesù in risposta alla donna: “Beati . . . coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano” (Lc 11, 28).

Tali parole si riferiscono in primo luogo a Maria e trovano il pieno compimento in Lei che, come insegna il Concilio, “avanzò nella peregrinazione della fede e serbò fedelmente la sua unione col Figlio” (cf. Lumen gentium, 58).

Le parole di Gesù si riferiscono anche a noi, impegnandoci all’ascolto della parola di Dio e all’osservanza di ciò che in essa ci viene richiesto. Desideriamo anche noi, pellegrini in questo luogo, avere Maria come “guida” materna sulla via di questa fede operosa, sulla via che conduce a Cristo. Desideriamo anche noi avere gli stessi sentimenti che furono in Lei, come erano stati nel Figlio.

5. Con i suoi stessi sentimenti vogliamo riflettere sulla nostra realtà quotidiana, sulla condizione delle nostre Comunità in questo particolare momento storico.

Maria Madre amorosa che stringe tra le braccia il divin Figlio accordi a questa Nazione il rinnovamento e il rinvigorimento della società e della vita familiare, “uno dei beni più preziosi dell’umanità” (cf. Giovanni Paolo II, Familiaris consortio, 1). Guidi le famiglie a costruire su Cristo, centro di ogni umana esistenza, la fedeltà e la stabilità dei loro progetti; le aiuti a poggiare sull’amore la loro specifica missione nel mondo e nella Chiesa.

“Dio è amore” (1 Gv 4, 8): creando l’uomo a sua immagine ha inscritto nel suo essere l’esigenza spirituale dell’amore, fondamentale e nativa vocazione di ogni essere umano (cf. Ivi, 11). Ma l’amore, di cui parla il Salvatore, non è certamente quello del mondo. Amare, per il cristiano, significa aprirsi agli altri, accettare l’altro come parte di sé; significa dare gratuitamente se stesso all’altro per aiutarlo a realizzarsi pienamente.

Non ama Cristo la sua Chiesa così? Non ha Egli dato tutto se stesso per renderla santa (cf. Ef 5, 25-33)? Nella famiglia, attraverso il matrimonio cristiano, i coniugi realizzano la loro missione di amore attingendo freschezza alla sorgente inesauribile del cuore di Cristo. Nell’umile famiglia di Nazaret essi riconoscono il modello della loro crescita quotidiana nel servizio e nell’accoglienza; da essa imparano ad esprimersi in un’esistenza semplice e feconda, attenta sempre alle grandi attese e prospettive dell’umanità.

6. “L’uomo e la donna secondo la volontà di Cristo - ho scritto nella Familiaris consortio - si impegnano totalmente l’uno verso l’altra, fino alla morte. La donazione fisica totale sarebbe menzogna, se non fosse segno e frutto della donazione personale totale, nella quale tutta la persona, anche nella sua dimensione temporale, è presente: se la persona si riservasse qualcosa o la possibilità di decidere altrimenti per il futuro, già per questo essa non si donerebbe totalmente” (Giovanni Paolo II, Familiaris consortio, n. 11).

Nessuno dunque, nemmeno lo Stato, può rompere il vincolo dell’amore. Per questo, quando si è contratto il matrimonio secondo le leggi della Chiesa, il vincolo sacro sussiste e perdura nonostante l’eventuale divorzio civile, e lega fra loro i coniugi fino alla morte.

Stupenda e misteriosa sorgente di vita è l’amore vero che, mentre conduce gli sposi a quella profonda reciproca “conoscenza” che li fa “una carne sola” (cf. Gen 2, 24), non si esaurisce all’interno della sola coppia, ma la apre verso gli altri: i figli, i familiari, la società. In tal modo i coniugi diventano cooperatori di Dio nel costruire una nuova società in cui siano veramente accolti, tutelati, difesi e promossi i diritti dell’uomo, la vita di ogni persona umana.

In particolare dal loro reciproco amore sgorga la vita del figlio, segno permanente della loro unità coniugale e sintesi straordinaria della loro paternità e maternità.

E col figlio i genitori ricevono da Dio una nuova responsabilità che allarga la missione della famiglia! L’aborto non è forse la morte di un vitale mistero di amore? Non vi sembri fuori luogo il mio pressante appello a rileggere, in proposito, la Lettera Pastorale che i vostri Vescovi hanno indirizzato, nel 1956 alla Nazione magiara, e il cui contenuto mantiene ancor oggi una tragica attualità.

7. Il cammino della vita familiare non è scevro di difficoltà e di rischi. Voi coniugi lo sapete bene. Ma, se avete fede, sapete anche di non essere soli. C’è Dio accanto a voi, che non lascia mancare l’aiuto della sua grazia a chi lo invoca con fiducia nella preghiera e nella pratica costante dei sacramenti.

Di una cosa, però, dovete essere convinti: se è necessario impegnarsi nelle diverse incombenze materiali, ancora più necessario è crescere spiritualmente nel contatto con Cristo, ascoltando la sua Parola e mai abbandonando la sua legge. Interessi terreni ed aspirazioni spirituali non si escludono reciprocamente, ma hanno bisogno di essere armonizzati ed integrati. Il Vangelo vi ammonisce (cf. Lc 10, 38-42) di non lasciarvi totalmente assorbire dalle attività materiali. Di fronte a Marta, affaccendata in molti servizi, Maria, seduta ai piedi del Maestro in ascolto delle sue parole, “ha scelto la parte migliore” (Lc 10, 42).

Con tali parole Gesù intendeva sottolineare quanto sia importante per i cristiani, desiderosi di animare la propria famiglia con amore soprannaturale, il consacrare a Dio tempo ed attenzione nella preghiera personale e liturgica.

Anche sotto questo aspetto la Vergine Santissima resta il modello più alto: “Meditando nel suo cuore” (cf. Lc 2, 19) i doni di Dio, essa affida ogni problema al cuore misericordioso del suo Figlio: “Non hanno più vino” (cf. Gv 2, 3) dice al Figlio durante le nozze di Cana. “La Vergine Maria - ho scritto concludendo la Familiaris consortio - come è Madre della Chiesa, così anche sia la Madre della “Chiesa domestica” e, grazie al suo aiuto materno, ogni famiglia cristiana possa diventare veramente una “piccola chiesa”, nella quale si rispecchi e riviva il mistero della Chiesa di Cristo.

Sia Lei, l’Ancella del Signore, l’esempio di accoglienza umile e generosa della volontà di Dio; sia Lei, Madre Addolorata ai piedi della Croce, a confortare le sofferenze e ad asciugare le lacrime di quanti soffrono per le difficoltà delle loro famiglie” (n. 86).

8. Maria fu presente sul Calvario, in atteggiamento di silenziosa partecipazione, nell’ora della prova e della morte di Cristo. Con Lei ci accostiamo al mistero della Croce. E le parole dell’Apostolo dei Gentili, nella Lettera ai Filippesi, ci aprono alla pienezza del mistero di Cristo. Dopo la “spoliazione” del Figlio di Dio in forma umana, dopo l’“umiliazione” mediante la Croce, risuona nell’inno paolino l’“esaltazione” e la gloria di Cristo:

“Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore; a gloria di Dio Padre” (Fil 2, 9-11).

Maria, Colei che “si è scelta la parte migliore” (cf. Lc 10, 42), porta in sé un riflesso significativo della gloria del Figlio. Come durante il cammino terreno L’ha accompagnato inseparabilmente - Socia Christi - nella spoliazione ed umiliazione, così anche ora partecipa alla sua esaltazione.

E questa esaltazione della Madre mediante la partecipazione alla gloria del Figlio, sono tutti i fedeli ungheresi a proclamarla: Magna Domina Hungarorum.

La proclamano nel corso di tante generazioni!

Veramente “beato il grembo che ti ha portato”!

“Benedetta fu tra le donne”!

Benedetta Colei che “ha accolto il Verbo” e L’ha conservato maternamente per noi tutti!

È la Madre: sua e nostra, di generazione in generazione!

Amen!

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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