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VIAGGIO APOSTOLICO IN BRASILE

MESSA PER I FEDELI DELL'ARCIDIOCESI DI SÃO LUÍS

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Spianata dell'«Aterro do Bacanga» - Lunedì, 14 ottobre 1991

 

1. “Al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno” (Lc 12, 32).

Gesù di Nazaret annuncia l’avvento del regno di Dio sulla terra. È il dono del Padre eterno. È il suo disegno e il suo piano di salvezza. Il mondo è stato creato perché in esso maturasse il Regno di Dio. Il mondo è temporale e transitorio, il Regno di Dio è eterno.

Il destino dell’uomo è il Regno di Dio. “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito” (Gv 3, 16). Il Figlio di Dio, fattosi uomo per opera dello Spirito Santo, nato dalla Vergine Maria, rivela il Regno di Dio come destino dell’uomo. A Lui - a Cristo - il Padre ha trasmesso questo regno. Dipende da Lui che si diffonda fra gli uomini, per divenire nostro. Il Regno di Dio, quindi, è Cristo stesso a donarcelo come nostra missione e nostra meta.

Per questo, Cristo dice: “Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno” (Lc 12, 32). Sin dall’inizio della sua predicazione, Cristo annuncia questo regno: “È vicino a voi il regno di Dio” (Lc 10, 9). “Convertitevi e credete al vangelo” (Mc 1, 15).

2. Il vangelo del Regno di Dio è la conferma dell’opera divina della creazione. Dio ha creato il mondo per l’uomo, per tutti gli uomini e le donne. Ma poiché il destino ultimo dell’uomo è il Regno di Dio, egli non può vivere esclusivamente per il mondo. Non può vivere come se il mondo e le realtà temporali fossero la sua meta finale. Non può riporre completamente il cuore sui beni e sulle ricchezze di questa terra.

Cristo Nostro Signore ci insegna questo, nella parabola che abbiamo letto nel Vangelo di oggi. Un uomo ricco, che pensava solo al modo per aumentare le proprie ricchezze, viene posto davanti all’ineludibile realtà della morte. “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà?” (Lc 12, 20).

Così “il Dio santo si mostrerà santo nella giustizia” (Is 5, 16).

3. Ciò che la parabola del Vangelo dimostra con l’esempio di un uomo, di un ricco egoista, è allo stesso modo presentato dal profeta Isaia nella prima lettura come un problema sociale.

Non è difficile ritrovare in quella parabola, alla luce delle parole di Isaia, un’immagine della realtà dei nostri tempi, e anche dell’attuale situazione del Brasile.

Nel momento in cui l’uomo si lascia prendere dalle proprie passioni, per alimentare il suo desiderio di piacere, di possesso, di potere e di benessere - spinto da uno sfrenato egoismo - allora si comprende la portata delle parole del profeta: “Guai a voi, che aggiungete casa a casa e unite campo a campo, finché non vi sia più spazio, e così restate soli ad abitare nel paese” (Is 5, 8). E quando possiede tutto questo non pensa ad altro che al proprio riposo, alle comodità, dimenticando che non gode di niente di tutto ciò poiché - come dice Gesù - “non arricchisce davanti a Dio” (Lc 12, 21). Diviene, quindi, ingiusto, non rispettando quelli che hanno uguali diritti, sia sulla proprietà che sui frutti della terra.

Desidero, per questo, ricordare qui, ancora una volta, ciò che è dottrina comune - come ha dichiarato il Concilio Vaticano Secondo (Gaudium et spes, 69) - e che ho ribadito nell’Enciclica Centesimus annus, che “Dio ha dato la terra a tutto il genere umano, perché essa sostenti tutti i suoi membri, senza escludere né privilegiare nessuno. È qui la radice dell’universale destinazione dei beni della terra. Questa, in ragione della sua stessa fecondità e capacità di soddisfare i bisogni dell’uomo, è il primo dono di Dio per il sostentamento della vita umana” (Ioannis Pauli PP. II, Centesimus annus, n. 31). I beni di questo mondo furono creati da Dio per il beneficio di tutti. La proprietà privata, importante e necessaria, anche della terra, deve essere al servizio di questa finalità originale e non ostacolarla.

Non si può negare che vi sia una maggior consapevolezza di questa verità e che i dati stiano ad indicare un lieve miglioramento nella distribuzione delle terre in Brasile. Ma certamente manca ancora molto perché si possa parlare di un’equa distribuzione delle terre in questo Paese. Non mi riferisco, è evidente, alla proprietà dei mezzi di produzione, che “è giusta e legittima, se serve ad un lavoro utile” (Ivi, 43). La Chiesa è consapevole di ciò. Essa sa, ad esempio, che l’economia di scala è un’esigenza ai giorni nostri. Chi produce di più può produrre ad un costo minore e può, quindi, vendere ad un prezzo minore. In questo caso, si tratta di “distribuire i fondi non sufficientemente coltivati a beneficio di coloro che siano capaci di metterli in valore” (Gaudium et spes, 71). In tal senso, la proprietà della terra “diventa, invece, illegittima, quando non viene valorizzata o serve ad impedire il lavoro di altri” solamente “per ottenere un guadagno che non nasce dall’espansione globale del lavoro e della ricchezza sociale, ma piuttosto dalla loro compressione, dall’illecito sfruttamento, dalla speculazione e dalla rottura della solidarietà nel mondo del lavoro” (Ioannis Pauli PP. II, Centesimus annus, 43). Da questo punto di vista, si può parlare dell’elevato grado di concentrazione delle proprietà delle terre del Brasile che richiede una giusta riforma agraria. “Una tale proprietà non ha nessuna giustificazione e costituisce un abuso al cospetto di Dio e degli uomini” (Ivi, 43).

Ho fiducia che la tanto auspicata riforma agraria possa essere realizzata secondo le profonde esigenze del popolo brasiliano.

4. “Il Dio santo si mostrerà santo nella giustizia”.

Il Vangelo del regno porta con sé questa verità fondamentale. Dio è infinitamente santo. La sua santità costituisce anche il riferimento ultimo per qualsiasi giustizia. A questa santità di Dio, che è anche la giustizia definitiva, si oppone qualsiasi ingiustizia, sia nei rapporti fra l’uomo e il suo prossimo, sia in qualsiasi aspetto della vita sociale.

L’anno scorso nel ricevere a Roma un gruppo di Vescovi in visita “ad limina”, ho ricordato loro la grande sfida del contrasto fra i due Brasile: uno è altamente sviluppato, forte, lanciato sulla via del progresso e della ricchezza; l’altro si riflette in smisurate zone di povertà, di dolore, di analfabetismo e di emarginazione (Ioannis Pauli PP. II, Allocutio ad quosdam Brasiliae episcopos, 3, 24 marzo 1990: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XIII, 1 (1991) 745). Ho parlato loro anche del fossato che divide la società brasiliana, che ha oggi bisogno dell’impegno di tutti, affinché si goda di una maggiore solidarietà, nel rispetto del bene comune.

Amati fratelli e sorelle, non si può non vedere in questa disparità l’esistenza di fattori di autentica ingiustizia che, fra gli altri, sono legati ai problemi della distribuzione della terra e del suo sfruttamento razionale. Si sa che il Brasile è un paese di emigranti, con milioni di lavoratori rurali senza terra o con terra insufficiente per provvedere al sostentamento delle loro famiglie, che devono per questo emigrare in massa verso gli Stati più ricchi della Repubblica. È ben noto il problema dei salariati temporanei, che abitano nelle città e vengono sfruttati nei campi.

Questi fatti non staranno forse indicando, di per sé, la necessità che vengano ascoltate le giuste ed urgenti rivendicazioni di quei cittadini che hanno diritto a far parte della vita economica della Nazione? Allo Stato, incombe “l’importantissimo dovere di garantire la proprietà privata, per mezzo di leggi sagge”, poiché né la giustizia né il bene comune consentono di danneggiare qualcuno o di invadere la sua proprietà con alcun pretesto (cf. Leonis XIII, Rerum novarum, 55). Ma, spetta anche alla tutela dello Stato assicurare un equo sistema di distribuzione delle terre, garantendo, allo stesso tempo, il diritto di tutti al riconoscimento sia della propria capacità che del rendimento del proprio lavoro (cf. Ioannis Pauli PP. II, Centesimus annus, 52 e 28), in condizioni realisticamente accessibili.

Parlare quindi di Riforma agraria, non è altro che appoggiare la modernizzazione dei rapporti di lavoro nei campi, creare occupazioni produttive nell’area rurale, reprimere le manifestazioni di violenza che hanno già ucciso tante persone, inclusi sacerdoti, promuovere servizi di educazione, di salute, di credito finanziario, creando le condizioni per l’esercizio della cittadinanza a più di una decina di milioni di agricoltori. Tutto ciò porterebbe dei benefici anche alle città, nella misura in cui vi sarebbe un minore esodo rurale, aumenterebbe la produzione agricola, regolarizzando il rifornimento e l’offerta di alimenti fondamentali. Il prossimo 16 ottobre, quando verrà celebrata la “Giornata Mondiale dell’Alimentazione”, organizzata dalla FAO, saranno discussi i problemi della fame nel mondo. Spero che in questo foro internazionale vengano suggerite soluzioni adeguate per far fronte, in spirito di fratellanza e collaborazione, a questo problema tanto angosciante.

Si tratta, in fondo, di incentivare tutte le forme di collaborazione fra i vari settori della società, nella ricerca di soluzioni per la questione della proprietà e dell’utilizzo della terra, nel contesto di un’agricoltura che adotti moderni criteri di produzione.

5. Voglio concludere questo mio discorso, salutando il popolo di questa bella terra, centro tradizionale di cultura, che ha fatto guadagnare alla città di São Luís il titolo di “Atene del Brasile”.

Ricordo con emozione la storia della Chiesa in questi luoghi, avviatasi nel 1612 per opera dei missionari cappuccini francesi nella città fondata da La Ravardière. Maranhão è divenuto il centro d’irradiazione della straordinaria azione missionaria che Gesuiti, Cappuccini, Mercedari e tanti altri hanno esteso all’immensa regione amazzonica nel secolo diciassettesimo. Qui, il grande autore classico della lingua portoghese, l’oratore sacro e missionario Padre Antônio Vieira, ha saputo difendere la dignità umana e la libertà degli indigeni e denunciare i soprusi che contro di essi commettevano i colonizzatori di quella terra. Per questo, desidero ricordare questo monumento che ci ricorda una delle tappe fondamentali dell’evangelizzazione in America Latina. Mi riferisco al Convento das Mercês che, recentemente restaurato da mani generose, vedrà conclusa la ricostruzione con l’aggiunta della Chiesa che i Padri mercedari costruirono all’inizio di questo secolo con enorme sacrificio e zelo. In esso risuonano ancor oggi le parole di Padre Antônio Vieira che in questa casa risiedette.

Non potrei inoltre non ricordare che il Maranhão è stato il grande centro d’irradiazione in Brasile della devozione al Cuore di Gesù, tanto sentita dal popolo, attraverso lo zelo dell’insigne missionario e fondatore di opere e istituti religiosi, Padre Gabriel Malagrida, che ha lasciato profondi segni della sua azione apostolica in tutto il nord e il nord-est del Brasile nel diciottesimo secolo!

Dio sia lodato per aver portato il Papa nel Maranhão!

Ringrazio voi, cari figli del Maranhão e il vostro Arcivescovo, Mons. Paulo Eduardo Andrade Ponte, tutti i Cardinali e Vescovi qui presenti, il Signor Governatore e le altre Autorità, per l’affetto con cui mi avete accolto. Nel ringraziare chiedo la pioggia, necessaria per la vostra regione.

6. “Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità” (Lc 12, 13) leggiamo nel Vangelo di oggi. A queste parole, di qualcuno fra i presenti, Gesù rispose: “O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?” (Lc 12, 14).

Non spetta a Cristo, né alla sua Chiesa risolvere il problema della terra. Ciò spetta alle istituzioni umane, alle autorità competenti.

La missione della Chiesa, è annunciare il Vangelo del Regno. Il Regno di Dio è la manifestazione della santità di Dio - di quella santità che si rivela mediante la giustizia, mediante il giudizio: “Sarà esaltato il Signore degli eserciti nel giudizio” (Is 5, 16).

Per questo Cristo dice: “Non temere, piccolo gregge”. Non lasciatevi abbattere da nessuna ingiustizia terrena. Infine, sarà fatta giustizia. Quindi, tutti voi che siete responsabili della società, fate tutto ciò che è nelle vostre possibilità, affinché, nella vita degli uomini, nella vita delle società, l’ingiustizia ceda il posto alla giustizia! “Non temere, piccolo gregge - dice Gesù - perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno”. Questa è la misura definitiva di tutti i sistemi temporali.

E Gesù esclama: “fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli, dove i ladri non arrivano e la tignola non consuma” (Lc 12, 33).

Per questo, “Vendete ciò che avete e datelo in elemosina” (Lc 12, 33).

Che tutto il vostro modo di agire dimostri dove si trova il “vostro vero tesoro”. “Perché dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore” (Lc 12, 34).

Uniamoci adesso intorno all’Ostia Consacrata del Divino Redentore, desiderosi di ricevere da Lui l’ispirazione e la forza per proseguire in quel cammino con cui i primi evangelizzatori hanno trasmesso la fede cristiana in questa terra. Possano le “Sante Missioni” che si stanno attualmente realizzando nella città di São Luís, dare il via a questo processo di Nuova Evangelizzazione che benedico di tutto cuore, affidandola alle braccia materne di Nostra Signora Aparecida.

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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