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CELEBRAZIONE EUCARISTICA CON L'AZIONE CATTOLICA ITALIANA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Piazza San Pietro - Sabato, 21 settembre 1991

 

1. “Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti” (Mc 9, 35).

Le parole di Gesù, proclamate nel corso di questa celebrazione liturgica che conclude l’incontro nazionale dell’Azione Cattolica Italiana, assumono un significato particolarmente ricco e penetrante. Diventano un invito personale, un programma di vita per ciascuno e per ciascuna di voi che mi ascoltate. Esse ripropongono nella sua esigente essenzialità il messaggio della Croce, che “è stoltezza per quelli che vanno in perdizione, ma per quelli che si salvano, per noi, è potenza di Dio” (1 Cor 1, 18). È necessario mettersi ancora una volta in ascolto di questo messaggio nel quale culmina e si realizza il mistero della Redenzione.

È necessario soprattutto per chi vuol offrire con la propria vita una risposta più generosa all’impegno apostolico che scaturisce dal Battesimo.

Voi, carissimi fratelli e sorelle, membri dell’Azione Cattolica, avete fatto questa scelta. Entrando nelle file dell’Associazione, voi avete deciso di porvi a viso scoperto dalla parte di Cristo, avete deciso di seguire fino in fondo Colui che è stato “consegnato nelle mani degli uomini”, è stato ucciso, ma “dopo tre giorni” è risuscitato.

A voi, dunque, Egli oggi si rivolge con intenzione del tutto particolare. Insieme con lui, e quasi interpretandone i sentimenti, a voi si rivolge pure colui che, chiamato a rappresentarlo sulla terra, molto conta sul generoso apporto del vostro entusiasmo e della vostra dedizione.

2. Carissimi giovani dell’Azione Cattolica, benvenuti a Roma presso la tomba gloriosa dell’apostolo Pietro! Vi accolgo tutti con gioia, vi abbraccio con affetto, vi esprimo la mia riconoscenza per il calore della vostra partecipazione.

Ringrazio il vostro Assistente Ecclesiastico Generale, il carissimo Monsignor Salvatore De Giorgi, per le parole rivoltemi e saluto con stima il Presidente della vostra Associazione, l’Avvocato Raffaele Cananzi, i suoi collaboratori, gli Assistenti Ecclesiastici diocesani, i Sacerdoti, i Religiosi e le Religiose e quanti con grande dedizione si consacrano alla vostra formazione.

Rivolgo uno speciale pensiero al Cardinale Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, al Cardinale Presidente della CEI, la Conferenza Episcopale Italiana, a tutti i Vescovi presenti, a voi, famiglie e coppie cristiane, attivamente impegnate nell’Azione Cattolica. E non posso non salutare in maniera tutta speciale voi, carissimi fanciulli e fanciulle dell’Azione Cattolica Ragazzi, che recate a questo incontro la freschezza del vostro entusiasmo.

3. Voi oggi, cari amici, siete radunati qui per rinnovare l’impegno che vi anima ad offrire voi stessi “per la vita del mondo”: è importante allora che fissiate gli occhi del cuore su Gesù, unico vero Maestro di sapienza eterna. Egli vi ripete il suo invito a seguirlo e la vostra risposta deve essere generosa, libera, coraggiosa, per nulla condizionata dalle molteplici tentazioni del mondo presente.

La singolare forma di ministerialità della vostra Associazione ecclesiale vi pone a servizio dell’intera Comunità cristiana e del Paese. Il vostro servizio sia umile; sia un dono senza riserve di voi stessi ai fratelli, sia un cercare quell’“ultimo posto” di cui parla il Vangelo. Essere servi di tutti: nella logica del Regno divino questo è l’autentico primato.

4. “Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome - afferma Gesù ponendo un fanciullo nel mezzo - accoglie me” (Mc 9, 36).

Queste parole si riferiscono immediatamente a voi, carissimi fanciulli e fanciulle dell’Azione Cattolica Ragazzi. Ma riguardano anche ciascuno di noi. Nel bambino la vita cresce ed è prorompente la gioia di vivere, per cui accoglierlo - dice il Signore - è accogliere lui stesso, che è l’Autore della vita. È rispettare, amare e coltivare la vita, dono di Dio.

Nel progetto formativo dell’Associazione viene messa giustamente al primo posto l’opera di difesa e promozione del valore della vita, che è valore grandissimo, ma sul quale la società e la cultura contemporanea manifestano un atteggiamento spesso ambiguo e contraddittorio.

Il vostro impegno è oggi urgente più che mai. Assumetelo con forte convinzione e assolvetelo con coraggio, andando, se necessario, contro corrente, come il Giusto del Libro della Sapienza, che non si è lasciato intimidire dalle “insidie” e dagli “insulti”, dalle “minacce e dalle trame” di chi lo considerava scomodo e imbarazzante perché contrario alle sue azioni (cf. Sap 2, 12.17-20).

Si tratta di alimentare con ogni mezzo la cultura della vita; di favorire un’educazione globale che sappia valorizzare l’esistenza di ogni uomo, come dono da offrire e da condividere.

Questo sforzo interessa specialmente voi, famiglie cristiane. Operate in ogni campo e senza sosta perché la vita di ciascun essere umano sia accolta e rispettata in ogni sua fase e momento.

E voi, cari ragazzi e care ragazze, sappiate apprezzare la vostra esistenza. Modellatela sempre sull’esempio di Cristo, perché possiate giungere sino alla piena maturità umana e cristiana. Crescere e maturare: ecco l’itinerario che percorrete nella vostra giovinezza. Crescere e maturare come persone, sviluppando i talenti del corpo e dello spirito; crescere e maturare come cristiani, mirando a diventare santi e testimoni di Cristo. È Cristo il cammino di questa vostra crescita. Egli è la Vita vera ed innestandovi a lui potrete realizzare appieno le aspirazioni più profonde del vostro essere.

Camminate, pertanto, per questa strada, rimanendo in Cristo, Vita del mondo.

5. Carissimi, contemplando lo spettacolo suggestivo che offre questa sera Piazza San Pietro, con la vostra festosa e devota partecipazione alla celebrazione dell’Eucaristia, mi tornano in mente gli analoghi momenti di gioia e di comunione ecclesiale che ho potuto condividere in Polonia, in occasione della recente Giornata Mondiale della Gioventù, con migliaia e migliaia di vostri coetanei, provenienti da ogni Continente. Eravate là presenti anche voi dell’Azione Cattolica: la vostra è stata una presenza massiccia, di ben cinquemila aderenti, preparata con cura attraverso un’intensa catechesi sul tema specifico dell’incontro: “Avete ricevuto uno spirito di figli”. Come non richiamarci ora a quell’esperienza di fede e di speranza vissuta in modo straordinario accanto alla Vergine di Jasna Gora?”.

La Giornata Mondiale dei Giovani ha segnato una tappa fondamentale nel cammino della Chiesa verso il terzo Millennio cristiano. Il messaggio proclamato sul Chiaro Monte deve essere adesso portato dappertutto. Esso è destinato all’intera umanità e voi dell’Azione Cattolica Italiana ne sarete coraggiosi araldi. Annunciate Cristo e il suo Vangelo di speranza con la vostra stessa esistenza. Proclamatelo con le parole e le opere là dove vivete: nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nelle città. Chiunque vi incontra deve poter sperimentare in voi la presenza consolante del Redentore.

Perché ciò avvenga occorre che ci sia costante coerenza tra quel che siete e quel che fate, tra l’essere e l’agire, tra l’identità cristiana e la condotta di vita. Ecco, cari amici, la vostra vera dignità. La dignità di chi risponde con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutte le forze all’appello divino della santità, realizzando la tipica vocazione dei fedeli laici, inseriti nelle realtà temporali e nelle attività terrene. Voi lo sapete bene: Dio vi chiama ad essere santi nel mondo e per il mondo.

Avete dinanzi a voi fulgidi modelli da imitare, come, ad esempio, Pier Giorgio Frassati, che nell’Azione Cattolica si è formato a portare a compimento senza tentennamenti la sua vocazione apostolica, facendosi amico e fratello dei suoi coetanei, a tutti testimoniando un amore totale per Gesù. Come lui e tanti altri ancora, ciascuno di voi può percorrere il medesimo cammino di perfezione evangelica. Vi aiuta in questa ascesa spirituale il “Progetto Azione Cattolica Italiana” dal titolo assai significativo: “È la radice che porta te”. In esso è detto che voi giovani volete “vivere sempre, in ogni stato di vita, secondo lo Spirito, mettendo tutto in relazione a Cristo”.

6. “Sei tu, Signore, il mio sostegno!” (Salmo responsoriale).

L’itinerario della fedeltà e della perseveranza non è senza ostacoli. Per questo la liturgia molto opportunamente invita il credente ad affidarsi, nei pericoli e nelle avversità, al Signore che è la sua difesa. Solo da lui possono venirgli la luce e la forza necessarie per non soccombere nella prova.

Io so - e questo mi è motivo di intima gioia - che voi, cari giovani di Azione Cattolica, volete seguire sul serio il divin Maestro. A tal fine vi siete dati una “Regola di vita spirituale”, che ricupera e ripropone gli itinerari e i sussidi formativi che costituiscono l’eredità più preziosa della vostra Associazione. Facendo tesoro dell’esperienza passata ed attenti alle provocazioni del tempo presente, voi volete costruire l’edificio del vostro apostolato sulla salda roccia dell’adesione a Cristo. Vi preoccupate di mantenere con lui un dialogo costante mediante la preghiera personale, associativa e liturgica, la meditazione e la “lectio divina”, l’assidua frequenza ai sacramenti dell’Eucaristia e della Penitenza. Dall’intimità col Signore nasce la testimonianza della carità. E voi intendete alimentare questa crescita soprannaturale mediante la regolare direzione spirituale, i ritiri e gli esercizi spirituali, la filiale devozione verso la Madonna. A questo proposito, nella Cattedrale di Czestochowa, lo scorso 12 agosto, insieme al vostro Assistente Ecclesiastico Generale, voi avete assunto l’impegno della recita del Rosario. Avete affidato a Maria voi stessi e il vostro desiderio di perfezione.

Nel cammino quotidiano di santificazione vi sono accanto con il consiglio e l’esempio i vostri assistenti spirituali, presso i quali potete trovare in ogni occasione l’aiuto opportuno per crescere nella dimensione dello spirito.

7. Cari giovani, qui come a Czestochowa, rivolgendo i nostri spiriti verso Cristo e la sua Croce, sentiamo riecheggiare nel cuore le tre parole chiave della nostra esistenza: “Io sono”, “Mi ricordo”, “Veglio”. Io sono: “Guardate la Croce - dicevo allora - sulla quale il divino “Io sono” significa Amore, e non dimenticate. Il “sono vicino a te” rimanga la parola chiave della vostra vita”.

E ancora, mi ricordo: “Partendo da qui, facciamo di tutto per conoscere sempre più profondamente Cristo. Sforziamoci di rimanere in contatto intimo con il Vangelo, con la parola del Dio vivo, con la Sacra Scrittura, per conoscere meglio anche noi stessi e per comprendere quale sia la nostra vocazione in Cristo, Verbo Incarnato”.

Ed infine, “Io veglio”: “Io veglio vuol dire mi sforzo di essere uomo di coscienza, in me faccio crescere il bene e cerco di correggermi dal male. Vuol dire inoltre: vedo gli altri; vuol dire amore del prossimo, vuol dire fondamentale solidarietà umana” (cf. Giovanni Paolo II, Discorso durante la Veglia di Czestochowa, 14 agosto 1991).

8. “Sono vicino a te, mi ricordo di te, veglio”. Queste tre “parole” che sul Chiaro Monte della Madonna Nera ho affidato ai giovani credenti di ogni Continente le consegno questa sera anche a voi, giovani dell’Azione Cattolica Italiana. Andate, camminate, come testimoni dell’Amore, sulla strada della santità e dell’eroismo cristiano. Siate pronti a dare la vita per Cristo.

Proclamate senza stancarvi il Vangelo della speranza, portando nel cuore il fuoco dello Spirito Santo. Risplenda in voi quella luce che vi è stata infusa nel Battesimo e nella Confermazione. Siate “luce nel Signore” (Ef 5, 8), consacrando ogni energia alla missione affidatavi, alla “nuova evangelizzazione”, per costruire un mondo rinnovato nella giustizia e nella pace.

L’incomprensione e l’indifferenza, l’insuccesso e le difficoltà non vi fermino mai. A voi - come ha ricordato San Giacomo nella seconda Lettura - è stata donata la sapienza che viene dall’Alto, che conduce a vivere secondo il progetto di Dio.

La solidarietà e la pace, di cui secondo il tema del vostro incontro voi siete chiamati ad essere annunciatori e costruttori, sono doni dello Spirito e scaturiscono dalla carità.

Non si può costruire la pace se non si vive in pace con Dio, con se stessi e col prossimo; se non si sradicano dal cuore “gelosia e spirito di contesa” (Gc 3, 10); se non si domano le “passioni che combattono nelle nostre membra” (cf. Gc 4, 12) e sono le radici più profonde delle “liti” e delle “guerre” che avvelenano la convivenza umana ad ogni livello.

9. Carissimi amici, evangelizzate e testimoniate la carità per annunciare la pace e costruire la solidarietà. Ecco il mio augurio e l’invito che vi rivolgo a conclusione di questa intensa giornata ecclesiale. Si rafforzi tra voi lo spirito di comunione e cresca la collaborazione all’interno dell’Associazione e nelle sue molteplici articolazioni; poggi la vostra azione apostolica sul fondamento sicuro di una sempre più salda e convinta comunione col Papa e con i Pastori. Collaborerete così più direttamente all’unica missione della Chiesa, famiglia di tutti i credenti.

Maria, la Madre della Sapienza, vi accompagni in questo faticoso ma esaltante cammino di vita e di speranza. Sostenga i vostri passi, illumini le vostre scelte; vi insegni ad amare il vero, il bello, il buono, tutto quello che Cristo porta in sé e distribuisce nei nostri cuori attraverso il soffio del suo Spirito.

Umile serva dell’Altissimo, la Madonna sia il vostro più alto modello di adesione piena a Cristo.

Gesù ancor oggi ripete: “Se uno vuol essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti”.

Tu, Signore, che “hai rivelato ai piccoli i misteri del Regno dei cieli” (Canto al Vangelo), aiutaci ad accogliere la tua parola per trovare in essa la vera gioia.

Amen!

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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